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GUERRA E PACE

UN CLASSICO SENZA TEMPO

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Chiudete gli occhi e immaginatevi San Pietroburgo, il palazzo d’inverno con il suo splendido salone per le feste. Immaginatevi il ballo organizzato dallo zar e lì fra tante ragazze c’è lei la contessina Natasha Rostova che non vede l’ora di danzare con quello che crede il suo principe azzurro Andrej Bolkonskij. Entusiasta e intimorita dai suoi sentimenti, la bella Natasha cerca l’approvazione del caro amico d’infanzia Pierre Bezuchov, segretamente innamorato di lei.

Questo il triangolo amoroso protagonista di Guerra e Pace, un classico senza tempo. Un classico che è tornato in scena sui teleschermi europei grazie alla miniserie prodotta dalla BBC e andata in onda in Italia su Canale 5.

Devo essere onesta, adoro questa storia, anche se non ho mai letto il libro, adoro il modo in cui l’intreccio narrativo è in perfetta simbiosi con gli avvenimenti storici e adoro le vicende di Natasha perché in fondo raccontano un qualcosa che è capitato a tutte noi.

Per chi non conoscesse la storia Guerra e Pace, capolavoro di Lev Tolstoj, narra di un gruppo di famiglie aristocratiche russe durante la guerra napoleonica. Gli avvenimenti narrati coprono il periodo che va dal 1805 al 1814, ossia dalla battaglia di Austerlitz fino all’incendio di Mosca. La protagonista, l’ho abbiamo detto è Natasha, innamorata e promessa sposa del principe Andrej, entrambi sono amici del buon Pierre, ragazzo timido e impacciato. Come figlio naturale di un conte ricchissimo, Pierre eredita una vera e propria fortuna. Quest’ultima attira la bella e spregiudicata principessa Helen Kuragin che insieme a suo fratello Anatole seminerà zizzania qua e là. Ma Pierre è innamorato della sua amica d’infanzia Natasha, la quale lo guarderà mai con occhi diversi? Ben presto la guerra e Napoleone che marcia diretto su Mosca metteranno tutto in discussione.

Il binomio guerra e pace fa da collante a tutti gli avvenimenti narrati. Guerra come battaglia, come morte, ma anche come scontro fra sentimenti. E pace.

Pace necessaria dopo la guerra e pace dell’anima. Come dice Pierre è necessario vivere, è necessario amara, anche se il tuo mondo sta crollando, è necessario avere fiducia nel futuro.

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Quest’ultimo adattamento della BBC per la regia di Tom Harper è stato perfetto, mi è piaciuta anche Lily James nei panni di Natasha anche se credo che come l’ha interpretata Audrey Hepburn nel film del 1956 nessuno riuscirà a superarla.

Adesso devo andare a procurarmi il libro. Non ho più scuse. È arrivato il tempo di leggerlo.

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PICCOLI GRANDI EROI #ONECHICAGO

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“Si, è vero, c’è violenza a Chicago, ma non da me e nemmeno da quelli che lavorano per me e sapete perché? Perché non è mai un buon affare”.

Con questa celebre battuta di Robert De Niro nei panni di Al Capone, tratta dal film gli INTOCCABILI, voglio parlarvi dei quattro movie drama, tutti ambientati a Chicago, che da qualche estate sono protagonisti dei palinsesti estivi Mediaset.

Al principio fu CHICAGO FIRE, arrivato alla sesta stagione. La serie narra le vicende di un gruppo di pompieri e di paramedici del Chicago Fire Department, della caserma 51. Mattew Casey (interpretato da Jesse Spenser, il dott. Chase di DOTTOR HOUSE) è il tenente del camion 81, equilibrato e risoluto è senza ombra di dubbio la figura a cui tutti i colleghi fanno riferimento. È in continua competizione con Kelly Severide (interpretato da Taylor Kinney ex marito di Lady Gaga) tenente della squadra di soccorso 3. Kelly è tutto l’opposto di Matt, Don Giovanni incallito, finisce spesso e volentieri nei guai e non solo con le donne, spesso e volentieri anche con la disciplinare. Gabriela Dawson, paramedico dell’ambulanza 68, è perdutamente innamorata di Mattew Casey, che alla fine della seconda stagione si accorge di lei, e adesso che sono marito e moglie stanno cercando di adottare un bambino. Poi ci sono Cristopher Herrman (interpretato da David Eigenber, Steve di Miranda di Sex and The City), Brian “Otis” Zvonecek, Joe Cruz e Randy “Mouch” Mcholland. Tutti autorevolmente guidati dal comandante Wallance Boden, sempre in prima linea quando si tratta di difendere i suoi uomini. In ogni episodio li vedi affrontare e risolvere le situazioni più estreme: da palazzi in fiamme con perdite di gas, a mega incidenti automobilistici, infortuni sul lavoro dove segano blocchi di cemento e evitano l’amputazione di gambe o braccia, crolli di grattacieli e piromani maniaci. All’inizio avevo la sensazione di essere all’interno di un fumetto della Marvell, perché trovavo alcune situazioni davvero esagerate. Ma pensando alle tragedie che hanno colpito il nostro paese negli ultimi anni e a cosa hanno fatto i nostri vigili del fuoco ad Amatrice, Rigopiano, Ischia e adesso per la caduta del ponte Morandi a Genova, quello narrato da Chicago Fire non si distacca troppo dalla realtà.

