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SULLA NOSTRA PELLE

Quella di Stefano Cucchi è una di quelle storie che ti lasciano l’amaro in bocca semplicemente leggendole sui giornali. Se poi da quella cronaca ne viene fuori un film, e che film, inizi a riflettere su tante cose.

Sulla mia Pelle è il film diretto da Alessio Cremonini e racconta gli ultimi sette giorni di vita di Stefano Cucchi. La pellicola è stata presentata durante l’ultima edizione del festival del cinema di Venezia nella sezione Orizzonti. Prodotto e distribuito dalla piattaforma Netflix e proiettato in tutte le sale cinematografiche, Sulla mia Pelle, è la lettura di un episodio di cronaca fatta per immagini.

Il regista ha raccontato la vicenda in maniera così obiettiva che spetta allo spettatore trarre le proprie riflessioni. Manca la scena del pestaggio, ma il regista c’è la lascia immaginare dietro la porta della stanza n 0063 della caserma dei carabinieri. L’intero ritmo della narrazione è scandito dal rumore delle chiavi che aprano le varie celle di sicurezza.

A mio avviso Cremonini con questo film fa quello che Truman Capote ha fatto con A Sangue Freddo.

Tutti avevamo la convinzione di conoscere la storia di Stefano, in realtà ignoravamo la sua lenta agonia, il suo dolore, la sua immensa solitudine. Senso di smarrimento e disperazione che il ragazzo manifesta nel momento in cui decide di non chiedere aiuto e di rifiutare le cure mediche.

Stefano non è stato ucciso soltanto dalle botte di chi ha abusato della divisa che indossava, è stato ucciso dall’indifferenza di un sistema che invece di aiutarlo si è girato dall’altra parte.

Inizi a capire che la prima causa dell’arretratezza italiana è la burocrazia. Un sistema il cui unico scopo è quello di attanagliare il cittadino in una morsa. Burocrazia che fa da collante ad un sistema giudiziario e penitenziario allucinante.

Bravissimi gli attori, primo fra tutti Alessandro Borghi, che si è spogliato dei suoi panni per rivestirsi completamente con quelli di Stefano, imitandone la voce e perdendo 10 chili. Bravi anche Jasmine Trinca e Max Tortora, rispettivamente Ilaria e Giovanni Cucchi, sorella e padre di Stefano. Bravi ad interpretare con delicatezza la storia di una famiglia che ha lottato con tutte le sue forze per la verità. La sceneggiatura è stata realizzata attraverso i verbali giudiziari.

Il film non è la santificazione di Stefano è il racconto di un fallimento da parte dello Stato. E dobbiamo ricordare bene che lo Stato siamo noi, quindi credo che dovremmo riflettere che quello che è successo è una nostra responsabilità.

Dovremmo immaginare sulla nostra pelle quello che è successo a Stefano, perché in fondo era un ragazzo come tanti, che aveva smarrito la via e forse aveva solo bisogno che qualcuno gli tendesse una mano.

È un film che consiglio vivamente a tutti.

 

Sulla-mia-pelle-Netflix

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A CASA TUTTI BENE

“Tutte le famiglie felici sono simili fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo”.

Lev Tolstoj

L’incipit di Anna Karenina mi è venuto in mente ieri sera dopo aver visto il nuovo film di Gabriele Muccino, A CASA TUTTI BENE. Il regista romano con questo film torna a quello che è il suo tema preferito, ossia il dramma della sua generazione: uomini adulti che non accettano l’idea di crescere, di assumersi delle responsabilità, alla ricerca disperata di un equilibrio e di quel qualcosa chiamato felicità.

Al centro della vicenda troviamo la famiglia Ristuccia. Alba (Stefania Sandrelli) e Pietro (Ivano Marescotti) sono una coppia di pensionati che ha deciso di trasferirsi su un’isola. In occasione delle nozze d’oro, organizzano un pranzo al quale partecipano figli e nipoti. La coppia ha tre figli: Carlo (Pierfrancesco Favino), Sara (Sabrina Impacciatore) e Paolo (Stefano Accorsi). I primi due gestiscono brillantemente il ristorante di famiglia, la stessa cosa però non si può dire delle loro rispettive famiglie.

