ROMANZO FAMIGLIARE

Scusate l’assenza di post nelle ultime settimane, ma sono stata vittima di una grave influenza che mi ha costretta a letto per più di 10 giorni.

Vediamo cosa c’è stato di nuovo in tv. La RAI ha inaugurato il nuovo anno con una fiction d’autore e un grande ritorno quello di Don Matteo 11 di cui vi parlerò prossimamente. La grande novità è rappresentata dal family drama scritto e diretto da Francesca Archibugi e che porta il titolo di ROMANZO FAMIGLIARE, titolo che vuole essere un omaggio a LESSICO FAMIGLIARE, il capolavoro di Natalia Ginzburg.

La storia ha per protagonista Emma Liegi (interpretata da Vittoria Puccini) trentaduenne sbadata, disordinata, in casinista che proprio non riesce a essere una brava moglie e una brava mamma. All’età di 16 anni, infatti, Emma rimane incinta di una bambina Micol che crescendo si dimostra molto più matura della madre. Colonna portante nella vita delle due ragazze è Agostino (Guido Caprino) marito di Emma e papà di Micol.

Le cose si complicano quando Agostino ufficiale di marina viene promosso al grado di capitano e trasferito da Roma a Livorno, il trasferimento per Emma è destabilizzante perché Livorno è la città da cui è scappata 16 anni prima, è la città dove risiede la sua famiglia e dove suo padre Gian Pietro (interpretato da Giancarlo Giannini) cerca di controllare tutto e tutti. Contemporaneamente Micol rimane incinta del suo insegnante di musica rivivendo l’esperienza della madre. Emma matura in un colpo iniziando a trasformarsi in una donna un po’ più sicura di sé che non vuole far mancare alla figlia tutto il suo affetto e il suo appoggio in un momento così delicato per la ragazza. Emma però non fa i conti con il padre che ha un ottimo ascendente su la giovane Micol, senza contare i fantasmi del passato che cercheranno di distruggere il rapporto fra Emma e Agostino.

La serie è composta da sei puntate di cui due già andate in onda, la terza puntata sarà trasmessa lunedì 15 gennaio alle 21.25 circa. Gli ascolti fin qui sono stati notevoli, ma personalmente trovo la narrazione un po’ lenta e deludente dato che parliamo di un lavoro che porta la firma di un’autrice importante come la Archibugi. Utilizzando la frase di un giornalista del Corriere della Sera sembra un vecchio sceneggiato RAI a cui sono stati inseriti temi moderni. Certo non mancano i colpi di scena e quel intreccio narrativo che porta l’insieme della fiction ad assomigliare ad una sorta di telenovela, a ciò va aggiunto un cast di attori di alta qualità che aiuta a colmare le carenze nella sceneggiatura. L’unica nota che ho apprezzato è la voce fuori campo che racconta la vicenda (voce dell’autista di casa Liegi) e le riprese della splendida Livorno.

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IL FEMMINISMO DI MARGARETH ATWOOD

Margareth Atwood è la donna del momento. Classe 1939, poetessa e scrittrice canadese, è stata un membro di spicco del movimento femminista degli anni 60. Nei suoi romanzi ha sempre analizzato il ruolo della donna all’interno della società, ha criticato con toni satirici i regimi totalitari senza risparmiare i sistemi politici occidentali. Ultimamente da due dei suoi romanzi sono state tratte due fortunate serie televisive che hanno fatto riscoprire al grande pubblico questa scrittrice dalle eccezionali doti narrative.

Dal 3 novembre è disponibile su Netflix la serie L’ALTRA GRACE, tratta dall’omonimo romanzo di Margareth Atwood pubblicato nel 1996. Il romanzo è ispirato ad un fatto di cronaca avvenuto in Canada nel 1843: un uomo benestante Thomas Kinnear e la sua governante Nancy Montgomery furono ferocemente assassinati, lo stalliere James Mcdermott e la domestica Grace Marks furono accusati dell’omicidio e per questo vennero condannati il primo alla pena di morte, la seconda a 30 anni di carcere. L’aspetto dell’omicidio e del processo raccontato nel romanzo e nella serie corrispondono alla realtà, ciò che aggiunge la Atwood è l’analisi introspettiva del personaggio di Grace Marks.

Nella serie in 6 episodi prodotta dalla televisione canadese e da Netflix per la regia di Mary Harron si cerca di analizzare come nel romanzo del resto la figura di Grace, doppiamente vittima del sistema sociale del suo tempo, in quanto donna è in quanto povera. Non tutti ritengono la giovane colpevole così dopo aver scontato quasi 10 anni di carcere di cui una buona parte in manicomio dove è stata sottoposta ad atroci violenze e abusi, Grace (interpretata da Sarah Gadon) è affidata all’analisi psichiatrica del dott. Simon Jordan che deve scoprire se la ragazza è davvero colpevole o innocente o affetta da qualche disturbo mentale che l’ha indotta a uccidere e poi dimenticare l’accaduto. Durante le sedute conosciamo la triste storia di Grace, una storia fatta di abusi e violenze. Con lei conosciamo anche la dolce Mary Whitney, amica di Grace e il venditore ambulante Jeremias (interpretato da Zachary Levi), che avranno un ruolo determinante in tutto il racconto. Ma conosceremo da vicino anche James Mcdermott e Nancy Montgomery (interpretata da Anna Paquin). Dagli incontri col dott. Jordan viene fuori una Grace enigmatica, una donna che ha saputo superare terribili esperienze senza farsi quasi condizionare da queste, una donna che racconta la sua storia come se fosse la storia di un’altra persona. È davvero colpevole di omicidio o solo una vittima accusata ingiustamente la cui unica colpa era quella di essere una ragazza molto bella e ingenua?

