ASSASSINIO SULL’ORIENTE EXPRESS

Quando la regina dei gialli Agatha Christie incontra uno dei migliori registi inglesi Kenneth Branagh viene fuori un film che non ti aspetti.

Credo che tutti conosciamo la storia dell’assassinio sull’oriente express, uno dei capolavori dell’autrice inglese che lo scrisse nella sua camera d’albergo durante un suo soggiorno a Istanbul nel lontano 1934. Non tutti però avrebbero dato alla vicenda la chiave di lettura che ne ha dato Branagh. A mio parere è riuscito a cogliere quelle sfumature sul concetto di vendetta e giustizia che la stessa Christie ha voluto evidenziare nel romanzo.

Protagonista della vicenda è Hercule Poirot (interpretato da Kenneth Branagh), bizzarro detective belga, che concluso un caso di furto a Gerusalemme programma una vacanza a Istanbul. A causa di un contrattempo il povero ispettore è costretto a rientrare prima del previsto a Londra, fortuna vuole che grazie ad una vecchia conoscenza riesca a trovare posto su una carrozza di prima classe dell’oriente express. Qui Poirot fa la conoscenza dei suoi compagni di viaggio: la missionaria Pilar Estravados (interpretata da Penelope Cruz), lo strano professore austriaco Gerhard Hardman (interpretato da William Dafoe), la principessa russa Natalia Dragomiroff (Judi Dench), il misterioso uomo d’affari americano Samuel Ratchett (Johnny Depp), Hector Macqueen assistente di Rachett, Mr Beddoes (Derek Jacobi) il maggiordomo di Rachett, il dottor Arbuthnot affascinante medico di colore, Caroline Hubbard (Michelle Pfeiffer) vedova intraprendente, l’istitutrice Mary Debenham (Daisy Ridley che ritroveremo nei panni di Rey nella nuova saga di Guerre Stellari), la contessa Helena Andrenyi col marito Rudolph, il venditore di automobili Beniamino Marques, Olivia Colman cameriera personale della principessa e Pierre Michel controllore a bordo dell’oriente express. Durante una notte Mr Ratchett viene assassinato con 12 pugnalate, contemporaneamente una valanga blocca la corsa dell’oriente express e Poirot ne approfitta per indagare e scoprire chi è l’assassino di Rachett. Quest’ultimo in realtà si chiamava John Cassetti e molti anni prima era stato coinvolto in un brutto caso di cronaca nera dove una bambina era stata uccisa. A poco a poco Poirot scoprirà che tutti i passeggeri della carrozza sono collegati alla morte della bambina.

Chi è l’assassino? Come ogni libro di Agatha Christie è la persona più improbabile. Film fatto bene, interpretato bene, scenografie e costumi perfetti. Film da vedere assolutamente se non conoscete la storia e poi era dei tempi di Harry Potter che non si vedeva una concentrazione di vecchie e nuove glorie del cinema tutte insieme.

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L’INGANNO

Virginia, Stati Uniti d’America, anno domini 1863. In piena guerra civile, una giovane istitutrice Martha Farnsworth riesce a creare nella propria casa coloniale una sorta di gineceo dove lei e un’altra insegnante la signorina Edwina Morrow si prendono cura di cinque ragazzine impossibilitate a raggiungere le famiglie a causa della guerra. Ogni singola giornata è scandita da un rigido orario dove lezioni, attività agricole e faccende domestiche si alternano regolarmente in un’atmosfera quasi surreale.

Atmosfera nella quale questo piccolo gruppo di donne si è isolato e l’eco dei cannoni dei confederati sembra solo un fastidioso rumore di sottofondo. Ma la realtà irrompe nelle loro vite nelle vesti del caporale John Mcburney. Caporale che viene trovato ferito nel bosco da una delle ragazze e condotto in casa per essere curato. La presenza dell’uomo distruggerà l’equilibrio nella scuola.

