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THE QUEEN IS BACK

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Dal’8 dicembre è disponibile su Netflix la seconda stagione di THE CROWN, la fortunatissima serie che racconta la vita della giovane regina Elisabetta II. In questa seconda stagione, sempre composta da 10 episodi, ripercorriamo gli avvenimenti che vanno dal 1956 al 1963.

Eravamo rimasti alle dimissioni di Churchill dalla carica di primo ministro, i suoi successori però non saranno alla sua altezza e trascineranno la Gran Bretagna in una profonda crisi economica interna e in una disastrosa posizione internazionale. La povera Elisabetta ce la mette tutta per essere un buon capo di Stato, ma non ci riesce sempre. I molti oppositori della corona le rinfacciano di essere troppo rigida, fredda ed eccessivamente distante dai suoi sudditi.

Il ruolo istituzionale non va mai quasi d’accordo con il ruolo privato, dove la sua “adorabile famiglia “sembra quasi divertirsi a complicarle la vita. Filippo si infila in uno scandalo dopo l’altro, Margareth è sempre più fuori controllo e assume degli atteggiamenti che in un certo senso anticipano Lady Diana. Il principe Carlo è un bambino fragile e timido che mal si adatta all’ambiente del rigido collegio scozzese dove viene iscritto per ultimare gli studi, giovane principe che non riesce a costruire un rapporto di affetto con entrambi i genitori. La regina madre ha trovato nello scotch whisky un valido alleato. L’unico che Elisabetta riesce a mettere fuori gioco è lo zio David, zio che a mio parere ha lanciato una sorta di maledizione sulla famiglia reale che sarà tormentata negli anni dallo spettro del divorzio.

Non sono da meno neanche i segretari personali di sua Maestà che non riescono a staccarsi dal rigido protocollo di corte ed aiutare la giovane regina ad assumere un immagine più moderna e più vicina alla gente comune. Per usare le parole di Jackie Kennedy dopo la sua visita a Buckingham Palace la regina Elisabetta appare come una donna di mezza età, priva d’interessi, poco intelligente e mediocre tanto da far apparire la nuova posizione della Gran Bretagna nel mondo come una posizione inferiore.

In mezzo a scandali, matrimoni, divorzi, dimissioni di ministri e attentati, Elisabetta sarà rallegrata dall’arrivo di due nuovi figli, i principi Andrea e Edoardo.

Dal racconto che gli autori fanno della famiglia reale si capisce che tutto è tranne che una famiglia. È più che altro un’istituzione che ha lottato nel corso degli ultimi decenni per la propria sopravvivenza. E se solo una parte di quello che è raccontato è vero è facile comprendere il perché Lady Diana abbia rappresentato una minaccia. Diana era umana, era una di noi, Elisabetta no.

Il mio pensiero va adesso alla povera Meghan Markle futura sposa del principe Harry, secondo voi riuscirà a resistere dentro quella gabbia di matti? Anzi mi correggo, riuscirà sopravvivere alla famiglia reale?

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NATALE IN RIVA ALLO STRETTO

Metti lo Ionio che incontra il Tirreno, metti il vento di tramontana che dal porto vecchio risale lungo la via I Settembre e arriva a piazza Duomo per poi perdersi lungo il corso Cavour e via XIV maggio. Metti quella gelida ma ringenerante brezza marina che caratterizza solitamente quasi sempre gli ultimi giorni di dicembre donando a Messina quella tipica atmosfera natalizia.

Metti la piazza principale della città addobbata come non mai con un grande albero colorato, una ruota panoramica e una pista di pattinaggio sul ghiaccio per i più piccini. Stelle di natale, candele e lanterne, il suono delle zampogne (versione siciliana della cornamusa) che intonano i tradizionali canti natalizi, il tutto per ricreare quella magica atmosfera che ogni anno il Natale porta con sé. Atmosfera che ha il potere di rasserenare ognuno di noi, riesce a cacciare lo stress e i brutti pensieri regalandoci la voglia di stare insieme attorno ad una tavola imbandita condividendo il tutto con chi ci è più caro.

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Le foto presenti in questo post sono state realizzate da me Se Jane Austen Avesse Avuto La Tv  per le vie di Messina.

Metti la via dello shopping gremita di gente per l’acquisto degli ultimi regali, metti i preparativi per il cenone del 24 e il pranzo del 25 e la passeggiata lungo il lungomare per smaltire tutto quello che si è mangiato e metti il porto con le navi traghetto, il faro con la Madonnina, le luci della costa calabrese e quel senso di pace che solo il suggestivo panorama dello stretto sa dare. DSC05262

Il giorno della vigilia la tradizione messinese vuole l’astinenza dalle carni, la ghiotta di pesce stocco e le focacce la fanno da padrona durante il cenone. In ogni parrocchia gli altari sono arricchiti con la tradizionale Cona, (si colloca Gesù Bambino sotto l’altare circondandolo dei frutti della terra o con altri doni che i fedeli vogliono donare), per accogliere la nascita di nostro signore. DSC05278

Dopo la messa di mezzanotte tutti a casa a scartare i regali e poi a letto. Il giorno dopo ti svegli con il profumo del ragù di maiale e la pasta fresca appena stesa da tua madre lasciata ad asciugare sul tavolo della cucina. La legna che brucia dentro il camino e i tuoi parenti che iniziano ad arrivare per il tradizionale pranzo, quei parenti che si sono un po’ rompiscatole e impiccioni, ma fanno pur parte della tua famiglia, senza la quale saresti persa. Cibo e brindisi, panettoni e frutta fresca, cannoli e passito, chiacchiere e risate. Infondo Natale è l’unico periodo dell’anno in cui si sta veramente insieme, in cui forte è il senso della famiglia e degli affetti, senza dimenticare che si festeggia la venuta al mondo di un bambino che noi tutti dovremmo accogliere nel nostro cuore sforzandoci di essere nel nostro piccolo persone migliori. DSC05273

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FINO ALL’OSSO

Dopo la discussa serie 13, Netflix ha deciso di trattare un altro tema altrettanto discutibile, quello dell’anoressia e lo fa attraverso il film FINO ALL’OSSO.

Il film è stato scritto e diretto da Marti Noxon, famoso per aver curato la regia di BUFFY L’AMMAZZA VAMPIRI serie cult degli anni 90. Interpretato da Lily Collins, figlia di Phil il cantante dei Genesis, conosciuta al grande pubblico per aver interpretato CLAY in SHADOWHUNTERS-CITTA’ DI OSSA e Biancaneve nella versione cinematografica della famosa favola. Accanto a lei troviamo Keanu Reeves che non ha bisogno di presentazioni.

La storia ha per protagonista Ellen (Lily Collins), una ventenne con grandi doti artistiche, che a causa di un forte senso di colpa, inizia ad avere un angosciante cura del suo corpo e la smania di dimagrire a tutti i costi. L’anoressia diventa ben presto il mezzo attraverso il quale Ellen si allontana dalla realtà, dai problemi e dalla sua famiglia. