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I Sogni Son Desideri

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È da circa 10 giorni o meglio da quando siamo entrati nel pieno periodo natalizio che la Rai ha dato inizio alla ormai tradizionale maratona della messa in onda dei film della Disney.

Quest’anno però le povere principesse della Disney sono state al centro di una polemica mossa da alcune star di Hollywood, come Keira Knightley e Kristen Bell, che hanno deciso di vietare alla loro figlie la visione delle favole Disney perché offrono un modello di donna superato.

Personalmente trovo la cosa un po’ esagerata, certo le donne di oggi sono anni luce lontane da Biancaneve o Cenerentola e meno male, ma a mio avviso le loro storie potrebbero essere lette in chiave moderna.

Prendiamo Cenerentola per esempio è una che si fa un mazzo così per anni e alla fine riesce a trovare la luce al di là del tunnel, luce che nel suo caso è rappresentata da un uomo, ma che oggi potrebbe essere un nuovo lavoro o un’opportunità che ti permette di cambiare drasticamente in meglio la tua vita.

Ariel, la sirenetta, non voleva essere come tutti gli altri, è una che è uscita dalla sua confort zone ed ha corso dei rischi per poter essere felice e realizzata e vogliamo poi parlare di Mulan?

Le favole della Disney sono delle metafore che possono essere benissimo spiegate alle bambine in una chiave contemporanea più vicina alla società moderna. E ultimamente queste è stata la chiave di lettura delle ultime produzioni della casa cinematografica di Orlando.

Certo è, che alle bambine va anche spiegato che non bisogna aspettare un uomo che ti salvi, che la chiave del successo non è la bellezza ma un’ottima istruzione, che l’amore non è sacrificio, né dipendenza, né violenza e che la donna ha pari diritti tanto quanto gli uomini.

In fondo il messaggio di queste favole e che bisogna sognare in grande e se ci credi e lavori duro quei sogni o desideri si possono trasformare in realtà. In fondo il motto di Walt Disney era se lo puoi sognare lo puoi fare, che poi è la moderna parabola di Obama Yes We Can.

Come tutte le polemiche anche questa sulle principesse Disney è inutile e svia l’attenzione dai veri problemi che incontrano le donne ogni giorno. Ha scritto Michela Marzano, filosofa, politica, saggista e accademica italiana su D. di Repubblica:

Ancora una volta, non si tratta di negare l’importanza del linguaggio o dell’immagini. Al contrario. Le parole che si usano e le rappresentazioni che si danno costruiscono l’immaginario collettivo, non è un caso che negli ultimi cartoni animati della Disney, appaiono eroine sempre più forti e diverse come Moana o Tiana. Cerchiamo però di non illuderci che la parità nella vita di tutti i giorni passi per un semplice “accordo di vicinanza“ o per il divieto di guardare Cenerentola e la Sirenetta.

E voi cosa ne pensate? Qual è la vostra favola Disney preferita? Io ho sempre adorato La Bella e la Bestia, ma quest’anno ho apprezzato molto Maleficient.

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GGG

Avendo dei nipoti, quest’anno mi è capitato di vedere numerosi film per bambini e ragazzi. Fra tutti quello che mi è piaciuto di più è GGG, IL GRANDE GIGANTE GENTILE. Il film è diretto e prodotto da Steven Spielberg ed erede, a mio avviso di ET.

Distribuito dalla Disney, il film è tratto dall’omonimo romanzo di Roald Dahl pubblicato nel 1982, e autore fra l’altro anche de LA FABBRICA DI CIOCCOLATO.

La storia ha per protagonista un’orfanella, la piccola Sophie (interpretata da Ruby Barn Hill) che durante una notte viene rapita dal suo orfanotrofio di Londra da un mostro altissimo, o almeno così le appare, che la conduce con sé nella terra dei giganti.