Carlo si divide fra due famiglie. Se da un lato la prima moglie Elettra (Valeria Solarino) appare comprensiva e amichevole, la seconda moglie Ginevra (Carolina Crescentini), donna insicura e paranoica, è fonte di guai. Anche Sara, la perfettina della famiglia fa finta di non vedere i continui tradimenti del marito Diego (Giampaolo Morelli). E poi c’è Paolo, l’eterno Peter Pan o l’artista di famiglia dipende da quale prospettiva lo si guardi, che a 42 anni deve ancora capire cosa fare della sua vita.

A loro si aggiungono altri parenti: zia Maria (Sandra Milo) e i suoi due figli Sandro (Massimo Ghini) con la moglie Beatrice (Claudia Gerini) e Riccardo (Gianmarco Tognazzi) con la compagna Luana (Giulia Michelini), su questi personaggi non vi dico niente perché sono le interpretazioni più belle e solo per questo vi consiglio di andare a vedere il film.

Dicevamo che tutti si ritrovano per festeggiare le nozze d’oro di Alba e Pietro. A causa del maltempo però, nessuno può lasciare l’isola e la convivenza forzata porta inevitabilmente al confronto tra i vari membri della famiglia, a volte allegri, a volte drammatici, riaccendendo invidie e gelosie, facendo riemergere paure e questioni mai risolte.

Il film non è né bello e né brutto, Muccino ci ha voluto dare la sua personale visione della famiglia moderna, la trama è un po’ scontata e come sempre accade ormai da un po’ di tempo con i film di Muccino quello che fa la differenza è il cast.

Un cast di primordine che va con la personalizzazione dei personaggi a riempire gli spazzi vuoti di una sceneggiatura non proprio brillante. Come sempre maggiore attenzione è stata riservata ai personaggi maschili, mentre per la prima volta le donne non sono state inserite sotto quella dimensione misogina tipica di Muccino. Sono donne vere, donne forti, donne con insicurezze e fragilità, donne del nostro tempo.

Se L’ULTIMO BACIO raccontava la paura dei trentenni di diventare adulti, A CASA TUTTI BENE parla della paura dei cinquantenni ad avere sprecato la propria esistenza non avendo vissuto realmente la vita. Una generazione che si sente fallita paragonandosi ai propri genitori che sono riusciti a realizzare i propri sogni o semplicemente qualcosa di bello come una famiglia, un qualcosa da cui si scappa sempre ma che alla fine ti risucchia come una calamita.

A casa tutti bene

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QUANDO LA LIBERTA’ DI STAMPA E’ DAVVERO LIBERTA’ DI STAMPA

La stampa dev’essere al servizio dei governati, non dei governanti. Con queste parole la corte suprema degli Stati Uniti d’America sancì nel 1971 il diritto alla libertà di stampa e permise la pubblicazione dei Pentagon Papers.

locandina
La locandina è stata scaricata dal sito di Mymovie.it

THE POST, il nuovo film di Steven Spielberg, racconta come l’editrice del WASHINGTON POST Katharine Graham (Meryl Streep) e il suo direttore Ben Bradlee (Tom Hanks) sfidarono il governo americano e decisero di pubblicare i Pentagon Papers, un’inchiesta che svelava un gigantesco insabbiamento sul Vietnam in cui era coinvolto il governo, il quale fu sempre consapevole che la guerra non sarebbe mai stata vinta.

La pellicola è fantastica, è un thriller giornalistico, è il racconto di una redazione pronta a sfidare il governo pur di rispettare il primo dovere che un giornalista ha: quello di raccontare la verità. È un film che ci proietta nel vecchio mondo dell’editoria prima che arrivasse il computer e il digitale. È una dichiarazione d’amore che Spielberg fa al mondo del giornalismo.

Ma è anche la storia di una donna, che non solo sfida il governo, ma va oltre le convenzioni sociali dell’epoca. Katharine era stata educata a stare al suo posto, il padre aveva lasciato a suo marito la guida dell’azienda di famiglia, perché era impensabile che una donna potesse gestire degli affari finanziari. Ma una volta morto il marito Katherine decide di diventare presidente della casa editrice. È molto insicura, non riesce mai ad esprimere le proprie opinioni nei consigli di amministrazione, c’è sempre un uomo che riesce a sopraffarla. Ma a poco a poco riesce ad acquisire una forte sicurezza in sé stessa e basandosi del proprio intuito femminile dà l’ordine di pubblicare i Pentagon Papers contro il volere di tutto il consiglio d’amministrazione. Magistrale l’interpretazione di Meryl Streep che fa sua la crescita interiore di questo personaggio, una donna che all’inizio è insicura e impacciata ma che alla fine è padrona della situazione e in grado di scegliere per sé e per gli altri.

