The Crown #Iostoacasa

Rieccomi, scusata l’assenza, ma questa quarantena che avevo sperato sarebbe stata produttiva si è invece rilevata alquanto sconfortante e depressiva. Almeno sono riuscita a recuperare qualche serie e film.

Fra queste quella che occupa il primo posto è The Crown. Serie originale Netflix che racconta la vita della regina Elisabetta II dalla sua incoronazione fino ai giorni nostri. Sono andate in onda tre stagioni composte ognuna da 10 episodi e narrano le vicende della corona inglese negli anni 50, 60 e 70.

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PRIMA STAGIONE

La prima stagione ha inizio con le nozze reali fra Elisabetta e Filippo duca di Edimburgo, ben presto però le condizioni di salute di re Giorgio si aggravano tanto da portarlo alla morte e Elisabetta, interpretata da Claire Foy, si ritrova regina a soli venticinque anni. Siamo nel 1952 e l’Inghilterra è assai lontana da essere la potenza coloniale di un tempo. Dopo la seconda guerra mondiale l’assetto politico internazionale è cambiato e l’Inghilterra rischia di perdere terreno. Non meno problematica è la situazione interna dove le elezioni sono vinte dai conservatori e Winston Churchill, interpretato da John Lighgow, è nuovamente primo ministro. Uomo dalla forte personalità sarà una sorte di mentore per la giovane regina. Elisabetta è molto insicura, si sente inadeguata nel ruolo di capo di Stato per il quale si accorge ben presto di non essere stata preparata. Inizialmente pensa solo con la sua testa e cadrà negli stessi errori dello zio Edoardo, costretto ad abdicare per poter sposare una donna divorziata, zio che starà sul collo della nipote organizzando la sua vendetta.

A Buckingham Palace troviamo la sua “adorabile famiglia” pronta a sostenerla con caloroso affetto. Famiglia composta da una nonna, la regina Mary, che le fa innumerevoli pressioni, una madre la regina Elizabeth, che le ricorda puntualmente di non avere un’intelligenza brillante, una sorella la principessa Margaret che scalpita per sposare un divorziato e infine suo marito Filippo.

Al caro Filippo, interpretato da Matt Smith per intenderci l’undicesimo Doctor Who, il ruolo di principe consorte sta un po’ stretto, troverà difficile camminare due passi dietro alla moglie e di non poter trasmettere il cognome ai figli. Il personaggio avrà però una certa evoluzione distinguendosi per humor e iniziative. Facciamo la conoscenza anche dei primogeniti di Elisabetta, Carlo e Anna, il primo è un grazioso bambino con le orecchie a sventola timido e imbranato mentre Anna è una bimba sveglia e molto intraprendente.

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SECONDA STAGIONE

Nella seconda stagione ripercorriamo gli avvenimenti che vanno dal 1956 al 1963. Churchill si dimetta dalla carica di primo ministro, i suoi successori però non saranno alla sua altezza e trascineranno la Gran Bretagna in una profonda crisi economica interna e in una disastrosa posizione internazionale. La povera Elisabetta ce la metta tutta per essere un buon capo di Stato, ma non ci riesce sempre. I molti oppositori della corona le rinfacciano di essere troppo rigida, fredda ed eccessivamente distante dai suoi sudditi. Il confronto poi con la coppia Kennedy sarà quanto mai destabilizzante.

Il ruolo istituzionale non va mai quasi d’accordo con il ruolo privato, dove la sua “adorabile famiglia” sembra quasi divertirsi a complicarle la vita. Filippo si infila in uno scandalo dopo l’altro, Margareth è sempre più fuori controllo e assume degli atteggiamenti che in un certo senso anticipano Lady Diana, il principe Carlo è un bambino fragile e timido che mal si adatta all’ambiente del rigido collegio scozzese dove viene iscritto per ultimare gli studi, giovane principe che non riesce a costruire un rapporto di affetto con entrambi i genitori. La regina madre, nel frattempo, ha trovato nello scotch whisky un valido alleato. Nascono i principi Andrea e Edoardo. L’unico che Elisabetta riesce a mettere fuori gioco è lo zio David, ma su quest’ultimo e sua moglie la signora Wallis Simpson ho una mia teoria di cui vi parlerò più tardi.

