NON UCCIDERE

Questo post avrei dovuto pubblicarlo nei primi giorni di luglio, quando la seconda stagione di NON UCCIDERE veniva mandata in onda su RAI 2.

Ma in estate il mio mondo si colora di sorelle che vanno e vengono dalle diverse parti d’Italia e del mondo e di nipoti che se non stai attenta ti trasformano casa in un loft di artisti newyorkesi. Conseguenza ho avuto poco tempo da dedicare al blog e questa recensione è rimasta nelle bozze per più di due mesi.

NON UCCIDERE è una serie televisiva targata RAI che racconta la vita e le indagini dell’ispettore della squadra mobile di Torino, Valeria Ferro. La serie può essere definita come un noir innovativo, molto simile ai noir dei paesi nordici.

Valeria ha il volto di Miriam Leone, l’ex miss Italia che per questo ruolo ha messo da parte gli abiti della ragazza dolce e carina della porta accanto e si è trasformata in una donna anticonvenzionale e lontana da ogni cliché. Valeria non si trucca, veste sempre in maniera molto anonima e si dedica anima e corpo al suo lavoro. Pur essendo molto giovane è un ispettore di polizia molto abile, ha un intuito fuori dal comune, un intuito che la stessa Leone ha definito da lupo e come un lupo si muove per cercare la sua preda, gli assassini colpevoli dei casi di omicidio di cui si occupa.

Questi traggono spunto da casi di cronaca nera realmente accaduti e vedono come protagonisti legami famigliari malati, relazioni pericolose, vendette, passioni malate. Tutti hanno come scenario Torino che per l’occasione è stata trasformata in uno spettrale palcoscenico dove l’ispettore Ferro si aggira in maniera ossessiva alla ricerca della verità.

Ossessione che risale alla sua infanzia quando la madre Lucia uccise il padre è per questo venne condannata a 20 anni di reclusione. Una volta libera la donna cercherà di recuperare il rapporto con la figlia, ma Valeria rifiuterà ogni contatto ponendosi continue domande sulla morte del padre, sulla quale Lucia sembra non aver detto tutto.

Lucia forse non è quella che dice di essere e il suo misterioso passato riappare nella seconda stagione nelle vesti di Giuseppe Menduri. I due condividono dei terribili segreti che porteranno Lucia alla morte. La cosa devasterà Valeria che non riuscirà a chiarirsi con la madre, inoltre scoprirà che il suo vero padre è in realtà Menduri che nel frattempo ha confessato di aver ucciso Lucia. La cosa non convince del tutto il commissario Giorgio Lombardi che decide di indagare per conto proprio.

Chi ha ucciso Lucia Ferro e suo marito? Alla fine Valeria grazie al sostegno e all’amore di Andrea Russo suo collega e compagno nelle vita riesce a riacquistare il suo equilibrio decidendo di creare una sorte di legame con Viola Menduri, la sua sorellastra.

Serie fatta veramente bene, da vedere assolutamente se ve la siete persa su RAI PLAY.

RAI che non smetterò di ripetere ma da un po’ di tempo sta realizzando fiction davvero belle. Vediamo cosa ci riserverà per la nuova stagione.

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LE REGOLE DEL DELITTO PERFETTO

Come si fa a commettere un omicidio e a farla franca? Ce lo spiega ANNALISE KEATING, avvocato e docente di diritto penale nella prestigiosa università di FILADELFIA, la MIDDLETON UNIVERSITY. In ogni sua lezione, analizzando ogni singolo caso giudiziario di cui si occupa, la prof KEATING spiega come vincere una causa anche quando il proprio cliente è colpevole. Fra tutti i suoi studenti la professoressa ne ha scelti cinque che la assisteranno nei suoi casi giudiziari.

Gli “sfortunati” sono WESS GIBBINS, vincitore di borsa di studio, ha alle spalle un infanzia difficile, buono e generoso si dimostrerà il più fedele fra gli allievi della professoressa. LAUREL CASTILLO è la tipica ragazza di buona famiglia che sogna di cambiare il mondo e di aiutare gli emarginati della società. MICHAELA PRATT è la reginetta dell’upper inside che cerca di far conciliare i preparativi del suo matrimonio con gli studi in legge, ma con scarsi risultati. CONNOR WALSH è narcisista e spietato, sarebbe pronto a tutto pur di ottenere quello che vuole e infine ASHER MILLSTONE, figlio di un noto giudice, gioca il ruolo dello scemo del villaggio. Ad affiancarli i due associati dello studio KEATING, BONNIE e FRANK. La prima è un’impiegata fedele, pronta a strisciare ai piedi del suo capo pur di non essere sgridata. Il secondo è uno “sbriga faccende” dal torbido passato.