In realtà il suo rapitore è il Grande Gigante Gentile (interpretato da Mark Rylance), un gigante anomalo se lo si paragona ai suoi simili in quanto è alto solo sette metri e mezzo, due volte più piccolo rispetto agli altri giganti quali Trita Bimbo, Ciccia Budella, Scotta Dito, il Crocchia Ossa e il Vomitoso, ed è vegetariano. Tutti gli altri si cibano di carne umana preferibilmente carne di bambino, lui no, lui no né un “ingoiatore canniballo”, lui preferisce mangiare degli strani e puzzolenti Cetrionzoli e bere Sciroppio. Ha delle enormi orecchie e un acuto senso dell’olfatto, è affettuoso, dolce e un po’ ingenuo. Altra sua caratteristica è quella di esprimersi in una maniera assai buffa, ma ciò che cattura l’entusiasmo di Sophie è il mestiere di GGG, lui infatti fabbrica sogni e li distribuisce al genere umano.

La presenza di Sophie attira le attenzioni degli altri giganti che faranno di tutto per rapirla. La bambina però pensa ad un piano per sbarazzarsi di loro una volta per tutte. Un piano che coinvolgerà la regina d’Inghilterra Elisabetta II. Che qui è intrepretata da Penelope Wilton, meglio conosciuta come Isabel Crawley di Downton Abbey.

Proprio come in ET, questo film racconta la storia di un’amicizia fra un bambino e una strana creatura. Un’amicizia che va a colmare un grande senso di solitudine da parte di entrambi i protagonisti. GGG infatti può sentire il battere del cuore solitario di Sophie, ragazzina priva dell’amore di una famiglia, mentre lui vive in disparte e isolato da tutti. Ma nel GRANDE GIGANTE GENTILE c’è anche l’idea di quanto sia bello sognare e di quanto sia altrettanto emozionante rincorrere e realizzare i propri sogni.

Belli anche gli effetti speciali, ma del resto quelli non possono mancare quando si parla di Steven Spielberg.

GGG

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LA BELLA E LA BESTIA

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Quando ho visto LA BELLA E LA BESTIA, ultima adattazione cinematografica da un cartone della Disney, ho fatto un tuffo nel passato. Mentre scorrevano le immagini sul grande schermo, mi sono rivista bambina, in una sera di dicembre del 1992 scortata dalle mie due sorelle maggiori che facevo per la prima volta ingresso in un cinema.

E proprio come 25 anni fa ho ritrovato un principe viziato ed egoista che viene trasformato da una strega in un’orribile bestia, condizione che dovrà vivere fino a quando non riuscirà a farsi amare per quello che è, al di là del suo aspetto. E ho ritrovato anche Belle, dolce e strana creatura, riesce a vedere l’anima della bestia, riesce ad andare oltre il suo mostruoso aspetto e a spezzare l’incantesimo.

Il tema della fiaba è quanto mai attuale, in una società dove il diverso è visto come un pericolo, perché come la Bestia ha fattezze diverse dalle nostre e quando parlo di fattezze mi riferisco al colore della pelle, alla lingua e alla religione, è necessario seguire l’esempio di Belle per andare oltre le apparenze e costruire un piccolo tassello per un mosaico molto più grande che si chiama integrazione.

Questa volta l’adattazione cinematografica è fedele al cartone animato, nulla è stato cambiato, perfino la colonna sonora e le canzoni sono quelle del 1992. Lo stesso vale per i costumi. Lo splendido abito da sera giallo oro di Belle ha preso finalmente vita, mentre su quello della Bestia c’è da stendere un velo pietoso, il più brutto abito da principe azzurro della storia.

A proposito della storia, nel film è presente un back story molto interessante che manca nelle versione animata, un back story che fa luce sull’infanzia e sulle famiglie sia di Belle che della Bestia.

Il cast è da primi della classe, come del resto vuole la tradizione della Disney. Emma Watson è Belle, Dan Stevens è la Bestia, Luke Evans è Gaston, Josh Gad è Le Tont, Kevin Kline è Maurice il padre di Belle, Ewan Mccregor è Lumière, Emma Thompson è Mrs Bric e Ian Mckellen è Tockins. A proposito di Le Tont, spalla fedele di Gaston, a differenza del 92 questa volta è presentato come un personaggio dichiaratamente gay. Facendo segnare un nuovo traguardo alla Disney sulla trattazione dei diritti civili.

Quello che a mio avviso è stato il più bel cartone animato della Disney è diventato un bellissimo film che vale la pena vedere per ritornare un po’ bambini.