The Crown #Iostoacasa

Rieccomi, scusata l’assenza, ma questa quarantena che avevo sperato sarebbe stata produttiva si è invece rilevata alquanto sconfortante e depressiva. Almeno sono riuscita a recuperare qualche serie e film.

Fra queste quella che occupa il primo posto è The Crown. Serie originale Netflix che racconta la vita della regina Elisabetta II dalla sua incoronazione fino ai giorni nostri. Sono andate in onda tre stagioni composte ognuna da 10 episodi e narrano le vicende della corona inglese negli anni 50, 60 e 70.

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PRIMA STAGIONE

La prima stagione ha inizio con le nozze reali fra Elisabetta e Filippo duca di Edimburgo, ben presto però le condizioni di salute di re Giorgio si aggravano tanto da portarlo alla morte e Elisabetta, interpretata da Claire Foy, si ritrova regina a soli venticinque anni. Siamo nel 1952 e l’Inghilterra è assai lontana da essere la potenza coloniale di un tempo. Dopo la seconda guerra mondiale l’assetto politico internazionale è cambiato e l’Inghilterra rischia di perdere terreno. Non meno problematica è la situazione interna dove le elezioni sono vinte dai conservatori e Winston Churchill, interpretato da John Lighgow, è nuovamente primo ministro. Uomo dalla forte personalità sarà una sorte di mentore per la giovane regina. Elisabetta è molto insicura, si sente inadeguata nel ruolo di capo di Stato per il quale si accorge ben presto di non essere stata preparata. Inizialmente pensa solo con la sua testa e cadrà negli stessi errori dello zio Edoardo, costretto ad abdicare per poter sposare una donna divorziata, zio che starà sul collo della nipote organizzando la sua vendetta.

A Buckingham Palace troviamo la sua “adorabile famiglia” pronta a sostenerla con caloroso affetto. Famiglia composta da una nonna, la regina Mary, che le fa innumerevoli pressioni, una madre la regina Elizabeth, che le ricorda puntualmente di non avere un’intelligenza brillante, una sorella la principessa Margaret che scalpita per sposare un divorziato e infine suo marito Filippo.

Al caro Filippo, interpretato da Matt Smith per intenderci l’undicesimo Doctor Who, il ruolo di principe consorte sta un po’ stretto, troverà difficile camminare due passi dietro alla moglie e di non poter trasmettere il cognome ai figli. Il personaggio avrà però una certa evoluzione distinguendosi per humor e iniziative. Facciamo la conoscenza anche dei primogeniti di Elisabetta, Carlo e Anna, il primo è un grazioso bambino con le orecchie a sventola timido e imbranato mentre Anna è una bimba sveglia e molto intraprendente.

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SECONDA STAGIONE

Nella seconda stagione ripercorriamo gli avvenimenti che vanno dal 1956 al 1963. Churchill si dimetta dalla carica di primo ministro, i suoi successori però non saranno alla sua altezza e trascineranno la Gran Bretagna in una profonda crisi economica interna e in una disastrosa posizione internazionale. La povera Elisabetta ce la metta tutta per essere un buon capo di Stato, ma non ci riesce sempre. I molti oppositori della corona le rinfacciano di essere troppo rigida, fredda ed eccessivamente distante dai suoi sudditi. Il confronto poi con la coppia Kennedy sarà quanto mai destabilizzante.

Il ruolo istituzionale non va mai quasi d’accordo con il ruolo privato, dove la sua “adorabile famiglia” sembra quasi divertirsi a complicarle la vita. Filippo si infila in uno scandalo dopo l’altro, Margareth è sempre più fuori controllo e assume degli atteggiamenti che in un certo senso anticipano Lady Diana, il principe Carlo è un bambino fragile e timido che mal si adatta all’ambiente del rigido collegio scozzese dove viene iscritto per ultimare gli studi, giovane principe che non riesce a costruire un rapporto di affetto con entrambi i genitori. La regina madre, nel frattempo, ha trovato nello scotch whisky un valido alleato. Nascono i principi Andrea e Edoardo. L’unico che Elisabetta riesce a mettere fuori gioco è lo zio David, ma su quest’ultimo e sua moglie la signora Wallis Simpson ho una mia teoria di cui vi parlerò più tardi.

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TERZA STAGIONE

Nella terza stagione ci ritroviamo catapultati negli anni settanta e pertanto assistiamo alla sostituzione del cast. A vestire i panni di sua maestà la regina è il premio oscar Olivia Colman. Vengono narrati tredici anni di regno nei quali ci saranno eventi chiave sia per la popolazione che per la corona. La morte di Winston Churchill e quella del duca di Windsor, lo sbarco dell’uomo sulla luna, la tragedia della miniera di Arbefan che rappresenterà da un lato l’inizio del malcontento popolare nei confronti della monarchia, tanto da far desiderare la repubblica, dall’altro l’inizio di una crisi economica interna mai conosciuta prima.

