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SANREMO 2018

LE DIECI COSE CHE HO AMATO DELL’ULTIMA EDIZIONE DEL FESTIVAL DI SANREMO E LE DIECI COSE CHE NON HO APPREZZATO.

Ieri sera si è conclusa la 68° edizione del festival di Sanremo, festival che, diciamola tutta, sta al paese Italia come una festa padronale o una sagra sta a un borgo medievale. L’ho aspetti tutto l’anno, ti chiedi chi sarà a presentarlo, chi saranno gli stilisti scelti dalla prima donna, chi saranno i cantanti che parteciperanno, pensi che forse ci sarà qualcosa di nuovo. E invece niente, il copione è sempre lo stesso, proprio come una sagra viene celebrata la storia e la tradizione della musica italiana. Storia e tradizione che quest’anno l’hanno fatta da padrona se si pensa all’età media dei partecipanti. Ma lo guardi lo stesso, perché il giorno dopo saresti tagliato fuori dalle discussioni al bar, in ufficio, sul tram o a scuola. Come qualsiasi festa di paese se non ci vai sei macchiato a vita dai tuoi compaesani.

Sanremo18
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Qui di seguito vi elenco le dieci cose che non ho apprezzato di questa edizione e le dieci cose che mi sono piaciute.

LE 10 COSE CHE NON HO APPREZZATO SONO:

1 I vestiti di Michelle Hunziker, da fashion victim quale sono li ho trovati orribili, fatta eccezione per re Giorgio la prima sera.

2 La scelta di molti dei cantanti in gara, troppo vecchi, a dimostrazione della mia teoria che l’Italia è un paese proiettato al passato non al futuro. Un paese dove gli anziani fanno fatica a lasciare il passo ai giovani, anche nel mondo della musica.

3 Le gag comiche dei tre presentatori sono stati imbarazzanti, per non parlare delle interviste alle canzoni fatte con la Leosini e la Sciarelli, terribili.

4 Il caso di plagio che ha visto al centro delle polemiche la canzone di Metal e Moro. A mio avviso la produzione del festival ha trattato la cosa con superficialità in quanto potevano accertare le cose prima che la chermes avesse inizio.

5 Non ho amato gli eccessivi intermezzi pubblicitari che hanno rallentato ancora di più lo svolgimento della gara. Ma non sarebbe Sanremo se su quel palco tutto non fosse lento come un bradipo.

6 Baglioni nei panni del conduttore no, meglio come cantante.

7 Facchinetti e Fogli, i peggiori come cantanti.

8 L’esibizione di Michelle sulle note della canzone QUELLO CHE LE DONNE NON DICONO per sensibilizzare sulla questione dei femminicidi e della violenza sulle donne. L’ho trovata come una strumentalizzazione alle polemiche su Doppia Difesa, anche perché la sensibilizzazione non si fa cantando una canzoncina sul palco dell’Ariston, si fa andando nelle scuole ad educare al rispetto.

9 La giuria degli esperti, a parte Giovanni Allevi unico musicista accreditato, gli altri che centravano, andavano bene per i David di Donatello.

10 Il vincitore delle nuove proposte.

LE 10 COSE CHE HO AMATO SONO:

1 Pierfrancesco Favino, una vera scoperta, bello e bravo. Ma soprattutto commovente nel suo monologo sui migranti, sulla loro disperazione che li porta ad affrontare deserto, mare e poi l’intolleranza europea.

2 La scelta dei comici: Fiorello mattatore della prima serata, Virginia Raffaele fantastica, ma anche Crozza, Frassica e il mago Forrester non sono stati da meno. Hanno dato un tocco di vita ad un festival un po’ noioso.

3 I duetti della quarta serata. I migliori quello di Noemi e Paola Turci, Stato Sociale e il coro dell’Antoniano di Bologna, Diodato e Roy Paci con Ghemon, Barbarossa con la Foglietta e Cristicchi che sta a Fabrizio Moro e Ermal Metal come la nutella sta col pane.

4 Premio Lucio Dalla per le nuove proposte ad Alice Caioli, mia concittadina.

5 I duetti fra Baglioni e i grandi della musica italiana. Anche se qualcuno non era al massimo della sua forma fisica vedi il Volo e la Nannini.

