PICCOLI GRANDI EROI #ONECHICAGO

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“Si, è vero, c’è violenza a Chicago, ma non da me e nemmeno da quelli che lavorano per me e sapete perché? Perché non è mai un buon affare”.

Con questa celebre battuta di Robert De Niro nei panni di Al Capone, tratta dal film gli INTOCCABILI, voglio parlarvi dei quattro movie drama, tutti ambientati a Chicago, che da qualche estate sono protagonisti dei palinsesti estivi Mediaset.

Al principio fu CHICAGO FIRE, arrivato alla sesta stagione. La serie narra le vicende di un gruppo di pompieri e di paramedici del Chicago Fire Department, della caserma 51. Mattew Casey (interpretato da Jesse Spenser, il dott. Chase di DOTTOR HOUSE) è il tenente del camion 81, equilibrato e risoluto è senza ombra di dubbio la figura a cui tutti i colleghi fanno riferimento. È in continua competizione con Kelly Severide (interpretato da Taylor Kinney ex marito di Lady Gaga) tenente della squadra di soccorso 3. Kelly è tutto l’opposto di Matt, Don Giovanni incallito, finisce spesso e volentieri nei guai e non solo con le donne, spesso e volentieri anche con la disciplinare. Gabriela Dawson, paramedico dell’ambulanza 68, è perdutamente innamorata di Mattew Casey, che alla fine della seconda stagione si accorge di lei, e adesso che sono marito e moglie stanno cercando di adottare un bambino. Poi ci sono Cristopher Herrman (interpretato da David Eigenber, Steve di Miranda di Sex and The City), Brian “Otis” Zvonecek, Joe Cruz e Randy “Mouch” Mcholland. Tutti autorevolmente guidati dal comandante Wallance Boden, sempre in prima linea quando si tratta di difendere i suoi uomini. In ogni episodio li vedi affrontare e risolvere le situazioni più estreme: da palazzi in fiamme con perdite di gas, a mega incidenti automobilistici, infortuni sul lavoro dove segano blocchi di cemento e evitano l’amputazione di gambe o braccia, crolli di grattacieli e piromani maniaci. All’inizio avevo la sensazione di essere all’interno di un fumetto della Marvell, perché trovavo alcune situazioni davvero esagerate. Ma pensando alle tragedie che hanno colpito il nostro paese negli ultimi anni e a cosa hanno fatto i nostri vigili del fuoco ad Amatrice, Rigopiano, Ischia e adesso per la caduta del ponte Morandi a Genova, quello narrato da Chicago Fire non si distacca troppo dalla realtà.

Spin-off di Chicago Fire è Chicago PD., arrivato alla quinta stagione, la serie segue la grande tradizione dei polizieschi americani e racconta le vicende di un gruppo di poliziotti che spesso incrociano le loro indagini con quelle dei vigili del fuoco. Antonio Dawson (fratello di Gabriella), Erin Lindsay (interpretata da Sophia Bush, il volto di

Brook di ONE TREE HILL) e Jay Halstead sono i detective protagonisti della serie, il loro capo è il tenente Hank Voight, poliziotto dai metodi poco convenzionali, è disposto a tutto pur di proteggere i suoi uomini e la sua famiglia. E poi c’è lei l’anima del dipartimento il sergente Trudy Platt (Amy Morton) donna molto intuitiva e divertente. Con loro ritorniamo alla Chicago di Al Capone.

Terzo spin-off è Chicago Med che racconta le vicende dei medici e degli infermieri del pronto soccorso del Chicago Medical Center. La serie scimmiotta a mio avviso un po’ troppo Grey’s Anatomy e fra le tre produzioni è forse la più debole.

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L’idea innovativa che coinvolge tutte e tre le serie è data dal crossover, ossia, diversi episodi raccontano indagini o storie che vedono coinvolti contemporaneamente pompieri, poliziotti e medici. Senza parlare dei legami di sangue o sentimentali che sono alla base dell’intreccio narrativo che lega fra loro le tre serie.