Molto diversa è la storia narrata nell’altra serie televisiva, IL RACCONTO DELL’ANCELLA. In Italia è trasmessa su TIM VISION, ma non avendo l’abbonamento a questo canale non ve ne posso parlare. So che ha vinto più di 16 Grammy e che vede fra gli attori nomi molto conosciuti e amati dal pubblico come Alexis Bledel (Rory di Gilmore Girls), Elisabeth Moss (Peggy di Mad Man), Joseph Fiennes (Shakespeare in Love) e Samira Denise Wiley (Poussey in Orange Is The New Black).

Ma posso parlarvi del romanzo che ho letto e apprezzato moltissimo. È stato pubblicato nel 1985 subendo la censura in molti paesi. Ciò che la Atwood immagina in questo libro è sconvolgente. Siamo in un ipotetico futuro dove il mondo è stato devastato dalle radiazioni nucleari e gli Stati Uniti d’America sono diventati una dittatura, denominata Repubblica di Gallad. Questa repubblica totalitaria si basa su un sistema oligarchico e misogino dove le donne non hanno più un ruolo sociale hanno solo un compito, quello di procreare e di garantire una discendenza all’élite dominatrice. Non tutte però possono generare un’altra vita a causa delle radiazioni, sono in poche quelle rimaste fertili e per questo sono chiamate ancelle e vestono con una veste rossa e sul capo portano una cuffia bianca. Difred, la protagonista, è una di loro.

Tutto il racconto è in chiave metaforica è vuole essere una denuncia alla condizione femminile. La Atwood quando lo scrisse pensò alla donna nei paesi medio-orientali, ma leggendolo oggi viene quasi spontaneo collegarlo alle donne di oggi che vivono in occidente. Nel racconto quando si insedia la dittatura il ruolo della donna viene lentamente ridimensionato iniziando col blocco dei conti correnti intestati alle donne e invitando quest’ultime a non recarsi più al lavoro ma di rimanere in casa a curare marito e prole. Altra cosa che il regima di Gallad fa è ridurre la presenza femminile nei luoghi di potere fino a farla scomparire del tutto, scompariranno le scuole, le università, verranno abolite leggi come l’aborto e la libertà di parola e innalzati muri e fili spinati. Vi ricorda qualcosa?

Ma Difred non ci sta, lei e altre ancelle decideranno di ribellarsi e di riconquistare la libertà perduta. Esempio che secondo Margareth Atwood dovremmo seguire tutte, dovremmo scendere in piazza proprio come fecero le nostre madri rivendicando salari pari agli uomini, ruoli nella politica e nei luoghi di potere, il diritto di decidere del nostro corpo e soprattutto il rispetto della nostra vita dato che almeno in Italia noi donne stiamo diventando carne da macello.

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LE SORELLE TAVIANI SONO TORNATE

Al via ieri sera su canale cinque della quarta stagione della fiction LE TRE ROSE DI EVA.

Fiction prodotta da Endemol Shine Italy per Mediaset con la regia di Raffaele Mertes  che ritorna con grandi colpi di scena, tanto sentimentalismo e quel pizzico di noir legato al melò che tanto è piaciuto alla sottoscritta e al pubblico nelle passate stagioni.

Il primo colpo di scena è dato dal ritorno di Aurora Gori Taviani (Anna Safroncik), data per morta con tanto di funerale nell’ultima puntata della terza stagione. La donna è decisa a riprendersi la sua vita dalla quale è stata allontanata per ben due anni. Due anni in cui la donna non ricorda assolutamente cosa le sia successo. Due anni in cui la vita a Villalba è andata avanti anche senza di lei. Alessandro Monforte (Roberto Farnesi) il grande amore di Aurora dal quale ha avuto una figlia, la piccola Eva (Giulia Baccini), è riuscito a ricostruirsi una vita con la sua piccola fetta di felicità accanto a Tessa Taviani (Giorgia Wurth) sorella adottiva di Aurora.  Nello stesso periodo un terribile alluvione causa il crollo della diga di Villalba che ha come conseguenza la distruzione dei vigneti dei Monforte, dei Camerata e di Prima Luce, quest’ultima è la tenuta della famiglia Taviani, di cui sono eredi le sorelle Marzia (Karin Proia), Tessa e Aurora.

