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Isabella la rivoluzionaria

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È dal mese di ottobre che seguo con interesse una serie in prima visione che va in onda tutti i mercoledì su Rai Premium.

La serie racconta la vita di Isabella di Castiglia, la sovrana spagnola a cui la corona iberica deve l’unificazione del regno e le basi di quello che sarebbe stato l’impero Spagnolo.

Isabel, questo il titolo della serie, è una produzione della tv spagnola, una produzione molto accurata soprattutto nella ricostruzione storica. La serie è suddivisa in tre stagioni, andate in onda in Spagna dal 2013 al 2016, in Italia sono trasmesse una dietro l’altra.

Nella prima stagione viene narrata la vita di Isabella dall’adolescenza fino al matrimonio con Ferdinando d’Aragona con un contorno di intrighi e lotte di successione per il trono di Castiglia.

Nella seconda stagione, quella al momento in corso su Rai Premium, assistiamo alla guerra interna al regno di Castiglia che condurrà Isabella sul trono, ma saranno anche gli anni della conquista del regno di Granada, dell’instaurazione del tribunale dell’Inquisizione, di Tommaso de Torchemada e di Cristoforo Colombo.

Nella terza e conclusiva stagione la storia si concentrerà sulla vita degli Infanti, ossia i figli nati dall’unione con Ferdinando, figli che saranno fatti sposare con i principali eredi dei regni europei per rafforzare le alleanze del regno di Spagna. Basti pensare che la principessa Giovanna sposerà Filippo d’Asburgo e dalla loro unione nascerà l’imperatore Carlo V, mentre la giovane Caterina sarà la sfortunata moglie del futuro re d’Inghilterra Enrico VIII. La serie si conclude con la morte della regina Isabella.

Ciò che mi ha colpito principalmente è il carattere di Isabella, fin da giovanissima ha sempre pensato con la sua testa, avendo come unico obiettivo quello di diventare regina di Castiglia. E una volta ottenuto questo traguardo ha posto il benessere del suo popolo al di sopra di qualsiasi cosa. Naturalmente questo atteggiamento l’ha condotta in più occasioni a fare delle scelte. Scelte che l’hanno costretta a sacrificare i suoi figli, suo marito e i suoi affetti più cari.

Trovo, inoltro, che gli intrighi, le congiure e i compromessi politici raccontati, come il sacrificare un interesse personale per quello che si crede un bene comune, sia quanto mai attuale. Isabella è caparbia e ostinata, riesce con grande determinazione a farsi largo fra una schiera di uomini che vogliono il potere del regno di Castiglia. Sceglie Ferdinando d’Aragona come suo sposo per poter sanare l’eterno conflitto con il regno d’Aragona e Catalogna. Ma i due una volta divenuti sovrani non riusciranno ad attuare una politica comune dei due regni. Così i Castigliani verranno sempre prima degli Aragonesi-Catalani e la cosa porterà ad un forte malcontento che si perpetuerà nei secoli e sfocerà nella terribile guerra civile spagnola degli anni 30 del Novecento. Contrapposizione che ancora oggi pone la Spagna al centro delle cronache internazionali.

È attuale anche la paura del diverso, tutti i problemi del regno di Castiglia e Aragona vengono addossati alla comunità ebraica che per prima sarà vittima delle persecuzioni e delle torture perpetrate dal tribunale della santa Inquisizione, voluto fortemente da Isabella.

Ecco, un difetto della sovrana era proprio questo, il suo maniacale cattolicesimo che oggi sarebbe stato considerato fondamentalismo. L’essersi eretta a portatrice della dottrina cattolica ha provocato solo danni non solo nel regno di Spagna, ma anche nelle future colonie oltre oceano.

A detta di tutti gli storici, però, Isabella è da considerarsi una rivoluzionaria, perché ha capito prima di altri che si vince solo se uniti, che al popolo è necessaria la pace, popolo che va posto al di sopra di ogni cosa.

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L’Amica Geniale

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C’era una volta un povero rione della Napoli degli anni 50 e c’erano due bambine Lila e Lenù che pur vivendo in famiglie umili con molte ristrettezze cercano con tutte le loro forze di riscattarsi.

Lila e Lenù sono le protagoniste della serie L’Amica Geniale andata in onda ieri sera su RAI 1 e tratta dal best seller omonimo scritto dalla misteriosa Elena Ferrante.

La serie coprodotta da Rai Cinema, Hbo, TimVision e Fandango era stata presentata all’ultima mostra del cinema di Venezia dove era stata molto apprezzata dalla giuria.

