La Notte delle Stelle Cadenti

Ieri sera, a Roma, si è svolta la 64° edizione dei David di Donatello. La versione italiana degli Oscar che ogni anno premia le migliori produzioni cinematografiche italiane.

Quest’anno la manifestazione si è presentata in una vesta totalmente nuova, grazie soprattutto a Piera Detassin, presidente della giuria, che ha voluto dare un taglio molto giovanile alla manifestazione. L’intento però della nuova Accademy non è riuscito, tanto che quella che doveva essere la notte delle stelle del cinema italiano si è tramutata nella notte delle stelle “cadenti”.

Cadenti perché l’immagine, che ieri sera i David hanno dato del cinema italiano è quella di un’industria stanca, di un’industria che non riesce ad essere originale e innovativa, metafora di tutto ciò il triste siparietto di Muccino e cast. Eppure film belli in concorso c’erano, film che purtroppo non sono stati premiati.

Non è bastata neanche la presenza come conduttore di Carlo Conti per dare quel senso di importanza alla serata. Tutto si è svolto in maniera lenta e noiosa. Perfino l’intervento di Benigni, che ha consegnato il David alla carriera a Tim Barton è stato giù di corda.

Nove statuette sono state assegnate a Dogman di Matteo Garrone, tra cui miglior film, miglior regia e miglior attore non protagonista, film a detta di molti troppo sopravalutato, io non l’ho visto pertanto non posso giudicare.

Miglior attore protagonista Alessandro Borghi, per l’interpretazione di Stefano Cucchi nel film Sulla mia Pelle. Qui il link della mia recensione SULLA NOSTRA PELLE

Film che ha conquistato anche il premio come miglior regista emergente e miglior sceneggiatura originale. Film che insieme a Roma di Alfonso Cuaron, premio come miglior film straniero, posiziona Netflix in un ruolo sempre più promettente, fossi nei panni delle case di produzione comincerei a considerarla come un vero e proprio competitor.

Miglior attrice, l’incredula Elena Sofia Ricci, per Loro, film di Paolo Sorrentini, grande assente, a mio avviso ha semplicemente snobbato la serata, ecco lui per me è sopravalutato.

Miglior attrice non protagonista Marina Confalone per Il Vizio della Speranza che insieme a Capri Revolution forse meritavano qualcosa di più.

Premi speciali sono stati poi consegnati a Francesca Lo Schiavo, Uma Thurman e Dario Argento che con un velo di polemica ha ricordato che dopo 40 anni di onorata carriera questo era il primo David che riceveva.

A bocca asciutta, insieme a Sorrentino, è rimasto Luca Guadagnino. Del resto lui appartiene alla categoria, cervelli in fuga, artisti che all’estero sono riconosciuti per il loro eccezionale talento, ma che in Italia non sono neanche considerati.

E voi cosa ne pensate? Siete d’accordo con le scelte dell’Accademy?

Vi aspetto nei commenti.

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Le Ragazze di Rai 3

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La domenica sera su Rai 3 c’è un bel programma, o meglio un programma racconto che attraverso una serie di interviste a donne famose e a donne comuni ci narra la storia del nostro paese.

Le Ragazze è un programma realizzato dalla casa di produzione Pesci Combattenti, nasce come spin off del programma Le Ragazze del 46 e Le Ragazze del 68, il primo nato per omaggiare il 70° anniversario del suffragio femminile, il secondo per ricordare il movimento studentesco italiano.

Le Ragazze attraverso interviste e testimonianze a donne di diversa provenienza, estrazione sociale e istruzione ripercorre episodi salienti della storia italiana del secondo novecento. Ogni intervista è doppia e riguarda due donne che sono state ventenni in un determinato decennio, di norma una delle due è un volto famoso, la seconda è una donna comune.

Ogni episodio è così strutturato: vi è l’intervista ad una ragazza degli anni 40, una ragazza che nel bene o nel male ha dovuto affrontare il dramma della guerra, poi si passa all’intervista delle ragazze degli anni 60 o 70 nel primo blocco e le ragazze degli anni 80 o 90 nel secondo, chiude la puntata l’intervista ad una ragazza di vent’anni di oggi che rappresenta le ragazze del nuovo millennio.

Da questi racconti e dai ricordi delle protagoniste, ricordi per lo più in bianco e nero, emerge la storia di un paese straordinario, una storia fatta soprattutto di donne che hanno lottato per la propria libertà e per i propri diritti.