Se la regina e Filippo sono invecchiati, Anna e Carlo sono due vivaci ventenni, il giovane rampollo di casa Windsor verrà subito intercettato da Camilla Parker Bowles della quale si innamora perdutamente, a causa di ciò il giovane principe del Galles si accorge ben presto quanto sia “adorabile” la sua famiglia. Cosa di cui si è accorta da tempo anche la principessa Margareth, interpretata da una straordinaria Helena Bonham Carter, donna che scivolerà lentamente verso il baratro della depressione e dell’infelicità. Filippo invece, svilupperà nel tempo un sagace sarcasmo che lo renderà più simpatico agli occhi del pubblico, ma soprattutto riuscirà a sanare le ferite del passato recuperando il rapporto con sua madre e accettando l’idea di essere ormai un uomo di mezza età. La regina invece non riesce a staccarsi dal suo ruolo istituzionale, nel caso della tragedia di Arbefan non riesce a essere empatica con i parenti delle vittime, non riesce a piangere, non riesce ad esprimere le sue emozioni. Non riesce ad essere una madre affettuosa, non riesce a far convivere il concetto di famiglia con l’istituzione della corona, ma del resto la sua non è una famiglia normale e mai lo sarà.

Emozioni che invece saranno l’elemento predominante nella vita di Lady Diana Spenser, l’unica che farà tremare davvero Buckinghan Palace attraverso i sentimenti, l’emozioni e la sua forte empatia che la renderanno agli occhi dei sudditi una di loro.

The Crown è un capolavoro del piccolo schermo, la serie scritta da Peter Morgan e diretta da Stephen Daldry   colpisce, stupisce e cattura. L’eccezionalità del cast, gli adattamenti e le ambientazioni così veritiere ne fanno una delle serie più belle di tutti i tempi.

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LO SPETTRO DELL’AMERICANA DIVORZIATA

L’abdicazione di re Edoardo VIII, zio di Elisabetta, creò notevole scalpore all’epoca. L’idea che il re d’Inghilterra, non che capo della chiesa anglicana, sposasse la signora Wallis Simpson, una donna divorziata era inconcepibile, pertanto Edoardo scelse di sposare la donna che amava e di rinunciare alla corona. I due furono poi invitati a lasciare il paese e vissero sempre come due esiliati, inoltre ogni responsabilità che riguardasse problemi o malattie che colpirono la famiglia reale venne sempre addossata in maniera diretta o indiretta al povero Edoardo, per non parlare poi di Wallis che fu sempre trattata come se fosse il diavolo in persona. Da questo episodio in avanti però la corona britannica è stata a mio avviso perseguitata dall’istituzione del divorzio e dai divorziati. E come se il fato avesse in qualche modo vendicato il povero Edoardo e Wallis si sia trasformata in una sorta di spettro, materializzatosi poi in carne e ossa con Meghan Markle. Anche la bella Meghan come Wallis ha tentato di trasformare la più antica monarchia d’Europa, ma proprio come Wallis ha fallito. Se c’è una cosa che The Crown spiega molto bene è che la Corona ha la prevalenza sempre e comunque su ogni cosa e su chiunque. Non ci sono spazi per gli individualismi. “La Corona deve tenere conto solo di Dio e di nessun altro”.

Storia di Nilde

Dal momento che alla donna è stata riconosciuta nel campo politico la piena eguaglianza col diritto al voto, ne consegue che la donna stessa dovrà essere emancipata dalle condizioni di arretratezza e di inferiorità in tutti i campi della vita sociale.

Così parlava alla costituente Nilde Iotti, una delle figure femminili più importanti della storia della politica italiana. E ieri sera la RAI con la docu-fiction prodotta da Gloria Giorgianni per Anele in collaborazione con RAI FICTION ha voluta omaggiare colei che quarant’anni fa fu la prima donna ad essere presidente della camera.

Il racconto intreccia fiction, immagini di repertorio, interviste dell’epoca e interventi di personaggi illustri che hanno avuto la fortuna di conoscere l’onorevole Iotti, tra cui il presidente emerito Giorgio Napolitano, l’ex direttore dell’Unità Emanuele Macaluso, Livia Turco, Marcello Sorgi, Giuliano Amato e tanti altri.

Il racconto prende liberamente spunto da un fatto realmente accaduto: l’arrivo di una lettera inviata all’Avanguardia da una ragazza che lamentava le imposizioni da parte del suo fidanzato in merito alle proprie scelte di vita, alla quale Nilde Iotti aveva risposto personalmente sul giornale spronando la giovane a prendere in mano la propria vita con autonomia e libertà. Il rapporto di finzione tra Nilde Iotti e questa ragazza, Rosanna, è il filo conduttore della narrazione fiction, che segue la vita di Nilde Iotti fin da quando durante la seconda guerra mondiale entra a far parte della resistenza e del partito comunista per il quale sarà eletta come deputato alla camera nel 1946 e insieme alle altre 20 donne che per la prima volta facevano il loro ingresso a Montecitorio sarà fra coloro che daranno vita alla nostra costituzione.

Sempre in quegli anni Nilde incontra Palmiro Togliatti segretario del partito comunista il loro sarà un amore ostacolato da tutti compresi i vertici del PCI, in quanto Togliatti era sposato, ma Nilde va dritta per la sua strada infischiandosene di quello che pensavano gli altri. E quando adatto la piccola Marisa riesce ad avere la famiglia che tanto desiderava anche se come lei stessa definì era una famiglia un po’ particolare.

Dopo la morte di Togliatti inizia per Nilde il periodo politico più difficile, le approvazioni delle leggi per divorzio e aborto, tutte questioni che Nilde affronterà ponendo al primo posto le esigenze delle donne italiane.

Il racconto analizza la vita pubblica e privata, di questa donna straordinaria, la sua autorevolezza politica, il carisma, la forte capacità di dialogo e di inclusione politica, ma anche le scelte coraggiose e anticonformiste all’interno di un contesto politico e sociale non certo favorevole.