Le numerose aspettative createsi intorno a questa produzione diretta dal regista Saverio Costanzo hanno creato un vero e proprio conto alla rovescia fino a ieri sera.

Con tutta onestà ero un po’ scettica, in quanto ogni qual volta si generano questi fenomeni televisivi le aspettative sono sempre deluse, inoltre qualche hanno fa mi ero imbattuta nella lettura di un libro della Ferrante, L’Amore Molesto, e sinceramente non mi era piaciuto.

Di conseguenza in questi anni non ho neanche letto la quadrilogia di L’Amica Geniale, ma dopo ieri sera me ne sono pentita.

Quello che è visto ieri sera è un racconto così vero e viscerale che mi ha lasciato senza parole. Vero perché alcuni episodi narrati fanno parte di racconti che spesso ho ascoltato dalla voce delle mie nonne. Viscerale perché le emozioni di queste due bambine ti arrivano in maniera empatica.

Bimbe che devono lottare contro genitori che l’estrema misera porta a gesti irrazionali, genitori che vorrebbero dare di più ai loro figli ma non possono, genitori che cresciuti senza amore non riescono a darlo ai loro bambini.

Bimbe che a loro modo non ci stanno ad essere considerate inferiori solo perché femmine. Bimbe che lotteranno per la propria indipendenza.

L’Amica Geniale è una sorta di manifesto dell’emancipazione femminile, ma è anche la storia di un’amicizia.

Un’ amicizia quella fra Lila e Lenù fatta di grande complicità, ma anche rivalità. La ragazzina che agli occhi di tutti sembra essere la più forte e la più determinata, Lila è in realtà la più fragile. Mentre Elena, per tutti Lenù, così calma e mansueta sarà quella che colpirà tutti con il suo coraggio.

La vicenda delle due giovani protagoniste è inserita in una Napoli caratterizzata da un carosello di personaggi che rimanda alla storia della città e in un certo senso alla storia dell’intero paese.

Non avendo letto il libro non posso fare il confronto, ma devo dire che sia l’interpretazione delle due piccole protagoniste sia la scenografia, i costumi e la sceneggiatura sono davvero straordinari.

E voi cosa ne pensate. Avete visto la serie ieri sera. Chi di voi ha letto libro e mi può dire la sua sul confronto? Aspetto i vostri commenti.

 

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ALICE E’ TORNATA

Ieri sera su RAI 1 è andata in onda la seconda stagione de L’ALLIEVA, che racconta le avventure di Alice Allevi, l’imbranata ma intuitiva specializzanda in medicina legale, nata dalla penna della messinese Alessia Gazzola.

Romanzi che ho adorato e che la serie Rai è riuscita a rendere molto bene. In questa seconda stagione si capisce che siamo un po’ lontani dalla ragazza pigra, impacciata, che abbiamo conosciuto nella prima stagione e a detta di molti neanche portata per il lavoro di medico legale, dato che prova un certo disgusto ad eseguire le autopsie. Ma fin dalla prima indagine, la morte della giovane Giulia Valenti al centro del primo romanzo L’Allieva, emergono le grandi doti di Alice, interpretata da Alessandra Mastronardi, ossia un gran intuito e un forte senso dell’osservazione, doti che non sfuggiranno all’ispettore di polizia Roberto Galligaris. Che chiederà una collaborazione con la nostra sbadata dottoressa. Doti investigative che anche in questa seconda stagione faranno emergere la nostra specializzanda, soprattutto nel primo episodio, Le Ossa della Principessa.

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A far da cornice a i diversi casi di omicidio non ritroviamo più il triangolo amoroso fra Alice, Claudio Conforti e Arthur Malcomess. Sembra che Alice sia riuscita a fare la sua scelta. A loro da ieri si è aggiunto il bel pubblico ministero Sergio Einaudi, interpretato da Giorgio Marchesi, che ha un passato burrascoso col dottor Conforti. Bel pubblico ministero che riporterà lo scompiglio nel cuore di Alice. Quest’ultima perennemente afflitta dalla sindrome da cuore in sospeso.