Il caporale risveglia in ogni singola ragazza sentimenti ed emozioni che erano state represse da tempo. In Jane, Amy, Emily e Marie, le ragazze più piccole, si accende la curiosità di conoscere cosa c’è al di là del cancello di casa, c’è la voglia di riavere un contatto con il mondo. In Alicia, adolescente ribelle, John risveglia il desiderio sessuale e lo stesso vale per la signorina Edwina Morrow. Anche Martha che all’inizio era contraria alla presenza dell’uomo in casa si convince che John potrebbe essere un valido aiuto. John d’altro canto comprende lo scompiglio che ha provocato e inizia ad esercitare su ognuna delle donne un fascino ambiguo per ottenere dei vantaggi personali. La situazione però gli sfuggirà dalle mani, tanto che le cose per il povero caporale non si metteranno affatto bene.

Il film scritto e diretto da Sofia Coppola è stato presentato all’ultima mostra del cinema di Venezia. Adattamento cinematografico del romanzo THE BEGUILDED scritto da Thomas P. Culliman nel 1966, era già stato portato sul grande schermo col film LA NOTTE BRAVA DEL SOLDATO JONATHAN del 1971 con Clint Eastwood.

Il cast scelto dalla Coppola è un cast da oscar. Abbiamo Colin Farrell nei panni del caporale Mcburney, Nicole Kidman in quelli di Martha Farnsworth, Kirsten Dunst è Edwina Morrow e infine Elle Fanning. Quest’ultima a mio avviso è stata bravissima ad interpretare Alicia dandole l’immagine di una Lolita ottocentesca. Splendidi i costumi, le scenografie e la ricostruzione storica, ma come sempre i film della Coppola non mi convincono fino in fondo. Sono come quei regali sotto l’albero di Natale che hanno una confezione bellissima ma nel momento in cui li scarti ti accorgi che il regalo in sé non è poi così bello. Film ben costruito ma che manca di quel senso di empatia che spesso e volentieri si crea tra narrazione cinematografica e spettatore.

L'inganno

LA PAZZA GIOIA

Venerdì sera su RAI 3 è andato in onda in prima visione il film di Paolo Virzì LA PAZZA GIOIA.

Devo premettere che Virzì è forse il mio regista italiano preferito, amo il modo in cui mette a nudo la società italiana e l’eterna contrapposizione fra classe ricco-borghese e classe operaia. Amo il lavoro di introspezione che fa su ogni singolo protagonista e amo il suo modo di raccontare. Amore che scoppiò quando durante il secondo ginnasio andammo al cinema con la scuola e vedemmo OVOSODO. Da allora non me ne sono persa uno: FERIE D’AGOSTO, CATERINA VA IN CITTA’, TUTTA LA VITA DAVANTI, LA PRIMA COSA BELLA, TUTTI I SANTI GIORNI e IL CAPITALE UMANO.

LA PAZZA GIOIA parla della fragilità dell’animo femminile, ma anche di un’amicizia fra due donne Beatrice e Donatella che cercano di aiutarsi l’un l’altra.

Beatrice (interpretata da Valeria Bruni Tedeschi) è una mitomane con gravi disturbi psichici, è ricoverata da tempo a VILLA BIONDI, una comunità per donne affette da disturbi mentali, qui arriva Donatella (Micaela Ramazzotti) affetta da una profonda depressione e con alle spalle un tentato suicidio e omicidio del suo bambino. Fra le due scatta qualcosa, inizia un legame che fa bene ad entrambe, fino a quando non decidono di scappare dalla struttura che le ospita. Inizia quella che Beatrice chiama “la pazza gioia”, un viaggio che le porterà su e giù per la Toscana  e dove scopriremo la triste storia di entrambe.

Il film si distacca un po’ dal resto della produzione di Virzì in quanto il regista toscano ha deciso di affidare la stesura della sceneggiatura ad un altro grande nome del cinema italiano Francesca Archibugi. Sceneggiatura esaltata dalla straordinaria interpretazione delle due attrici protagoniste, soprattutto Valeria Bruni Tedeschi, David di Donatello come miglior attrice davvero meritato. L’idea del film è nata a Paolo Virzì sul set del CAPITALE UMANO, osservando la moglie Micaela Ramazzotti incinta della loro secondogenita, venuta a trovarlo per il suo compleanno, camminare insicura nel fango e nella neve per mano di Valeria Bruni Tedeschi. Altre fonti d’ispirazione sono stati QUALCUNO VOLO’ SUL NIDO DEL CUCULO di Milòs Forman e UN TRAM CHIAMATO DESIDERIO di Tennessee Williams. Oltre al David a Valeria Bruni Tedeschi, il film si è aggiudicato quello come miglior film e miglior regia. Il Nastro D’Argento e il Globo D’Oro come miglior sceneggiatura. Se ve lo siete persi, lo trovate disponibile su RAI PLAY.