Quello che viene fuori da questo ritratto è quello di una donna di grande spessore politico e umano. Un ritratto che ci dice come dovrebbe essere la politica, un ritratto che dovrebbe essere preso a modello dai politici di oggi.

Bravissima Anna Foglietta nei panni di colei che per prima si è battuta per i diritti delle donne del nostro paese.

Se non l’avete vista dovete farlo assolutamente, andate su raiplay.

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Le Ragazze di Rai 3

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La domenica sera su Rai 3 c’è un bel programma, o meglio un programma racconto che attraverso una serie di interviste a donne famose e a donne comuni ci narra la storia del nostro paese.

Le Ragazze è un programma realizzato dalla casa di produzione Pesci Combattenti, nasce come spin off del programma Le Ragazze del 46 e Le Ragazze del 68, il primo nato per omaggiare il 70° anniversario del suffragio femminile, il secondo per ricordare il movimento studentesco italiano.

Le Ragazze attraverso interviste e testimonianze a donne di diversa provenienza, estrazione sociale e istruzione ripercorre episodi salienti della storia italiana del secondo novecento. Ogni intervista è doppia e riguarda due donne che sono state ventenni in un determinato decennio, di norma una delle due è un volto famoso, la seconda è una donna comune.

Ogni episodio è così strutturato: vi è l’intervista ad una ragazza degli anni 40, una ragazza che nel bene o nel male ha dovuto affrontare il dramma della guerra, poi si passa all’intervista delle ragazze degli anni 60 o 70 nel primo blocco e le ragazze degli anni 80 o 90 nel secondo, chiude la puntata l’intervista ad una ragazza di vent’anni di oggi che rappresenta le ragazze del nuovo millennio.

Da questi racconti e dai ricordi delle protagoniste, ricordi per lo più in bianco e nero, emerge la storia di un paese straordinario, una storia fatta soprattutto di donne che hanno lottato per la propria libertà e per i propri diritti.

È il racconto dell’Italia del secondo dopo guerra, è l’Italia delle proteste, della lotta per il referendum per il divorzio e per l’aborto, è l’Italia degli anni 80, dei paninari e della Milano da bere, e l’Italia delle stragi del 1992.

Protagoniste e testimoni di tutto ciò nomi noti come quello di Sultan Razon Veronesi, Tina Montinari, Antonia Dell’Atte, Lidia Ravera, Simonetta Agnello Hornby, Luciana Castellina, Piera degli Esposti, Angela Buttiglione, Eleonora Brown, Elena Cattaneo, Suor Paola e insieme a loro donne comuni, che potrebbero essere le nostre nonne o le nostre madri, insegnanti, contadine, femministe, avvocati o medici, ma tutte testimoni di decenni che hanno segnato nel bene o nel male il nostro paese.

Mi hanno profondamente colpito le testimonianze delle ragazze degli anni 60 e 70 ragazze che hanno dovuto lottare faticosamente anche solo per essere riconosciute come individui con diritti e doveri. A loro si collegano le ragazze degli anni 90, che sarebbero potute essere più spensierate delle loro mamme, ma queste ragazze saranno fortemente colpite dalle stragi siciliane del 1992, fatti che le condurranno anche nel loro piccolo a fare scelte che stravolgeranno la loro vita anche per il bene della collettività.

Certo è che le ragazze del nuovo millennio hanno qualche difficoltà a tenere testa a chi le ha precedute, ma sicuramente anche loro saranno un giorno testimoni del loro decennio.

Il tutto è sapientemente introdotto e condotto da Gloria Guida. Che a modo suo è stata una ragazza del suo decennio e icona immortale del cinema italiano.

6 Film sulla Shoah che vi consiglio

Il 27 gennaio di settantaquattro anni fa le truppe sovietiche liberavano il campo di concentramento di Auschwitz, il lager di sterminio dove per anni i nazisti trucidarono migliaia di ebrei. Per questo motivo il 27 gennaio è stato scelto come giornata della memoria per ricordare le vittime della Shoah, ovvero l’olocausto perpetrato dalle autorità naziste sugli ebrei d’Europa.

Filmografia e bibliografia su questo argomento sono assai vasti, io vi consiglio sei film che in modo diverso trattano l’argomento, sei film che mi hanno colpita non tanto per i loro contenuti ma come questi sono stati raccontati.

1 Schinder’s List. Film del 1993 diretto da Steven Spielberg e pluripremiato alla notte degli oscar. Interpretato da Liam Neeson, Ben Kingsley e Ralph Fiennes. Il film racconta la vera storia di Oscar Schinder, un imprenditore tedesco che riuscì a salvare la vita di centinaia di ebrei della città di Cracovia in Polonia. La narrazione si concentra sulle atrocità a cui furono sottoposti gli ebrei primo fra tutti il rastrellamento del ghetto della città. Il tutto è maggiormente evidenziato dall’utilizzo del bianco e nero, fatta eccezione di due scene, dove la protagonista è una bambina che indossa un capottino rosso, rosso che a mio avviso rappresenta il sangue del popolo ebraico.

