L’altra sera su Netflix ho scovato un documentario che racconta la vita e le opere di Joan Didion. Molto si domanderanno chi è. Joan Didion è una delle più autorevoli firme del giornalismo americano non che una straordinaria scrittrice.

Nel docu-film prodotto da Netflix e diretto da Griffin Dune, nipote di Joan, dal titolo JOAN DIDION IL CENTRO NON REGGERA’, viene fatto un ritratto della donna che la consacra al pubblico dei suoi estimatori e spinge chi non la conosce a leggere almeno uno dei suoi romanzi.

Nata a Sacramento in California il 5 dicembre del 1934, dimostra fin da bambina un profondo interesse per la scrittura. Nel 1956 si laurea in lettere all’università di Berkeley, vince un concorso di saggistica sponsorizzato dalla rivista di moda Vogue che le offre un lavoro, si trasferisce così a New York. Il periodo newyorkese è molto intenso, in soli due anni viene promossa da copywriter a redattrice, scrive il suo primo romanzo e conosce l’uomo che diventerà suo marito, John Gregory Dunne, anche lui giornalista.

La loro unione durerà più di 40anni, unione che li vede vincenti soprattutto sul lavoro. L’uno correggeva l’articolo dell’altro, mai invidie o gelosie, la stessa Joan in un’intervista dice che poteva sposare solo uno scrittore perché soltanto un uomo che faceva il suo stesso mestiere avrebbe potuto capirla e sopportarla.

Ben presto però New York va stretta ad entrambi, così decidono di trasferirsi a Los Angeles. Qui adotteranno una bambina Quintana e qui Joan inizia la sua attività come freelance per importanti testate come LIFE, THE NEW YORKER e TIME. In questi articoli Joan dà una visione molto personale degli avvenimenti di cui è testimone. La sua tecnica narrativa rompe gli schemi con il giornalismo tradizionale tanto da farla diventare una degli esponenti di spicco del new journalism.

Per new journalism si intende un nuovo tipo di giornalismo che si afferma in America intorno agli anni 70, giornalismo che non si ferma al semplice racconto di cronaca ma si arricchisce del punto di vista del cronista. Assistiamo alla fusione fra la letteratura e il giornalismo, la cronaca diventa romanzo e in alcuni casi romanzo- reportage, basti pensare ai reportage di guerra di Oriana Fallaci o al bellissimo A sangue freddo di Truman Capote.

Per quanto riguarda Joan Didion siamo di fronte ai dei diari personali, ogni avvenimento quale la guerra in Vietnam, la contestazione giovanile, l’incontro con Jim Morrison ragazzo che definisce adorabile ma che le faceva venire un gran ma di testa, il movimento femminista, l’intervista a Georgia O’Keeffe o a George Manson e ai membri della sua setta o il caso Watergate sono trattati attraverso le sue sensazioni,  i suoi sentimenti e i suoi personalissimi ricordi dove sono soprattutto i piccoli dettagli della vita quotidiana a prendere il sopravvento. La scrittrice rifiuta il giornalismo convenzionale, preferisce avere un approccio soggettivo rispetto alla storia. Il suo stile si fa unico e inconfondibile. Questi saggi e articoli furono raccolti in due libri VERSO BETLEMME e THE WHITE ALBUM. In quest’ultimo scrive “Immaginavo che la mia vita fosse semplice e dolce, e a volte lo era, ma succedevano cose strane in giro per la città. C’erano voci. C’erano storie. Tutto era innominabile ma niente era immaginabile. Questo flirt mistico con l’idea del peccato- questa sensazione che fosse possibile spingersi troppo oltre e che molti lo stessero facendo- ci riguardava molto, nel 1968 e 1969 a Los Angeles.

Donna stilosissima è ricordata da tutti come la reporter che alle marce hippy portava sempre i foulard di Hermès e grandi occhiali scuri come Jackie Kennedy.

Nel 2005 muore suo marito e poco dopo morirà anche l’adorata Quintana. L’ANNO DEL PENSIERO MAGICO, suo capolavoro, parla di questo lutto, parla della morte e di come si sopravvive a questa.

Morte e vita, due concetti presenti anche nelle ultime opere Blue Nights e Prendila Così, concetti che analizza sempre in contrapposizione al suo io.

Joan è un’icona del giornalismo e della letteratura americana va assolutamente letta per capire determinati processi sociali e culturali americani o semplicemente per guardare avvenimenti della storia recente attraverso gli occhi di una giornalista che inciampava quasi per caso nelle persone e negli scioperi degli operai e che tutte le mattine doveva fare colazione con noccioline e coca cola.

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