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QUANDO LA LIBERTA’ DI STAMPA E’ DAVVERO LIBERTA’ DI STAMPA

La stampa dev’essere al servizio dei governati, non dei governanti. Con queste parole la corte suprema degli Stati Uniti d’America sancì nel 1971 il diritto alla libertà di stampa e permise la pubblicazione dei Pentagon Papers.

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THE POST, il nuovo film di Steven Spielberg, racconta come l’editrice del WASHINGTON POST Katharine Graham (Meryl Streep) e il suo direttore Ben Bradlee (Tom Hanks) sfidarono il governo americano e decisero di pubblicare i Pentagon Papers, un’inchiesta che svelava un gigantesco insabbiamento sul Vietnam in cui era coinvolto il governo, il quale fu sempre consapevole che la guerra non sarebbe mai stata vinta.

La pellicola è fantastica, è un thriller giornalistico, è il racconto di una redazione pronta a sfidare il governo pur di rispettare il primo dovere che un giornalista ha: quello di raccontare la verità. È un film che ci proietta nel vecchio mondo dell’editoria prima che arrivasse il computer e il digitale. È una dichiarazione d’amore che Spielberg fa al mondo del giornalismo.

Ma è anche la storia di una donna, che non solo sfida il governo, ma va oltre le convenzioni sociali dell’epoca. Katharine era stata educata a stare al suo posto, il padre aveva lasciato a suo marito la guida dell’azienda di famiglia, perché era impensabile che una donna potesse gestire degli affari finanziari. Ma una volta morto il marito Katherine decide di diventare presidente della casa editrice. È molto insicura, non riesce mai ad esprimere le proprie opinioni nei consigli di amministrazione, c’è sempre un uomo che riesce a sopraffarla. Ma a poco a poco riesce ad acquisire una forte sicurezza in sé stessa e basandosi del proprio intuito femminile dà l’ordine di pubblicare i Pentagon Papers contro il volere di tutto il consiglio d’amministrazione. Magistrale l’interpretazione di Meryl Streep che fa sua la crescita interiore di questo personaggio, una donna che all’inizio è insicura e impacciata ma che alla fine è padrona della situazione e in grado di scegliere per sé e per gli altri.

Tom Hanks veste i panni di un giornalista ossessionato dalla concorrenza, pronto a tutto pur di far diventare il Post un quotidiano d’importanza nazionale è un uomo che capisce quando fare un passo indietro, un uomo che con un’indagine certosina fa in modo che un suo redattore riesca a scovare Daniel Eilsber, l’uomo che lavorava al ministero della difesa e che aveva fotocopiato il documento top-secret del Pentagono.

Il film si inserisce in un contesto attuale, perché mai come adesso la libertà di stampa in occidente è minacciata, da un lato da governi molto autoritari e dall’altro dal web dove sempre più spesso si rincorrono le fake news che destabilizzano la credibilità della stampa. Un film che va visto assolutamente, e voi lo avete visto? Cosa ne pensate?

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L’ORA PIU’ BUIA

immWinston Churchill è stato senza ombra di dubbio uno dei migliori politici che la Gran Bretagna possa vantare, soprattutto perché si è ritrovato ad affrontare la minaccia nazista.

Nel nuovo film di Joe Wright, già regista di Espiazione e Anna Karenina, dal titolo L’ORA PIU’ BUIA si racconta come in seguito alle dimissioni di Neville Chamberlain, Churchill abbia avuto dal re Giorgio VI l’incarico di costituire un nuovo governo.

L’incarico non sarà dei più semplici in quanto l’armata nazista di Hitler ha ormai invaso buona parte dell’Europa e l’Inghilterra non ha i mezzi per contrastare l’esercito tedesco, esercito che minaccia l’invasione dell’isola. Le truppe inglesi sono bloccate sulla costa francese precisamente a Dunkirk e bisogna trovare un modo per riportarle a casa sane e salve (questo episodio ha ispirato anche l’ultimo film di Christopher Nolan che vi consiglio di vedere). A Churchill l’ingrata decisione di o intavolare dei trattati di pace alle condizioni del nemico o resistere e combattere in nome della libertà inglese. Una scelta difficile dovuta anche alla mancanza di fiducia che il parlamento e il re hanno nei confronti del primo ministro, per non parlare dell’opposizione del partito dei conservatori di cui lo stesso Churchill faceva parte, guidata da Chamberlain e il Visconte Halifax.