È il racconto dell’Italia del secondo dopo guerra, è l’Italia delle proteste, della lotta per il referendum per il divorzio e per l’aborto, è l’Italia degli anni 80, dei paninari e della Milano da bere, e l’Italia delle stragi del 1992.

Protagoniste e testimoni di tutto ciò nomi noti come quello di Sultan Razon Veronesi, Tina Montinari, Antonia Dell’Atte, Lidia Ravera, Simonetta Agnello Hornby, Luciana Castellina, Piera degli Esposti, Angela Buttiglione, Eleonora Brown, Elena Cattaneo, Suor Paola e insieme a loro donne comuni, che potrebbero essere le nostre nonne o le nostre madri, insegnanti, contadine, femministe, avvocati o medici, ma tutte testimoni di decenni che hanno segnato nel bene o nel male il nostro paese.

Mi hanno profondamente colpito le testimonianze delle ragazze degli anni 60 e 70 ragazze che hanno dovuto lottare faticosamente anche solo per essere riconosciute come individui con diritti e doveri. A loro si collegano le ragazze degli anni 90, che sarebbero potute essere più spensierate delle loro mamme, ma queste ragazze saranno fortemente colpite dalle stragi siciliane del 1992, fatti che le condurranno anche nel loro piccolo a fare scelte che stravolgeranno la loro vita anche per il bene della collettività.

Certo è che le ragazze del nuovo millennio hanno qualche difficoltà a tenere testa a chi le ha precedute, ma sicuramente anche loro saranno un giorno testimoni del loro decennio.

Il tutto è sapientemente introdotto e condotto da Gloria Guida. Che a modo suo è stata una ragazza del suo decennio e icona immortale del cinema italiano.

I Sogni Son Desideri

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È da circa 10 giorni o meglio da quando siamo entrati nel pieno periodo natalizio che la Rai ha dato inizio alla ormai tradizionale maratona della messa in onda dei film della Disney.

Quest’anno però le povere principesse della Disney sono state al centro di una polemica mossa da alcune star di Hollywood, come Keira Knightley e Kristen Bell, che hanno deciso di vietare alla loro figlie la visione delle favole Disney perché offrono un modello di donna superato.

Personalmente trovo la cosa un po’ esagerata, certo le donne di oggi sono anni luce lontane da Biancaneve o Cenerentola e meno male, ma a mio avviso le loro storie potrebbero essere lette in chiave moderna.

Prendiamo Cenerentola per esempio è una che si fa un mazzo così per anni e alla fine riesce a trovare la luce al di là del tunnel, luce che nel suo caso è rappresentata da un uomo, ma che oggi potrebbe essere un nuovo lavoro o un’opportunità che ti permette di cambiare drasticamente in meglio la tua vita.

Ariel, la sirenetta, non voleva essere come tutti gli altri, è una che è uscita dalla sua confort zone ed ha corso dei rischi per poter essere felice e realizzata e vogliamo poi parlare di Mulan?

Le favole della Disney sono delle metafore che possono essere benissimo spiegate alle bambine in una chiave contemporanea più vicina alla società moderna. E ultimamente queste è stata la chiave di lettura delle ultime produzioni della casa cinematografica di Orlando.

Certo è, che alle bambine va anche spiegato che non bisogna aspettare un uomo che ti salvi, che la chiave del successo non è la bellezza ma un’ottima istruzione, che l’amore non è sacrificio, né dipendenza, né violenza e che la donna ha pari diritti tanto quanto gli uomini.

In fondo il messaggio di queste favole e che bisogna sognare in grande e se ci credi e lavori duro quei sogni o desideri si possono trasformare in realtà. In fondo il motto di Walt Disney era se lo puoi sognare lo puoi fare, che poi è la moderna parabola di Obama Yes We Can.

Come tutte le polemiche anche questa sulle principesse Disney è inutile e svia l’attenzione dai veri problemi che incontrano le donne ogni giorno. Ha scritto Michela Marzano, filosofa, politica, saggista e accademica italiana su D. di Repubblica:

Ancora una volta, non si tratta di negare l’importanza del linguaggio o dell’immagini. Al contrario. Le parole che si usano e le rappresentazioni che si danno costruiscono l’immaginario collettivo, non è un caso che negli ultimi cartoni animati della Disney, appaiono eroine sempre più forti e diverse come Moana o Tiana. Cerchiamo però di non illuderci che la parità nella vita di tutti i giorni passi per un semplice “accordo di vicinanza“ o per il divieto di guardare Cenerentola e la Sirenetta.

