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VIKINGS

Saccheggi, guerre fratricide, lotte di religione, tradimenti, vendette, congiure per assicurarsi il potere e il trono. Una violenza inaudita. L’istinto di sopravvivenza, la voglia di conoscere cosa c’è al di là dei fiordi, il desiderio di scoprire nuove terre per realizzare una vita migliore, il desiderio di conquistare il mondo. Tutto questo è VIKINGS, serie televisiva canadese arrivata ormai alla quinta stagione. Serie a carattere storico ideata e interamente scritta da Michael Hirst.

Nelle prime tre stagioni abbiamo conosciuto Ragnar Lodbrok (interpretato dall’attore australiano Travis Fimmel), un contadino, che senza volerlo grazie alla sua astuzia e alle sue doti di guerriero diventa re di Kattegat, regno vichingo. Ragnar diventa subito una leggenda anche perché si considera erede di Odino, padre degli dei. Ragnar ha un fratello Rollo (interpretato dall’attore inglese Clive Standen), che vive una sorta di sindrome di inferiorità nei confronti del fratello. Lo scontro fra i due sarà inevitabile. Ragnar, oltre ad essere uno straordinario guerriero, è anche un bravissimo marinaio con una forte curiosità. Curiosità e brama di ricchezze che lo condurranno a saccheggiare le coste dell’Inghilterra. In una di queste scorribande, con al fianco il fratello Rollo e l’amico d’infanzia Floki (interpretato dall’attore svedese Gustaf Skarsgard) abile costruttore di navi, Ragnar incontra un monaco cristiano Athelstan, uomo di cui il vichingo resta affascinato in quanto si incuriosisce su questa strana religione che venera un solo Dio il cui il figlio è morto crocifisso. Successivamente, a causa della morte della figlia, Ragnar attraverserà una profonda crisi esistenziale e mistica. Molto importanti nella sua vita saranno anche le donne, la prima moglie Lagherta (interpretata dall’attrice canadese Katheryn Winnick), una guerriera che dà a Ragnar due figli Bjorn e Gyda, e la seconda moglie la principessa Aslaug (interpretata dall’attrice australiana Alyssa Sutherland) che darà alla luce quattro figli maschi Hvitserk, Ubbe, Sigurd e Ivar. Quest’ultimo nasce con gli arti inferiori deformi. L’Inghilterra sarà sempre un chiodo fisso per Ragnar e farà di tutto per conquistarla, qui però deve fare i conti con l’astuto re Ecbert e ben presto anche la città di Parigi entrerà a far parte delle mire espansionistiche degli uomini del nord o normanni, nome datogli proprio dai parigini. Nella quarta stagione, i cinque figli di Ragnar cercano di portare avanti l’eredità paterna. Bjorn la corazza (interpretato dall’attore canadese Alexander Ludwing) si spinge fino al Mediterraneo facendo la conoscenza di un’altra civiltà monoteista, gli Arabi. Ivar detto il senza ossa (interpretato dall’attore danese Alex Hogh Andersen), insieme agli altri tre fratelli, prova a vendicare il padre e a riconquistare l’Inghilterra. Ben presto però i dissidi fra i quattro porteranno allo scontro. Questo è in sintesi quello che succede, è impossibile raccontare tutti gli avvenimenti e i personaggi che si susseguono, per questo, vi suggerisco, se non l’avete ancora fatto di guardare tutte le puntate precedenti su Netflix o RAIPLAY.

Andiamo alla quinta stagione in onda tutti i lunedì su RAI 4, Ivar non sodisfatto del saccheggio di York, decide di riconquistare Kattegat, in mano da tempo a Lagertha, la cosa però non trova d’accordo i suoi fratelli. Una terribile guerra fratricida ci aspetta. Chi dei figli di Ragnar avrà la meglio sull’altro? New entry della quinta stagione è l’attore irlandese Jonathan Rhys Meyers che non ha bisogno di presentazioni. Meyers veste i panni del vescovo Heahmund, un vescovo che ha una visione tutta sua del cristianesimo.

Devo fare i complimenti allo sceneggiatore, in quanto ha fatto un buon lavoro di ricerca storica, infatti buona parte di quello che viene raccontato corrisponde a realtà. Certo la storia reale in alcuni casi è stata unita al racconto mitologico. Ad esempio non sappiamo se Ragnar sia realmente esistito, le sue gesta si trovano in quello che gli studiosi hanno definito come ciclo vichingo, ciclo in cui si parla anche di Odino, di Thor e del regno di Asgard. Cosa diversa invece per personaggi come Rollo, che nella realtà si chiamava Rollone e fu il primo duca di Normandia e nonno di Guglielmo il Conquistatore e Ruggero d’Altavilla. Anche Ivar senza ossa è realmente esistito, fu il capo della spedizione vichinga proveniente dalla Danimarca che saccheggiò e distrusse la città di York. Lo stesso vale per Floki che nella realtà fu colui che scoprì e colonizzò l’Islanda. Altra cosa molto importante che sottolinea la serie è il ruolo che le donne occupavano presso la società vichinga. Erano donne che in molte occasioni erano considerate al pari di un uomo. Donne a cui ero concesso di impugnare la spada e di combattere.