6 La canzone di Max Gazzè, la leggenda di Cristalda e Pizzomunno diventata una splendida ballata d’amore, la mia preferita.

7 Luca Barbarossa. Il ragazzo della via Margutta è diventato adulto e con la sua canzone racconta il tempo che passa, di come cambiano i sentimenti e di come l’amore a un certo punto è fatto di piccoli gesti di quotidianità.

8 Michelle Hunziker che non amo, ma che in questa situazione ha dimostrato una grande professionalità e presenza scenica. Un tempo c’era un conduttore uomo e due belle donne accanto. Quest’anno abbiamo avuto una bella donna a condurre con accanto due valletti di cui uno molto bello.

9 Ermal Meta e Fabrizio Moro che con la loro NON MI AVETE FATTO NIENTE vincono la 68°edizione del festival. Vittoria meritata al di là delle polemiche. Lo Stato Sociale al secondo posto, la loro canzone ho paura che ci tormenterà per tutta l’estate. Brava anche Annalisa in terza posizione.

10 Laura Pausini, grande artista, ha sfidato il freddo per poter cantare in mezzo alla gente fuori dall’Ariston e poi la sua interpretazione di Avrai con Baglioni va be……. che ve lo dico a fare.

E voi avete visto il festival? Cosa ne pensate? Avreste voluto che vincesse qualcun altro? Qual era il vostro podio ideale?

 

 

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L’INGANNO

Virginia, Stati Uniti d’America, anno domini 1863. In piena guerra civile, una giovane istitutrice Martha Farnsworth riesce a creare nella propria casa coloniale una sorta di gineceo dove lei e un’altra insegnante la signorina Edwina Morrow si prendono cura di cinque ragazzine impossibilitate a raggiungere le famiglie a causa della guerra. Ogni singola giornata è scandita da un rigido orario dove lezioni, attività agricole e faccende domestiche si alternano regolarmente in un’atmosfera quasi surreale.

Atmosfera nella quale questo piccolo gruppo di donne si è isolato e l’eco dei cannoni dei confederati sembra solo un fastidioso rumore di sottofondo. Ma la realtà irrompe nelle loro vite nelle vesti del caporale John Mcburney. Caporale che viene trovato ferito nel bosco da una delle ragazze e condotto in casa per essere curato. La presenza dell’uomo distruggerà l’equilibrio nella scuola.

Il caporale risveglia in ogni singola ragazza sentimenti ed emozioni che erano state represse da tempo. In Jane, Amy, Emily e Marie, le ragazze più piccole, si accende la curiosità di conoscere cosa c’è al di là del cancello di casa, c’è la voglia di riavere un contatto con il mondo. In Alicia, adolescente ribelle, John risveglia il desiderio sessuale e lo stesso vale per la signorina Edwina Morrow. Anche Martha che all’inizio era contraria alla presenza dell’uomo in casa si convince che John potrebbe essere un valido aiuto. John d’altro canto comprende lo scompiglio che ha provocato e inizia ad esercitare su ognuna delle donne un fascino ambiguo per ottenere dei vantaggi personali. La situazione però gli sfuggirà dalle mani, tanto che le cose per il povero caporale non si metteranno affatto bene.

Il film scritto e diretto da Sofia Coppola è stato presentato all’ultima mostra del cinema di Venezia. Adattamento cinematografico del romanzo THE BEGUILDED scritto da Thomas P. Culliman nel 1966, era già stato portato sul grande schermo col film LA NOTTE BRAVA DEL SOLDATO JONATHAN del 1971 con Clint Eastwood.

Il cast scelto dalla Coppola è un cast da oscar. Abbiamo Colin Farrell nei panni del caporale Mcburney, Nicole Kidman in quelli di Martha Farnsworth, Kirsten Dunst è Edwina Morrow e infine Elle Fanning. Quest’ultima a mio avviso è stata bravissima ad interpretare Alicia dandole l’immagine di una Lolita ottocentesca. Splendidi i costumi, le scenografie e la ricostruzione storica, ma come sempre i film della Coppola non mi convincono fino in fondo. Sono come quei regali sotto l’albero di Natale che hanno una confezione bellissima ma nel momento in cui li scarti ti accorgi che il regalo in sé non è poi così bello. Film ben costruito ma che manca di quel senso di empatia che spesso e volentieri si crea tra narrazione cinematografica e spettatore.

L'inganno