All’ultima mostra del festival del cinema di Venezia, Virzì ha presentato il suo primo film in lingua inglese dal titolo ELLA E JOHN e interpretato da due mostri del cinema internazionale Donald Sutterland e Ellen Mirren.

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GGG

Avendo dei nipoti, quest’anno mi è capitato di vedere numerosi film per bambini e ragazzi. Fra tutti quello che mi è piaciuto di più è GGG, IL GRANDE GIGANTE GENTILE. Il film è diretto e prodotto da Steven Spielberg ed erede, a mio avviso di ET.

Distribuito dalla Disney, il film è tratto dall’omonimo romanzo di Roald Dahl pubblicato nel 1982, e autore fra l’altro anche de LA FABBRICA DI CIOCCOLATO.

La storia ha per protagonista un’orfanella, la piccola Sophie (interpretata da Ruby Barn Hill) che durante una notte viene rapita dal suo orfanotrofio di Londra da un mostro altissimo, o almeno così le appare, che la conduce con sé nella terra dei giganti.

In realtà il suo rapitore è il Grande Gigante Gentile (interpretato da Mark Rylance), un gigante anomalo se lo si paragona ai suoi simili in quanto è alto solo sette metri e mezzo, due volte più piccolo rispetto agli altri giganti quali Trita Bimbo, Ciccia Budella, Scotta Dito, il Crocchia Ossa e il Vomitoso, ed è vegetariano. Tutti gli altri si cibano di carne umana preferibilmente carne di bambino, lui no, lui no né un “ingoiatore canniballo”, lui preferisce mangiare degli strani e puzzolenti Cetrionzoli e bere Sciroppio. Ha delle enormi orecchie e un acuto senso dell’olfatto, è affettuoso, dolce e un po’ ingenuo. Altra sua caratteristica è quella di esprimersi in una maniera assai buffa, ma ciò che cattura l’entusiasmo di Sophie è il mestiere di GGG, lui infatti fabbrica sogni e li distribuisce al genere umano.

La presenza di Sophie attira le attenzioni degli altri giganti che faranno di tutto per rapirla. La bambina però pensa ad un piano per sbarazzarsi di loro una volta per tutte. Un piano che coinvolgerà la regina d’Inghilterra Elisabetta II. Che qui è intrepretata da Penelope Wilton, meglio conosciuta come Isabel Crawley di Downton Abbey.

Proprio come in ET, questo film racconta la storia di un’amicizia fra un bambino e una strana creatura. Un’amicizia che va a colmare un grande senso di solitudine da parte di entrambi i protagonisti. GGG infatti può sentire il battere del cuore solitario di Sophie, ragazzina priva dell’amore di una famiglia, mentre lui vive in disparte e isolato da tutti. Ma nel GRANDE GIGANTE GENTILE c’è anche l’idea di quanto sia bello sognare e di quanto sia altrettanto emozionante rincorrere e realizzare i propri sogni.

Belli anche gli effetti speciali, ma del resto quelli non possono mancare quando si parla di Steven Spielberg.

GGG

LA BELLA E LA BESTIA

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Quando ho visto LA BELLA E LA BESTIA, ultima adattazione cinematografica da un cartone della Disney, ho fatto un tuffo nel passato. Mentre scorrevano le immagini sul grande schermo, mi sono rivista bambina, in una sera di dicembre del 1992 scortata dalle mie due sorelle maggiori che facevo per la prima volta ingresso in un cinema.

E proprio come 25 anni fa ho ritrovato un principe viziato ed egoista che viene trasformato da una strega in un’orribile bestia, condizione che dovrà vivere fino a quando non riuscirà a farsi amare per quello che è, al di là del suo aspetto. E ho ritrovato anche Belle, dolce e strana creatura, riesce a vedere l’anima della bestia, riesce ad andare oltre il suo mostruoso aspetto e a spezzare l’incantesimo.

