L’ANTI MONTALBANO

 

Ieri sera è andato in onda su RAI 2 un nuovo episodio della seconda stagione di Rocco Schiavone. Il burbero vicequestore nato dalla penna di Antonio Manzini, che a mio avviso è riuscito a regalarci un personaggio diametralmente opposto al commissario di polizia più amato dagli italiani, Salvo Montalbano.

Ma come spesso accade, anche un personaggio negativo, può suscitare interesse da parte del pubblico. Rocco Schiavone è volgare nel linguaggio e nei modi, è sempre di cattivo umore, donnaiolo, ama iniziare la giornata con un buon spinello e nel suo passato abbiamo scoperto ci sono gravi casi di corruzione.

Corruzione che è il motivo per cui viene trasferito da Roma ad Aosta, città che l’uomo odia con tutte le sue forze, perché ci sono due cose che proprio non sopporta: il freddo e la neve.

Ma è proprio il suo caratteraccio a indurlo ad usare un suo personale metro di giudizio e la sua stretta affinità con i criminali lo spinge a immedesimarsi così bene a loro, da riuscire a risolvere sempre con successo i casi d’omicidio sui quali deve indagare.

Casi di cronaca nera che ci portano all’interno della provincia italiana dove spesso si nasconde un mostro celato dal perbenismo borghese.

Ad aiutare il nostro ruvido vicequestore c’è un gruppo di agenti di polizia non proprio brillanti che accettano ben volentieri i metodi investigativi poco ortodossi del loro nuovo superiore.

In questa seconda stagione scopriamo, inoltre qualcosa in più sul passato di Rocco e le cause che hanno portato alla morte dell’adorata moglie Marina, interpretata da Isabella Ragonese, con la quale l’uomo immagina ancora di parlare e condividere le giornate. Un passato che riuscirà a raggiungere l’uomo anche ad Aosta e con il quale dovrà fare i conti.

Rocco Schiavone, interpretato da uno straordinario Marco Giallini, è un antieroe, sempre arrabbiato nei confronti della vita, è l’essenza stessa del noir, atmosfera evidenziata ancora di più dalla città di Aosta descritta cupa e nera come lo stato d’animo di Rocco.

Il nuovo regista della seconda stagione Giulio Manfredonia, che ha sostituito Michele Soavi, ha molto giocato con l’aspetto scenografico. Gli episodi ambientati a Roma sono caratterizzati da una luce che manca nelle storie che hanno come cornice la Valla d’Aosta. Questo per evidenziare la differenza fra il Rocco felice nella sua casa romana accanto alla moglie Marina e il Rocco cupo e arrabbiato che si ritrova nel profondo nord contro la sua volontà accompagnato dai fantasmi del suo passato.

Un antieroe dall’animo tormentato che ci piace forse perché è molto più reale e simile a noi di quanto si possa immaginare.

rocco schiavone

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