Aurora però è stata adottata, in realtà non è figlia di Eva Taviani (Barbara De Rossi) madre di Marzia e Tessa, ma è la figlia naturale di Rosa Gori e Ruggero Camerata (Luca Ward), se vi siete persi le tre stagioni precedenti vi consiglio di mettervi in pari perché la vita di Aurora e la storia delle sue origini è così rocambolesca è piena di colpi di scena da far invidia ad un romanzo d’appendici dell’ottocento.

Ma torniamo a ieri sera. Una nuova stagione significa anche nuovi personaggi che nello specifico sono rappresentati dalla famiglia Astori, ricchi proprietari terrieri di Borgo Riva che approfittando del momento di difficoltà degli abitanti di Villalba stanno comprando le loro vigne per pochi euro. Gli Astori sono anche i nuovi cattivi, tutti i componenti della famiglia si impegneranno a mettere zizzania fra Aurora e Alessandro e il loro ritrovato amore, per non parlare degli interessi economici che spingono Lea Astori (Daniela Poggi) e il figlio Fabio (Fabio Fulco) ad essere i registi di qualcosa di molto torbido solo per acquisire l’immenso patrimonio dei Gori di cui Aurora e sua figlia Eva sono eredi.

Questa prima puntata mette già nero su bianco che le aspettative del pubblico su questa quarta stagione non verranno deluse e proprio come per le scorse serie gli intrighi, i morti ammazzati, il mistero ma soprattutto il grande amore fra Aurora e Alessandro ci terranno incollati al teleschermo per tutte le nuove dieci puntate. L’unico appunto che devo fare riguarda la sceneggiatura. In ogni serie c’è sempre stato un qualcosa di non chiarito mai fino in fondo, ad esempio chi è il padre di Marzia e Tessa Taviani? Qual è il nesso fra i Gori e i Taviani? Perché Aurora è stata affidata a Eva Taviani, donna dalla vita molto chiacchierata? E il mistero della famiglia Gori?

Avranno questi quesiti una risposta in questa nuova stagione? L’appuntamento è a giovedì sera su canale cinque.

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NON UCCIDERE

Questo post avrei dovuto pubblicarlo nei primi giorni di luglio, quando la seconda stagione di NON UCCIDERE veniva mandata in onda su RAI 2.

Ma in estate il mio mondo si colora di sorelle che vanno e vengono dalle diverse parti d’Italia e del mondo e di nipoti che se non stai attenta ti trasformano casa in un loft di artisti newyorkesi. Conseguenza ho avuto poco tempo da dedicare al blog e questa recensione è rimasta nelle bozze per più di due mesi.

NON UCCIDERE è una serie televisiva targata RAI che racconta la vita e le indagini dell’ispettore della squadra mobile di Torino, Valeria Ferro. La serie può essere definita come un noir innovativo, molto simile ai noir dei paesi nordici.

Valeria ha il volto di Miriam Leone, l’ex miss Italia che per questo ruolo ha messo da parte gli abiti della ragazza dolce e carina della porta accanto e si è trasformata in una donna anticonvenzionale e lontana da ogni cliché. Valeria non si trucca, veste sempre in maniera molto anonima e si dedica anima e corpo al suo lavoro. Pur essendo molto giovane è un ispettore di polizia molto abile, ha un intuito fuori dal comune, un intuito che la stessa Leone ha definito da lupo e come un lupo si muove per cercare la sua preda, gli assassini colpevoli dei casi di omicidio di cui si occupa.

Questi traggono spunto da casi di cronaca nera realmente accaduti e vedono come protagonisti legami famigliari malati, relazioni pericolose, vendette, passioni malate. Tutti hanno come scenario Torino che per l’occasione è stata trasformata in uno spettrale palcoscenico dove l’ispettore Ferro si aggira in maniera ossessiva alla ricerca della verità.

Ossessione che risale alla sua infanzia quando la madre Lucia uccise il padre è per questo venne condannata a 20 anni di reclusione. Una volta libera la donna cercherà di recuperare il rapporto con la figlia, ma Valeria rifiuterà ogni contatto ponendosi continue domande sulla morte del padre, sulla quale Lucia sembra non aver detto tutto.

Lucia forse non è quella che dice di essere e il suo misterioso passato riappare nella seconda stagione nelle vesti di Giuseppe Menduri. I due condividono dei terribili segreti che porteranno Lucia alla morte. La cosa devasterà Valeria che non riuscirà a chiarirsi con la madre, inoltre scoprirà che il suo vero padre è in realtà Menduri che nel frattempo ha confessato di aver ucciso Lucia. La cosa non convince del tutto il commissario Giorgio Lombardi che decide di indagare per conto proprio.

Chi ha ucciso Lucia Ferro e suo marito? Alla fine Valeria grazie al sostegno e all’amore di Andrea Russo suo collega e compagno nelle vita riesce a riacquistare il suo equilibrio decidendo di creare una sorte di legame con Viola Menduri, la sua sorellastra.

Serie fatta veramente bene, da vedere assolutamente se ve la siete persa su RAI PLAY.