Il tema della fiaba è quanto mai attuale, in una società dove il diverso è visto come un pericolo, perché come la Bestia ha fattezze diverse dalle nostre e quando parlo di fattezze mi riferisco al colore della pelle, alla lingua e alla religione, è necessario seguire l’esempio di Belle per andare oltre le apparenze e costruire un piccolo tassello per un mosaico molto più grande che si chiama integrazione.

Questa volta l’adattazione cinematografica è fedele al cartone animato, nulla è stato cambiato, perfino la colonna sonora e le canzoni sono quelle del 1992. Lo stesso vale per i costumi. Lo splendido abito da sera giallo oro di Belle ha preso finalmente vita, mentre su quello della Bestia c’è da stendere un velo pietoso, il più brutto abito da principe azzurro della storia.

A proposito della storia, nel film è presente un back story molto interessante che manca nelle versione animata, un back story che fa luce sull’infanzia e sulle famiglie sia di Belle che della Bestia.

Il cast è da primi della classe, come del resto vuole la tradizione della Disney. Emma Watson è Belle, Dan Stevens è la Bestia, Luke Evans è Gaston, Josh Gad è Le Tont, Kevin Kline è Maurice il padre di Belle, Ewan Mccregor è Lumière, Emma Thompson è Mrs Bric e Ian Mckellen è Tockins. A proposito di Le Tont, spalla fedele di Gaston, a differenza del 92 questa volta è presentato come un personaggio dichiaratamente gay. Facendo segnare un nuovo traguardo alla Disney sulla trattazione dei diritti civili.

Quello che a mio avviso è stato il più bel cartone animato della Disney è diventato un bellissimo film che vale la pena vedere per ritornare un po’ bambini.

L’ORA LEGALE

Che cos’è la legalità? O meglio che cos’è la legalità per noi Italiani? Su questa domanda è costruito il nuovo film di FICARRA e PICONE, L’ORA LEGALE.

Siamo in una ridente cittadina siciliana afflitta, purtroppo, da tutta una serie di problemi di natura amministrativa quali lo smaltimento dei rifiuti, assenteismo del personale del pubblico impiego, buche sul manto stradale, grossi problemi alla circolazione ecc. Stanchi di questa situazione i cittadini decidono che sia ora di cambiare, per tanto sfruttano le elezioni comunali per eleggere un nuovo sindaco, Pierpaolo Natoli, che fin dal primo momento si dimostra totalmente diverso dal suo predecessore, Gaetano Patanè, alta espressione della mala politica. A questo punto entrano in gioco Salvo e Valentino, cognati del nuovo sindaco, di cui ne garantiscono la più totale integrità morale. Infatti il sindaco Natoli, per prima cosa invia ad ogni singolo abitante la tassa dei rifiuti aggiornata e corretta, in quanto accortosi che buona parte dei cittadini aveva dichiarato di avere immobili con metri quadri inferiori rispetto alla realtà proprio per evadere il fisco. Rientrano in pieno regime lavorativo anche il corpo dei vigili urbani, fino a quel momento latitanti, il cui compito sarà quello di multare tutti coloro che non rispettano le regole. Stessa sorte al corpo forestale. Ciliegina sulla torta l’introduzione della raccolta differenziata.

In pochissimo tempo Natoli realizza quel cambiamento che i cittadini da anni aspettavano. Ma siamo sicuri che i cittadini erano predisposti a questo cambiamento? Siamo sicuri che i cittadini vogliano davvero persone oneste che li amministrino?

In città scoppia la rivolta, nessuno vuole più Natoli come sindaco. Salvo e Valentino si ritrovano così a combattere contro un’intera comunità, capitanata dal parroco Don Raffaele (interpretato magistralmente da Leo Gullotta) che li considera i diretti responsabili dell’elezione di Natoli.