Tom Hanks veste i panni di un giornalista ossessionato dalla concorrenza, pronto a tutto pur di far diventare il Post un quotidiano d’importanza nazionale è un uomo che capisce quando fare un passo indietro, un uomo che con un’indagine certosina fa in modo che un suo redattore riesca a scovare Daniel Eilsber, l’uomo che lavorava al ministero della difesa e che aveva fotocopiato il documento top-secret del Pentagono.

Il film si inserisce in un contesto attuale, perché mai come adesso la libertà di stampa in occidente è minacciata, da un lato da governi molto autoritari e dall’altro dal web dove sempre più spesso si rincorrono le fake news che destabilizzano la credibilità della stampa. Un film che va visto assolutamente, e voi lo avete visto? Cosa ne pensate?

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L’ORA PIU’ BUIA

immWinston Churchill è stato senza ombra di dubbio uno dei migliori politici che la Gran Bretagna possa vantare, soprattutto perché si è ritrovato ad affrontare la minaccia nazista.

Nel nuovo film di Joe Wright, già regista di Espiazione e Anna Karenina, dal titolo L’ORA PIU’ BUIA si racconta come in seguito alle dimissioni di Neville Chamberlain, Churchill abbia avuto dal re Giorgio VI l’incarico di costituire un nuovo governo.

L’incarico non sarà dei più semplici in quanto l’armata nazista di Hitler ha ormai invaso buona parte dell’Europa e l’Inghilterra non ha i mezzi per contrastare l’esercito tedesco, esercito che minaccia l’invasione dell’isola. Le truppe inglesi sono bloccate sulla costa francese precisamente a Dunkirk e bisogna trovare un modo per riportarle a casa sane e salve (questo episodio ha ispirato anche l’ultimo film di Christopher Nolan che vi consiglio di vedere). A Churchill l’ingrata decisione di o intavolare dei trattati di pace alle condizioni del nemico o resistere e combattere in nome della libertà inglese. Una scelta difficile dovuta anche alla mancanza di fiducia che il parlamento e il re hanno nei confronti del primo ministro, per non parlare dell’opposizione del partito dei conservatori di cui lo stesso Churchill faceva parte, guidata da Chamberlain e il Visconte Halifax.

Nella sua ora più buia Winston Churchill dovrà decidere se vivere o morire, se arrendersi o combattere. E in questo sarà aiutato da sua moglie Clementine, dalla sua giovane assistente Elizabeth Layton e dal re. Quest’ultimo suggerisce a Churchill di chiedere consiglio al popolo, così in una piovosa mattina di fine maggio Churchill prenderà per la prima volta nella sua vita la metropolitana e qui capirà cosa fare.

Devo essere onesta, sono stata un po’ delusa. Dal trailer mi ero immaginata un film d’azione che raccontava la resistenza inglese durante la seconda guerra mondiale, invece mi sono ritrovata difronte ad un film politico che racconta tutti i problemi attraversati da Churchill prima di ottenere la fiducia del parlamento. Un film con pochissima azione e tantissimi dialoghi. Eccezionale l’interpretazione di Gary Oldman nei panni di primo ministro, interpretazione che gli è valsa già la statuetta dei Golden Globes come miglior attore protagonista, interpretazione che profuma anche di Oscar. A suo fianco Kristin Scott Thomas nei panni di Clementine e Lily James (volto noto di Downton Abbey e di Cenerentola) in quelli di Elizabeth, mentre sua maestà re Giorgio VI ha il volto di Ben Mendelsohn.

Il film comunque racconta una pagina importante della storia del 900 e forse ci regala un Churchill più umano, un Churchill pieno di dubbi e paure. Ottimo film per gli studenti dell’ultimo anno delle superiori o per chi deve affrontare l’esame di storia contemporanea all’università.

 

 

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ASSASSINIO SULL’ORIENTE EXPRESS

Quando la regina dei gialli Agatha Christie incontra uno dei migliori registi inglesi Kenneth Branagh viene fuori un film che non ti aspetti.