Una serie che racconta abilmente la storia vera e mitologica di quello che è stato il popolo più violento d’Europa. Un popolo che, soprattutto in Inghilterra ha gettato le basi per quello che sarebbe stato uno dei regni più importanti della storia, per non parlare poi della lingua. Quasi il 70% delle parole inglesi deriva dalla lingua parlata dagli antichi vichinghi. E poi da loro discendono i Normanni le cui traccia sono ancora visibili nell’Italia meridionale. Insomma un popolo che ha determinata la storia di una buona parte d’Europa.

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ANNIENTAMENTO

QUANDO L’ANIMA INCONTRA LA SCIENZA. Non amo i film di fantascienza, ma ho scelto di vedere ANNIENTAMENTO perché Natalie Portman è una delle mie attrici preferite e volevo capire come l’attrice americana di origine israeliana si sarebbe confrontata con un genere del tutto nuovo per lei.

ANNIENTAMENTO è un film scritto e diretto da Alex Garland, tratto dall’omonimo romanzo di Jeff Vandermeer. Oltre alla Portman nel cast troviamo Oscar Isaac, Jennifer Jason Leigh, Gina Rodriguez, Tessa Thompson e Tuva Novotny. Distribuzione Netflix.

Protagonista Lena (Natalie Portman) biologa di una certa fama, ha perso da un anno il marito Kane (Oscar Isaac), tenente dell’esercito. Il lutto l’ha annientata, schiacciata dai sensi di colpa per quel matrimonio in crisi da tempo e finito nei peggiori dei modi, smarrita dalla perdita di quella quotidianità che scandiva la sua esistenza.

Improvvisamente il suo amato Kane, ritenuto morto, torna a casa. Ma il tenente non sta bene e durante il trasporto in ospedale i due coniugi vengono rapiti da forze governative. Lena scopre così cosa è successo al marito ma cosa più importante scopre l’esistenza dell’AREA X. Zona misteriosa, in continua espansione e dotata di inquietanti misteri. A capo del gruppo di forze governative che deve sciogliere il mistero su questo strano caso c’è la dottoressa Ventress (Jennifer Jason Leight) psicologa. La donna ha inviato diverse squadre di militari per capire cosa accadesse dentro l’AREA X, ma nessuno di loro è tornato indietro fatta eccezione di Kane, adesso però l’uomo è gravemente malato di una malattia sconosciuta. La Ventress sta preparando una nuova squadra, sta volta formata da scienziate e propone a Lena di farne parte. La donna accetta perché vuole a tutti i costi salvare la vita del marito.

Insieme a Lena si introducono nell’AREA X Anya Thorensen (Gina Rodriguez) paramedico, Cass Sheppard (Tuva Novotny) geologa e Josie Radek (Tessa Thompson) fisico, a capo della spedizione la dottoressa Ventress. Il viaggio che le cinque donne intraprendono è terrificante. Lena scopre ben presto che la missione è una missione suicida e che le sue compagne, tutte volontarie, sono donne che come lei sono state annientate da qualcosa, chi da un lutto, chi da un trauma, chi da un cancro. La forza oscura che domina l’AREA X ha il potere di alterare il DNA di ogni cosa e in alcuni casi altera lo stato d’animo delle protagoniste che riescono a dar pace ai loro tormenti interiori. Anche Lena alla fine dovrà fare i conti con sé stessa, dovrà mettere a nudo le proprie paure per poter trovare un nuovo equilibrio.

La scienza o meglio una nuova lettura della legge di Darwin sta alla base di tutta la narrazione. Si parla della materia di cui siamo fatti, di cellule, di DNA, di tutte le trasformazioni possibili e impossibili. Ma soprattutto si parla di come tutto quello che ci circonda può cambiare, può adattarsi ed evolversi per non essere sopraffatto.

Ma questi mutamenti fisici sono in realtà una metafora per descrivere i mutamenti psicologici. Lena è una donna annientata, ma riesce ad adattarsi al cambiamento. Lei e Kane rappresentano la possibilità di rigenerarsi in qualcosa di nuovo, fuggendo dalla tendenza del genere umano ad autodistruggersi.

Morire per poi rinascere, toccare il fondo per poi capire che occorre non farsi annientare da tutte le prove a cui la vita ti sottopone.

È un film, forte, potente e molto particolare, rivolto forse ad un pubblico di nicchia e agli amanti del genere fantasy. L’interpretazione della Portman è eccezionale. Le scenografie molto belle tanto che a tratti hai la sensazione di essere all’interno di uno di quei vetrini che si mettono al telescopio. Geniale poi l’idea di utilizzare i mutamenti genetici come parabola dei mutamenti dell’animo umani. Come avete potuto capire mi sono dovuta ricredere sui film di fantascienza e voi? Cosa ne pensate?