E voi cosa ne pensate? Qual è la vostra favola Disney preferita? Io ho sempre adorato La Bella e la Bestia, ma quest’anno ho apprezzato molto Maleficient.

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CIBO E TV

C’è chi brasa, chi esegue il risotto all’onda, chi salta in padella, chi esegue l’olio cottura, chi esalta i sapori al vapore, chi accartoccia il tutto e infila nel forno.

Ormai da anni quasi tutte le trasmissioni televisive hanno il loro “angolo cottura”. Non si scappa, indipendentemente da quale sia il tema trattato dallo show ad un certo punto salta fuori un cuoco che inizia a cucinare. Tutto questo perché ormai l’arte della cucina è diventata una specie di moda e il mestiere del cuoco, che fino ad alcuni anni fa era addirittura denigrato, adesso è il mestiere più figo del mondo.

Ma andiamo per ordine, alla ricerca da dove nasce questa sorta di cooking mania. In principio era l’Antonella nazionale, la prima a presentare una gara di cucina fra cuochi professionisti. Poi la sua trasmissione è cresciuta e Antonella con lei. Da un punto di vista culinario la ragazza 18 anni fa (anno d’esordio della Prova del Cuoco) non era in grado neanche di sbattere un uovo, oggi è in grado di preparare paste fresche e condirle con sughi elaborati. Ma a dir la verità credo che tutti siamo cresciuti insieme ad Antonella e abbiamo imparato l’ABC della cucina e parte della storia gastronomica del nostro paese. Al momento reputo LA PROVA DEL CUOCO, una delle poche trasmissioni di cucina valide e interessanti.

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Dopo Antonella fu la volta della trasmissione della 7 Fuochi e Fiamme dove abbiamo fatto la conoscenza del bel Alessandro Borghese che passerà poi il testimone ad un altro bello, Simone Ruggiati. Da qui inizia l’idea che fare il cuoco o lo chef ti rende figo.

A questo punto inizia anche la diffusione di quell’angolo cottura televisivo di cui vi parlavo prima e poi è arrivata lei, la regina del scongela e butta in padella, Benedetta Parodi. Donna che ha inculcato nella testa di molte persone l’idea che anche il bastoncino di merluzzo surgelato se impiattato bene può considerarsi alta cucina.

Ma arriviamo al re dello show cooking MasterChef, da questo momento inizia il delirio, e se negli studi televisivi si susseguono orde di cuochi amatoriali e migliaia di donne italiane sognano Carlo Cracco con solo il grembiule a dosso mentre spiega la differenza fra il riso carnaroli e il riso ermes, in rete l’esercito di food blogger si fa largo a colpi di torte di mele, linguine al nero di seppia e petti d’anatra su dadolate di verdure. Ma questo è anche il periodo in cui in Italia trova spazio l’idea che l’agro-alimentare insieme al cibo e al vino possano essere una risorsa per il paese. Così qualcuno inizia a fare impresa e da quell’impresa nasce un fatturato importante per l’economia italiana. Il nostro paese inizia a capire che alcune cose le sappiamo fare meglio di altri e se investiamo e ci crediamo possiamo essere i numeri uno.

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Ma torniamo allo strano rapporto che intercorre fra il cibo e la televisione italiana. Dopo Masterchef è la volta di tutta una serie di trasmissioni che hanno come protagonisti cuochi amatoriali e non, Cucine da Incubo, Hell’s Kitchen e tanti altri. Ogni pasto che si rispetti deve poi concludersi con un buon dessert, quindi a un certo punto sopraggiungono anche le truppe provenienti dalle pasticcerie. Adesso è il momento di 4 Ristoranti con il buon Borghese, ogni settimana quattro ristoranti si sfidano per decretare qual è il migliore in una specifica categoria.

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Ma quanto ne capiscono in realtà gli italiani di cibo? Ho la sensazione che molte di queste trasmissioni televisive e alcuni siti come TripAdvisor abbiano dato potere di critica a persone che non distinguono un peperone da una cipolla e spesso creano difficoltà a poveri ristoratori. A parte le food blogger che si fanno un mazzo così e le nonne che si gratificano a preparare succulenti pranzi per figli e nipoti, il resto dei comuni italiani cucina? Siamo vagamente consapevole di quello che mangiamo, di cosa viene messo ogni giorno sulle nostre tavole? Tutte queste trasmissioni televisive sono riuscite a creare una sorte di cultura alimentare?