Nella sua ora più buia Winston Churchill dovrà decidere se vivere o morire, se arrendersi o combattere. E in questo sarà aiutato da sua moglie Clementine, dalla sua giovane assistente Elizabeth Layton e dal re. Quest’ultimo suggerisce a Churchill di chiedere consiglio al popolo, così in una piovosa mattina di fine maggio Churchill prenderà per la prima volta nella sua vita la metropolitana e qui capirà cosa fare.

Devo essere onesta, sono stata un po’ delusa. Dal trailer mi ero immaginata un film d’azione che raccontava la resistenza inglese durante la seconda guerra mondiale, invece mi sono ritrovata difronte ad un film politico che racconta tutti i problemi attraversati da Churchill prima di ottenere la fiducia del parlamento. Un film con pochissima azione e tantissimi dialoghi. Eccezionale l’interpretazione di Gary Oldman nei panni di primo ministro, interpretazione che gli è valsa già la statuetta dei Golden Globes come miglior attore protagonista, interpretazione che profuma anche di Oscar. A suo fianco Kristin Scott Thomas nei panni di Clementine e Lily James (volto noto di Downton Abbey e di Cenerentola) in quelli di Elizabeth, mentre sua maestà re Giorgio VI ha il volto di Ben Mendelsohn.

Il film comunque racconta una pagina importante della storia del 900 e forse ci regala un Churchill più umano, un Churchill pieno di dubbi e paure. Ottimo film per gli studenti dell’ultimo anno delle superiori o per chi deve affrontare l’esame di storia contemporanea all’università.

 

 

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QUANDO I SOGNI TI FANNO VOLARE

Los Angeles, la città dei sogni, il luogo dove ogni desiderio si trasforma in realtà, è la cornice di LA LA LAND, il film-musical scritto e diretto da Damien Chazell e interpretato da Ryan Gosling e Emma Stone. La pellicola che ha fatto indigestione di premi all’ultima edizione dei Golden Globe, non è riuscita ad accaparrarsi le 13 statuette per le quali era candidata agli Oscar, ma solo 6 tra cui miglior regia, miglior attrice protagonista e miglior colonna sonora. Non mi ha stupito il fatto che la pellicola non sia stata premiata come miglior film. Le aspettative, prima della sua visione, da parte mia erano tante, aspettative che in parte sono state deluse. Bravi la Stone (oscar meritato) e Gosling, ma la storia, forse, è un po’ debole.

LA LA LAND racconta la storia d’amore fra Mia (Emma Stone) e Sebastian (Ryan Gosling) e il desiderio da parte di entrambi di realizzare il proprio sogno, che per Mia è quello di diventare un’attrice e per Seb quello di aprire un locale dove si suona solo musica jazz. Al momento però lei fa la cameriera in un bar della Warner Bros (la casa di produzione cinematografica) e lui fa il pianista in un ristorante. Dopo una serie di primi incontri-scontri, i due capiscono di essere fatti l’uno per l’altra. Si dichiarano all’interno dell’osservatorio Griffith e lo fanno ballando, cantando e fluttuando fra le stelle di Hollywood. Da questo momento decidono di stare insieme e di sostenersi a vicenda nel realizzare il proprio sogno. Seb accetta la proposta di un ex compagno di liceo Keith (John Legend) che gli propone di diventare il pianista nel suo nuovo gruppo The Messengers. Il contratto permette a Seb non solo di guadagnare il necessario per l’apertura del suo locale, ma gli concede anche quella stabilità economica che serva a Mia per concentrarsi sulla sua carriera di attrice. La ragazza, infatti, sta lavorando ad un suo spettacolo teatrale per autoproporsi agli addetti ai casting. A questo punto iniziano le incomprensioni fra i due. Alla fine Mia diventa un’attrice importante del panorama americano mentre Sebastian apre il suo pub-jazz ma ………………. Ma non è tutto scontato nella vita, non si può avere tutto, a qualcosa si deve pur rinunciare.

Ciò che mi ha deluso in questo film non è solo la fine che lascia un po’ di amore in bocca o la storia che risulta un po’ debole, mi delude soprattutto l’aspetto tecnico del musical. Il film vuole essere un omaggio ai film di Fred Astaire e Ginger Rogers, ma non regge il confronto. A mio avviso ci sono troppe poche canzoni, e a parte il motivo d’amore che suona Seb al pianoforte, le altre non sono neanche canzoni che ti entrano in testa o che ti vien voglia di cantare. Bello è il messaggio del film: se credi in qualcosa, se insegui un sogno con tutto te stesso, prima o poi quel sogno si avvera. Mia e Sebastian non fanno altro che cercare il loro posto nel mondo, ricercano la felicità, tema, questo molto caro agli americani sul quale hanno fondato gran parte della loro storia. Tema che non è bastato a vincere l’oscar.

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