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TERZA STAGIONE

Nella terza stagione ci ritroviamo catapultati negli anni settanta e pertanto assistiamo alla sostituzione del cast. A vestire i panni di sua maestà la regina è il premio oscar Olivia Colman. Vengono narrati tredici anni di regno nei quali ci saranno eventi chiave sia per la popolazione che per la corona. La morte di Winston Churchill e quella del duca di Windsor, lo sbarco dell’uomo sulla luna, la tragedia della miniera di Arbefan che rappresenterà da un lato l’inizio del malcontento popolare nei confronti della monarchia, tanto da far desiderare la repubblica, dall’altro l’inizio di una crisi economica interna mai conosciuta prima.

Se la regina e Filippo sono invecchiati, Anna e Carlo sono due vivaci ventenni, il giovane rampollo di casa Windsor verrà subito intercettato da Camilla Parker Bowles della quale si innamora perdutamente, a causa di ciò il giovane principe del Galles si accorge ben presto quanto sia “adorabile” la sua famiglia. Cosa di cui si è accorta da tempo anche la principessa Margareth, interpretata da una straordinaria Helena Bonham Carter, donna che scivolerà lentamente verso il baratro della depressione e dell’infelicità. Filippo invece, svilupperà nel tempo un sagace sarcasmo che lo renderà più simpatico agli occhi del pubblico, ma soprattutto riuscirà a sanare le ferite del passato recuperando il rapporto con sua madre e accettando l’idea di essere ormai un uomo di mezza età. La regina invece non riesce a staccarsi dal suo ruolo istituzionale, nel caso della tragedia di Arbefan non riesce a essere empatica con i parenti delle vittime, non riesce a piangere, non riesce ad esprimere le sue emozioni. Non riesce ad essere una madre affettuosa, non riesce a far convivere il concetto di famiglia con l’istituzione della corona, ma del resto la sua non è una famiglia normale e mai lo sarà.

Emozioni che invece saranno l’elemento predominante nella vita di Lady Diana Spenser, l’unica che farà tremare davvero Buckinghan Palace attraverso i sentimenti, l’emozioni e la sua forte empatia che la renderanno agli occhi dei sudditi una di loro.

The Crown è un capolavoro del piccolo schermo, la serie scritta da Peter Morgan e diretta da Stephen Daldry   colpisce, stupisce e cattura. L’eccezionalità del cast, gli adattamenti e le ambientazioni così veritiere ne fanno una delle serie più belle di tutti i tempi.

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LO SPETTRO DELL’AMERICANA DIVORZIATA

L’abdicazione di re Edoardo VIII, zio di Elisabetta, creò notevole scalpore all’epoca. L’idea che il re d’Inghilterra, non che capo della chiesa anglicana, sposasse la signora Wallis Simpson, una donna divorziata era inconcepibile, pertanto Edoardo scelse di sposare la donna che amava e di rinunciare alla corona. I due furono poi invitati a lasciare il paese e vissero sempre come due esiliati, inoltre ogni responsabilità che riguardasse problemi o malattie che colpirono la famiglia reale venne sempre addossata in maniera diretta o indiretta al povero Edoardo, per non parlare poi di Wallis che fu sempre trattata come se fosse il diavolo in persona. Da questo episodio in avanti però la corona britannica è stata a mio avviso perseguitata dall’istituzione del divorzio e dai divorziati. E come se il fato avesse in qualche modo vendicato il povero Edoardo e Wallis si sia trasformata in una sorta di spettro, materializzatosi poi in carne e ossa con Meghan Markle. Anche la bella Meghan come Wallis ha tentato di trasformare la più antica monarchia d’Europa, ma proprio come Wallis ha fallito. Se c’è una cosa che The Crown spiega molto bene è che la Corona ha la prevalenza sempre e comunque su ogni cosa e su chiunque. Non ci sono spazi per gli individualismi. “La Corona deve tenere conto solo di Dio e di nessun altro”.

Le Ragazze del Centralino

 

 

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In questi giorni si parla molto di donne e di femminismo. Temi che sono al centro di una serie Netflix che seguo da un po’, ormai arrivata alla quarta stagione, Le Ragazze del Centralino.