Credo che tutti conosciamo la storia dell’assassinio sull’oriente express, uno dei capolavori dell’autrice inglese che lo scrisse nella sua camera d’albergo durante un suo soggiorno a Istanbul nel lontano 1934. Non tutti però avrebbero dato alla vicenda la chiave di lettura che ne ha dato Branagh. A mio parere è riuscito a cogliere quelle sfumature sul concetto di vendetta e giustizia che la stessa Christie ha voluto evidenziare nel romanzo.

Protagonista della vicenda è Hercule Poirot (interpretato da Kenneth Branagh), bizzarro detective belga, che concluso un caso di furto a Gerusalemme programma una vacanza a Istanbul. A causa di un contrattempo il povero ispettore è costretto a rientrare prima del previsto a Londra, fortuna vuole che grazie ad una vecchia conoscenza riesca a trovare posto su una carrozza di prima classe dell’oriente express. Qui Poirot fa la conoscenza dei suoi compagni di viaggio: la missionaria Pilar Estravados (interpretata da Penelope Cruz), lo strano professore austriaco Gerhard Hardman (interpretato da William Dafoe), la principessa russa Natalia Dragomiroff (Judi Dench), il misterioso uomo d’affari americano Samuel Ratchett (Johnny Depp), Hector Macqueen assistente di Rachett, Mr Beddoes (Derek Jacobi) il maggiordomo di Rachett, il dottor Arbuthnot affascinante medico di colore, Caroline Hubbard (Michelle Pfeiffer) vedova intraprendente, l’istitutrice Mary Debenham (Daisy Ridley che ritroveremo nei panni di Rey nella nuova saga di Guerre Stellari), la contessa Helena Andrenyi col marito Rudolph, il venditore di automobili Beniamino Marques, Olivia Colman cameriera personale della principessa e Pierre Michel controllore a bordo dell’oriente express. Durante una notte Mr Ratchett viene assassinato con 12 pugnalate, contemporaneamente una valanga blocca la corsa dell’oriente express e Poirot ne approfitta per indagare e scoprire chi è l’assassino di Rachett. Quest’ultimo in realtà si chiamava John Cassetti e molti anni prima era stato coinvolto in un brutto caso di cronaca nera dove una bambina era stata uccisa. A poco a poco Poirot scoprirà che tutti i passeggeri della carrozza sono collegati alla morte della bambina.

Chi è l’assassino? Come ogni libro di Agatha Christie è la persona più improbabile. Film fatto bene, interpretato bene, scenografie e costumi perfetti. Film da vedere assolutamente se non conoscete la storia e poi era dei tempi di Harry Potter che non si vedeva una concentrazione di vecchie e nuove glorie del cinema tutte insieme.

assasinio sull'oriente express

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L’INGANNO

Virginia, Stati Uniti d’America, anno domini 1863. In piena guerra civile, una giovane istitutrice Martha Farnsworth riesce a creare nella propria casa coloniale una sorta di gineceo dove lei e un’altra insegnante la signorina Edwina Morrow si prendono cura di cinque ragazzine impossibilitate a raggiungere le famiglie a causa della guerra. Ogni singola giornata è scandita da un rigido orario dove lezioni, attività agricole e faccende domestiche si alternano regolarmente in un’atmosfera quasi surreale.

Atmosfera nella quale questo piccolo gruppo di donne si è isolato e l’eco dei cannoni dei confederati sembra solo un fastidioso rumore di sottofondo. Ma la realtà irrompe nelle loro vite nelle vesti del caporale John Mcburney. Caporale che viene trovato ferito nel bosco da una delle ragazze e condotto in casa per essere curato. La presenza dell’uomo distruggerà l’equilibrio nella scuola.

Il caporale risveglia in ogni singola ragazza sentimenti ed emozioni che erano state represse da tempo. In Jane, Amy, Emily e Marie, le ragazze più piccole, si accende la curiosità di conoscere cosa c’è al di là del cancello di casa, c’è la voglia di riavere un contatto con il mondo. In Alicia, adolescente ribelle, John risveglia il desiderio sessuale e lo stesso vale per la signorina Edwina Morrow. Anche Martha che all’inizio era contraria alla presenza dell’uomo in casa si convince che John potrebbe essere un valido aiuto. John d’altro canto comprende lo scompiglio che ha provocato e inizia ad esercitare su ognuna delle donne un fascino ambiguo per ottenere dei vantaggi personali. La situazione però gli sfuggirà dalle mani, tanto che le cose per il povero caporale non si metteranno affatto bene.

