ALICE E’ TORNATA

Ieri sera su RAI 1 è andata in onda la seconda stagione de L’ALLIEVA, che racconta le avventure di Alice Allevi, l’imbranata ma intuitiva specializzanda in medicina legale, nata dalla penna della messinese Alessia Gazzola.

Romanzi che ho adorato e che la serie Rai è riuscita a rendere molto bene. In questa seconda stagione si capisce che siamo un po’ lontani dalla ragazza pigra, impacciata, che abbiamo conosciuto nella prima stagione e a detta di molti neanche portata per il lavoro di medico legale, dato che prova un certo disgusto ad eseguire le autopsie. Ma fin dalla prima indagine, la morte della giovane Giulia Valenti al centro del primo romanzo L’Allieva, emergono le grandi doti di Alice, interpretata da Alessandra Mastronardi, ossia un gran intuito e un forte senso dell’osservazione, doti che non sfuggiranno all’ispettore di polizia Roberto Galligaris. Che chiederà una collaborazione con la nostra sbadata dottoressa. Doti investigative che anche in questa seconda stagione faranno emergere la nostra specializzanda, soprattutto nel primo episodio, Le Ossa della Principessa.

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A far da cornice a i diversi casi di omicidio non ritroviamo più il triangolo amoroso fra Alice, Claudio Conforti e Arthur Malcomess. Sembra che Alice sia riuscita a fare la sua scelta. A loro da ieri si è aggiunto il bel pubblico ministero Sergio Einaudi, interpretato da Giorgio Marchesi, che ha un passato burrascoso col dottor Conforti. Bel pubblico ministero che riporterà lo scompiglio nel cuore di Alice. Quest’ultima perennemente afflitta dalla sindrome da cuore in sospeso.

Claudio Conforti, detto anche CC, i cui panni sono vestiti da Lino Guanciale, non riesce a dare alla ragazza ciò che lei si aspetta. Ragazza che è ormai stufa del suo comportamento, Claudio, infatti, come diretto superiore di Alice è quello che più la umilia e ridicolizza davanti agli altri specializzandi, ma allo stesso tempo l’uomo prova una certa tenerezza verso la ragazza che sarà sempre più confusa dal suo strano comportamento. Non dimentichiamoci poi della storia con Arthur Malcomess, che ha il volto di Dario Aita, il reporter e figlio del Supremo, ossia il primario dell’istituto di medicina legale. Arthur, in un primo momento sembra il principe azzurro di Alice o almeno lei così lo idealizza, ma il ragazzo ha una personalità molto complessa, follemente innamorato del suo lavoro non riesce a mettere radici e il più delle volte risulta sfuggevole e narcisista. Cosa succederà in questa seconda stagione?

Alice è un’eroina che ti coinvolge fin da subito, un’eroina che fra un cadavere dimenticato in corridoio, analisi di laboratorio scambiate, computer distrutti, amori, dolori, soddisfazioni e crisi di panico ci fa morire da ridere. Un’eroina che ha come compagno d’avventure l’umorismo. Quest’ultimo è la chiave di lettura dell’opera di Alessia Gazzola.

Chiave presente anche nella fiction così come la tecnica narrativa semplice, che ogni tanto si arricchisce di un linguaggio tecnico come quello della medicina legale. Chiave di lettura che ci consegna un’opera con una miscela di ironia e humor che ha fatto dei romanzi uno dei più importanti fenomeni editoriali degli ultimi anni e della fiction prodotta da Rai Fiction e realizzata da Endemol Shine Italy un successo di pubblico inaspettato.

Certo ieri sera lo share è stato un po’ bassino, ma la concorrenza era spietata, fortuna che non ha vinto il GFV, ma XF12.

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L’ANTI MONTALBANO

 

Ieri sera è andato in onda su RAI 2 un nuovo episodio della seconda stagione di Rocco Schiavone. Il burbero vicequestore nato dalla penna di Antonio Manzini, che a mio avviso è riuscito a regalarci un personaggio diametralmente opposto al commissario di polizia più amato dagli italiani, Salvo Montalbano.

Ma come spesso accade, anche un personaggio negativo, può suscitare interesse da parte del pubblico. Rocco Schiavone è volgare nel linguaggio e nei modi, è sempre di cattivo umore, donnaiolo, ama iniziare la giornata con un buon spinello e nel suo passato abbiamo scoperto ci sono gravi casi di corruzione.

Corruzione che è il motivo per cui viene trasferito da Roma ad Aosta, città che l’uomo odia con tutte le sue forze, perché ci sono due cose che proprio non sopporta: il freddo e la neve.

Ma è proprio il suo caratteraccio a indurlo ad usare un suo personale metro di giudizio e la sua stretta affinità con i criminali lo spinge a immedesimarsi così bene a loro, da riuscire a risolvere sempre con successo i casi d’omicidio sui quali deve indagare.

Casi di cronaca nera che ci portano all’interno della provincia italiana dove spesso si nasconde un mostro celato dal perbenismo borghese.

Ad aiutare il nostro ruvido vicequestore c’è un gruppo di agenti di polizia non proprio brillanti che accettano ben volentieri i metodi investigativi poco ortodossi del loro nuovo superiore.

In questa seconda stagione scopriamo, inoltre qualcosa in più sul passato di Rocco e le cause che hanno portato alla morte dell’adorata moglie Marina, interpretata da Isabella Ragonese, con la quale l’uomo immagina ancora di parlare e condividere le giornate. Un passato che riuscirà a raggiungere l’uomo anche ad Aosta e con il quale dovrà fare i conti.

Rocco Schiavone, interpretato da uno straordinario Marco Giallini, è un antieroe, sempre arrabbiato nei confronti della vita, è l’essenza stessa del noir, atmosfera evidenziata ancora di più dalla città di Aosta descritta cupa e nera come lo stato d’animo di Rocco.

Il nuovo regista della seconda stagione Giulio Manfredonia, che ha sostituito Michele Soavi, ha molto giocato con l’aspetto scenografico. Gli episodi ambientati a Roma sono caratterizzati da una luce che manca nelle storie che hanno come cornice la Valla d’Aosta. Questo per evidenziare la differenza fra il Rocco felice nella sua casa romana accanto alla moglie Marina e il Rocco cupo e arrabbiato che si ritrova nel profondo nord contro la sua volontà accompagnato dai fantasmi del suo passato.

Un antieroe dall’animo tormentato che ci piace forse perché è molto più reale e simile a noi di quanto si possa immaginare.

rocco schiavone