LA LEGGENDA DI MATA E GRIFONE

Temi come Immigrazione e Integrazione fanno parte ormai della nostra quotidianità. Temi che spesso sono utilizzati dalla classe politica come mezzo per allontanare l’interesse pubblico da altri problemi quali la crisi economica o la disoccupazione. Capisco che i numerosi sbarchi sulle coste siciliane ad oggi siano diventati un problema e comprendo anche la paura del diverso che tanti Italiani manifestano. Trovare un punto d’incontro fra civiltà così diverse è davvero difficile.

La storia della mia città, Messina, è una storia di integrazione ed ha del sorprendente se si pensa che tutto è accaduto intorno all’anno 1000 d.c.

Protagonisti due giovani, lei una bellissima principessa cristiana, lui uno spietato pirata saraceno di religione islamica (situazione molto attuale, se pensiamo ai continui sbarchi sul canale di Sicilia, o agli attentati di matrice islamica ai danni della società occidentale e quindi cristiana).

Lei è Marta, figlia di re Cosimo di Camaro piccolo regno che si affacciava su quello che sarebbe diventato lo stretto di Messina, lui è Hassan Ibn Hammar ed è a capo di un gruppo di pirati saraceni, i più violenti che avessero solcato il mar Mediterraneo. Criminali che non hanno alcuna difficoltà ad invadere lo stretto, saccheggiarlo e trasformarlo nella loro roccaforte. Durante uno di questi saccheggi, Hassan incontra lei, Marta, e rimane affascinato non solo dalla bellezza della ragazza ma anche dai suoi modi gentili e dal coraggio che dimostra nell’aiutare la popolazione di Camaro assediata dai saraceni. Per Hassan è un vero colpo di fulmine, tanto da chiederla in sposa a re Cosimo. Quest’ultimo rifiuta energicamente e rifiuta anche Marta appena apprende le intenzioni del saraceno. Per Hassan il rifiuto è peggio di una pugnalata in pieno petto e accende in lui una violenza inaudita che riversa sui poveri abitanti dello stretto. Marta è terrorizzata ma decide lo stesso di incontrarlo e di spiegargli il perché del suo rifiuto.DSC04257DSC04256

In queste foto vediamo Mata e Grifone cosi come li ha concepiti l’artista Manuela Caruso nell’ambito del progetto Streetart.

 

Rifiuto che è dettato dai suoi precetti cristiani che mal si sposano con i gesti violenti del saraceno. Hassan, l’ha ascolta in silenzio e alla fine, come pegno del suo amore, decide di cambiare vita e di convertirsi al cristianesimo. Marta commossa da questo gesto decide di dargli un’opportunità e a poco a poco si innamora del giovane moro decidendo di sposarlo.

Hassan cambia poi il nome in Grifo, che sarà poi modificato dalla popolazione in Grifone per la sua possente statura, insieme a Marta, Mata in dialetto messinese (e a quanto dice la leggenda neanche lei scherzava a statura) daranno vita ad una progenie con una discendenza così numerosa da essere considerati i mitici fondatori della città di Messina. La loro statura gli ha regalato, nei secoli, l’appellativo di U GIGANTE E A GIGANTISSA nel dialetto messinese.

Un’altra leggenda vuole la dimora di Hassan sulla collina dove oggi sorge il santuario di Dinnammare (luogo di culto molto amato dai messinesi), che prenderebbe il nome proprio dal pirata saraceno, pirata che decise di trasformare la sua roccaforte in una chiesa e donarla a Mata come segno del suo amore.

Il mito di Mata e Grifone rivive ogni anno per le vie della città, il 14 agosto, con la tradizionale passeggiata dei Giganti, così infatti sono denominate da secoli le due enormi statue lignee raffiguranti i due fondatori. Lei in groppa a un cavallo bianco lui su uno nero.

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Le foto presenti in questo post sono state realizzate dalla sottoscritta

CHI HA UCCISO ELENA SILANI?

Sulla scia del paranormale lanciato da RAI 2 con LA PORTA ROSSA, si unisce anche RAI 1 che con la fiction SORELLE ha strizzato l’occhio alla serie cult americana TWIN PEAKS.