L’obiettivo degli sceneggiatori era sicuramente quello di accendere i riflettori su le lotte per l’emancipazione delle donne spagnole dei primi anni 30 e forse strizzare l’occhio agli sceneggiati storici firmati BBC. In entrambi i casi però l’obiettivo non è stato centrato, ma alla fine la prima serie spagnola targata Netflix risulta abbastanza piacevole anche se alquanto leggera. Ma andiamo per ordine.

Siamo a Madrid, anno 1929 e quattro ragazze Lidia, Carlota, Angeles e Marga, sono assunte come centraliniste nella compagnia telefonica di proprietà della famiglia Cifuentes.

Quattro ragazze molto diverse tra loro che diventano subito amiche. Lidia è una donna misteriosa dal passato turbolento, Carlota è la figlia di un colonnello dell’esercito che la vorrebbe moglie e madre ma lei ha altri progetti per il suo futuro, Marga invece è una ragazza timida che da un paesino di campagna arriva a Madrid in cerca di un lavoro e poi c’è Angeles che già lavora alla compagnia. Donna riservata ma molto generosa deve fare i conti con un marito violento. A loro si aggiungerà Sara Milliàn capo delle centraliniste.

Nelle quattro stagioni si assisterà ad una crescita personale di tutte le protagoniste.

Lidia interpretata dalla bellissima Blanca Suàrez, da femme fatale egoista e pronta a tutto pur di raggiungere i suoi scopi si rivelerà come una persona molto leale e grazie alla maternità cercherà di ricostruire quella vita che le è stata rubata.

Lidia è anche al centro di un triangolo amoroso che vede contrapporsi i due principali protagonisti maschili: Francisco e Carlos. Il primo, interpretato da Yon Gonzàles, è il primo grande amore di Lidia, un amore perduto che i due ritrovano in età adulta. Carlos, Martino Rivas, è il figlio di Don Cifuentes, ragazzo viziato che si innamora perdutamente di Lidia e lei cerca di ricambiare il sentimento con tutte le sue forze spinta soprattutto dal desiderio di lasciarsi il passato alle spalle e ricominciare una nuova vita.

Ad alterare questo triangolo la mamma di Carlos, donna Carmen, che odiando fortemente Lidia sarà la mente criminale che darà brio e azione a tutta la narrazione.

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Carlota, Ana Fernàndez, è colei che più di tutte si batte per i diritti delle donne in una società spagnola ancora molto misogina e patriarcale, nelle sue battaglie sarà affiancata da Sara che si tramuterà nella sua amica, compagna e amante.

La vera crescita personale, però, è quella di Marga, Nadia de Santiago e Angeles, Maggie Civantos, entrambe superano la loro timidezza e lottano per la loro autodeterminazione e per la loro indipendenza economica e personale.

Il problema delle Ragazze del Centralino è che quello che doveva essere il tema centrale ovvero il femminismo rimane in realtà ai margini o trattato con superficialità

Lacunosa anche la ricostruzione storica, Teresa Fernàndez- Valdès, ideatrice della serie ha perso un’occasione per narrare i fatti che portarono allo scoppio della guerra civile spagnola. Per non parlare poi della colonna sonora, non c’entra nulla con gli anni 30, è troppo moderna ed entra in conflitto con i costumi che invece sono spettacolari.

Se il tema del femminismo e delle lotte per la parità dei diritti non emergono, emerge invece il tema dell’amicizia, vera protagonista della storia. Ognuna delle ragazze si fa in quattro per aiutare le amiche e in ogni stagione è proprio la loro amicizia che innesca la ricerca dell’amore e il desiderio di emancipazione.

In conclusione Le Ragazze del Centralino ricorda quelle che sono le telenovele spagnole, ma la consiglio se vi va di rilassarvi con una serie un po’ più leggera.

PICCOLI GRANDI EROI #ONECHICAGO

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“Si, è vero, c’è violenza a Chicago, ma non da me e nemmeno da quelli che lavorano per me e sapete perché? Perché non è mai un buon affare”.

Con questa celebre battuta di Robert De Niro nei panni di Al Capone, tratta dal film gli INTOCCABILI, voglio parlarvi dei quattro movie drama, tutti ambientati a Chicago, che da qualche estate sono protagonisti dei palinsesti estivi Mediaset.