Spin-off di Chicago Fire è Chicago PD., arrivato alla quinta stagione, la serie segue la grande tradizione dei polizieschi americani e racconta le vicende di un gruppo di poliziotti che spesso incrociano le loro indagini con quelle dei vigili del fuoco. Antonio Dawson (fratello di Gabriella), Erin Lindsay (interpretata da Sophia Bush, il volto di

Brook di ONE TREE HILL) e Jay Halstead sono i detective protagonisti della serie, il loro capo è il tenente Hank Voight, poliziotto dai metodi poco convenzionali, è disposto a tutto pur di proteggere i suoi uomini e la sua famiglia. E poi c’è lei l’anima del dipartimento il sergente Trudy Platt (Amy Morton) donna molto intuitiva e divertente. Con loro ritorniamo alla Chicago di Al Capone.

Terzo spin-off è Chicago Med che racconta le vicende dei medici e degli infermieri del pronto soccorso del Chicago Medical Center. La serie scimmiotta a mio avviso un po’ troppo Grey’s Anatomy e fra le tre produzioni è forse la più debole.

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L’idea innovativa che coinvolge tutte e tre le serie è data dal crossover, ossia, diversi episodi raccontano indagini o storie che vedono coinvolti contemporaneamente pompieri, poliziotti e medici. Senza parlare dei legami di sangue o sentimentali che sono alla base dell’intreccio narrativo che lega fra loro le tre serie.

Da martedì sera in seconda serata è partito il quarto spin-off, Chicago Justice, che ci condurrà nei corridoi del palazzo di giustizia. L’appuntamento con Chicago PD è martedì alle 21.20, Chicago Fire ci aspetta il mercoledì sempre alle 21.20 e sempre alla stessa ora ma di venerdì è trasmesso Chicago Med tutti rigorosamente su Italia 1.

Le quattro produzioni vogliono essere un omaggio a dei piccoli grandi eroi che nella realtà mettono a repentaglio la propria vita per salvare quella degli altri, spesso con stipendi da fame e scarsi mezzi di soccorso. Piccoli grandi eroi a cui tutti noi dobbiamo tanto. Basti solo pensare cosa è accaduto a Genova nei giorni scorsi.

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I FALSI AMICI

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Nella grammatica italiana ma anche in quella inglese con il termine di falsi amici si intendono quelle parole di una lingua, che pur presentando un’assomiglianza da un punto di vista morfologico o fonetico con i termini di un’altra lingua, assumono significati totalmente diversi. Questa cosa mi è tornata in mente ieri sera quando ho visto la terza puntata di AMICI, il talent show ideato e condotto da Maria De Filippi. Talent show che apparentemente assomiglia a quello delle scorse edizioni ma che in realtà è totalmente l’opposto.

Quelle che dovevano essere le grandi novità di questa diciassettesima edizione che avrebbero dovuto catturare il pubblico si sono rivelate dei meccanismi diabolici, perché solo una mente diabolica poteva concepire il sistema delle tre fasi e un sistema di votazioni che manda a casa i più bravi spesso senza neanche esibirsi. Un sistema di voto che come ha fatto notare il sito di Rolling Stone ricorda la nuova legge elettorale il Rosatellum, che ha mandato in panne il governo italiano.

Luca Tommasini sembra quasi annoiato da tutto il carrozzone e si inventa queste prove proibitive, che poi che avranno di proibitivo ancora non se capito. Preferivo di gran lunga i quadri di Peparini. Per non parlare del ritorno della commissione dei professori il cui potere è stato quello di riportare al centro della scena le polemiche. Sono dell’idea che se un ballerino o un cantante non è all’altezza del talent non dovrebbe essere scelto per il serale. Invece ho la sensazione che alcuni ragazzi siano stati scelti solo per dare luce alla frustrazione di alcuni docenti. A mio avviso viene dato poco spazio allo spettacolo e al talento dei ragazzi in gara e vi è un’eccessiva sovrapposizione delle polemiche, della storia privata dei ragazzi sullo stile di C’E’ POSTA, e della disputa Celentano/Parisi/Ventura.