Da martedì sera in seconda serata è partito il quarto spin-off, Chicago Justice, che ci condurrà nei corridoi del palazzo di giustizia. L’appuntamento con Chicago PD è martedì alle 21.20, Chicago Fire ci aspetta il mercoledì sempre alle 21.20 e sempre alla stessa ora ma di venerdì è trasmesso Chicago Med tutti rigorosamente su Italia 1.

Le quattro produzioni vogliono essere un omaggio a dei piccoli grandi eroi che nella realtà mettono a repentaglio la propria vita per salvare quella degli altri, spesso con stipendi da fame e scarsi mezzi di soccorso. Piccoli grandi eroi a cui tutti noi dobbiamo tanto. Basti solo pensare cosa è accaduto a Genova nei giorni scorsi.

THE GOOD DOCTOR

Il dottor Shaun Murphy, protagonista della serie THE GOOD DOCTOR, è la sorpresa televisiva di questa calda estate. Sorpresa perché è cosa assai rara che gli italiani stiano d’estate chiusi in casa a vedere la tv. Gli ascolti però parlano chiaro. THE GOOD DOCTOR insieme a TEMPTATION ISLAND sono riusciti a cambiare parte delle abitudini estive del bel paese.

Ma qual è il motivo di co tanto successo? Il giovane dottor Murphy, specializzando in chirurgia al St. Bonaventure Hospital è affetto da autismo e dalla sindrome del savant che da un lato provoca ritardi cognitivi, ma dall’altro accelera lo sviluppo di un’abilità sopra la norma. Così il nostro Shaun (interpretato da Freddie Higiamore, noto al grande pubblico per Neverland e La Fabbrica di Cioccolato) ha un’intelligenza straordinaria e una memoria di ferro, doti che ha deciso di applicare all’arte medica, dato che il suo sogno è quello di salvare vite umane. Decisione presa quando era ancora bambino mentre assisteva alla morte del fratello e del suo coniglietto del cuore.

È chiaro che l’intento della serie americana è quello di rompere il tabù della disabilità. Il messaggio è quello che anche con dei limiti ognuno di noi può realizzare i propri sogni. Forse in America una cosa così è possibile, ma in Italia una storia del genere sarebbe credibile? A mio avviso no. La nostra società civile è ancora troppo lontana per accettare determinate cose o semplicemente guardare il mondo e la vita senza filtri.

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Naturalmente il percorso di Shaun non sarà facile, il nostro giovane dottore dovrà scontrarsi con lo scetticismo e il pregiudizio dei suoi colleghi e dei suoi superiori che vedono nella sua patologia un limite. Il dottor Melendez alle volte lo ignora del tutto, spaventato dalla straordinaria bravura di Shaun nel fare le diagnosi. E poi ci sono i compagni di specializzazione: la dottoressa Browne che aiuta Shaun nel relazionarsi con i pazienti e il dottor Kalu che spesso e volentieri ruba le idee geniali di Shaun. L’unico a credere in lui è il Dr. Glassman primario della struttura ospedaliera.

La serie è stata creata da David Shore, già padre di DR. HOUSE e prodotta dall’ABC. Serie che risulta molto tecnica nel lambito medico, specificità che viene evidenziata ad ogni intervento chirurgico con delle piccole schede che appaiono di fianco al teleschermo. Geniale. Consiglierei di vedere questa serie a tutti gli studenti di medicina, è perfetta per imparare mentre si guarda la tv. L’appuntamento con i nuovi episodi è per sta sera su RAI 1 alle 21.25.

E voi cosa ne pensate? Ditemi la vostra. Siete soliti guardare la tv in estate o siete tra coloro che traslocano su calde spiagge e trascorrono il tempo bevendo prosecco dimenticandovi del mondo che vi circonda?

 

DALLA RUSSIA CON AMORE

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Buona sera a tutti. Per prima cosa voglio scusarmi per il mio silenzio, negli ultimi due mesi sono stata molto impegnata. Ho iniziato a frequentare un master in marketing e comunicazione che mi ha preso totalmente, master grazie al quale forse la mia vita professionale potrà avere una svolta. Spero di poter continuare a curare questo spazio, ma far conciliare lavoro, studio, famiglia e blog è davvero molto difficile.

Gli impegni però non mi hanno impedito di guardare la tv (solo dopo cena) e la stagione estiva di quest’anno, stranamente, mi ha lasciato felicemente sorpresa.