Protagoniste della storia due sorelle, Chiara e Elena. Due donne molto diverse che in comune hanno solo la madre, Antonia, interpretata da una Loretta Goggi che non ti aspetti, totalmente trasformata, quasi irriconoscibile nei panni di una ex figlia dei fiori con inizi di Alzheimer, ma andiamo per ordine. Chiara (Anna Valle) è un affermato avvocato e vive a Roma, dove si dedica anima e corpo al suo lavoro. E’ una donna attenta, molto razionale e responsabile. Elena (Ana Caterina Morariu) vive a Matera, con la madre e i tre figli, conduce una vita molto libera, è estrosa, passionale e per molti versi può essere definita una donna molto discutibile, come del resto la madre Antonia, che per anni è stata al centro dei pettegolezzi della città. Chiara e Elena condividevano un rapporto molto forte, fatto di complicità e stima reciproca che si spezza quando nelle loro vite irrompe Roberto Roversi (Giorgio Marchesi). Chiara e Roberto si incontrano all’università e si innamorano, ma quando Roberto conosce Elena perde completamente la testa per la ragazza e tradisce Chiara con la sorella. La cosa segnerà profondamente Chiara che interrompe ogni sorta di contatto con la sorella dalla quale si sente profondamente tradita, tanto da convincerla a lasciare definitivamente Matera.

Chiara non tornerà mai più nella città natale fino a quando Elena, che nel frattempo ha divorziato da Roberto, scompare misteriosamente.

Una volta tornata a Matera, Chiara non solo deve prendersi cura dei suoi nipoti e della madre, ma dovrà anche fare i conti con il passato e con la morte, perché molto presto il corpo di Elena viene ritrovato in un burrone.

Iniziano le indagini e Chiara inizia a fare degli strani sogni, dove vede la sorella, inizia ad avvertire strane presenze in giardino e in casa (ci sono vasche da bagno che si riempiono e si svuotano da sole, statuine di terracotta che si rompono anch’esse da sole e post it che volano per casa) per la vecchia Antonia non c’è nulla di cui preoccuparsi in quanto questi sono i segni della presenza di Elena, che non è morta, che non è mai andata via. La cosa col tempo convince anche Chiara.

Nel frattempo le indagini arrivano ad una svolta, Roberto, l’ex di Chiara e Elena viene arrestato con l’accusa di omicidio.

Dopo un primo momento di incertezza, Chiara si convince della sua innocenza e ne accetta la difesa. Durante il processo tra i due si riaccende la vecchia passione, iniziano anche i colpi di scena che portano sul banco degli imputati diversi soggetti che in maniera diversa avrebbero potuto fare del male a Elena, ma allora chi ha ucciso Elena Silani?

Al di là del giochino della suggestione e della manipolazione psicologica di cui è vittima Chiara, la narrazione, a mio avviso, risulta un po’ lenta. Facendo un paragone con LA PORTA ROSSA, la trama non ti tiene incollata al teleschermo e anche il finale è scontato. Difetti questi che possiamo, volendo, mettere da parte se consideriamo la bravura del cast diretto da Cinzia TH Torrini. Vedendo poi gli ascolti, Ivan Cotroneo, sceneggiatore della serie, ci ha preso anche questa volta.

Ma come per LA PORTA ROSSA, anche qui la vera protagonista è la città di Matera, che con i suoi sassi, le sue grotte e il suo paesaggio aspro e duro è lo scenario perfetto per un racconto dalle tinte paranormali e la stessa regista Cinzia TH Torrini ha detto “Matera, con la durezza del suo paesaggio, mi ha anche ricordato quella particolare atmosfera di TWIN PEAKS che mi aveva molto appassionato ed ispirato”.

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L’ORA LEGALE

Che cos’è la legalità? O meglio che cos’è la legalità per noi Italiani? Su questa domanda è costruito il nuovo film di FICARRA e PICONE, L’ORA LEGALE.

Siamo in una ridente cittadina siciliana afflitta, purtroppo, da tutta una serie di problemi di natura amministrativa quali lo smaltimento dei rifiuti, assenteismo del personale del pubblico impiego, buche sul manto stradale, grossi problemi alla circolazione ecc. Stanchi di questa situazione i cittadini decidono che sia ora di cambiare, per tanto sfruttano le elezioni comunali per eleggere un nuovo sindaco, Pierpaolo Natoli, che fin dal primo momento si dimostra totalmente diverso dal suo predecessore, Gaetano Patanè, alta espressione della mala politica. A questo punto entrano in gioco Salvo e Valentino, cognati del nuovo sindaco, di cui ne garantiscono la più totale integrità morale. Infatti il sindaco Natoli, per prima cosa invia ad ogni singolo abitante la tassa dei rifiuti aggiornata e corretta, in quanto accortosi che buona parte dei cittadini aveva dichiarato di avere immobili con metri quadri inferiori rispetto alla realtà proprio per evadere il fisco. Rientrano in pieno regime lavorativo anche il corpo dei vigili urbani, fino a quel momento latitanti, il cui compito sarà quello di multare tutti coloro che non rispettano le regole. Stessa sorte al corpo forestale. Ciliegina sulla torta l’introduzione della raccolta differenziata.