Claudio Conforti, detto anche CC, i cui panni sono vestiti da Lino Guanciale, non riesce a dare alla ragazza ciò che lei si aspetta. Ragazza che è ormai stufa del suo comportamento, Claudio, infatti, come diretto superiore di Alice è quello che più la umilia e ridicolizza davanti agli altri specializzandi, ma allo stesso tempo l’uomo prova una certa tenerezza verso la ragazza che sarà sempre più confusa dal suo strano comportamento. Non dimentichiamoci poi della storia con Arthur Malcomess, che ha il volto di Dario Aita, il reporter e figlio del Supremo, ossia il primario dell’istituto di medicina legale. Arthur, in un primo momento sembra il principe azzurro di Alice o almeno lei così lo idealizza, ma il ragazzo ha una personalità molto complessa, follemente innamorato del suo lavoro non riesce a mettere radici e il più delle volte risulta sfuggevole e narcisista. Cosa succederà in questa seconda stagione?

Alice è un’eroina che ti coinvolge fin da subito, un’eroina che fra un cadavere dimenticato in corridoio, analisi di laboratorio scambiate, computer distrutti, amori, dolori, soddisfazioni e crisi di panico ci fa morire da ridere. Un’eroina che ha come compagno d’avventure l’umorismo. Quest’ultimo è la chiave di lettura dell’opera di Alessia Gazzola.

Chiave presente anche nella fiction così come la tecnica narrativa semplice, che ogni tanto si arricchisce di un linguaggio tecnico come quello della medicina legale. Chiave di lettura che ci consegna un’opera con una miscela di ironia e humor che ha fatto dei romanzi uno dei più importanti fenomeni editoriali degli ultimi anni e della fiction prodotta da Rai Fiction e realizzata da Endemol Shine Italy un successo di pubblico inaspettato.

Certo ieri sera lo share è stato un po’ bassino, ma la concorrenza era spietata, fortuna che non ha vinto il GFV, ma XF12.

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L’ANTI MONTALBANO

 

Ieri sera è andato in onda su RAI 2 un nuovo episodio della seconda stagione di Rocco Schiavone. Il burbero vicequestore nato dalla penna di Antonio Manzini, che a mio avviso è riuscito a regalarci un personaggio diametralmente opposto al commissario di polizia più amato dagli italiani, Salvo Montalbano.

Ma come spesso accade, anche un personaggio negativo, può suscitare interesse da parte del pubblico. Rocco Schiavone è volgare nel linguaggio e nei modi, è sempre di cattivo umore, donnaiolo, ama iniziare la giornata con un buon spinello e nel suo passato abbiamo scoperto ci sono gravi casi di corruzione.

Corruzione che è il motivo per cui viene trasferito da Roma ad Aosta, città che l’uomo odia con tutte le sue forze, perché ci sono due cose che proprio non sopporta: il freddo e la neve.

Ma è proprio il suo caratteraccio a indurlo ad usare un suo personale metro di giudizio e la sua stretta affinità con i criminali lo spinge a immedesimarsi così bene a loro, da riuscire a risolvere sempre con successo i casi d’omicidio sui quali deve indagare.

Casi di cronaca nera che ci portano all’interno della provincia italiana dove spesso si nasconde un mostro celato dal perbenismo borghese.

Ad aiutare il nostro ruvido vicequestore c’è un gruppo di agenti di polizia non proprio brillanti che accettano ben volentieri i metodi investigativi poco ortodossi del loro nuovo superiore.

In questa seconda stagione scopriamo, inoltre qualcosa in più sul passato di Rocco e le cause che hanno portato alla morte dell’adorata moglie Marina, interpretata da Isabella Ragonese, con la quale l’uomo immagina ancora di parlare e condividere le giornate. Un passato che riuscirà a raggiungere l’uomo anche ad Aosta e con il quale dovrà fare i conti.

Rocco Schiavone, interpretato da uno straordinario Marco Giallini, è un antieroe, sempre arrabbiato nei confronti della vita, è l’essenza stessa del noir, atmosfera evidenziata ancora di più dalla città di Aosta descritta cupa e nera come lo stato d’animo di Rocco.

Il nuovo regista della seconda stagione Giulio Manfredonia, che ha sostituito Michele Soavi, ha molto giocato con l’aspetto scenografico. Gli episodi ambientati a Roma sono caratterizzati da una luce che manca nelle storie che hanno come cornice la Valla d’Aosta. Questo per evidenziare la differenza fra il Rocco felice nella sua casa romana accanto alla moglie Marina e il Rocco cupo e arrabbiato che si ritrova nel profondo nord contro la sua volontà accompagnato dai fantasmi del suo passato.

Un antieroe dall’animo tormentato che ci piace forse perché è molto più reale e simile a noi di quanto si possa immaginare.