RAI che non smetterò di ripetere ma da un po’ di tempo sta realizzando fiction davvero belle. Vediamo cosa ci riserverà per la nuova stagione.

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LE REGOLE DEL DELITTO PERFETTO

Come si fa a commettere un omicidio e a farla franca? Ce lo spiega ANNALISE KEATING, avvocato e docente di diritto penale nella prestigiosa università di FILADELFIA, la MIDDLETON UNIVERSITY. In ogni sua lezione, analizzando ogni singolo caso giudiziario di cui si occupa, la prof KEATING spiega come vincere una causa anche quando il proprio cliente è colpevole. Fra tutti i suoi studenti la professoressa ne ha scelti cinque che la assisteranno nei suoi casi giudiziari.

Gli “sfortunati” sono WESS GIBBINS, vincitore di borsa di studio, ha alle spalle un infanzia difficile, buono e generoso si dimostrerà il più fedele fra gli allievi della professoressa. LAUREL CASTILLO è la tipica ragazza di buona famiglia che sogna di cambiare il mondo e di aiutare gli emarginati della società. MICHAELA PRATT è la reginetta dell’upper inside che cerca di far conciliare i preparativi del suo matrimonio con gli studi in legge, ma con scarsi risultati. CONNOR WALSH è narcisista e spietato, sarebbe pronto a tutto pur di ottenere quello che vuole e infine ASHER MILLSTONE, figlio di un noto giudice, gioca il ruolo dello scemo del villaggio. Ad affiancarli i due associati dello studio KEATING, BONNIE e FRANK. La prima è un’impiegata fedele, pronta a strisciare ai piedi del suo capo pur di non essere sgridata. Il secondo è uno “sbriga faccende” dal torbido passato.

Una serie di sfortunati eventi condurranno i cinque ragazzi ad uccidere SAM KEATING, marito della professoressa. L’uomo è a sua volta coinvolto in un altro delitto, quello della studentessa Lila Stangard, di cui era l’amante. Elemento di collegamento dei due delitti è REBECCA, una giovane spacciatrice fidanzata di WESS e migliore amica di LILA.

Toccherà alla professoressa KEATING sciogliere il noto della matassa e salvare i suoi cinque studenti dall’ergastolo, applicando quelle che lei stessa in una lezione aveva definito le regole per il delitto perfetto.

Suspence, adrenalina, colpi di scena e una forte empatia con i protagonisti sono la miscela perfetta per questa serie della ABC, prodotta da SHONDA RHIMES, già produttrice di GREY’S ANATOMY e SCANDAL. Visibile su Netflix che su Raiplay è consigliabile a tutti i coloro che amano il noir e il triller. Ma anche a tutti i coloro che non sanno cosa fare durante un temporale di fine estate.

P.S.

Su RAI 4 tutte le domeniche alle 22.30 va in onda la seconda serie in prima visione.

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QUANDO LE DONNE DIVENTANO PROTAGONISTE DELLA STORIA

REBELLION è un’altra serie originale Netflix. Questa volta siamo in Irlanda e precisamente a Dublino. E’ il 23 aprile 1916, domenica di Pasqua, tutto è pronto per far scoppiare la ribellione contro il governo inglese, che difficilmente concederà l’indipendenza alla sua più antica colonia. Protagoniste tre giovani donne, che in maniera diversa prenderanno parte a una delle più importanti pagine della storia irlandese.

Elizabeth Butler, studentessa di medicina e fidanzata di Stephen un giovane deputato irlandese al parlamento inglese, appartiene a quell’alta borghesia (il padre è un banchiere) che più di tutti si opponeva all’indipendenza dall’Inghilterra. Contraria alla vita che i genitori hanno scelto per lei, Elizabeth entrerà a far parte dell’esercito rivoluzionario, pagando a caro prezzo le conseguenze delle sue azioni. Le vicende della famiglia Butler si scontreranno con quelle di un’altra famiglia, molto più povera i Mahon.

Jimmy Mahon è un sindacalista e un fervente attivista della causa indipendentista, vive con la famiglia del fratello al momento al fronte (la ribellione irlandese scoppiò in piena prima guerra mondiale), si ritroverà a combattere le truppe governative fianco a fianco con Elizabeth.

Tra i ribelli c’è anche Frances O’Flaherty, una giovane insegnante che dalla provincia si è trasferita a Dublino, si distingue subito per intraprendenza e per come maneggia le armi da fuoco. Ha una forte personalità ed è la più enigmatica fra le tre protagoniste.

Frances vive in una pensione e divide la stanza con un’altra giovane May Lacy. May fa la segretaria presso gli uffici governativi ed è l’amante del vice sottosegretario Charles Hammond. Anche May nel suo piccolo darà il proprio contributo alla ribellione, ruba infatti sotto le pressioni di Frances, un importante documento che darà vita alla rivolta. Si ritroverà suo malgrado a far parte di uno strano triangolo amoroso fra Hammond e sua moglie, pagando anche lei in modo drastico le conseguenze delle sue azioni.