In pochissimo tempo Natoli realizza quel cambiamento che i cittadini da anni aspettavano. Ma siamo sicuri che i cittadini erano predisposti a questo cambiamento? Siamo sicuri che i cittadini vogliano davvero persone oneste che li amministrino?

In città scoppia la rivolta, nessuno vuole più Natoli come sindaco. Salvo e Valentino si ritrovano così a combattere contro un’intera comunità, capitanata dal parroco Don Raffaele (interpretato magistralmente da Leo Gullotta) che li considera i diretti responsabili dell’elezione di Natoli.

Ben presto però anche Salvo e Valentino dovranno dar ragione a Don Raffaele e agli altri nel momento in cui il sindaco/cognato chiuderà il loro chiosco bar perché ritenuto abusivo e metterà i sigilli all’industria petrolchimica presente in città lasciando buona parte dei cittadini senza lavoro. Salvo e Valentino a questo punto da capro espiatorio diventano i paladini della situazione. Alla fine Natoli si dimette, ritorna Patanè e tutto torna come prima.

Con la loro disarmante ironia, Ficarra e Picone, realizzano un quadro divertente ma molto realistico della società italiana, prendendo a modello la Sicilia, i cui abitanti sono i primi a lamentarsi del sistema Italia e i primi a urlare al cambiamento. Ma questo cambiamento comporta delle rinunce, siamo disposti a rinunciare ai nostri privilegi e al nostro mal costume per migliorare la nostra società? Siamo disposti a diventare cittadini onesti per favorire il bene comune a discapito del nostro bene individuale? Siamo disposti a cambiare prima noi stessi per poi cambiare questo paese?

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GILMORE GIRLS

Nella mia personale top ten di serie televisive, UNA MAMMA PER AMICA, occupa sicuramente il primo posto. Credo di essere stata fra i pochi ad averla scoperta nella lontana estate del 1999, quando canale cinque iniziò a trasmetterla nel primo pomeriggio.

Fu amore a prima vista. Da allora non so quante volte l’ho rivista.

Potete immaginare la mia euforia all’apprendere che Netflix aveva acquistato i diritti e stava organizzando la realizzazione di quattro nuovi episodi che avrebbero costituito quel finale che era rimasto aperto nella serie andata in onda dieci anni fa.

Nella nuova serie trasmessa da Netflix la storia si snoda lungo un anno e ogni episodio ha il titolo di una stagione, Inverno, Primavera, Estate e Autunno. Non avendo Netflix ho chiesto a mia sorella di prestarmi il suo account e così in un tempestoso fine settimana messinese mi sono catapultata a Stars Hollow.

Nella ridente e immaginaria cittadina del Connecticut nulla è cambiato. Nella piazza principale il gazebo bianco regna incontrastato, Miss Patty continua le sue lezioni di danza e a tenere vivo insieme a Babette il gossip in città. C’è Kirk che continua a cercare l’impiego perfetto, c’è ancora Gipsy e la sua officina, c’è il negozio d’antiquariato della signora Kim, c’è il locale di Luke e c’è sempre Taylor Doose, sindaco della città, con le sue assemblee cittadine, il tutto accompagnato dalla colonna sonora del menestrello locale.

Neanche le nostre ragazze Gilmore sono cambiate. Lorelai (Lauren Graham) ha una relazione stabile con Luke (Scott Patterson) e continua a gestire con successo la sua locanda anche se Sookie e Michel vorrebbero provare nuove esperienze. Rory (Alexis Bledel) fa la giornalista freelance e si divide fra Londra e New York continuando a frequentare le sue amiche di sempre, Paris e Lane. Madre e figlia continuano a scambiarsi battute esilaranti e a citare film, libri e canzoni e ad essere protagoniste di una sceneggiatura brillante e ben scritta.

In realtà qualcosa è cambiato nella vita delle nostre ragazze una grave perdita le ha segnate, la morte di Richard (l’attore Edward Herrmann è deceduto l’anno scorso). La cosa provoca in Lorelai una profonda crisi esistenziale che la condurrà all’ennesimo scontro con la madre Emily. Anche per quest’ultima la morte del marito sarà una dura prova da affrontare. Ma anche Rory avrà le sue complicazioni tra il lavoro che la porterà a diventare il direttore del quotidiano di Stars Hollow e l’infinita storia con Logan fatta di alti e bassi.