È il primo della mia lista perché credo che sia il film che meglio racconti cosa sia stata davvero la Shoah e come alcuni uomini non siano rimasti indifferenti e hanno avuto il coraggio di salvare delle vite umane.  schindlers-list-teaser-one-sheet-27x40

2 La chiave di Sara. Film del 2010, diretto da Gilles Paquet e interpretato da Kristin Scott Thomas. Tratto dall’omonimo romanzo di Tatiana de Rosnay, narra la storia di una giornalista americana Julia, sposata ad un cittadino francese. La donna si trasferisce a Parigi e va a vivere nella casa dei suoceri. Scopre che quest’ultima era appartenuta ad una famiglia di ebrei deportati nei lager, incuriosita inizia delle ricerche e scopre che la figlia della coppia è ancora in vita. Julia si mette sulle tracce di questa bambina, Sara, che nel giorno in cui gli ebrei di Parigi vengono rastrellati, nasconde il fratellino chiudendolo a chiave dentro l’armadio della camera da letto e porta la chiave con sé sicura di riuscire a tornare a casa velocemente, invece lei e tutti gli ebrei della città saranno rinchiusi per settimane senza cibo e acqua nel Velodromo d’inverno fino a quando non saranno deportati nei lager. Sara riesce a scappare iniziando un rocambolesco viaggio per poter tornare a casa da suo fratello.

Il film è molto forte, la storia è carica d’angoscia, l’angoscia di Sara che non riesce a tornare a casa. Angoscia che viene vissuta in prima persona dallo spettatore. È il dramma dell’olocausto visto dagli occhi di una bambina.

Ma il film parla anche di un episodio fino a poco tempo fa negato dalle autorità francesi, ossia il rastrellamento del velodromo d’inverno che venne eseguito dalla gendarmeria francese.

3 Jona che visse nella Balena. Film del 1993 diretto da Roberto Faenza ha anch’esso come protagonista un bambino ebreo Jona, che a soli 4 anni viene deportato da Amsterdam nel lager. Il film narra la vita di Jona dentro il campo di concentramento, vita per nulla facile dove un bimbo di quell’età vive sulla sua pelle violenze terribili, spesso vittima anche di altri ragazzini ebrei. Jona, una volta adulto rimuove tutto di quella terribile esperienza, che ricorderà soltanto grazie alla tecnica dell’ipnosi.

Il film è molto bello e racconta la Shoah dei bambini, vittime innocenti di una mente criminale.

4 Storia di una Ladra di Libri. Film del 2013 e tratto dall’acclamato e omonimo best seller, libro che personalmente ho adorato, ma anche il film merita. Voce narrante della vicenda, la Morte. Vicenda che ha come protagonista la piccola Liesel, figlia di esponenti del partito comunista costretti a scappare, viene adotta da una famiglia di Monaco di Baviera. La coppia nasconderà nella loro cantina un ragazzo ebreo sopravvissuto alla notte dei Cristalli. Ragazzo che stringerà con Liesel un profondo legame d’amicizia, complice la passione che entrambi avevano per la lettura.

Qui ci viene narrata la storia di tedeschi che non erano d’accordo con i nazisti e che per le loro scelte e il loro coraggio saranno alloro volta vittime della furia omicida della guerra.    201408270939_storia di una ladra di libri

 

5 Black Book. Film 2006, racconta la storia di Rachel Stein, una ragazza ebrea olandese, unica sopravvissuta della sua famiglia che diventa membro della resistenza. La giovane viene addestrata a diventare una spia nelle file dell’esercito tedesco. Qui la Shoah viene raccontata attraverso le vicende di una ragazza che non ha più nulla da perdere e si adopera per vendicare la sua gente. Azione, adrenalina, suspense e intrighi la fanno da padrone.

6 La vita è Bella. Lasciato per ultimo perché a mio avviso è un capolavoro. Benigni è riuscito a trattare il tema della Shoah con una delicatezza unica, fa sembrare la vita nel lager un gioco dove ci si diverte. Naturalmente non potete non averlo visto.

Film, libri e testimonianze sulla Shoah hanno un unico obiettivo ed è quello che non dobbiamo dimenticare, dobbiamo imparare dalla storia e impegnarci affinché questo non accada mai più.

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Isabella la rivoluzionaria

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È dal mese di ottobre che seguo con interesse una serie in prima visione che va in onda tutti i mercoledì su Rai Premium.

La serie racconta la vita di Isabella di Castiglia, la sovrana spagnola a cui la corona iberica deve l’unificazione del regno e le basi di quello che sarebbe stato l’impero Spagnolo.

Isabel, questo il titolo della serie, è una produzione della tv spagnola, una produzione molto accurata soprattutto nella ricostruzione storica. La serie è suddivisa in tre stagioni, andate in onda in Spagna dal 2013 al 2016, in Italia sono trasmesse una dietro l’altra.

Nella prima stagione viene narrata la vita di Isabella dall’adolescenza fino al matrimonio con Ferdinando d’Aragona con un contorno di intrighi e lotte di successione per il trono di Castiglia.

Nella seconda stagione, quella al momento in corso su Rai Premium, assistiamo alla guerra interna al regno di Castiglia che condurrà Isabella sul trono, ma saranno anche gli anni della conquista del regno di Granada, dell’instaurazione del tribunale dell’Inquisizione, di Tommaso de Torchemada e di Cristoforo Colombo.

Nella terza e conclusiva stagione la storia si concentrerà sulla vita degli Infanti, ossia i figli nati dall’unione con Ferdinando, figli che saranno fatti sposare con i principali eredi dei regni europei per rafforzare le alleanze del regno di Spagna. Basti pensare che la principessa Giovanna sposerà Filippo d’Asburgo e dalla loro unione nascerà l’imperatore Carlo V, mentre la giovane Caterina sarà la sfortunata moglie del futuro re d’Inghilterra Enrico VIII. La serie si conclude con la morte della regina Isabella.