Altra genialata per acquisire consensi dal pubblico è data dalla presenza delle vecchie e nuove glorie del calcio quali Totti e Maradona. Con tutto il rispetto ma io rivoglio Patrick Dempsey e Matthew Macconaughey.

Se alla fine il pubblico è catturato, è solo grazie alla trappola della mancanza di pubblicità. Infatti il primo blocco di trasmissione va avanti per quasi un’ora senza neanche un’interruzione. Tutto ciò solo per vincere la battaglia degli ascolti con RAI 1, dove BALLANDO CON LE STELLE è riuscito a vincere la partita per ben due sabati. Che poi anche lì era partita la polemica sulla coppia dei due uomini Ciacci/Todaro.

Ma davvero credono che il pubblico da casa voglia tutto questo? La società italiana si è così incivilizzata a voler la rissa sempre e comunque? Perché l’offerta di questa televisione è sempre più trash? Perché non si riesce ad andare oltre ad Amici, e vi giuro che a me come programma piaceva fino all’anno scorso, oltre al Grande Fratello o all’Isola dei Famosi?

Ai posteri l’ardua sentenza. E poi si stupiscono perché Netflix abbia così successo.

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LIBERI PENSATORI

LE IDEE NON SI SPEZZANO MAI.

Emanuela era una ragazza come tante, piena di vita e di sogni da realizzare. Nata in un paesino vicino Cagliari, dopo il diploma magistrale accompagna la sorella per un concorso in Polizia ma viene scelta lei. Arruolatasi all’età di 20 anni, compie il suo percorso alla scuola allievi di Trieste e poi viene trasferita direttamente a Palermo.

Ad Emanuela piace quel mestiere che le è caduto addosso quasi per caso, le piace Palermo che gira in lungo e largo sulla sua vecchia Fiat Panda rossa targata Cagliari, giri nei quali spesso e volentieri è accompagnata dai colleghi con i quali ha costruito profondi legami d’amicizia. Primo fra tutti Antonio Montinaro, capo scorta del giudice Giovanni Falcone. Ed è proprio dopo la strage di Capaci dove perdono la vita il giudice e Antonio, che Emanuela sarà trasferita alla sezione scorte. Trasferimento che la ragazza accetta volentieri perché in qualche modo vuole onorare la morte di Montinaro e degli altri colleghi morti a Capaci. Emanuela verrà assegnata alla scorta del giudice Paolo Borsellino e nel soleggiato pomeriggio del 19 luglio 1992 verrà uccisa da un auto bomba insieme al giudice e ai quattro colleghi della scorta: Agostino Catalano, Eddie Walter Cosina, Vincenzo Limuli e Claudio Traina. Emanuela aveva soltanto 24 anni ed è stata il primo poliziotto donna a morire in servizio.

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Le foto di questo post sono state scaricate dal sito Tvzap. 

Questa la storia narrata dal film LA SCORTA DI BORSELLINO- EMANUELA LOI andato in onda ieri sera su Canale Cinque. Un film che ci ha regalato uno splendido ritratto di questa giovane donna che con coraggio non si è sottratta al suo dovere. Nei panni di Emanuela c’era la bravissima Greta Scarao, Riccardo Scamarcio ha prestato il volto ad Antonio Montinaro e Ivana Lotito vestiva i panni di Claudia Loi, sorella di Emanuela.

LA SCORTA DI BORSELLINO- EMANUELA LOI è il terzo film della serie LIBERI SOGNATORI, prodotta da Taodue per Mediaset. Serie che racconta quattro grandi storie italiane di impegno civile. Storie di uomini e donne, cittadini, giornalisti e forze dell’ordine che grazie alle loro battaglie hanno reso il nostro paese migliore, pagando con la vita i loro ideali di verità e giustizia. Quattro sceneggiature molto fedeli alla realtà, in quanto la produzione ha voluto che fossero i parenti di questi piccoli grandi eroi a scriverle a quattro mani con gli sceneggiatori. Le storie raccontano i ricordi di Pina Grassi, Giulio Francese, Claudia Loi e Viviana Matrangola.

La serie LIBERI SOGNATORI è iniziata domenica 12 gennaio con il film LIBERO GRASSI- A TESTA ALTA. Libero Grassi (Giorgio Tirabassi) fu il primo imprenditore palermitano a rifiutarsi di pagare il pizzo. La sua fu una campagna contro la mafia ma anche contro l’omertosa società civile siciliana che lo isolò. La mafia decise di ucciderlo nel 1991 come monito a chi osava sfidare il loro potere. Se da un lato la società lo lasciò da solo, la sua famiglia nelle persone di sua moglie Pina (nel film interpretata da Michela Cescon) e sua figlia Alice (Diane Fleri) si è battuta per il varo della legge anti-racket 172 e all’istituzione di un fondo di solidarietà per le vittime di estorsione. Inoltre a Palermo sull’esempio di Libero Grassi nacque l’associazione ADDIO PIZZO.