I ribelli riescono a tenere sotto assedio la città di Dublino per ben tre giorni, ma il 29 aprile, quando in città sopraggiungono 16.000 soldati inglesi, sono costretti alla resa. Quasi tutti i ribelli vengono arrestati e fucilati dopo processi sommari, il 12 maggio però il governo inglese grazia i prigionieri e commuta la pena di morte in ergastolo da scontare in carceri inglesi.

Quale sarà il destino di Elizabeth, Jimmy, May e Frances che alla fine sembra essere l’unica ad averla fatta franca?

Serie storica, fatta bene, recitata bene, che non ha nulla da invidiare alle serie della BBC. Serie che ci racconta avvenimenti storici poco conosciuti e il coraggio di un popolo che approfitterà della guerra mondiale (così come faranno i russi nell’ottobre del 1917) per ribellarsi al dominio di una monarchia che li schiavizzava. Ma soprattutto ci racconta il coraggio di tre giovani donne.

Donne che si ribellano agli schemi della società che le vuole madri e mogli soggette alla volontà maschile. Donne che decidono di lottare per il proprio paese e di entrare a far parte della storia.

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Tredici sono i motivi che inducono Hanna Baker al suicidio. Questo e molto altro è al centro delle vicende raccontate nella serie più discussa degli ultimi mesi e mandata in onda su Netflix.

Il Drama è tratto dall’omonimo romanzo di Jay Asher ed è stato prodotto dalla popstar Selena Gomez. Oltre al suicidio, TREDICI MOTIVI PER, tratta il tema del bullismo e della violenza sessuale in una maniera molto cruda e diretta, ma allo stesso tempo è la parabola discendente di una giovane vita che non riesce a chiedere aiuto.

L’intento dei produttori della serie è stato quello di essere una sorta di monito per gli adolescenti di oggi sempre più oggetto di bullismo o cyber bullismo.

Hanna è una ragazza di diciassette anni che cerca di ambientarsi in una nuova città e scuola. E’ fragile e insicura, cerca l’approvazione del prossimo e soprattutto cerca di far parte del gruppo, fondamentale è quello che gli altri pensano di lei e quando tutto questo crolla entra in una spirale di depressione che la conduce al gesto estremo. Ma prima di questo decide di incidere su ogni lato di sette audio cassette i tredici motivi che l’hanno indotta ad uccidersi, chiude le cassette in una scatola e fa in modo che dopo la sua morte le cassette arrivino ai responsabili del suo gesto, perché ogni motivo corrisponde in realtà ad una persona che con il suo comportamento ha ferito Hanna. Tra questi c’è anche Clay Jensen, miglior amico di Hanna, che non riesce a capire perché anche lui sia responsabile della tragedia. L’ascolto delle cassette è qualcosa di devastante, capisce che la sua unica colpa è stata quella di essersi innamorato di Hanna e di non aver avuto il coraggio di dirglielo, ma non ha avuto neanche il coraggio di ascoltare il grido d’aiuto della ragazza. Colpa questa di cui si macchia anche Mr. Porter, psicologo della scuola e unico adulto a cui Hanna accredita delle responsabilità e tredicesimo motivo.

Ascoltando i nastri insieme a Clay conosciamo anche gli altri protagonisti della storia, quelli che Hanna considera i responsabili della sua fine. Iniziamo da Jessica e Alex, in un primo momento ottimi amici di Hanna, poi iniziano ad isolarla, la prima perché pensa che Hanna abbia messo in giro falsità sul suo conto, il secondo perché ha la felice idea di fare una lista su le più belle ragazze della scuola definendo Hanna il più bel culo. La cosa manda Hanna in totale paranoia. Poi c’è Justin, il primo ha innescare la serie di sfortunati eventi che porteranno Hanna alla tragica decisione, posta sui social una foto un po’ osè di Hanna mentre scende da uno scivolo mettendo in giro la voce che sia una facile. Ma Justin fa anche parte di quel branco di bulli che spadroneggia a scuola e di cui Hanna resta vittima: Marcus, apparentemente un bravo ragazzo, presidente del comitato studentesco, ridicolizza Hanna in maniera violenta. Zac, si fa gioco di Hanna prima facendo il carino, poi boicottandola in un progetto scolastico e distruggendo la sua autostima. Ma il peggiore di tutti è Bryce, capo del branco è il tipico ragazzo viziato di buona famiglia che come passatempo ha quello di violentare le ragazze.

Fra gli “aguzzini” di Hanna anche Tyler e Ryan. Il primo fotografo dilettante è ossessionato da Hanna e rende pubbliche alcune sue foto private, il secondo è il direttore del giornalino scolastico e pubblica una poesia molto intima scritta da Hanna a sua insaputa. E poi ci sono le ragazze Courtney e Shary. Entrambe incarnano lo stereotipo della ragazza perfetta, solo che la prima è gay, l’altra è corresponsabile di un incidente stradale che ha portato alla morte di un ragazzo. Hanna ha la sfortuna di rendersi conto attraverso un gioco dell’omosessualità di Courtney, pagando a caro prezzo la cosa. Inoltre sarà in macchina con Shary al momento dell’incidente e la cosa creerà in lei un senso di colpa devastante.