Ciò che mi ha colpito principalmente è il carattere di Isabella, fin da giovanissima ha sempre pensato con la sua testa, avendo come unico obiettivo quello di diventare regina di Castiglia. E una volta ottenuto questo traguardo ha posto il benessere del suo popolo al di sopra di qualsiasi cosa. Naturalmente questo atteggiamento l’ha condotta in più occasioni a fare delle scelte. Scelte che l’hanno costretta a sacrificare i suoi figli, suo marito e i suoi affetti più cari.

Trovo, inoltro, che gli intrighi, le congiure e i compromessi politici raccontati, come il sacrificare un interesse personale per quello che si crede un bene comune, sia quanto mai attuale. Isabella è caparbia e ostinata, riesce con grande determinazione a farsi largo fra una schiera di uomini che vogliono il potere del regno di Castiglia. Sceglie Ferdinando d’Aragona come suo sposo per poter sanare l’eterno conflitto con il regno d’Aragona e Catalogna. Ma i due una volta divenuti sovrani non riusciranno ad attuare una politica comune dei due regni. Così i Castigliani verranno sempre prima degli Aragonesi-Catalani e la cosa porterà ad un forte malcontento che si perpetuerà nei secoli e sfocerà nella terribile guerra civile spagnola degli anni 30 del Novecento. Contrapposizione che ancora oggi pone la Spagna al centro delle cronache internazionali.

È attuale anche la paura del diverso, tutti i problemi del regno di Castiglia e Aragona vengono addossati alla comunità ebraica che per prima sarà vittima delle persecuzioni e delle torture perpetrate dal tribunale della santa Inquisizione, voluto fortemente da Isabella.

Ecco, un difetto della sovrana era proprio questo, il suo maniacale cattolicesimo che oggi sarebbe stato considerato fondamentalismo. L’essersi eretta a portatrice della dottrina cattolica ha provocato solo danni non solo nel regno di Spagna, ma anche nelle future colonie oltre oceano.

A detta di tutti gli storici, però, Isabella è da considerarsi una rivoluzionaria, perché ha capito prima di altri che si vince solo se uniti, che al popolo è necessaria la pace, popolo che va posto al di sopra di ogni cosa.

STREET FOOD- CAPITOLO SECONDO

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Per noi siciliani il cibo è il collante delle relazioni affettive. È nostra abitudine scambiarci opinioni o semplicemente raccontarci le nostre vite quasi sempre attorno ad una tavola imbandita. Se un parente o un amico è ammalato siamo soliti andare a fargli visita portando in dono del cibo, la stessa cosa avviene durante i lutti, abbiamo l’impressione che l’abbondanza di cibo possa colmare la perdita della persona cara. Le delusioni d’amore si curano con succulenti pietanze ipercaloriche e se hai un problema occorre mangiarci sopra per trovare una soluzione. Per non parlare poi del pranzo della domenica meglio ancora se dalla nonna una vera e propria istituzione perché è l’unico momento della settimana in cui tutta la famiglia si riunisce e quando dico tutta la famiglia sono compresi anche i cugini di terzo grado e solitamente iniziamo già dal martedì a pensare cosa cucinare la domenica, insomma se c’è una cosa che a noi siciliani riesce alla grande è mangiare e i messinesi non fanno eccezione. Se poi questo cibo è il cibo di strada meglio ancora.

In questi giorni a Messina sta avendo luogo la seconda edizione del festival dello Street Food, dove le nostre tradizioni enogastronomiche sono le protagoniste in un palcoscenico che vede Messina e la sua piazza Cairoli tornare indietro nel tempo, a quando la nostra città era il centro economico dello Stretto.

Città che ha risposto, anche quest’anno, con entusiasmo all’iniziativa comunale curata da Confconmercio. Nei quaranta stand dislocati lungo la piazza è possibile visitare attraverso l’olfatto, la vista e soprattutto il gusto tutto ciò che di buono c’è in terra di trinacria. Arancini, pidoni, focacce, il cuoppo di pesce fritto, stighiole, taiuni, le braciolettine di carne e di pesce, il pane cunsato e il panino con la salsiccia, tutto rigorosamente made in Messina.

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Misto fritto di pesce

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E dalla provincia sono arrivate l’eccellenze slow food dal parco dei Nebrodi. Andando fuori dai confini messinesi c’erano i palermitani con il loro panino con la meusa e i catanesi e il loro pistacchio di Bronte e uno straordinario panino con polpo arrostito sulla pietra lavica dell’Etna. Quest’anno erano presenti anche altre regioni d’ Italia quali l’Abruzzo con i suoi arrosticini, la Campania con la pizza fritta, la Toscana con il Lampredotto e la Puglia con le sue bombette.

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Panino con porchette di suino nero dei Nebrodi e cipolla caramellata
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Bombette Pugliesi
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Panino con il Lambredotto

Per non farci mancare niente, l’invito è stato esteso anche agli stranieri, presente il cibo di strada giapponese e messicano. Altra novità, molto fortunata, è che gli stand sono aperti anche a pranzo.

Tanti, anche quest’anno, gli show cooking, il cui ricavato andrà in beneficenza ad onlus cittadine che si occupano di ricerca scientifica.