Il film scritto e diretto da Sofia Coppola è stato presentato all’ultima mostra del cinema di Venezia. Adattamento cinematografico del romanzo THE BEGUILDED scritto da Thomas P. Culliman nel 1966, era già stato portato sul grande schermo col film LA NOTTE BRAVA DEL SOLDATO JONATHAN del 1971 con Clint Eastwood.

Il cast scelto dalla Coppola è un cast da oscar. Abbiamo Colin Farrell nei panni del caporale Mcburney, Nicole Kidman in quelli di Martha Farnsworth, Kirsten Dunst è Edwina Morrow e infine Elle Fanning. Quest’ultima a mio avviso è stata bravissima ad interpretare Alicia dandole l’immagine di una Lolita ottocentesca. Splendidi i costumi, le scenografie e la ricostruzione storica, ma come sempre i film della Coppola non mi convincono fino in fondo. Sono come quei regali sotto l’albero di Natale che hanno una confezione bellissima ma nel momento in cui li scarti ti accorgi che il regalo in sé non è poi così bello. Film ben costruito ma che manca di quel senso di empatia che spesso e volentieri si crea tra narrazione cinematografica e spettatore.

L'inganno

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LA PAZZA GIOIA

Venerdì sera su RAI 3 è andato in onda in prima visione il film di Paolo Virzì LA PAZZA GIOIA.

Devo premettere che Virzì è forse il mio regista italiano preferito, amo il modo in cui mette a nudo la società italiana e l’eterna contrapposizione fra classe ricco-borghese e classe operaia. Amo il lavoro di introspezione che fa su ogni singolo protagonista e amo il suo modo di raccontare. Amore che scoppiò quando durante il secondo ginnasio andammo al cinema con la scuola e vedemmo OVOSODO. Da allora non me ne sono persa uno: FERIE D’AGOSTO, CATERINA VA IN CITTA’, TUTTA LA VITA DAVANTI, LA PRIMA COSA BELLA, TUTTI I SANTI GIORNI e IL CAPITALE UMANO.

LA PAZZA GIOIA parla della fragilità dell’animo femminile, ma anche di un’amicizia fra due donne Beatrice e Donatella che cercano di aiutarsi l’un l’altra.

Beatrice (interpretata da Valeria Bruni Tedeschi) è una mitomane con gravi disturbi psichici, è ricoverata da tempo a VILLA BIONDI, una comunità per donne affette da disturbi mentali, qui arriva Donatella (Micaela Ramazzotti) affetta da una profonda depressione e con alle spalle un tentato suicidio e omicidio del suo bambino. Fra le due scatta qualcosa, inizia un legame che fa bene ad entrambe, fino a quando non decidono di scappare dalla struttura che le ospita. Inizia quella che Beatrice chiama “la pazza gioia”, un viaggio che le porterà su e giù per la Toscana  e dove scopriremo la triste storia di entrambe.

Il film si distacca un po’ dal resto della produzione di Virzì in quanto il regista toscano ha deciso di affidare la stesura della sceneggiatura ad un altro grande nome del cinema italiano Francesca Archibugi. Sceneggiatura esaltata dalla straordinaria interpretazione delle due attrici protagoniste, soprattutto Valeria Bruni Tedeschi, David di Donatello come miglior attrice davvero meritato. L’idea del film è nata a Paolo Virzì sul set del CAPITALE UMANO, osservando la moglie Micaela Ramazzotti incinta della loro secondogenita, venuta a trovarlo per il suo compleanno, camminare insicura nel fango e nella neve per mano di Valeria Bruni Tedeschi. Altre fonti d’ispirazione sono stati QUALCUNO VOLO’ SUL NIDO DEL CUCULO di Milòs Forman e UN TRAM CHIAMATO DESIDERIO di Tennessee Williams. Oltre al David a Valeria Bruni Tedeschi, il film si è aggiudicato quello come miglior film e miglior regia. Il Nastro D’Argento e il Globo D’Oro come miglior sceneggiatura. Se ve lo siete persi, lo trovate disponibile su RAI PLAY.