A me non piace cucinare, ma sono costretta a farlo, sono stata allevata ai buoni e vecchi sapori della cucina siciliana e se mi chiedete di scegliere fra un ristorante che fa alta cucina e una buona trattoria che con 25 euro ti porta ogni sorta di ben di dio della tradizione gastronomica messinese, scelgo la seconda. Ho avuto un’esperienza da ristorante stellato quest’estate e le 65 euro che ho spesso ancora stanno piangendo.

Cucinare è un’arte, è un qualcosa a cui di devi dedicare totalmente, è come dipingere, suonare, scolpire. È costruire un qualcosa che appaga i sensi e che gratifica sia colui che cucina ma anche chi lo deve mangiare.

I FALSI AMICI

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Nella grammatica italiana ma anche in quella inglese con il termine di falsi amici si intendono quelle parole di una lingua, che pur presentando un’assomiglianza da un punto di vista morfologico o fonetico con i termini di un’altra lingua, assumono significati totalmente diversi. Questa cosa mi è tornata in mente ieri sera quando ho visto la terza puntata di AMICI, il talent show ideato e condotto da Maria De Filippi. Talent show che apparentemente assomiglia a quello delle scorse edizioni ma che in realtà è totalmente l’opposto.

Quelle che dovevano essere le grandi novità di questa diciassettesima edizione che avrebbero dovuto catturare il pubblico si sono rivelate dei meccanismi diabolici, perché solo una mente diabolica poteva concepire il sistema delle tre fasi e un sistema di votazioni che manda a casa i più bravi spesso senza neanche esibirsi. Un sistema di voto che come ha fatto notare il sito di Rolling Stone ricorda la nuova legge elettorale il Rosatellum, che ha mandato in panne il governo italiano.

Luca Tommasini sembra quasi annoiato da tutto il carrozzone e si inventa queste prove proibitive, che poi che avranno di proibitivo ancora non se capito. Preferivo di gran lunga i quadri di Peparini. Per non parlare del ritorno della commissione dei professori il cui potere è stato quello di riportare al centro della scena le polemiche. Sono dell’idea che se un ballerino o un cantante non è all’altezza del talent non dovrebbe essere scelto per il serale. Invece ho la sensazione che alcuni ragazzi siano stati scelti solo per dare luce alla frustrazione di alcuni docenti. A mio avviso viene dato poco spazio allo spettacolo e al talento dei ragazzi in gara e vi è un’eccessiva sovrapposizione delle polemiche, della storia privata dei ragazzi sullo stile di C’E’ POSTA, e della disputa Celentano/Parisi/Ventura.

Altra genialata per acquisire consensi dal pubblico è data dalla presenza delle vecchie e nuove glorie del calcio quali Totti e Maradona. Con tutto il rispetto ma io rivoglio Patrick Dempsey e Matthew Macconaughey.

Se alla fine il pubblico è catturato, è solo grazie alla trappola della mancanza di pubblicità. Infatti il primo blocco di trasmissione va avanti per quasi un’ora senza neanche un’interruzione. Tutto ciò solo per vincere la battaglia degli ascolti con RAI 1, dove BALLANDO CON LE STELLE è riuscito a vincere la partita per ben due sabati. Che poi anche lì era partita la polemica sulla coppia dei due uomini Ciacci/Todaro.

Ma davvero credono che il pubblico da casa voglia tutto questo? La società italiana si è così incivilizzata a voler la rissa sempre e comunque? Perché l’offerta di questa televisione è sempre più trash? Perché non si riesce ad andare oltre ad Amici, e vi giuro che a me come programma piaceva fino all’anno scorso, oltre al Grande Fratello o all’Isola dei Famosi?

Ai posteri l’ardua sentenza. E poi si stupiscono perché Netflix abbia così successo.

THE FINAL COUNTDOWN

IL CANDIDATO VA ALLE ELEZIONI.

Ci siamo, il conto alla rovescia è ormai iniziato, domenica si vota e forse dalle urne uscirà il nuovo governo.

Gli ultimi mesi per noi poveri cittadini sono stati abbastanza impegnativi. In ogni tg e trasmissione televisiva, tutti i candidati dei vari partiti, hanno sfilato come in un grande carnevale elogiando il proprio programma e insultando adeguatamente i propri avversari. Di tutte queste trasmissioni la più carina è senza ombra di dubbio IL CANDIDATO VA ALLE ELEZIONI di Pif.

