La verità sul caso Harry Quebert

Giugno 1975, il promettente scrittore Harry Quebert decide di trascorrere le vacanze nella cittadina di Sommerdale nello stato del Maine, per trovare l’ispirazione e la giusta atmosfera per scrivere il suo nuovo romanzo. Qui Harry fa la conoscenza di Nola Kellergan, una ragazzina di 15 anni, che ben presto diventa la sua musa ispiratrice. Il 30 agosto Nola scompare misteriosamente.

Trascorrono 30 anni. Harry è diventato uno scrittore di fama mondiale e un apprezzato docente universitario. La sua fortuna è derivata soprattutto dal romanzo Le Origini del Male, scritto nell’estate del 1975.

Fra i vari studenti che Harry conosce nella sua carriera, c’è n’è uno che cattura la sua attenzione Marcus Goldman, ragazzo a cui Harry decide di fare da mentore. Marcus come il suo maestro diventa un eccellente scrittore, ma ad un certo punto della sua carriera Marcus ha un blocco. Harry per aiutarlo lo invita a trascorrere l’estate a Sommerdale, di cui ormai è diventato cittadino onorario. Qui casualmente Marcus scopre che fra Harry e Nola vi era stata una relazione, contemporaneamente a causa di alcuni lavori di ristrutturazione, il corpo della ragazzina viene ritrovato nel giardino di casa di Harry, insieme a lei la bozza del manoscritto de Le Origini del Male con una dedica alla ragazza.

Harry viene arrestato e rischia l’ergastolo. Marcus crede alla sua innocenza e inizia a indagare insieme al sergente Gahalowood. Decide che questa indagini sarà alla base del suo nuovo romanzo.

Nelle sue ricerche Marcus si imbatterà nei segreti di una piccola città di provincia americana, dovrà far luce su un amore proibito tra un uomo adulto e una ragazzina, un inquietante autista dal volto sfigurato, un misterioso mecenate, segreti agghiaccianti e la genesi misteriosa di un capolavoro letterario.

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Questa è la trama de La Verità sul caso Harry Quebert, lo sceneggiato trasmesso su canale cinque e tratto dall’omonomo best seller di Joel Dicker.

La regia è del premio oscar Jean- Jacques Annaud, molto bravo a mio avviso, in quanto è riuscito a trasmettere allo spettatore, la stessa adrenalina che Dicker ha regalato al suo lettore.

Il ritmo della storia è incalzante, è un mosaico scomposto che lo spettatore ricompone insieme a Marcus, man mano che le indagini del ragazzo procedono.

Un crime psicologico che ha in sé tutte le caratteristiche del romanzo giallo tradizionale, infatti, come vedrete questa sera nell’ultima puntata, l’assassino è la persona meno sospettabile, anche se il nostro Harry no né del tutto innocente e anche Nola la vittima non era quella che voleva apparire.

A dare il volto a Herry c’è Patrick Dempsey, il dottor stranamore di Grey’s Anatomy.

La serie televisiva è molto fedele al romanzo, e ve li consiglio entrambi. Se ve la siete persa, potete recuperarla su Mediaset Play e su Sky.

Aspetto i vostri commenti.

TALENT SHOW

Ha vinto Lorenzo Licitra, come siciliana sono contenta che l’undicesima edizione di   X FACTOR l’abbia vinta un mio conterraneo, ma detto fra noi, i miei preferiti erano i Maneskin. Se avessi immaginato un under vincitore il mio pensiero sarebbe andato ad Enrico Nigiotti. La vittoria di Lorenzo mi fa pensare a quanto questo paese sia proiettato al passato e non al futuro. Il ragazzo di Ragusa è bravo ma il suo background lirico lo fa sembrare un po’ troppo vecchio nel suo modo di cantare.

La band romana invece ieri sera ha letteralmente incendiato il forum di Assago e Damiano il front man del gruppo con indosso quelle ali nere mi ha ricordato Brandon Lee nel corvo, anche se la sera in cui si è esibito nelle pole dance con i tacchi resterà negli archivi di Sky. Certo il merito delle coreografie e dei quadri che fanno da cornice alle esibizioni va all’estro creativo di Luca Tommasini, ma anche le scelte dei giudici non sono state da meno. Manuel Agnelli con i gruppi si è proprio realizzato, Mara Maionchi ha vinto e credo sia stata la prima volta da quando è giudice, forse la stella di Fedez si è oscurata ma ci penserà la Ferragni a consolarlo, mi è dispiaciuto solo per Levante, mi piace molto come artista, ma con Rita ha preso una bella cantonata. Molto belle anche le esibizioni dei tre ospiti James Arthur, Tiziano Ferro e Ed Sheeran. Ho avuto l’impressione che quest’anno il talent abbia ritrovato la qualità nei concorrenti e nei giudici che nelle scorse edizioni era venuta meno. Lo share è stato altissimo tanto da essere l’edizione del talent più vista.

La ricerca di nuovi talenti musicali è ormai una costante della televisione italiana. La prima fu Santa Maria De Filippi che con Amici diete vita ad un fenomeno culturale e televisivo mai visto. Poi fu la volta di X FACTOR che fu così vincente come format da essere mandato in onda in quasi tutti i paesi, per non parlare del fatto che tutti gli altri talent creati in anni successivi si basano tutti sul programma creato da Simon Cowell. Poi è stata la volta di The Voice e programmi come Ti lascio una canzone e Io Canto dove dei bambini scimmiottavano gli adulti, ma da uno di questi programmi è venuto fuori il terzetto del Volo il cui successo è planetario. Tre ragazzi che cantano il vecchio repertorio della lirica e musica leggera italiana, e qui torna la mia teoria che l’Italia è troppo radicata nel suo passato anche nella musica.

E voi cosa ne pensate? Con in testa il ritornello della canzone dei Maneskin Follow me, Follow me now, vi auguro un buon fine settimana e un divertente shopping natalizio.