All’ultima mostra del festival del cinema di Venezia, Virzì ha presentato il suo primo film in lingua inglese dal titolo ELLA E JOHN e interpretato da due mostri del cinema internazionale Donald Sutterland e Ellen Mirren.

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GGG

Avendo dei nipoti, quest’anno mi è capitato di vedere numerosi film per bambini e ragazzi. Fra tutti quello che mi è piaciuto di più è GGG, IL GRANDE GIGANTE GENTILE. Il film è diretto e prodotto da Steven Spielberg ed erede, a mio avviso di ET.

Distribuito dalla Disney, il film è tratto dall’omonimo romanzo di Roald Dahl pubblicato nel 1982, e autore fra l’altro anche de LA FABBRICA DI CIOCCOLATO.

La storia ha per protagonista un’orfanella, la piccola Sophie (interpretata da Ruby Barn Hill) che durante una notte viene rapita dal suo orfanotrofio di Londra da un mostro altissimo, o almeno così le appare, che la conduce con sé nella terra dei giganti.

In realtà il suo rapitore è il Grande Gigante Gentile (interpretato da Mark Rylance), un gigante anomalo se lo si paragona ai suoi simili in quanto è alto solo sette metri e mezzo, due volte più piccolo rispetto agli altri giganti quali Trita Bimbo, Ciccia Budella, Scotta Dito, il Crocchia Ossa e il Vomitoso, ed è vegetariano. Tutti gli altri si cibano di carne umana preferibilmente carne di bambino, lui no, lui no né un “ingoiatore canniballo”, lui preferisce mangiare degli strani e puzzolenti Cetrionzoli e bere Sciroppio. Ha delle enormi orecchie e un acuto senso dell’olfatto, è affettuoso, dolce e un po’ ingenuo. Altra sua caratteristica è quella di esprimersi in una maniera assai buffa, ma ciò che cattura l’entusiasmo di Sophie è il mestiere di GGG, lui infatti fabbrica sogni e li distribuisce al genere umano.

La presenza di Sophie attira le attenzioni degli altri giganti che faranno di tutto per rapirla. La bambina però pensa ad un piano per sbarazzarsi di loro una volta per tutte. Un piano che coinvolgerà la regina d’Inghilterra Elisabetta II. Che qui è intrepretata da Penelope Wilton, meglio conosciuta come Isabel Crawley di Downton Abbey.

Proprio come in ET, questo film racconta la storia di un’amicizia fra un bambino e una strana creatura. Un’amicizia che va a colmare un grande senso di solitudine da parte di entrambi i protagonisti. GGG infatti può sentire il battere del cuore solitario di Sophie, ragazzina priva dell’amore di una famiglia, mentre lui vive in disparte e isolato da tutti. Ma nel GRANDE GIGANTE GENTILE c’è anche l’idea di quanto sia bello sognare e di quanto sia altrettanto emozionante rincorrere e realizzare i propri sogni.

Belli anche gli effetti speciali, ma del resto quelli non possono mancare quando si parla di Steven Spielberg.

GGG

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LA BELLA E LA BESTIA

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Quando ho visto LA BELLA E LA BESTIA, ultima adattazione cinematografica da un cartone della Disney, ho fatto un tuffo nel passato. Mentre scorrevano le immagini sul grande schermo, mi sono rivista bambina, in una sera di dicembre del 1992 scortata dalle mie due sorelle maggiori che facevo per la prima volta ingresso in un cinema.

E proprio come 25 anni fa ho ritrovato un principe viziato ed egoista che viene trasformato da una strega in un’orribile bestia, condizione che dovrà vivere fino a quando non riuscirà a farsi amare per quello che è, al di là del suo aspetto. E ho ritrovato anche Belle, dolce e strana creatura, riesce a vedere l’anima della bestia, riesce ad andare oltre il suo mostruoso aspetto e a spezzare l’incantesimo.

Il tema della fiaba è quanto mai attuale, in una società dove il diverso è visto come un pericolo, perché come la Bestia ha fattezze diverse dalle nostre e quando parlo di fattezze mi riferisco al colore della pelle, alla lingua e alla religione, è necessario seguire l’esempio di Belle per andare oltre le apparenze e costruire un piccolo tassello per un mosaico molto più grande che si chiama integrazione.