La prima serie estiva che mi ha conquistato fin dalle prime battute è THE AMERICANS, che va in onda tutti i giovedì sera alle 21.20 su RAI 4. Serie che è stata trasmessa con successo negli Stati Uniti a partire dal 2013 e lì siamo ormai alla sesta stagione, in Italia è stata mandata in onda su Fox dove è arrivata alla quinta stagione, mentre in Rai siamo ancora alla seconda, ma le prime quattro stagioni sono tutte disponibili su Netflix. Protagonista una normale famiglia americana che vive a Washington DC., siamo nel 1981, da poco è iniziata l’era Reagan e i coniugi Philip ed Elizabeth Jennings non hanno nulla di cui lamentarsi, gestiscono con successo un’agenzia di viaggi, hanno due figli Paige di 13 anni e Henry di 8, vivono in una villetta a due piani e sono la perfetta famiglia americana, la famiglia che tutti vorremo avere come vicini.

In realtà Philip ed Elizabeth si chiamano Mikhail e Nadezhda e sono due spie del KGB. Fanno parte di una cellula silenziosa creata dai servizi segreti sovietici chiamati “illegali” il cui compito era quello di mimetizzarsi nella società americana per poter spiare gli organi di potere dal loro interno. Diretti e coordinati dalla misteriosa Claudia i due, diventati una coppia e poi una famiglia per volere del regime sovietico, devono far convivere la loro doppia vita. Elizabeth fra i due è quella più devota alla causa, Philip nel tempo ha iniziato a vedere le cose sotto una prospettiva diversa. A l’uomo non dispiace il modello di vita americano e inizia a dubitare del regime, Elizabeth invece si farebbe ammazzare per la grande madre Russia, ma si farebbe ammazzare anche per i suoi figli, ignari della doppia vita dei genitori, figli che sono cittadini americani a tutti gli effetti. Cosa accadrebbe ai ragazzi se Philip ed Elizabeth verrebbero scoperti?

A indagare su questa cellula silenziosa c’è una squadra speciale dell’FBI capitanata da Stan Beerman, Stan che è dirimpettaio dei coniugi Jennings non che miglior amico di Philip, Stan che non immagina minimamente che il nemico a cui dà la caccia è il suo vicino di casa, Stan che trovando come amante una funzionaria dell’ambasciata russa si ritroverà in grossi guai.

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Tutta la narrazione e l’introspezione dei personaggi si gioca su questa dualità che vede i protagonisti divisi fra America e Russia, fra l’essere genitori e essere spie. A proposito di spionaggio la suspence, i delitti, gli intrighi, i travestimenti e i colpi di scene vi terranno incollati allo schermo. Uno straordinario spy story nato dalla penna di Joe Weisberg, ex agente della CIA, e ispirato ad una storia vera. Philip ed Elizabeth sono interpretati da due attori straordinari, che grazie a questa interpretazione si sono tolti di dosso l’aria di bravi ragazzi a cui le interpretazioni precedenti li avevano legati. Sto parlando di Matthews Rhys (noto per aver interpretato Kevin Walker in Brother e Sisters) e Keri Russell (famosa per essere stata Felicity Porter). A proposito di Keri tutto il mondo la ricorda come Felicity, che detto fra noi non era proprio tutta sta furbizia, in THE AMERICANS è tutto l’opposto: fredda, calcolatrice e spezza ossi del collo con la stessa tranquillità con cui mia nonna fa la parmigiana di melanzane.

Molto importante è anche il contesto storico in cui si inserisce la serie, gli anni 80, gli anni di Reagan, il decennio più sanguinoso della guerra fredda, decennio in cui saranno gettate le basi per l’abbattimento del muro di Berlino e la fine dell’unione sovietica. Gli anni di Madonna e Michael Jackson, dei capelli cotonati, delle spalline e di uno stile di vita che ha fatto storia.

Una serie molto attuale, dato l’importante ruolo che ancora oggi la Russia gioca su piano internazionale, il cui presidente è stato l’ultimo capo del KGB. Una serie che ti racconta la guerra fredda da un altro punto vista, quello russo.

L’appuntamento è per sta sera su RAI 4.