Una serie di sfortunati eventi condurranno i cinque ragazzi ad uccidere SAM KEATING, marito della professoressa. L’uomo è a sua volta coinvolto in un altro delitto, quello della studentessa Lila Stangard, di cui era l’amante. Elemento di collegamento dei due delitti è REBECCA, una giovane spacciatrice fidanzata di WESS e migliore amica di LILA.

Toccherà alla professoressa KEATING sciogliere il noto della matassa e salvare i suoi cinque studenti dall’ergastolo, applicando quelle che lei stessa in una lezione aveva definito le regole per il delitto perfetto.

Suspence, adrenalina, colpi di scena e una forte empatia con i protagonisti sono la miscela perfetta per questa serie della ABC, prodotta da SHONDA RHIMES, già produttrice di GREY’S ANATOMY e SCANDAL. Visibile su Netflix che su Raiplay è consigliabile a tutti i coloro che amano il noir e il triller. Ma anche a tutti i coloro che non sanno cosa fare durante un temporale di fine estate.

P.S.

Su RAI 4 tutte le domeniche alle 22.30 va in onda la seconda serie in prima visione.

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FACCIAMO CHE IO ERO……

Facciamo che io ero una bambina molto timida, cresciuta in un luna park zona EURO a Roma, facciamo che questa bambina avesse anche i nonni circensi e da loro avesse ereditato la vena artistica. Facciamo che quella bambina oggi sia Virginia Raffaele che con il suo ONE WOMAN SHOW, in onda in prima serata ogni mercoledì su RAI DUE, dal titolo FACCIAMO CHE IO ERO, ha dimostrato ancora una volta il suo grande talento.

Il programma ci riporta indietro ai grandi varietà di una volta, dove c’erano il balletto, l’ospite musicale, la spalla, le imitazioni e soprattutto grandi donne dello spettacolo. Ecco Virginia dimostra di essere al pari di una Goggi o di una Carrà. Scopriamo con sorpresa che è una bravissima ballerina e cantante. Tanti gli ospiti musicali fra cui Giorgia, Francesco Gabbani, Michele Bravi e tanti altri, con un’attenzione agli ospiti stranieri che rimandano alla tradizione circense molto cara a Virginia.

Certo non mancano i tempi morti o gli sketch poco riusciti, in parte dovuti ad ospiti non proprio bravi a farle da spalla, come Gabriel Garko o come Lillo e Greg, che personalmente non mi sono piaciuti, più esilaranti Ale e Franz della seconda puntata.

Fortunatamente a farle compagnia sul palco c’è Fabio De Luigi, che è invece un’ottima spalla, soprattutto quando Virginia imita Marina Abramovic, che fa parte di un nuovo gruppo di imitazioni dove Virginia ha eseguito un lavoro certosino e quasi maniacale per assomigliare perfettamente all’originale. Vengono fuori una Bianca Berlinguer e una Fiorella Mannoia perfette, mentre la mia preferita è la scrittrice Michela Murgia che cattivissima critica letteraria smonta addirittura i pilastri della letteratura italiana come la Divina Commedia o i Promessi Sposi. Accanto alle novità non mancano le imitazioni storiche come Sabrina Ferilli, Donatella Versace e il cavallo di battaglia Belen Rodríguez. Ferilli che come ospite della seconda serata non si è sottratta ad essere “vittima” della padrona di casa.

Ma per lunghi tratti della trasmissione, in scena c’è solo Virginia, senza trucco o maschera risulta più efficacie di qualsiasi imitazione. E nei suoi panni si cimenta in monologhi come quello su l’omofobia o sul cambiamento o il mancato cambiamento del paese Italia. Istrionica, divertente ormai amatissima dal grande pubblico, Virginia si dimostra un’artista molto intelligente a porre l’attenzione su alcuni temi sociali utilizzando la maschera dell’ironia e della comicità.