E poi c’è Tony, il primo a ricevere le cassette, è l’unico a cui Hanna non dà colpe, ma anzi deve onorare la sua memoria custodendo i suoi segreti. Alla fine però in accordo con Clay decide di consegnare le tredici tracce audio ai genitori di Hanna.

E’ quasi impossibile provare empatia per Hanna, lei colpevolizza gli altri senza considerare che la prima vittima di sé stessa è proprio lei. E’ una Drama queen, come dice lo stesso Tony, non riesce a fregarsene di quello che la gente dice di lei, di ogni piccola cosa ne fa un dramma, in fondo fa di tutto per essere al centro dell’attenzione, e forse anche il gesto del suicidio e l’invio delle cassette va inserito in quest’ottica. Ma l’altra grande colpa di Hanna è il non denunciare i fatti gravi di cui è testimone, suo malgrado, e poi vittima. E’ vero che è invisibile, tutti la ignorano, ma lei non chiede neanche aiuto, soprattutto ai suoi genitori.

Molti critici hanno bocciato la serie, definendola troppo forte per i contenuti trattati e debole da un punto di vista narrativo perché troppo lenta. Tutti difetti che condivido, ma che non dovrebbero impedire di vederla, soprattutto agli under 30 come me.

13 MOTIVI PER potrebbe aiutare a colmare la differenza generazionale che c’è tra i miei coetanei e gli adolescenti di oggi. Quando io frequentavo il liceo i social non c’erano e internet era cosa di pochi adepti dell’informatica, le prese in giro, gli insulti restavano all’interno delle mura scolastiche. Oggi grazie ai social le vittime di bullismo sono perseguitate 24 ore su 24, la cosa spesso provoca nella loro mente reazioni devastanti, reazioni che noi trentenni difficilmente riusciamo a capire in una società dove alle ragazze è richiesto di essere carine e perfette sempre, e ai ragazzi è concesso di prendere tutto senza alcun rispetto per il prossimo.

 

COME ERAVAMO

Con l’ultima fiction RAI DI PADRE IN FIGLIA facciamo un tuffo nel passato. Dopo Trieste e Matera, è Bassano del Grappa in provincia di Padova a far da cornice alle vicende della famiglia Franza.

Siamo fine anni cinquanta, Giovanni Franza (Alessio Boni) è un uomo burbero e dispotico, dopo essere emigrato con i genitori in Brasile ritorna a Bassano del Grappa col sogno di aprire una distilleria tutta sua. Sposa Franca (Stefania Rocca) dalla quale ha due figlie Maria Teresa e Elena, ma l’uomo desidera ardentemente un figlio maschio. Questo figlio di nome Antonio arriva nel 1958 insieme ad una sorella gemella Sofia. Giovanni, però non si cura molto della sua progenie femminile, anche perché nella sua mente e in quella della società dell’epoca le donne rivestivano il solo e unico ruolo di mogli e madri.

Giovanni diventa ben presto un padre padrone al quale la moglie Franca non riesce a contrapporsi. L’unica che riesce a tenergli testa è la primogenita Maria Teresa (Cristiana Capotondi). Siamo nel 1968, anno della contestazione giovanile, Maria Teresa ottenuto il diploma decide di iscriversi all’università per frequentare il corso di studi in chimica, col sogno di poter affiancare il padre nella gestione della distilleria. Ma Giovanni è di un altro parere, l’unico erede della distilleria è il figlio Antonio e non accetta la decisione della figlia. Maria Teresa decide di andare per la sua strada, lascia Bassano per trasferirsi a Padova e frequenta l’università.

Elena (Matilde Gioli) a soli 17 anni si ritrova incinta ed è costretta a sposare il papà del suo bambino, lasciando la scuola e abbandonando i suoi sogni. Antonio e Sofia, come tutti i gemelli sono molto uniti, Antonio timido e fragile si sostiene alla sorella in tutto e per tutto.

Nel 1973 Maria Teresa si laurea in Chimica col massimo dei voti, in questi ultimi anni, oltre agli studi, la ragazza si è appassionate a temi come la legge sul divorzio, l’aborto, la libertà sessuale e a suo malgrado diventa protagonista di quell’emancipazione femminile che ha visto le donne italiane lottare per i propri diritti nella seconda metà degli anni settanta. Con la sua bella laurea in tasca, Maria Teresa ritorna dal padre che le offre un misero impiego da segretaria, Maria Teresa rifiuta e stanca della mancanza di fiducia che il padre ha nei suoi confronti solo perché è donna, decide di andare a lavorare per la concorrenza. Qui rivede Riccardo, il figlio dell’ex socio in affari del padre, ragazzo di cui Maria Teresa è sempre stata segretamente innamorata. Giovanni decide di introdurre nell’azienda di famiglia il figlio Antonio, e lo separa violentemente dalla sorella gemella Sofia, che verrà chiusa in collegio. Elena aspetta il secondo figlio e si rende conto che il ruolo di moglie e di madre la va stretto. Anche Franca in questi anni cerca di farsi spazio e di ottenere il suo pezzetto di felicità grazie ad un dolce ricordo che viene dal passato.