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STRANGER THINGS

Devo essere sincera, ho iniziato a guardare Stranger Things con un po’ di scetticismo, pensavo che fosse la solita serie stupida per ragazzini, invece mi sono dovuta ricredere e non vedo l’ora di vedere la terza stagione.

A dire la verità nessuno aveva scommesso sulla serie scritta e diretta da Matt e Ross Duffer. I due accreditati come The Duffer Brother hanno faticato non poco per trovare qualcuno che distribuisse la loro serie, alla fine Netlix ha dato loro fiducia, incassando un successo clamoroso, successo che ha fatto di Stranger Things la serie più vista sulla piattaforma.

Stranger Things si compone di due stagioni e vede come protagonisti quattro ragazzini di dodici anni che devono affrontare un’entità aliena. Ma iniziamo con ordine. Siamo ad Hawkins, cittadina immaginaria dello stato dell’Indiana, anno domini 1983. Mike Wheelers (Finn Wolfhard) è un dodicenne con uno spiccato senso della fantasia, appassionato di materie scientifiche e fumetti, è solito trascorrere i pomeriggi con i suoi migliori amici, con i quali condivide giochi e interessi. Lucas Sinclar (Caleb Mclaughlin) è sicuramente il miglior amico di Mike, ragazzino molto coraggioso non si tira mai indietro quando c’è da aiutare un amico. Dustin Henderson (Gaten Materazzo) è il più simpatico del gruppo, un po’ sovrappeso e con la zeppola, è colui che funge da equilibrio quando le due forti personalità di Mike e Lucas si scontrano. E infine c’è Will Byers (Noah Schnapp) il più sensibile, dotato di una forte creatività che manifesta nell’arte del disegno. Una notte Will scompare, rapito da una forza aliena. Joyce Byers, madre di Will, interpretata da una straordinaria Winona Ryder, non si darà per vinta e farà di tutto per riportare Will a casa. In questo sarà aiutata dal capo della polizia Jim Hopper (David Harbour), uomo un po’ burbero ma con un forte senso della giustizia. Mike e i suoi amici saranno i primi a capire che Will è stato rapito da un mostro alieno da loro ribattezzato Demogorgone, mostro che detiene il ragazzo in un luogo che Dustin chiama il sottosopra, una realtà ultra parallele alla nostra. Durante le loro ricerche i tre ragazzini si imbattono in una strana bambina con i capelli rasati di nome Undici.

Undici (Millie Bobby Brown) è scappata da un misterioso laboratorio di ricerca, dove si praticavano strani esperimenti. Undici, infatti è dotata di poteri telecinetici, ed è legata in qualche modo anche al Demogorgone. Insieme a Will è stata rapita anche Barbara Holland, la migliore amica di Nancy Wheeler (Natalia Dyer), sorella maggiore di Mike. Nancy si unirà alle ricerche insieme al suo fidanzato Steve Harrington (Joe Keery) e a Jonathan Byers (Charlie Heston) fratello di Will. Come andrà a finire?

Non ve lo dico perché vi consiglio di vedere la serie, vi dico però che nella seconda stagione il Demogorgone ritorna per vendicarsi, inoltre scopriremo la vera identità di Undici e faremo luce sul suo passato. Ci saranno anche due nuovi personaggi Max Mayfield, una ragazzina dai capelli rossi imbattibile ai videogiochi e il suo fratellastro Billy Hargrove, ragazzo dalla personalità un po’ disturbata. E Joyce sarà più scatenata che mai nel difendere la sua prole.

Perché mi è piaciuta, innanzitutto perché è scritta bene, la sceneggiatura è ben fatta e ti tiene letteralmente incollata al teleschermo. È ambientata nei favolosi anni ottanta: capelli cotonati, spalline extra large e musicassette la fanno da padrone, per non parlare della colonna sonora che spazia dai Clash a David Bowie, dai Police a Cyndi Lauper.

È una serie che vuole omaggiare film cult degli anni ottanta come ET, ALIAS e STAND BY ME, ma soprattutto ti racconta di un mondo senza internet e cellulari, dove i ragazzini erano soliti trascorrere i pomeriggi all’aria aperta, inventando giochi e immaginando fantastiche avventure. Un mondo dove contavano gli amici veri e non quelli virtuali.

L’amicizia è la chiave di lettura di tutta la serie, l’amicizia quella vera quella di quando sei ragazzino e che da adulto non avrai più. Ma Strange Things può essere anche una metafora di come combattere le nostre paure o i nostri demoni interiori.

Chi di voi l’ha vista? Vi è piaciuta oppure no. Scrivetemelo nei commenti. Buon lunedì.

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