Questa volta l’adattazione cinematografica è fedele al cartone animato, nulla è stato cambiato, perfino la colonna sonora e le canzoni sono quelle del 1992. Lo stesso vale per i costumi. Lo splendido abito da sera giallo oro di Belle ha preso finalmente vita, mentre su quello della Bestia c’è da stendere un velo pietoso, il più brutto abito da principe azzurro della storia.

A proposito della storia, nel film è presente un back story molto interessante che manca nelle versione animata, un back story che fa luce sull’infanzia e sulle famiglie sia di Belle che della Bestia.

Il cast è da primi della classe, come del resto vuole la tradizione della Disney. Emma Watson è Belle, Dan Stevens è la Bestia, Luke Evans è Gaston, Josh Gad è Le Tont, Kevin Kline è Maurice il padre di Belle, Ewan Mccregor è Lumière, Emma Thompson è Mrs Bric e Ian Mckellen è Tockins. A proposito di Le Tont, spalla fedele di Gaston, a differenza del 92 questa volta è presentato come un personaggio dichiaratamente gay. Facendo segnare un nuovo traguardo alla Disney sulla trattazione dei diritti civili.

Quello che a mio avviso è stato il più bel cartone animato della Disney è diventato un bellissimo film che vale la pena vedere per ritornare un po’ bambini.

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L’ORA LEGALE

Che cos’è la legalità? O meglio che cos’è la legalità per noi Italiani? Su questa domanda è costruito il nuovo film di FICARRA e PICONE, L’ORA LEGALE.

Siamo in una ridente cittadina siciliana afflitta, purtroppo, da tutta una serie di problemi di natura amministrativa quali lo smaltimento dei rifiuti, assenteismo del personale del pubblico impiego, buche sul manto stradale, grossi problemi alla circolazione ecc. Stanchi di questa situazione i cittadini decidono che sia ora di cambiare, per tanto sfruttano le elezioni comunali per eleggere un nuovo sindaco, Pierpaolo Natoli, che fin dal primo momento si dimostra totalmente diverso dal suo predecessore, Gaetano Patanè, alta espressione della mala politica. A questo punto entrano in gioco Salvo e Valentino, cognati del nuovo sindaco, di cui ne garantiscono la più totale integrità morale. Infatti il sindaco Natoli, per prima cosa invia ad ogni singolo abitante la tassa dei rifiuti aggiornata e corretta, in quanto accortosi che buona parte dei cittadini aveva dichiarato di avere immobili con metri quadri inferiori rispetto alla realtà proprio per evadere il fisco. Rientrano in pieno regime lavorativo anche il corpo dei vigili urbani, fino a quel momento latitanti, il cui compito sarà quello di multare tutti coloro che non rispettano le regole. Stessa sorte al corpo forestale. Ciliegina sulla torta l’introduzione della raccolta differenziata.

In pochissimo tempo Natoli realizza quel cambiamento che i cittadini da anni aspettavano. Ma siamo sicuri che i cittadini erano predisposti a questo cambiamento? Siamo sicuri che i cittadini vogliano davvero persone oneste che li amministrino?

In città scoppia la rivolta, nessuno vuole più Natoli come sindaco. Salvo e Valentino si ritrovano così a combattere contro un’intera comunità, capitanata dal parroco Don Raffaele (interpretato magistralmente da Leo Gullotta) che li considera i diretti responsabili dell’elezione di Natoli.

Ben presto però anche Salvo e Valentino dovranno dar ragione a Don Raffaele e agli altri nel momento in cui il sindaco/cognato chiuderà il loro chiosco bar perché ritenuto abusivo e metterà i sigilli all’industria petrolchimica presente in città lasciando buona parte dei cittadini senza lavoro. Salvo e Valentino a questo punto da capro espiatorio diventano i paladini della situazione. Alla fine Natoli si dimette, ritorna Patanè e tutto torna come prima.

Con la loro disarmante ironia, Ficarra e Picone, realizzano un quadro divertente ma molto realistico della società italiana, prendendo a modello la Sicilia, i cui abitanti sono i primi a lamentarsi del sistema Italia e i primi a urlare al cambiamento. Ma questo cambiamento comporta delle rinunce, siamo disposti a rinunciare ai nostri privilegi e al nostro mal costume per migliorare la nostra società? Siamo disposti a diventare cittadini onesti per favorire il bene comune a discapito del nostro bene individuale? Siamo disposti a cambiare prima noi stessi per poi cambiare questo paese?

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