Al principio fu CHICAGO FIRE, arrivato alla sesta stagione. La serie narra le vicende di un gruppo di pompieri e di paramedici del Chicago Fire Department, della caserma 51. Mattew Casey (interpretato da Jesse Spenser, il dott. Chase di DOTTOR HOUSE) è il tenente del camion 81, equilibrato e risoluto è senza ombra di dubbio la figura a cui tutti i colleghi fanno riferimento. È in continua competizione con Kelly Severide (interpretato da Taylor Kinney ex marito di Lady Gaga) tenente della squadra di soccorso 3. Kelly è tutto l’opposto di Matt, Don Giovanni incallito, finisce spesso e volentieri nei guai e non solo con le donne, spesso e volentieri anche con la disciplinare. Gabriela Dawson, paramedico dell’ambulanza 68, è perdutamente innamorata di Mattew Casey, che alla fine della seconda stagione si accorge di lei, e adesso che sono marito e moglie stanno cercando di adottare un bambino. Poi ci sono Cristopher Herrman (interpretato da David Eigenber, Steve di Miranda di Sex and The City), Brian “Otis” Zvonecek, Joe Cruz e Randy “Mouch” Mcholland. Tutti autorevolmente guidati dal comandante Wallance Boden, sempre in prima linea quando si tratta di difendere i suoi uomini. In ogni episodio li vedi affrontare e risolvere le situazioni più estreme: da palazzi in fiamme con perdite di gas, a mega incidenti automobilistici, infortuni sul lavoro dove segano blocchi di cemento e evitano l’amputazione di gambe o braccia, crolli di grattacieli e piromani maniaci. All’inizio avevo la sensazione di essere all’interno di un fumetto della Marvell, perché trovavo alcune situazioni davvero esagerate. Ma pensando alle tragedie che hanno colpito il nostro paese negli ultimi anni e a cosa hanno fatto i nostri vigili del fuoco ad Amatrice, Rigopiano, Ischia e adesso per la caduta del ponte Morandi a Genova, quello narrato da Chicago Fire non si distacca troppo dalla realtà.

Spin-off di Chicago Fire è Chicago PD., arrivato alla quinta stagione, la serie segue la grande tradizione dei polizieschi americani e racconta le vicende di un gruppo di poliziotti che spesso incrociano le loro indagini con quelle dei vigili del fuoco. Antonio Dawson (fratello di Gabriella), Erin Lindsay (interpretata da Sophia Bush, il volto di

Brook di ONE TREE HILL) e Jay Halstead sono i detective protagonisti della serie, il loro capo è il tenente Hank Voight, poliziotto dai metodi poco convenzionali, è disposto a tutto pur di proteggere i suoi uomini e la sua famiglia. E poi c’è lei l’anima del dipartimento il sergente Trudy Platt (Amy Morton) donna molto intuitiva e divertente. Con loro ritorniamo alla Chicago di Al Capone.

Terzo spin-off è Chicago Med che racconta le vicende dei medici e degli infermieri del pronto soccorso del Chicago Medical Center. La serie scimmiotta a mio avviso un po’ troppo Grey’s Anatomy e fra le tre produzioni è forse la più debole.

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L’idea innovativa che coinvolge tutte e tre le serie è data dal crossover, ossia, diversi episodi raccontano indagini o storie che vedono coinvolti contemporaneamente pompieri, poliziotti e medici. Senza parlare dei legami di sangue o sentimentali che sono alla base dell’intreccio narrativo che lega fra loro le tre serie.

Da martedì sera in seconda serata è partito il quarto spin-off, Chicago Justice, che ci condurrà nei corridoi del palazzo di giustizia. L’appuntamento con Chicago PD è martedì alle 21.20, Chicago Fire ci aspetta il mercoledì sempre alle 21.20 e sempre alla stessa ora ma di venerdì è trasmesso Chicago Med tutti rigorosamente su Italia 1.

Le quattro produzioni vogliono essere un omaggio a dei piccoli grandi eroi che nella realtà mettono a repentaglio la propria vita per salvare quella degli altri, spesso con stipendi da fame e scarsi mezzi di soccorso. Piccoli grandi eroi a cui tutti noi dobbiamo tanto. Basti solo pensare cosa è accaduto a Genova nei giorni scorsi.