Passano gli anni, siamo nel 1978, Maria Teresa è un chimico affermato e nella sua vita riappare Giuseppe, un operaio pugliese, conosciuto negli anni universitari con il quale aveva avuto una breve relazione. Contemporaneamente anche Riccardo si accorge di lei e le dichiara il suo amore. Elena esasperata dal rapporto con il marito che non ama più e soffocata dal ruolo di madre perfetta, decide di prendere in mano la sua vita e di scappare il più lontano possibile alla ricerca della felicità. In perenne fuga è anche Sofia, che vive come una punk randagia, cerca nelle droghe quell’affetto che la sua famiglia le ha sempre negato e poi c’è Antonio che fragile e disperato, pur di far breccia nel cuore del padre, manda in banca rotta la distilleria di famiglia.

Antonio porrà fine ai suoi problemi con un gesto estremo. Gesto che in qualche modo riunirà le sue sorelle e farà capire a Giovanni tutti gli errori commessi con i figli. L’insegna GIOVANNI FRANZA E FIGLIO sopra il portone della distilleria verrà sostituita con quella di SORELLE FRANZA, comportando una piccola ma grande rivoluzione che condurrà tre donne alla guida di un’azienda.

Filo conduttore della fiction è l’emancipazione femminile. A me è piaciuta molto e non solo perché il soggetto e la sceneggiatura portano la firma di Cristina Comencini, il cast è composto da un gruppo di attori eccellenti, diretti da un altro altrettanto bravo Riccardo Milani. Mi è piaciuta perché è un piccolo romanzo storico, un piccolo romanzo che ti racconta com’era l’Italia degli anni 70 e in particolar modo com’erano le nostre nonne e le nostre madri, perché senza di loro forse non saremo libere. Perché dietro la storia della famiglia Franza, può esserci la storia della nostra famiglia e poi c’è una colonna sonora incredibile che va da Caterina Caselli a Vasco Rossi passando per Patty Bravo, Venditti e Guccini.

 

 

CHI HA UCCISO ELENA SILANI?

Sulla scia del paranormale lanciato da RAI 2 con LA PORTA ROSSA, si unisce anche RAI 1 che con la fiction SORELLE ha strizzato l’occhio alla serie cult americana TWIN PEAKS.

Protagoniste della storia due sorelle, Chiara e Elena. Due donne molto diverse che in comune hanno solo la madre, Antonia, interpretata da una Loretta Goggi che non ti aspetti, totalmente trasformata, quasi irriconoscibile nei panni di una ex figlia dei fiori con inizi di Alzheimer, ma andiamo per ordine. Chiara (Anna Valle) è un affermato avvocato e vive a Roma, dove si dedica anima e corpo al suo lavoro. E’ una donna attenta, molto razionale e responsabile. Elena (Ana Caterina Morariu) vive a Matera, con la madre e i tre figli, conduce una vita molto libera, è estrosa, passionale e per molti versi può essere definita una donna molto discutibile, come del resto la madre Antonia, che per anni è stata al centro dei pettegolezzi della città. Chiara e Elena condividevano un rapporto molto forte, fatto di complicità e stima reciproca che si spezza quando nelle loro vite irrompe Roberto Roversi (Giorgio Marchesi). Chiara e Roberto si incontrano all’università e si innamorano, ma quando Roberto conosce Elena perde completamente la testa per la ragazza e tradisce Chiara con la sorella. La cosa segnerà profondamente Chiara che interrompe ogni sorta di contatto con la sorella dalla quale si sente profondamente tradita, tanto da convincerla a lasciare definitivamente Matera.

Chiara non tornerà mai più nella città natale fino a quando Elena, che nel frattempo ha divorziato da Roberto, scompare misteriosamente.

Una volta tornata a Matera, Chiara non solo deve prendersi cura dei suoi nipoti e della madre, ma dovrà anche fare i conti con il passato e con la morte, perché molto presto il corpo di Elena viene ritrovato in un burrone.

Iniziano le indagini e Chiara inizia a fare degli strani sogni, dove vede la sorella, inizia ad avvertire strane presenze in giardino e in casa (ci sono vasche da bagno che si riempiono e si svuotano da sole, statuine di terracotta che si rompono anch’esse da sole e post it che volano per casa) per la vecchia Antonia non c’è nulla di cui preoccuparsi in quanto questi sono i segni della presenza di Elena, che non è morta, che non è mai andata via. La cosa col tempo convince anche Chiara.

Nel frattempo le indagini arrivano ad una svolta, Roberto, l’ex di Chiara e Elena viene arrestato con l’accusa di omicidio.

Dopo un primo momento di incertezza, Chiara si convince della sua innocenza e ne accetta la difesa. Durante il processo tra i due si riaccende la vecchia passione, iniziano anche i colpi di scena che portano sul banco degli imputati diversi soggetti che in maniera diversa avrebbero potuto fare del male a Elena, ma allora chi ha ucciso Elena Silani?