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GUERRA E PACE

UN CLASSICO SENZA TEMPO

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Chiudete gli occhi e immaginatevi San Pietroburgo, il palazzo d’inverno con il suo splendido salone per le feste. Immaginatevi il ballo organizzato dallo zar e lì fra tante ragazze c’è lei la contessina Natasha Rostova che non vede l’ora di danzare con quello che crede il suo principe azzurro Andrej Bolkonskij. Entusiasta e intimorita dai suoi sentimenti, la bella Natasha cerca l’approvazione del caro amico d’infanzia Pierre Bezuchov, segretamente innamorato di lei.

Questo il triangolo amoroso protagonista di Guerra e Pace, un classico senza tempo. Un classico che è tornato in scena sui teleschermi europei grazie alla miniserie prodotta dalla BBC e andata in onda in Italia su Canale 5.

Devo essere onesta, adoro questa storia, anche se non ho mai letto il libro, adoro il modo in cui l’intreccio narrativo è in perfetta simbiosi con gli avvenimenti storici e adoro le vicende di Natasha perché in fondo raccontano un qualcosa che è capitato a tutte noi.

Per chi non conoscesse la storia Guerra e Pace, capolavoro di Lev Tolstoj, narra di un gruppo di famiglie aristocratiche russe durante la guerra napoleonica. Gli avvenimenti narrati coprono il periodo che va dal 1805 al 1814, ossia dalla battaglia di Austerlitz fino all’incendio di Mosca. La protagonista, l’ho abbiamo detto è Natasha, innamorata e promessa sposa del principe Andrej, entrambi sono amici del buon Pierre, ragazzo timido e impacciato. Come figlio naturale di un conte ricchissimo, Pierre eredita una vera e propria fortuna. Quest’ultima attira la bella e spregiudicata principessa Helen Kuragin che insieme a suo fratello Anatole seminerà zizzania qua e là. Ma Pierre è innamorato della sua amica d’infanzia Natasha, la quale lo guarderà mai con occhi diversi? Ben presto la guerra e Napoleone che marcia diretto su Mosca metteranno tutto in discussione.

Il binomio guerra e pace fa da collante a tutti gli avvenimenti narrati. Guerra come battaglia, come morte, ma anche come scontro fra sentimenti. E pace.

Pace necessaria dopo la guerra e pace dell’anima. Come dice Pierre è necessario vivere, è necessario amara, anche se il tuo mondo sta crollando, è necessario avere fiducia nel futuro.

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Quest’ultimo adattamento della BBC per la regia di Tom Harper è stato perfetto, mi è piaciuta anche Lily James nei panni di Natasha anche se credo che come l’ha interpretata Audrey Hepburn nel film del 1956 nessuno riuscirà a superarla.

Adesso devo andare a procurarmi il libro. Non ho più scuse. È arrivato il tempo di leggerlo.

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THE GOOD DOCTOR

Il dottor Shaun Murphy, protagonista della serie THE GOOD DOCTOR, è la sorpresa televisiva di questa calda estate. Sorpresa perché è cosa assai rara che gli italiani stiano d’estate chiusi in casa a vedere la tv. Gli ascolti però parlano chiaro. THE GOOD DOCTOR insieme a TEMPTATION ISLAND sono riusciti a cambiare parte delle abitudini estive del bel paese.

Ma qual è il motivo di co tanto successo? Il giovane dottor Murphy, specializzando in chirurgia al St. Bonaventure Hospital è affetto da autismo e dalla sindrome del savant che da un lato provoca ritardi cognitivi, ma dall’altro accelera lo sviluppo di un’abilità sopra la norma. Così il nostro Shaun (interpretato da Freddie Higiamore, noto al grande pubblico per Neverland e La Fabbrica di Cioccolato) ha un’intelligenza straordinaria e una memoria di ferro, doti che ha deciso di applicare all’arte medica, dato che il suo sogno è quello di salvare vite umane. Decisione presa quando era ancora bambino mentre assisteva alla morte del fratello e del suo coniglietto del cuore.

È chiaro che l’intento della serie americana è quello di rompere il tabù della disabilità. Il messaggio è quello che anche con dei limiti ognuno di noi può realizzare i propri sogni. Forse in America una cosa così è possibile, ma in Italia una storia del genere sarebbe credibile? A mio avviso no. La nostra società civile è ancora troppo lontana per accettare determinate cose o semplicemente guardare il mondo e la vita senza filtri.