Ben presto però anche Salvo e Valentino dovranno dar ragione a Don Raffaele e agli altri nel momento in cui il sindaco/cognato chiuderà il loro chiosco bar perché ritenuto abusivo e metterà i sigilli all’industria petrolchimica presente in città lasciando buona parte dei cittadini senza lavoro. Salvo e Valentino a questo punto da capro espiatorio diventano i paladini della situazione. Alla fine Natoli si dimette, ritorna Patanè e tutto torna come prima.

Con la loro disarmante ironia, Ficarra e Picone, realizzano un quadro divertente ma molto realistico della società italiana, prendendo a modello la Sicilia, i cui abitanti sono i primi a lamentarsi del sistema Italia e i primi a urlare al cambiamento. Ma questo cambiamento comporta delle rinunce, siamo disposti a rinunciare ai nostri privilegi e al nostro mal costume per migliorare la nostra società? Siamo disposti a diventare cittadini onesti per favorire il bene comune a discapito del nostro bene individuale? Siamo disposti a cambiare prima noi stessi per poi cambiare questo paese?

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QUANDO I SOGNI TI FANNO VOLARE

Los Angeles, la città dei sogni, il luogo dove ogni desiderio si trasforma in realtà, è la cornice di LA LA LAND, il film-musical scritto e diretto da Damien Chazell e interpretato da Ryan Gosling e Emma Stone. La pellicola che ha fatto indigestione di premi all’ultima edizione dei Golden Globe, non è riuscita ad accaparrarsi le 13 statuette per le quali era candidata agli Oscar, ma solo 6 tra cui miglior regia, miglior attrice protagonista e miglior colonna sonora. Non mi ha stupito il fatto che la pellicola non sia stata premiata come miglior film. Le aspettative, prima della sua visione, da parte mia erano tante, aspettative che in parte sono state deluse. Bravi la Stone (oscar meritato) e Gosling, ma la storia, forse, è un po’ debole.

LA LA LAND racconta la storia d’amore fra Mia (Emma Stone) e Sebastian (Ryan Gosling) e il desiderio da parte di entrambi di realizzare il proprio sogno, che per Mia è quello di diventare un’attrice e per Seb quello di aprire un locale dove si suona solo musica jazz. Al momento però lei fa la cameriera in un bar della Warner Bros (la casa di produzione cinematografica) e lui fa il pianista in un ristorante. Dopo una serie di primi incontri-scontri, i due capiscono di essere fatti l’uno per l’altra. Si dichiarano all’interno dell’osservatorio Griffith e lo fanno ballando, cantando e fluttuando fra le stelle di Hollywood. Da questo momento decidono di stare insieme e di sostenersi a vicenda nel realizzare il proprio sogno. Seb accetta la proposta di un ex compagno di liceo Keith (John Legend) che gli propone di diventare il pianista nel suo nuovo gruppo The Messengers. Il contratto permette a Seb non solo di guadagnare il necessario per l’apertura del suo locale, ma gli concede anche quella stabilità economica che serva a Mia per concentrarsi sulla sua carriera di attrice. La ragazza, infatti, sta lavorando ad un suo spettacolo teatrale per autoproporsi agli addetti ai casting. A questo punto iniziano le incomprensioni fra i due. Alla fine Mia diventa un’attrice importante del panorama americano mentre Sebastian apre il suo pub-jazz ma ………………. Ma non è tutto scontato nella vita, non si può avere tutto, a qualcosa si deve pur rinunciare.

Ciò che mi ha deluso in questo film non è solo la fine che lascia un po’ di amore in bocca o la storia che risulta un po’ debole, mi delude soprattutto l’aspetto tecnico del musical. Il film vuole essere un omaggio ai film di Fred Astaire e Ginger Rogers, ma non regge il confronto. A mio avviso ci sono troppe poche canzoni, e a parte il motivo d’amore che suona Seb al pianoforte, le altre non sono neanche canzoni che ti entrano in testa o che ti vien voglia di cantare. Bello è il messaggio del film: se credi in qualcosa, se insegui un sogno con tutto te stesso, prima o poi quel sogno si avvera. Mia e Sebastian non fanno altro che cercare il loro posto nel mondo, ricercano la felicità, tema, questo molto caro agli americani sul quale hanno fondato gran parte della loro storia. Tema che non è bastato a vincere l’oscar.

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