L’ORA LEGALE

Che cos’è la legalità? O meglio che cos’è la legalità per noi Italiani? Su questa domanda è costruito il nuovo film di FICARRA e PICONE, L’ORA LEGALE.

Siamo in una ridente cittadina siciliana afflitta, purtroppo, da tutta una serie di problemi di natura amministrativa quali lo smaltimento dei rifiuti, assenteismo del personale del pubblico impiego, buche sul manto stradale, grossi problemi alla circolazione ecc. Stanchi di questa situazione i cittadini decidono che sia ora di cambiare, per tanto sfruttano le elezioni comunali per eleggere un nuovo sindaco, Pierpaolo Natoli, che fin dal primo momento si dimostra totalmente diverso dal suo predecessore, Gaetano Patanè, alta espressione della mala politica. A questo punto entrano in gioco Salvo e Valentino, cognati del nuovo sindaco, di cui ne garantiscono la più totale integrità morale. Infatti il sindaco Natoli, per prima cosa invia ad ogni singolo abitante la tassa dei rifiuti aggiornata e corretta, in quanto accortosi che buona parte dei cittadini aveva dichiarato di avere immobili con metri quadri inferiori rispetto alla realtà proprio per evadere il fisco. Rientrano in pieno regime lavorativo anche il corpo dei vigili urbani, fino a quel momento latitanti, il cui compito sarà quello di multare tutti coloro che non rispettano le regole. Stessa sorte al corpo forestale. Ciliegina sulla torta l’introduzione della raccolta differenziata.

In pochissimo tempo Natoli realizza quel cambiamento che i cittadini da anni aspettavano. Ma siamo sicuri che i cittadini erano predisposti a questo cambiamento? Siamo sicuri che i cittadini vogliano davvero persone oneste che li amministrino?

In città scoppia la rivolta, nessuno vuole più Natoli come sindaco. Salvo e Valentino si ritrovano così a combattere contro un’intera comunità, capitanata dal parroco Don Raffaele (interpretato magistralmente da Leo Gullotta) che li considera i diretti responsabili dell’elezione di Natoli.

Ben presto però anche Salvo e Valentino dovranno dar ragione a Don Raffaele e agli altri nel momento in cui il sindaco/cognato chiuderà il loro chiosco bar perché ritenuto abusivo e metterà i sigilli all’industria petrolchimica presente in città lasciando buona parte dei cittadini senza lavoro. Salvo e Valentino a questo punto da capro espiatorio diventano i paladini della situazione. Alla fine Natoli si dimette, ritorna Patanè e tutto torna come prima.

Con la loro disarmante ironia, Ficarra e Picone, realizzano un quadro divertente ma molto realistico della società italiana, prendendo a modello la Sicilia, i cui abitanti sono i primi a lamentarsi del sistema Italia e i primi a urlare al cambiamento. Ma questo cambiamento comporta delle rinunce, siamo disposti a rinunciare ai nostri privilegi e al nostro mal costume per migliorare la nostra società? Siamo disposti a diventare cittadini onesti per favorire il bene comune a discapito del nostro bene individuale? Siamo disposti a cambiare prima noi stessi per poi cambiare questo paese?

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QUANDO I SOGNI TI FANNO VOLARE

Los Angeles, la città dei sogni, il luogo dove ogni desiderio si trasforma in realtà, è la cornice di LA LA LAND, il film-musical scritto e diretto da Damien Chazell e interpretato da Ryan Gosling e Emma Stone. La pellicola che ha fatto indigestione di premi all’ultima edizione dei Golden Globe, non è riuscita ad accaparrarsi le 13 statuette per le quali era candidata agli Oscar, ma solo 6 tra cui miglior regia, miglior attrice protagonista e miglior colonna sonora. Non mi ha stupito il fatto che la pellicola non sia stata premiata come miglior film. Le aspettative, prima della sua visione, da parte mia erano tante, aspettative che in parte sono state deluse. Bravi la Stone (oscar meritato) e Gosling, ma la storia, forse, è un po’ debole.

LA LA LAND racconta la storia d’amore fra Mia (Emma Stone) e Sebastian (Ryan Gosling) e il desiderio da parte di entrambi di realizzare il proprio sogno, che per Mia è quello di diventare un’attrice e per Seb quello di aprire un locale dove si suona solo musica jazz. Al momento però lei fa la cameriera in un bar della Warner Bros (la casa di produzione cinematografica) e lui fa il pianista in un ristorante. Dopo una serie di primi incontri-scontri, i due capiscono di essere fatti l’uno per l’altra. Si dichiarano all’interno dell’osservatorio Griffith e lo fanno ballando, cantando e fluttuando fra le stelle di Hollywood. Da questo momento decidono di stare insieme e di sostenersi a vicenda nel realizzare il proprio sogno. Seb accetta la proposta di un ex compagno di liceo Keith (John Legend) che gli propone di diventare il pianista nel suo nuovo gruppo The Messengers. Il contratto permette a Seb non solo di guadagnare il necessario per l’apertura del suo locale, ma gli concede anche quella stabilità economica che serva a Mia per concentrarsi sulla sua carriera di attrice. La ragazza, infatti, sta lavorando ad un suo spettacolo teatrale per autoproporsi agli addetti ai casting. A questo punto iniziano le incomprensioni fra i due. Alla fine Mia diventa un’attrice importante del panorama americano mentre Sebastian apre il suo pub-jazz ma ………………. Ma non è tutto scontato nella vita, non si può avere tutto, a qualcosa si deve pur rinunciare.

Ciò che mi ha deluso in questo film non è solo la fine che lascia un po’ di amore in bocca o la storia che risulta un po’ debole, mi delude soprattutto l’aspetto tecnico del musical. Il film vuole essere un omaggio ai film di Fred Astaire e Ginger Rogers, ma non regge il confronto. A mio avviso ci sono troppe poche canzoni, e a parte il motivo d’amore che suona Seb al pianoforte, le altre non sono neanche canzoni che ti entrano in testa o che ti vien voglia di cantare. Bello è il messaggio del film: se credi in qualcosa, se insegui un sogno con tutto te stesso, prima o poi quel sogno si avvera. Mia e Sebastian non fanno altro che cercare il loro posto nel mondo, ricercano la felicità, tema, questo molto caro agli americani sul quale hanno fondato gran parte della loro storia. Tema che non è bastato a vincere l’oscar.

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