Sia Lorelai che Rory attraverseranno una crisi esistenziale. Quella di Lorelai nasce dal mancato rapporto col padre la cui morte le fa capire che è tempo di crescere, di assumersi le proprie responsabilità e di smettere di essere l’eterna adolescente. Rory è in crisi a causa del lavoro. La sua carriera giornalistica non è mai decollata e lei si sente una fallita. Sarà Jess a farle capire qual è la sua strada.

Alla fine tutto si conclude per il meglio. La storia di Lorelai avrà il finale che tutti noi abbiamo sempre sperato, mentre Rory ci sorprenderà.

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LA PORTA ROSSA

Devo essere sincera, quando due mesi fa, passavano i trailer pubblicitari della PORTA ROSSA ero un po’ scettica. Credevo che fosse una sorta di rivisitazione italiana del film Ghost quello con Demi Moore e la buonanima di Patrick Swayze. Invece mi sono dovuta ricredere.

La RAI, dopo molti anni, è riuscita a confezionare una fiction televisiva nuova e soprattutto avvincente. Merito del talento di Carlo Lucarelli che insieme a Giampiero Rossi ha ideato e scritto la serie. Protagonista un fantasma, Leonardo Cagliostro (e già il nome rimanda a qualcosa di esoterico) giovane commissario di polizia che viene ucciso durante un’azione in solitaria, ma, anziché attraversare la porta rossa che conduce all’aldilà, decide di restare nel mondo terreno per scoprire chi lo ha ucciso e chi vuole uccidere sua moglie. Cagliostro ha infatti una visione di quello che accadrà alla moglie il giorno di Natale e vuole a tutti i costi salvarla. Sua moglie è Anna Mayer, magistrato, che dopo un momento di disperazione dovuto alla morte del marito di cui era molto innamorata, inizia ad indagare anche lei sulla morte del commissario. La donna realizza che il marito non era proprio uno stinco di santo e nascondeva svariati segreti tra cui un’amante. Tutto ciò la porta a pensare di non dare alla luce il figlio che aspetta da Cagliostro.

Ben presto si scopre che chi ha ucciso Cagliostro è un altro poliziotto, sicuramente colluso con chi sta spacciando in città un nuova e letale droga sintetica la RED GHOST, spaccio su cui Cagliostro stava indagando.

Si scopre che tutti i membri della squadra mobile di cui Cagliostro era a capo hanno qualcosa da nascondere. C’è l’ispettore Valerio Lorenzi, fervente cattolico e marito devoto, con vizietti che non ti aspetti, c’è l’enigmatica sovraintendente Stella Mariani e l’ispettore Diego Paoletto invidioso di Cagliostro e infine c’è lui il vice questore Stefano Rambelli, miglior amico di Cagliostro, ma con un passato e una famiglia alquanto burrascosi. A questi si aggiungono il procuratore capo Antonio Piras, segretamente innamorato di Anna, ma che odia Cagliostro e Elvio, padre di Anna, che non ha mai accettato il matrimonio della figlia. Entrambi hanno degli scheletri nell’armadio e come gli altri possono essere gli assassini di Cagliostro.

Ad aiutare il nostro fantasma nelle indagini c’è Vanessa, una giovane medium, è l’unica a vedere Cagliostro, ma con in suoi sedici anni è spesso distratta dai suoi affari amorosi che la conducono ora dal rampollo dell’alta borghesia Raffaele Gherardi ora al timido Filip. Ma anche Vanessa ha qualcosa da nascondere che riguarda le sue origini e soprattutto sua madre che lei crede morta, ma che in realtà è viva. E infine c’è Jonas, altro fantasma, dalla vita terrena misteriosa aiuterà Cagliostro ad abituarsi alla sua nuova condizione.

Altra protagonista della serie è la città di Trieste, bella ed elegante, è uno scenario perfetto per questo noir dalle tinte esoteriche. Noir che ha tenuto migliaia di italiani incollati al teleschermo, grazie ad una sceneggiatura ben scritta e con un finale che ha dell’incredibile, perché come ogni libro giallo che si rispetti l’assassino è sempre colui che non ti aspetti.

Tra gli interpreti ritroviamo Lino Guanciale, attore del momento delle fiction italiane, nei panni di Leonardo Cagliostro, Gabriella Pession in quelli di Anna e Ettore Bassi come il procuratore capo Antonio Piras. Tutti diretti dal regista Carmine Elia.

Per chi se la fosse persa consiglio di rivederla su RAI PLAY.