Un viaggio attraverso i sapori del nostro paese, un viaggio che attraverso il cibo ti fa conoscere usi, costumi e territori diversi, ma che ti aiuta anche a conoscere quelle che sono le tradizioni della tua terra.

Una festa per le famiglie che è divenuta una festa per un’intera città, una città che si è ritrovata attorno ad un buon bicchiere di birra e ai profumi che fanno parte della sua storia e dei suoi ricordi, che sanno di pranzi della domenica, di Natale, di giochi di bambini sul sagrato della cattedrale normanna, di fiere campionarie, di feste da ballo sulla spiaggia di Mortelle e di processioni di Madonne, in una cartolina in bianco e nero che ci ricorda com’era Messina e come potrebbe ancora essere.

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Le foto di questo post sono state realizzate da Lucia Cacciola.

GUERRA E PACE

UN CLASSICO SENZA TEMPO

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Chiudete gli occhi e immaginatevi San Pietroburgo, il palazzo d’inverno con il suo splendido salone per le feste. Immaginatevi il ballo organizzato dallo zar e lì fra tante ragazze c’è lei la contessina Natasha Rostova che non vede l’ora di danzare con quello che crede il suo principe azzurro Andrej Bolkonskij. Entusiasta e intimorita dai suoi sentimenti, la bella Natasha cerca l’approvazione del caro amico d’infanzia Pierre Bezuchov, segretamente innamorato di lei.

Questo il triangolo amoroso protagonista di Guerra e Pace, un classico senza tempo. Un classico che è tornato in scena sui teleschermi europei grazie alla miniserie prodotta dalla BBC e andata in onda in Italia su Canale 5.

Devo essere onesta, adoro questa storia, anche se non ho mai letto il libro, adoro il modo in cui l’intreccio narrativo è in perfetta simbiosi con gli avvenimenti storici e adoro le vicende di Natasha perché in fondo raccontano un qualcosa che è capitato a tutte noi.

Per chi non conoscesse la storia Guerra e Pace, capolavoro di Lev Tolstoj, narra di un gruppo di famiglie aristocratiche russe durante la guerra napoleonica. Gli avvenimenti narrati coprono il periodo che va dal 1805 al 1814, ossia dalla battaglia di Austerlitz fino all’incendio di Mosca. La protagonista, l’ho abbiamo detto è Natasha, innamorata e promessa sposa del principe Andrej, entrambi sono amici del buon Pierre, ragazzo timido e impacciato. Come figlio naturale di un conte ricchissimo, Pierre eredita una vera e propria fortuna. Quest’ultima attira la bella e spregiudicata principessa Helen Kuragin che insieme a suo fratello Anatole seminerà zizzania qua e là. Ma Pierre è innamorato della sua amica d’infanzia Natasha, la quale lo guarderà mai con occhi diversi? Ben presto la guerra e Napoleone che marcia diretto su Mosca metteranno tutto in discussione.

Il binomio guerra e pace fa da collante a tutti gli avvenimenti narrati. Guerra come battaglia, come morte, ma anche come scontro fra sentimenti. E pace.

Pace necessaria dopo la guerra e pace dell’anima. Come dice Pierre è necessario vivere, è necessario amara, anche se il tuo mondo sta crollando, è necessario avere fiducia nel futuro.

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Quest’ultimo adattamento della BBC per la regia di Tom Harper è stato perfetto, mi è piaciuta anche Lily James nei panni di Natasha anche se credo che come l’ha interpretata Audrey Hepburn nel film del 1956 nessuno riuscirà a superarla.

Adesso devo andare a procurarmi il libro. Non ho più scuse. È arrivato il tempo di leggerlo.

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DALLA RUSSIA CON AMORE

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Buona sera a tutti. Per prima cosa voglio scusarmi per il mio silenzio, negli ultimi due mesi sono stata molto impegnata. Ho iniziato a frequentare un master in marketing e comunicazione che mi ha preso totalmente, master grazie al quale forse la mia vita professionale potrà avere una svolta. Spero di poter continuare a curare questo spazio, ma far conciliare lavoro, studio, famiglia e blog è davvero molto difficile.

Gli impegni però non mi hanno impedito di guardare la tv (solo dopo cena) e la stagione estiva di quest’anno, stranamente, mi ha lasciato felicemente sorpresa.

La prima serie estiva che mi ha conquistato fin dalle prime battute è THE AMERICANS, che va in onda tutti i giovedì sera alle 21.20 su RAI 4. Serie che è stata trasmessa con successo negli Stati Uniti a partire dal 2013 e lì siamo ormai alla sesta stagione, in Italia è stata mandata in onda su Fox dove è arrivata alla quinta stagione, mentre in Rai siamo ancora alla seconda, ma le prime quattro stagioni sono tutte disponibili su Netflix. Protagonista una normale famiglia americana che vive a Washington DC., siamo nel 1981, da poco è iniziata l’era Reagan e i coniugi Philip ed Elizabeth Jennings non hanno nulla di cui lamentarsi, gestiscono con successo un’agenzia di viaggi, hanno due figli Paige di 13 anni e Henry di 8, vivono in una villetta a due piani e sono la perfetta famiglia americana, la famiglia che tutti vorremo avere come vicini.