Con la formula ormai collaudata del TESTIMONE, Pierfrancesco Diliberto in arte Pif ha incontrato tutti gli esponenti delle forze politiche. Telecamera alla mano, il giovane regista siciliano ha seguito i protagonisti nei loro comitati elettorali, durante i comizi e nel loro lavoro quotidiano cercando di andare oltre le solite campagne elettorali. Quello che ne viene fuori è una simpatica analisi sul lato umano dei singoli candidati. Nella puntata andata in onda martedì scorso abbiamo fatto la conoscenza dell’onorevole Luigi Di Maio candidato alla presidenza del consiglio per il Movimento Cinque Stelle. Personaggio difficile da intervistare che non ha ceduto alle domande irriverenti di Pif che lo ha sopranominato “L’uomo che non suda”. Seconda protagonista è stata Giorgia Meloni, già intervistata da Pif otto anni fa. La leader di Fratelli d’Italia confida a Pif la sua paura d’invecchiare e il timore che per questo il suo compagno, più giovane di lei, la possa lasciare. La Meloni spera inoltre che Berlusconi venga colpito da una folgorazione e la scelga come nuovo premier se il centro destra dovesse vincere. L’ultimo incontro è stato con Pietro Grasso, candidato alla presidenza per Liberi e Uguali e cavallo di Troia di coloro che dovevano essere rottamati dal rottamatore. L’ex presidente del Senato appare un po’ impacciato ma si rilassa quando Pif gli chiede di raccontare tutte le volte in cui ha scansato gli attentati di Cosa Nostra e gli aneddoti che riguardano la sua amicizia con Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Questa sera alle 21.15 su TV8 Pif ci racconterà il suo incontro con Matteo Renzi, Emma Bonino, Matteo Salvini e altri candidati di altre forze politiche. Attraverso domande che tutti noi vorremmo fare a questi illustri esponenti delle istituzioni Pif cerca di dare un ordine alla confusione che imperversa nelle mente di ognuno di noi e di dare risposta ad una domanda, per chi voto?

Confusione generata da una campagna elettorale urlata, fatta di promesse fantascientifiche, strumentalizzazioni di episodi di cronaca nera, populismi e dal ever green ponte sullo stretto (ponte che un po’ ha rotto e ve lo dico da messinese). Se poi pensi a quello che hanno combinato negli ultimi cinque anni e va be…… Per non parlare della nuova legge elettorale il rosatellum bis, qualcuno di voi ha capito come funziona? Io ho capito che il 37% dei seggi (232 alla Camera e 116 al Senato) sarà assegnato con un sistema maggioritario, il 61% dei seggi (386 alla Camera e 193 al Senato) sono ripartiti proporzionalmente. In poche parole un gran casino che non garantirà a nessuno la maggioranza per poter governare.

Scelta complicata che come ha detto lo stesso Pif è come quando vai al ristorante e ti presentano un menù così ricco e variopinto che proprio non riesci a scegliere.

Non vi chiedo se seguite la politica vi esorto solo ad andare domenica a votare. E anche se siete confusi fatevi guidare dal vostro istinto perché l’unica arma che abbiamo per far sentire la nostra voce è chiusa dentro la cabina elettorale.

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SANREMO 2018

LE DIECI COSE CHE HO AMATO DELL’ULTIMA EDIZIONE DEL FESTIVAL DI SANREMO E LE DIECI COSE CHE NON HO APPREZZATO.

Ieri sera si è conclusa la 68° edizione del festival di Sanremo, festival che, diciamola tutta, sta al paese Italia come una festa padronale o una sagra sta a un borgo medievale. L’ho aspetti tutto l’anno, ti chiedi chi sarà a presentarlo, chi saranno gli stilisti scelti dalla prima donna, chi saranno i cantanti che parteciperanno, pensi che forse ci sarà qualcosa di nuovo. E invece niente, il copione è sempre lo stesso, proprio come una sagra viene celebrata la storia e la tradizione della musica italiana. Storia e tradizione che quest’anno l’hanno fatta da padrona se si pensa all’età media dei partecipanti. Ma lo guardi lo stesso, perché il giorno dopo saresti tagliato fuori dalle discussioni al bar, in ufficio, sul tram o a scuola. Come qualsiasi festa di paese se non ci vai sei macchiato a vita dai tuoi compaesani.