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QUANDO I SOGNI TI FANNO VOLARE

Los Angeles, la città dei sogni, il luogo dove ogni desiderio si trasforma in realtà, è la cornice di LA LA LAND, il film-musical scritto e diretto da Damien Chazell e interpretato da Ryan Gosling e Emma Stone. La pellicola che ha fatto indigestione di premi all’ultima edizione dei Golden Globe, non è riuscita ad accaparrarsi le 13 statuette per le quali era candidata agli Oscar, ma solo 6 tra cui miglior regia, miglior attrice protagonista e miglior colonna sonora. Non mi ha stupito il fatto che la pellicola non sia stata premiata come miglior film. Le aspettative, prima della sua visione, da parte mia erano tante, aspettative che in parte sono state deluse. Bravi la Stone (oscar meritato) e Gosling, ma la storia, forse, è un po’ debole.

LA LA LAND racconta la storia d’amore fra Mia (Emma Stone) e Sebastian (Ryan Gosling) e il desiderio da parte di entrambi di realizzare il proprio sogno, che per Mia è quello di diventare un’attrice e per Seb quello di aprire un locale dove si suona solo musica jazz. Al momento però lei fa la cameriera in un bar della Warner Bros (la casa di produzione cinematografica) e lui fa il pianista in un ristorante. Dopo una serie di primi incontri-scontri, i due capiscono di essere fatti l’uno per l’altra. Si dichiarano all’interno dell’osservatorio Griffith e lo fanno ballando, cantando e fluttuando fra le stelle di Hollywood. Da questo momento decidono di stare insieme e di sostenersi a vicenda nel realizzare il proprio sogno. Seb accetta la proposta di un ex compagno di liceo Keith (John Legend) che gli propone di diventare il pianista nel suo nuovo gruppo The Messengers. Il contratto permette a Seb non solo di guadagnare il necessario per l’apertura del suo locale, ma gli concede anche quella stabilità economica che serva a Mia per concentrarsi sulla sua carriera di attrice. La ragazza, infatti, sta lavorando ad un suo spettacolo teatrale per autoproporsi agli addetti ai casting. A questo punto iniziano le incomprensioni fra i due. Alla fine Mia diventa un’attrice importante del panorama americano mentre Sebastian apre il suo pub-jazz ma ………………. Ma non è tutto scontato nella vita, non si può avere tutto, a qualcosa si deve pur rinunciare.

Ciò che mi ha deluso in questo film non è solo la fine che lascia un po’ di amore in bocca o la storia che risulta un po’ debole, mi delude soprattutto l’aspetto tecnico del musical. Il film vuole essere un omaggio ai film di Fred Astaire e Ginger Rogers, ma non regge il confronto. A mio avviso ci sono troppe poche canzoni, e a parte il motivo d’amore che suona Seb al pianoforte, le altre non sono neanche canzoni che ti entrano in testa o che ti vien voglia di cantare. Bello è il messaggio del film: se credi in qualcosa, se insegui un sogno con tutto te stesso, prima o poi quel sogno si avvera. Mia e Sebastian non fanno altro che cercare il loro posto nel mondo, ricercano la felicità, tema, questo molto caro agli americani sul quale hanno fondato gran parte della loro storia. Tema che non è bastato a vincere l’oscar.

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Se Jane Austen avesse avuto la Tv

Questo è l’estratto dell’articolo.

Chissà cosa avrebbe pensato e scritto Jane Austen se ai suoi tempi ci fosse stata la televisione.

Me la immagino seduta su un comodo divano con accanto un buon libro e il telecomando, letteralmente dipendente dalle fiction e dalle serie di Netflix o Sky.

Sicuramente avrebbe aperto un blog per analizzare e criticare tutto ciò che questo strano elettrodomestico trasmette ogni giorno da più di 60 anni.

E quando la TV l’avrebbe annoiata, se ne sarebbe andata al cinema, senza però abbandonare l’interesse per tutto ciò che la circonda e per la sua grande passione, ossia ballare.

In questo blog si parlerà di serie tv, film, televisione e cinema, con una piccola finestra sulla città di Messina. Il tutto condito con un pò di romanticismo alla Jane Austen.

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NOTA:

Buona parte del materiale fotografico presente su questo blog è reperito da internet pertanto valutato di dominio pubblico. Se eventuali titolari di diritti d’autore avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non dovranno fare altro che segnalarlo commentando l’articolo contenente l’immagine che verrà rimossa.

Fanno eccezione le foto che trovate nella categoria CITY in quanto sono foto realizzate dalla sottoscritta.