Al di là del giochino della suggestione e della manipolazione psicologica di cui è vittima Chiara, la narrazione, a mio avviso, risulta un po’ lenta. Facendo un paragone con LA PORTA ROSSA, la trama non ti tiene incollata al teleschermo e anche il finale è scontato. Difetti questi che possiamo, volendo, mettere da parte se consideriamo la bravura del cast diretto da Cinzia TH Torrini. Vedendo poi gli ascolti, Ivan Cotroneo, sceneggiatore della serie, ci ha preso anche questa volta.

Ma come per LA PORTA ROSSA, anche qui la vera protagonista è la città di Matera, che con i suoi sassi, le sue grotte e il suo paesaggio aspro e duro è lo scenario perfetto per un racconto dalle tinte paranormali e la stessa regista Cinzia TH Torrini ha detto “Matera, con la durezza del suo paesaggio, mi ha anche ricordato quella particolare atmosfera di TWIN PEAKS che mi aveva molto appassionato ed ispirato”.

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LA PORTA ROSSA

Devo essere sincera, quando due mesi fa, passavano i trailer pubblicitari della PORTA ROSSA ero un po’ scettica. Credevo che fosse una sorta di rivisitazione italiana del film Ghost quello con Demi Moore e la buonanima di Patrick Swayze. Invece mi sono dovuta ricredere.

La RAI, dopo molti anni, è riuscita a confezionare una fiction televisiva nuova e soprattutto avvincente. Merito del talento di Carlo Lucarelli che insieme a Giampiero Rossi ha ideato e scritto la serie. Protagonista un fantasma, Leonardo Cagliostro (e già il nome rimanda a qualcosa di esoterico) giovane commissario di polizia che viene ucciso durante un’azione in solitaria, ma, anziché attraversare la porta rossa che conduce all’aldilà, decide di restare nel mondo terreno per scoprire chi lo ha ucciso e chi vuole uccidere sua moglie. Cagliostro ha infatti una visione di quello che accadrà alla moglie il giorno di Natale e vuole a tutti i costi salvarla. Sua moglie è Anna Mayer, magistrato, che dopo un momento di disperazione dovuto alla morte del marito di cui era molto innamorata, inizia ad indagare anche lei sulla morte del commissario. La donna realizza che il marito non era proprio uno stinco di santo e nascondeva svariati segreti tra cui un’amante. Tutto ciò la porta a pensare di non dare alla luce il figlio che aspetta da Cagliostro.

Ben presto si scopre che chi ha ucciso Cagliostro è un altro poliziotto, sicuramente colluso con chi sta spacciando in città un nuova e letale droga sintetica la RED GHOST, spaccio su cui Cagliostro stava indagando.

Si scopre che tutti i membri della squadra mobile di cui Cagliostro era a capo hanno qualcosa da nascondere. C’è l’ispettore Valerio Lorenzi, fervente cattolico e marito devoto, con vizietti che non ti aspetti, c’è l’enigmatica sovraintendente Stella Mariani e l’ispettore Diego Paoletto invidioso di Cagliostro e infine c’è lui il vice questore Stefano Rambelli, miglior amico di Cagliostro, ma con un passato e una famiglia alquanto burrascosi. A questi si aggiungono il procuratore capo Antonio Piras, segretamente innamorato di Anna, ma che odia Cagliostro e Elvio, padre di Anna, che non ha mai accettato il matrimonio della figlia. Entrambi hanno degli scheletri nell’armadio e come gli altri possono essere gli assassini di Cagliostro.

Ad aiutare il nostro fantasma nelle indagini c’è Vanessa, una giovane medium, è l’unica a vedere Cagliostro, ma con in suoi sedici anni è spesso distratta dai suoi affari amorosi che la conducono ora dal rampollo dell’alta borghesia Raffaele Gherardi ora al timido Filip. Ma anche Vanessa ha qualcosa da nascondere che riguarda le sue origini e soprattutto sua madre che lei crede morta, ma che in realtà è viva. E infine c’è Jonas, altro fantasma, dalla vita terrena misteriosa aiuterà Cagliostro ad abituarsi alla sua nuova condizione.

Altra protagonista della serie è la città di Trieste, bella ed elegante, è uno scenario perfetto per questo noir dalle tinte esoteriche. Noir che ha tenuto migliaia di italiani incollati al teleschermo, grazie ad una sceneggiatura ben scritta e con un finale che ha dell’incredibile, perché come ogni libro giallo che si rispetti l’assassino è sempre colui che non ti aspetti.

Tra gli interpreti ritroviamo Lino Guanciale, attore del momento delle fiction italiane, nei panni di Leonardo Cagliostro, Gabriella Pession in quelli di Anna e Ettore Bassi come il procuratore capo Antonio Piras. Tutti diretti dal regista Carmine Elia.

Per chi se la fosse persa consiglio di rivederla su RAI PLAY.

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