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Questa foto è stata scaricata dal sito Corriere.it

Qui di seguito vi elenco le dieci cose che non ho apprezzato di questa edizione e le dieci cose che mi sono piaciute.

LE 10 COSE CHE NON HO APPREZZATO SONO:

1 I vestiti di Michelle Hunziker, da fashion victim quale sono li ho trovati orribili, fatta eccezione per re Giorgio la prima sera.

2 La scelta di molti dei cantanti in gara, troppo vecchi, a dimostrazione della mia teoria che l’Italia è un paese proiettato al passato non al futuro. Un paese dove gli anziani fanno fatica a lasciare il passo ai giovani, anche nel mondo della musica.

3 Le gag comiche dei tre presentatori sono stati imbarazzanti, per non parlare delle interviste alle canzoni fatte con la Leosini e la Sciarelli, terribili.

4 Il caso di plagio che ha visto al centro delle polemiche la canzone di Metal e Moro. A mio avviso la produzione del festival ha trattato la cosa con superficialità in quanto potevano accertare le cose prima che la chermes avesse inizio.

5 Non ho amato gli eccessivi intermezzi pubblicitari che hanno rallentato ancora di più lo svolgimento della gara. Ma non sarebbe Sanremo se su quel palco tutto non fosse lento come un bradipo.

6 Baglioni nei panni del conduttore no, meglio come cantante.

7 Facchinetti e Fogli, i peggiori come cantanti.

8 L’esibizione di Michelle sulle note della canzone QUELLO CHE LE DONNE NON DICONO per sensibilizzare sulla questione dei femminicidi e della violenza sulle donne. L’ho trovata come una strumentalizzazione alle polemiche su Doppia Difesa, anche perché la sensibilizzazione non si fa cantando una canzoncina sul palco dell’Ariston, si fa andando nelle scuole ad educare al rispetto.

9 La giuria degli esperti, a parte Giovanni Allevi unico musicista accreditato, gli altri che centravano, andavano bene per i David di Donatello.

10 Il vincitore delle nuove proposte.

LE 10 COSE CHE HO AMATO SONO:

1 Pierfrancesco Favino, una vera scoperta, bello e bravo. Ma soprattutto commovente nel suo monologo sui migranti, sulla loro disperazione che li porta ad affrontare deserto, mare e poi l’intolleranza europea.

2 La scelta dei comici: Fiorello mattatore della prima serata, Virginia Raffaele fantastica, ma anche Crozza, Frassica e il mago Forrester non sono stati da meno. Hanno dato un tocco di vita ad un festival un po’ noioso.

3 I duetti della quarta serata. I migliori quello di Noemi e Paola Turci, Stato Sociale e il coro dell’Antoniano di Bologna, Diodato e Roy Paci con Ghemon, Barbarossa con la Foglietta e Cristicchi che sta a Fabrizio Moro e Ermal Metal come la nutella sta col pane.

4 Premio Lucio Dalla per le nuove proposte ad Alice Caioli, mia concittadina.

5 I duetti fra Baglioni e i grandi della musica italiana. Anche se qualcuno non era al massimo della sua forma fisica vedi il Volo e la Nannini.

6 La canzone di Max Gazzè, la leggenda di Cristalda e Pizzomunno diventata una splendida ballata d’amore, la mia preferita.

7 Luca Barbarossa. Il ragazzo della via Margutta è diventato adulto e con la sua canzone racconta il tempo che passa, di come cambiano i sentimenti e di come l’amore a un certo punto è fatto di piccoli gesti di quotidianità.

8 Michelle Hunziker che non amo, ma che in questa situazione ha dimostrato una grande professionalità e presenza scenica. Un tempo c’era un conduttore uomo e due belle donne accanto. Quest’anno abbiamo avuto una bella donna a condurre con accanto due valletti di cui uno molto bello.

9 Ermal Meta e Fabrizio Moro che con la loro NON MI AVETE FATTO NIENTE vincono la 68°edizione del festival. Vittoria meritata al di là delle polemiche. Lo Stato Sociale al secondo posto, la loro canzone ho paura che ci tormenterà per tutta l’estate. Brava anche Annalisa in terza posizione.

10 Laura Pausini, grande artista, ha sfidato il freddo per poter cantare in mezzo alla gente fuori dall’Ariston e poi la sua interpretazione di Avrai con Baglioni va be……. che ve lo dico a fare.

E voi avete visto il festival? Cosa ne pensate? Avreste voluto che vincesse qualcun altro? Qual era il vostro podio ideale?