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Naturalmente il percorso di Shaun non sarà facile, il nostro giovane dottore dovrà scontrarsi con lo scetticismo e il pregiudizio dei suoi colleghi e dei suoi superiori che vedono nella sua patologia un limite. Il dottor Melendez alle volte lo ignora del tutto, spaventato dalla straordinaria bravura di Shaun nel fare le diagnosi. E poi ci sono i compagni di specializzazione: la dottoressa Browne che aiuta Shaun nel relazionarsi con i pazienti e il dottor Kalu che spesso e volentieri ruba le idee geniali di Shaun. L’unico a credere in lui è il Dr. Glassman primario della struttura ospedaliera.

La serie è stata creata da David Shore, già padre di DR. HOUSE e prodotta dall’ABC. Serie che risulta molto tecnica nel lambito medico, specificità che viene evidenziata ad ogni intervento chirurgico con delle piccole schede che appaiono di fianco al teleschermo. Geniale. Consiglierei di vedere questa serie a tutti gli studenti di medicina, è perfetta per imparare mentre si guarda la tv. L’appuntamento con i nuovi episodi è per sta sera su RAI 1 alle 21.25.

E voi cosa ne pensate? Ditemi la vostra. Siete soliti guardare la tv in estate o siete tra coloro che traslocano su calde spiagge e trascorrono il tempo bevendo prosecco dimenticandovi del mondo che vi circonda?

 

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DALLA RUSSIA CON AMORE

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Buona sera a tutti. Per prima cosa voglio scusarmi per il mio silenzio, negli ultimi due mesi sono stata molto impegnata. Ho iniziato a frequentare un master in marketing e comunicazione che mi ha preso totalmente, master grazie al quale forse la mia vita professionale potrà avere una svolta. Spero di poter continuare a curare questo spazio, ma far conciliare lavoro, studio, famiglia e blog è davvero molto difficile.

Gli impegni però non mi hanno impedito di guardare la tv (solo dopo cena) e la stagione estiva di quest’anno, stranamente, mi ha lasciato felicemente sorpresa.

La prima serie estiva che mi ha conquistato fin dalle prime battute è THE AMERICANS, che va in onda tutti i giovedì sera alle 21.20 su RAI 4. Serie che è stata trasmessa con successo negli Stati Uniti a partire dal 2013 e lì siamo ormai alla sesta stagione, in Italia è stata mandata in onda su Fox dove è arrivata alla quinta stagione, mentre in Rai siamo ancora alla seconda, ma le prime quattro stagioni sono tutte disponibili su Netflix. Protagonista una normale famiglia americana che vive a Washington DC., siamo nel 1981, da poco è iniziata l’era Reagan e i coniugi Philip ed Elizabeth Jennings non hanno nulla di cui lamentarsi, gestiscono con successo un’agenzia di viaggi, hanno due figli Paige di 13 anni e Henry di 8, vivono in una villetta a due piani e sono la perfetta famiglia americana, la famiglia che tutti vorremo avere come vicini.

In realtà Philip ed Elizabeth si chiamano Mikhail e Nadezhda e sono due spie del KGB. Fanno parte di una cellula silenziosa creata dai servizi segreti sovietici chiamati “illegali” il cui compito era quello di mimetizzarsi nella società americana per poter spiare gli organi di potere dal loro interno. Diretti e coordinati dalla misteriosa Claudia i due, diventati una coppia e poi una famiglia per volere del regime sovietico, devono far convivere la loro doppia vita. Elizabeth fra i due è quella più devota alla causa, Philip nel tempo ha iniziato a vedere le cose sotto una prospettiva diversa. A l’uomo non dispiace il modello di vita americano e inizia a dubitare del regime, Elizabeth invece si farebbe ammazzare per la grande madre Russia, ma si farebbe ammazzare anche per i suoi figli, ignari della doppia vita dei genitori, figli che sono cittadini americani a tutti gli effetti. Cosa accadrebbe ai ragazzi se Philip ed Elizabeth verrebbero scoperti?

A indagare su questa cellula silenziosa c’è una squadra speciale dell’FBI capitanata da Stan Beerman, Stan che è dirimpettaio dei coniugi Jennings non che miglior amico di Philip, Stan che non immagina minimamente che il nemico a cui dà la caccia è il suo vicino di casa, Stan che trovando come amante una funzionaria dell’ambasciata russa si ritroverà in grossi guai.