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Il secondo film DELITTO DI MAFIA- MARIO FRANCESE, ci porta nella Palermo degli anni 70 dove con coraggio, un giovane giornalista del Giornale di Sicilia Mario Francese (Claudio Gioè nel film) denuncia le operazioni dei corleonesi per impossessarsi degli appalti pubblici siciliani. L’omicidio di Francese sarà dimenticato per più di 20 anni, sarà poi grazie a suo figlio Giuseppe (Marco Bocci nel film) che il caso verrà riaperto e i colpevoli condannati. Francese aveva raccontato in una lunga e lucidissima inchiesta giornalistica, l’avidità dei corleonesi, gli appalti di Riina e Provenzano per la diga Garcia e i traffici criminali, il reticolato di amicizie e di compiacenze politiche. Anche Francese come Libero Grassi e Giovanni Falcone venne isolato e in qualche modo tradito dalla redazione in cui lavorava, i cui editori si scoprirono collusi con Cosa Nostra.

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Domenica prossima andrà in onda il quarto film RENATA FONTE- UNA DONNA CONTRO TUTTI. Storia di un assessore che sfidò la mafia e l’abusivismo edilizio.

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LE SORELLE TAVIANI SONO TORNATE

Al via ieri sera su canale cinque della quarta stagione della fiction LE TRE ROSE DI EVA.

Fiction prodotta da Endemol Shine Italy per Mediaset con la regia di Raffaele Mertes  che ritorna con grandi colpi di scena, tanto sentimentalismo e quel pizzico di noir legato al melò che tanto è piaciuto alla sottoscritta e al pubblico nelle passate stagioni.

Il primo colpo di scena è dato dal ritorno di Aurora Gori Taviani (Anna Safroncik), data per morta con tanto di funerale nell’ultima puntata della terza stagione. La donna è decisa a riprendersi la sua vita dalla quale è stata allontanata per ben due anni. Due anni in cui la donna non ricorda assolutamente cosa le sia successo. Due anni in cui la vita a Villalba è andata avanti anche senza di lei. Alessandro Monforte (Roberto Farnesi) il grande amore di Aurora dal quale ha avuto una figlia, la piccola Eva (Giulia Baccini), è riuscito a ricostruirsi una vita con la sua piccola fetta di felicità accanto a Tessa Taviani (Giorgia Wurth) sorella adottiva di Aurora.  Nello stesso periodo un terribile alluvione causa il crollo della diga di Villalba che ha come conseguenza la distruzione dei vigneti dei Monforte, dei Camerata e di Prima Luce, quest’ultima è la tenuta della famiglia Taviani, di cui sono eredi le sorelle Marzia (Karin Proia), Tessa e Aurora.

Aurora però è stata adottata, in realtà non è figlia di Eva Taviani (Barbara De Rossi) madre di Marzia e Tessa, ma è la figlia naturale di Rosa Gori e Ruggero Camerata (Luca Ward), se vi siete persi le tre stagioni precedenti vi consiglio di mettervi in pari perché la vita di Aurora e la storia delle sue origini è così rocambolesca è piena di colpi di scena da far invidia ad un romanzo d’appendici dell’ottocento.

Ma torniamo a ieri sera. Una nuova stagione significa anche nuovi personaggi che nello specifico sono rappresentati dalla famiglia Astori, ricchi proprietari terrieri di Borgo Riva che approfittando del momento di difficoltà degli abitanti di Villalba stanno comprando le loro vigne per pochi euro. Gli Astori sono anche i nuovi cattivi, tutti i componenti della famiglia si impegneranno a mettere zizzania fra Aurora e Alessandro e il loro ritrovato amore, per non parlare degli interessi economici che spingono Lea Astori (Daniela Poggi) e il figlio Fabio (Fabio Fulco) ad essere i registi di qualcosa di molto torbido solo per acquisire l’immenso patrimonio dei Gori di cui Aurora e sua figlia Eva sono eredi.

Questa prima puntata mette già nero su bianco che le aspettative del pubblico su questa quarta stagione non verranno deluse e proprio come per le scorse serie gli intrighi, i morti ammazzati, il mistero ma soprattutto il grande amore fra Aurora e Alessandro ci terranno incollati al teleschermo per tutte le nuove dieci puntate. L’unico appunto che devo fare riguarda la sceneggiatura. In ogni serie c’è sempre stato un qualcosa di non chiarito mai fino in fondo, ad esempio chi è il padre di Marzia e Tessa Taviani? Qual è il nesso fra i Gori e i Taviani? Perché Aurora è stata affidata a Eva Taviani, donna dalla vita molto chiacchierata? E il mistero della famiglia Gori?

Avranno questi quesiti una risposta in questa nuova stagione? L’appuntamento è a giovedì sera su canale cinque.

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