Ma fino a questo momento la miglior esibizione è quella della prima puntata, dove si è esibita con Roberto Bolle sulla coreografia di DIRTY DANCING, e come disse Virginia al festival di Sanremo dell’anno scorso CHE BELLO BOLLE CHE BALLA.

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LA PORTA ROSSA

Devo essere sincera, quando due mesi fa, passavano i trailer pubblicitari della PORTA ROSSA ero un po’ scettica. Credevo che fosse una sorta di rivisitazione italiana del film Ghost quello con Demi Moore e la buonanima di Patrick Swayze. Invece mi sono dovuta ricredere.

La RAI, dopo molti anni, è riuscita a confezionare una fiction televisiva nuova e soprattutto avvincente. Merito del talento di Carlo Lucarelli che insieme a Giampiero Rossi ha ideato e scritto la serie. Protagonista un fantasma, Leonardo Cagliostro (e già il nome rimanda a qualcosa di esoterico) giovane commissario di polizia che viene ucciso durante un’azione in solitaria, ma, anziché attraversare la porta rossa che conduce all’aldilà, decide di restare nel mondo terreno per scoprire chi lo ha ucciso e chi vuole uccidere sua moglie. Cagliostro ha infatti una visione di quello che accadrà alla moglie il giorno di Natale e vuole a tutti i costi salvarla. Sua moglie è Anna Mayer, magistrato, che dopo un momento di disperazione dovuto alla morte del marito di cui era molto innamorata, inizia ad indagare anche lei sulla morte del commissario. La donna realizza che il marito non era proprio uno stinco di santo e nascondeva svariati segreti tra cui un’amante. Tutto ciò la porta a pensare di non dare alla luce il figlio che aspetta da Cagliostro.

Ben presto si scopre che chi ha ucciso Cagliostro è un altro poliziotto, sicuramente colluso con chi sta spacciando in città un nuova e letale droga sintetica la RED GHOST, spaccio su cui Cagliostro stava indagando.

Si scopre che tutti i membri della squadra mobile di cui Cagliostro era a capo hanno qualcosa da nascondere. C’è l’ispettore Valerio Lorenzi, fervente cattolico e marito devoto, con vizietti che non ti aspetti, c’è l’enigmatica sovraintendente Stella Mariani e l’ispettore Diego Paoletto invidioso di Cagliostro e infine c’è lui il vice questore Stefano Rambelli, miglior amico di Cagliostro, ma con un passato e una famiglia alquanto burrascosi. A questi si aggiungono il procuratore capo Antonio Piras, segretamente innamorato di Anna, ma che odia Cagliostro e Elvio, padre di Anna, che non ha mai accettato il matrimonio della figlia. Entrambi hanno degli scheletri nell’armadio e come gli altri possono essere gli assassini di Cagliostro.

Ad aiutare il nostro fantasma nelle indagini c’è Vanessa, una giovane medium, è l’unica a vedere Cagliostro, ma con in suoi sedici anni è spesso distratta dai suoi affari amorosi che la conducono ora dal rampollo dell’alta borghesia Raffaele Gherardi ora al timido Filip. Ma anche Vanessa ha qualcosa da nascondere che riguarda le sue origini e soprattutto sua madre che lei crede morta, ma che in realtà è viva. E infine c’è Jonas, altro fantasma, dalla vita terrena misteriosa aiuterà Cagliostro ad abituarsi alla sua nuova condizione.

Altra protagonista della serie è la città di Trieste, bella ed elegante, è uno scenario perfetto per questo noir dalle tinte esoteriche. Noir che ha tenuto migliaia di italiani incollati al teleschermo, grazie ad una sceneggiatura ben scritta e con un finale che ha dell’incredibile, perché come ogni libro giallo che si rispetti l’assassino è sempre colui che non ti aspetti.

Tra gli interpreti ritroviamo Lino Guanciale, attore del momento delle fiction italiane, nei panni di Leonardo Cagliostro, Gabriella Pession in quelli di Anna e Ettore Bassi come il procuratore capo Antonio Piras. Tutti diretti dal regista Carmine Elia.

Per chi se la fosse persa consiglio di rivederla su RAI PLAY.

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