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Tutta la narrazione e l’introspezione dei personaggi si gioca su questa dualità che vede i protagonisti divisi fra America e Russia, fra l’essere genitori e essere spie. A proposito di spionaggio la suspence, i delitti, gli intrighi, i travestimenti e i colpi di scene vi terranno incollati allo schermo. Uno straordinario spy story nato dalla penna di Joe Weisberg, ex agente della CIA, e ispirato ad una storia vera. Philip ed Elizabeth sono interpretati da due attori straordinari, che grazie a questa interpretazione si sono tolti di dosso l’aria di bravi ragazzi a cui le interpretazioni precedenti li avevano legati. Sto parlando di Matthews Rhys (noto per aver interpretato Kevin Walker in Brother e Sisters) e Keri Russell (famosa per essere stata Felicity Porter). A proposito di Keri tutto il mondo la ricorda come Felicity, che detto fra noi non era proprio tutta sta furbizia, in THE AMERICANS è tutto l’opposto: fredda, calcolatrice e spezza ossi del collo con la stessa tranquillità con cui mia nonna fa la parmigiana di melanzane.

Molto importante è anche il contesto storico in cui si inserisce la serie, gli anni 80, gli anni di Reagan, il decennio più sanguinoso della guerra fredda, decennio in cui saranno gettate le basi per l’abbattimento del muro di Berlino e la fine dell’unione sovietica. Gli anni di Madonna e Michael Jackson, dei capelli cotonati, delle spalline e di uno stile di vita che ha fatto storia.

Una serie molto attuale, dato l’importante ruolo che ancora oggi la Russia gioca su piano internazionale, il cui presidente è stato l’ultimo capo del KGB. Una serie che ti racconta la guerra fredda da un altro punto vista, quello russo.

L’appuntamento è per sta sera su RAI 4.

 

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QUESTO NOSTRO AMORE 80

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Li avevamo lasciati a Natale del 1970. Ognuno con una scelta importante da fare. Alla fine Teresa ha trovato il coraggio di portare avanti la sua quarta gravidanza. Benedetta ha capito che il grande amore della sua vita è Bernardo. Quest’ultimo ha accettato un figlio non suo solo per amore di Benedetta. E poi ci sono Anna e Vittorio, torneranno insieme oppure no. Lo scopriremo nel terzo capitolo della fortunata serie di RAI 1, QUESTO NOSTRO AMORE 80, di cui ieri sera è andata in onda la seconda puntata (la prima è andata in onda domenica 1 aprile)

Ritroviamo le famiglie Costa/Ferraris e Strano a distanza di 10 anni, nel 1981, 10 anni in cui quasi tutto è cambiato. Cambiamento dovuto soprattutto al nuovo contesto storico in cui ci troviamo. Si sono conclusi gli anni di piombo e l’intero paese ha una voglia matta di rinascere, di iniziare una nuova vita, piena di speranze e di prospettive nuove. Gli anni 80 saranno per il nostro paese, un periodo in cui gli italiani avranno l’illusione di un secondo boom economico, anni in cui forte sarà la rivoluzione nei costumi, nella musica e nella società in generale. Anni in cui soprattutto le donne prenderanno piena coscienza del loro potenziale ed entreranno a pieno diretto nella vita politica, economica e sociale del paese. Sono gli anni della televisione privata, sono gli anni di un Italia ormai lontana anni luce.

Tutto questo influenzerà le vite dei componenti delle famiglie Costa/Ferraris e Strano. Benedetta (Aurora Ruffino) e Bernardo (Dario Aita) sono riusciti a realizzare il progetto del ragazzo ossia avviare un’azienda agricola, un piccolo paradiso in cui la giovane coppia è riuscita a creare una famiglia fuori dai ritmi e dai rumori della grande città. Benedetta così intraprendente e combattiva per la propria indipendenza e libertà sembra essersi adatta al semplice ruolo di moglie e madre, ma l’incontro con un famoso fotografo riaccende in lei la passione per la fotografia. Le sue sorelle sono diventate due piccole donne, Marina (Elena Ferrantini) si è laureata in Archeologia e Clara (Neva Leoni) sta finendo il liceo. Anche i fratelli Strano sono cresciuti, Fortunato (Daniele Vita) si è laureato e adesso insegna all’università, Domenico (Umberto Vita) fa l’animatore sulle navi da crociera e Ciccio (Vittorio Magazzù) va ancora a scuola, ultima la sorella Rosa (India Dassie) nata nel 1971 è affetta da sindrome di Down. Salvatore (Nicola Rignanese) è in pensione, ma mal si adatta a questa nuova situazione, anche perché sua moglie Teresa (Manuela Ventura) è sempre più una donna in carriera. Anna (Anna Valle) e Vittorio (Neri Marcorè) si sono definitivamente lasciati. La rottura è stata provocata dalla gravidanza di Emanuela (Diane Fleri) donna con cui Vittorio aveva avuto una relazione. L’uomo per dimenticare Anna decide di trasferirsi in Inghilterra, ma l’amore verso la donna è così forte che decide di far ritorno in Italia per ricomporre la sua famiglia. Anna nel frattempo si è rifatta una vita e non accetta più la presenza di Vittorio. Come andrà a finire lo scopriremo soltanto ogni martedì su RAI 1 alle 21.25.