In realtà Philip ed Elizabeth si chiamano Mikhail e Nadezhda e sono due spie del KGB. Fanno parte di una cellula silenziosa creata dai servizi segreti sovietici chiamati “illegali” il cui compito era quello di mimetizzarsi nella società americana per poter spiare gli organi di potere dal loro interno. Diretti e coordinati dalla misteriosa Claudia i due, diventati una coppia e poi una famiglia per volere del regime sovietico, devono far convivere la loro doppia vita. Elizabeth fra i due è quella più devota alla causa, Philip nel tempo ha iniziato a vedere le cose sotto una prospettiva diversa. A l’uomo non dispiace il modello di vita americano e inizia a dubitare del regime, Elizabeth invece si farebbe ammazzare per la grande madre Russia, ma si farebbe ammazzare anche per i suoi figli, ignari della doppia vita dei genitori, figli che sono cittadini americani a tutti gli effetti. Cosa accadrebbe ai ragazzi se Philip ed Elizabeth verrebbero scoperti?

A indagare su questa cellula silenziosa c’è una squadra speciale dell’FBI capitanata da Stan Beerman, Stan che è dirimpettaio dei coniugi Jennings non che miglior amico di Philip, Stan che non immagina minimamente che il nemico a cui dà la caccia è il suo vicino di casa, Stan che trovando come amante una funzionaria dell’ambasciata russa si ritroverà in grossi guai.

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Tutta la narrazione e l’introspezione dei personaggi si gioca su questa dualità che vede i protagonisti divisi fra America e Russia, fra l’essere genitori e essere spie. A proposito di spionaggio la suspence, i delitti, gli intrighi, i travestimenti e i colpi di scene vi terranno incollati allo schermo. Uno straordinario spy story nato dalla penna di Joe Weisberg, ex agente della CIA, e ispirato ad una storia vera. Philip ed Elizabeth sono interpretati da due attori straordinari, che grazie a questa interpretazione si sono tolti di dosso l’aria di bravi ragazzi a cui le interpretazioni precedenti li avevano legati. Sto parlando di Matthews Rhys (noto per aver interpretato Kevin Walker in Brother e Sisters) e Keri Russell (famosa per essere stata Felicity Porter). A proposito di Keri tutto il mondo la ricorda come Felicity, che detto fra noi non era proprio tutta sta furbizia, in THE AMERICANS è tutto l’opposto: fredda, calcolatrice e spezza ossi del collo con la stessa tranquillità con cui mia nonna fa la parmigiana di melanzane.

Molto importante è anche il contesto storico in cui si inserisce la serie, gli anni 80, gli anni di Reagan, il decennio più sanguinoso della guerra fredda, decennio in cui saranno gettate le basi per l’abbattimento del muro di Berlino e la fine dell’unione sovietica. Gli anni di Madonna e Michael Jackson, dei capelli cotonati, delle spalline e di uno stile di vita che ha fatto storia.

Una serie molto attuale, dato l’importante ruolo che ancora oggi la Russia gioca su piano internazionale, il cui presidente è stato l’ultimo capo del KGB. Una serie che ti racconta la guerra fredda da un altro punto vista, quello russo.

L’appuntamento è per sta sera su RAI 4.

 

PRIMA CHE LA NOTTE

LO SPIRITO DEL GIORNALISMO LIBERO

Ieri sera la RAI per ricordare la giornata della legalità e la strage di Capaci dove persero la vita il giudice Giovanni Falcone, sua moglie e gli agenti di scorta ha mandato in onda il film PRIMA CHE LA NOTTE, diretto da Daniele Vicari e prodotto da RAI FICTION insieme a Fulvio e Paola Lucisano.

La pellicola racconta la vita del giornalista, scrittore drammaturgo e sceneggiatore, Giuseppe Fava, ucciso dalla mafia a Catania il 5 gennaio 1984.

Fava ritorna nella sua città natale nel 1980 dopo una lunga permanenza romana dove si è fatto notare soprattutto come sceneggiatore. Rientra nel capoluogo etneo con l’obiettivo di dar vita ad una nuova testata giornalistica che potesse davvero raccontare la vera Catania. Ma il suo ritorno è anche un motivo per ricucire il legame con i figli Claudio ed Elena ormai adulti. Alla redazione del Giornale del Mezzogiorno, Fava, mette insieme un gruppo di giovani giornalisti ai quali si unirà suo figlio Claudio. A questi ragazzi insegna l’amore verso questo straordinario mestiere e il divertimento. Sosteneva che un bravo giornalista deve innanzitutto divertirsi. Divertirsi nello scovare le notizie, divertirsi nello scrivere, divertirsi nel fare domande scomode. E di articoli scomodi Pippo Fava ne farà abbastanza, diretti soprattutto al clan dei Santapaola. Cosa che indurrà il suo editore a licenziarlo.

Fava era un sostenitore della libertà di stampa in un editoriale scrisse “Io ho un concetto etico del giornalismo. Ritengo infatti che in una società democratica e libera quale dovrebbe essere quella italiana, il giornalismo rappresenti la forza essenziale della società. Un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza della criminalità, accelera le opere pubbliche indispensabili, pretende il funzionamento dei servizi sociali, tiene continuamente allerta le forze dell’ordine, sollecita la costante attenzione della giustizia, impone ai politici il buon governo.”

Dopo il licenziamento fonda una rivista indipendente I SICILIANI, dalle cui pagine partiranno importanti inchieste che sveleranno i legami occulti fra politica siciliana e Cosa Nostra, inchieste che saranno la sua condanna a morte.