Questo Nostro Amore 80 è la perfetta fiction da servizio pubblico. Una serie scritta bene, recitata bene, senza troppo fronzoli, che ti racconta la storia di due famiglie nelle quali molte famiglie di oggi possono ritrovarsi. La nuova regista Isabella Leoni, che ha sostituito Luca Ribuoli, direttore delle prime due serie, ha dato particolare importanza ai personaggi femminili, ponendoli a traino di tutta la narrazione.

Notevole, come già nelle serie precedenti, la colonna sonora. Oltre alle canzoni del tempo, abbiamo due inediti: DUE SOLITUDINI, scritto da Pacifico e cantata da Neri Marcorè e TIME di L’Aura.

Voi cosa ne pensata, avete visto la fiction?

 

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STRANGER THINGS

Devo essere sincera, ho iniziato a guardare Stranger Things con un po’ di scetticismo, pensavo che fosse la solita serie stupida per ragazzini, invece mi sono dovuta ricredere e non vedo l’ora di vedere la terza stagione.

A dire la verità nessuno aveva scommesso sulla serie scritta e diretta da Matt e Ross Duffer. I due accreditati come The Duffer Brother hanno faticato non poco per trovare qualcuno che distribuisse la loro serie, alla fine Netlix ha dato loro fiducia, incassando un successo clamoroso, successo che ha fatto di Stranger Things la serie più vista sulla piattaforma.

Stranger Things si compone di due stagioni e vede come protagonisti quattro ragazzini di dodici anni che devono affrontare un’entità aliena. Ma iniziamo con ordine. Siamo ad Hawkins, cittadina immaginaria dello stato dell’Indiana, anno domini 1983. Mike Wheelers (Finn Wolfhard) è un dodicenne con uno spiccato senso della fantasia, appassionato di materie scientifiche e fumetti, è solito trascorrere i pomeriggi con i suoi migliori amici, con i quali condivide giochi e interessi. Lucas Sinclar (Caleb Mclaughlin) è sicuramente il miglior amico di Mike, ragazzino molto coraggioso non si tira mai indietro quando c’è da aiutare un amico. Dustin Henderson (Gaten Materazzo) è il più simpatico del gruppo, un po’ sovrappeso e con la zeppola, è colui che funge da equilibrio quando le due forti personalità di Mike e Lucas si scontrano. E infine c’è Will Byers (Noah Schnapp) il più sensibile, dotato di una forte creatività che manifesta nell’arte del disegno. Una notte Will scompare, rapito da una forza aliena. Joyce Byers, madre di Will, interpretata da una straordinaria Winona Ryder, non si darà per vinta e farà di tutto per riportare Will a casa. In questo sarà aiutata dal capo della polizia Jim Hopper (David Harbour), uomo un po’ burbero ma con un forte senso della giustizia. Mike e i suoi amici saranno i primi a capire che Will è stato rapito da un mostro alieno da loro ribattezzato Demogorgone, mostro che detiene il ragazzo in un luogo che Dustin chiama il sottosopra, una realtà ultra parallele alla nostra. Durante le loro ricerche i tre ragazzini si imbattono in una strana bambina con i capelli rasati di nome Undici.

Undici (Millie Bobby Brown) è scappata da un misterioso laboratorio di ricerca, dove si praticavano strani esperimenti. Undici, infatti è dotata di poteri telecinetici, ed è legata in qualche modo anche al Demogorgone. Insieme a Will è stata rapita anche Barbara Holland, la migliore amica di Nancy Wheeler (Natalia Dyer), sorella maggiore di Mike. Nancy si unirà alle ricerche insieme al suo fidanzato Steve Harrington (Joe Keery) e a Jonathan Byers (Charlie Heston) fratello di Will. Come andrà a finire?

Non ve lo dico perché vi consiglio di vedere la serie, vi dico però che nella seconda stagione il Demogorgone ritorna per vendicarsi, inoltre scopriremo la vera identità di Undici e faremo luce sul suo passato. Ci saranno anche due nuovi personaggi Max Mayfield, una ragazzina dai capelli rossi imbattibile ai videogiochi e il suo fratellastro Billy Hargrove, ragazzo dalla personalità un po’ disturbata. E Joyce sarà più scatenata che mai nel difendere la sua prole.

Perché mi è piaciuta, innanzitutto perché è scritta bene, la sceneggiatura è ben fatta e ti tiene letteralmente incollata al teleschermo. È ambientata nei favolosi anni ottanta: capelli cotonati, spalline extra large e musicassette la fanno da padrone, per non parlare della colonna sonora che spazia dai Clash a David Bowie, dai Police a Cyndi Lauper.

È una serie che vuole omaggiare film cult degli anni ottanta come ET, ALIAS e STAND BY ME, ma soprattutto ti racconta di un mondo senza internet e cellulari, dove i ragazzini erano soliti trascorrere i pomeriggi all’aria aperta, inventando giochi e immaginando fantastiche avventure. Un mondo dove contavano gli amici veri e non quelli virtuali.

L’amicizia è la chiave di lettura di tutta la serie, l’amicizia quella vera quella di quando sei ragazzino e che da adulto non avrai più. Ma Strange Things può essere anche una metafora di come combattere le nostre paure o i nostri demoni interiori.

Chi di voi l’ha vista? Vi è piaciuta oppure no. Scrivetemelo nei commenti. Buon lunedì.

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ROMANZO FAMIGLIARE

Scusate l’assenza di post nelle ultime settimane, ma sono stata vittima di una grave influenza che mi ha costretta a letto per più di 10 giorni.

Vediamo cosa c’è stato di nuovo in tv. La RAI ha inaugurato il nuovo anno con una fiction d’autore e un grande ritorno quello di Don Matteo 11 di cui vi parlerò prossimamente. La grande novità è rappresentata dal family drama scritto e diretto da Francesca Archibugi e che porta il titolo di ROMANZO FAMIGLIARE, titolo che vuole essere un omaggio a LESSICO FAMIGLIARE, il capolavoro di Natalia Ginzburg.

La storia ha per protagonista Emma Liegi (interpretata da Vittoria Puccini) trentaduenne sbadata, disordinata, in casinista che proprio non riesce a essere una brava moglie e una brava mamma. All’età di 16 anni, infatti, Emma rimane incinta di una bambina Micol che crescendo si dimostra molto più matura della madre. Colonna portante nella vita delle due ragazze è Agostino (Guido Caprino) marito di Emma e papà di Micol.

Le cose si complicano quando Agostino ufficiale di marina viene promosso al grado di capitano e trasferito da Roma a Livorno, il trasferimento per Emma è destabilizzante perché Livorno è la città da cui è scappata 16 anni prima, è la città dove risiede la sua famiglia e dove suo padre Gian Pietro (interpretato da Giancarlo Giannini) cerca di controllare tutto e tutti. Contemporaneamente Micol rimane incinta del suo insegnante di musica rivivendo l’esperienza della madre. Emma matura in un colpo iniziando a trasformarsi in una donna un po’ più sicura di sé che non vuole far mancare alla figlia tutto il suo affetto e il suo appoggio in un momento così delicato per la ragazza. Emma però non fa i conti con il padre che ha un ottimo ascendente su la giovane Micol, senza contare i fantasmi del passato che cercheranno di distruggere il rapporto fra Emma e Agostino.

La serie è composta da sei puntate di cui due già andate in onda, la terza puntata sarà trasmessa lunedì 15 gennaio alle 21.25 circa. Gli ascolti fin qui sono stati notevoli, ma personalmente trovo la narrazione un po’ lenta e deludente dato che parliamo di un lavoro che porta la firma di un’autrice importante come la Archibugi. Utilizzando la frase di un giornalista del Corriere della Sera sembra un vecchio sceneggiato RAI a cui sono stati inseriti temi moderni. Certo non mancano i colpi di scena e quel intreccio narrativo che porta l’insieme della fiction ad assomigliare ad una sorta di telenovela, a ciò va aggiunto un cast di attori di alta qualità che aiuta a colmare le carenze nella sceneggiatura. L’unica nota che ho apprezzato è la voce fuori campo che racconta la vicenda (voce dell’autista di casa Liegi) e le riprese della splendida Livorno.

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