Il film è tratto dall’omonimo romanzo scritto da Claudio Fava e Michele Gambino (che hai tempi fu uno di quei giovani cronisti della redazione di Fava). Alla stesura della sceneggiatura si sono aggiunti Monica Zapelli che insieme a Claudio scrisse la sceneggiatura dei CENTO PASSI e il regista Daniele Vicari. Quest’ultimo famoso per aver diretto il film DIAZ-NON LAVATE QUESTO SANGUE, sui tristi fatti del G8 di Genova.

Regista cinematografico che si è prestato alla tv per raccontare in maniera diretta la storia di un giornalista che si è sempre battuto per la libertà di stampa e per la libertà intellettuale. Per Giuseppe Fava senza libertà non poteva esserci dignità per l’individuo.

Bravissimo Roberto Gifuni che con un quasi perfetto accento catanese, si è calato nei panni di questo giornalista con giacca di pelle e Ray Ban in maniera magistrale. Al suo fianco Dario Aita nei panni di Claudio e Lorenza Indovina in quelli della ex moglie Lina. La storia di Giuseppe Fava però no né solo la storia di un giornalista che non ha avuto paura della verità, è anche la storia di un padre e di un figlio che si sono ritrovati. Di un figlio che ha fatto di tutto per tenere vivo il ricordo del padre.

La vicenda di Pippo Fava, la sua lotta per la libertà di stampa e le sue inchieste contro la mafia ci rimandano ad alcuni giornalisti di oggi, Paolo Borrometi e Federica Angeli fra tutti, che con coraggio hanno sfidato la criminalità organizzata con quello stesso strumento così caro a Pippo, la scrittura.

Un bel film, che se non avete visto, merita davvero.

 

prima che la notte

LA MAFIA UCCIDE SOLO D’ESTATE CAPITOLO 2

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Ieri sera la famiglia Giammarresi è tornata a farci compagnia, con il suo carico di amore, coraggio, ironia e lotta alla legalità. In questa seconda stagione il piccolo Salvatore e i suoi genitori sono determinati a realizzare quel sogno di avere una vita normale nella loro Palermo. Sogno che era stato quasi distrutto alla fine della prima serie quando i Giammarresi avevano deciso di fuggire dalla Sicilia per paura della ritorsione mafiosa in seguito alla testimonianza resa da Lorenzo sull’omicidio del capo della squadra mobile Boris Giuliano. Sarà il piccolo Salvatore con il suo coraggio a convincere la famiglia a tornare indietro e cercare di costruire nelle loro Palermo qualcosa di bello, affinché Palermo non sia solo un palcoscenico di morte e paura.

Arriviamo così a ieri sera, settembre 1979, i Giammarresi vanno avanti con la loro vita. Salvatore inizia le scuole medie sempre più innamorato di Alice, Pia ottiene la tanto agognata cattedra, Angela si gode il suo Marco, Massimo cerca in tutti i modi di abbracciare una vita onesta e Lorenzo che fatica a non pensare alla ritorsione mafiosa, riesce a vedere il suo futuro e quello della sua famiglia in un’ottica positiva grazie anche all’incontro con il presidente della regione Sicilia Piersanti Mattarella.

Ma il settembre del 1979 è il mese in cui inizia la più spietata guerra di mafia, guerra che vedrà contrapposti da un lato i palermitani e da un lato i corleonesi di Totò Riina. Guerra che toccherà tutti, soprattutto gli uomini delle istituzioni come il presidente Mattarella.

Nel cast ritroviamo Claudio Gioè nel ruolo di Lorenzo, Anna Foglietta in quello di Pia, Massimo ha il volto di Francesco Scianna, il piccolo Salvatore è Edoardo Buscetta, Angela è Angela Curi e Nino Frassica nel ruolo di Fra Giacinto.

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Voce narrante, come già nella prima serie, la voce di Pif, che racconta gli avvenimenti della famiglia Giammarresi e della città di Palermo attraverso gli occhi del piccolo Salvatore. Tecnica di racconto narrativo che Pif, all’anagrafe Pierfrancesco Diliberto, ha già utilizzato nell’omonimo film da cui è tratta la serie televisiva. Ma se nel film la sceneggiatura e regia erano state guidate dal giovane regista siciliano ex iena e testimone, qui la scrittura è affidata a Michele Astori, Stefano Bises e Michele Pellegrini, la direzione è di Luca Ribuoli e la produzione di Rai Fiction-Wildside.

Ciò che accomuna i due lavori è l’ironia e la maniera dissacrante in cui viene raccontata la mafia.

Una mafia che viene ridicolizzata, dove Totò Riina balbetta e non riesce a parlare in lingua italiana o dove Buscetta viene descritto come una sorta di dandy molto rustico, avvezzo solo a estetisti e stilisti.

Un’ironia che ti fa morire da ridere, ma che allo allo stesso tempo ti fa riflettere e pensare su quella che è stata una delle pagine più sanguinaria della storia italiana recente.

È il racconto vero e sincero di uomini e di donne che hanno fatto il loro dovere così bene fino a morirne. Ma è anche il racconto di siciliani comuni, di siciliani onesti che hanno fatto di tutto per non essere risucchiati da un sistema mafioso e corrotto.

Pif ha dichiarato: “Questa serie è quell’esame di coscienza che non ci siamo mai fatti. La famiglia Giammarresi siamo noi, non solo palermitani, ma noi italiani, con tutti i nostri difetti, compromessi, ambizioni, contraddizioni.”

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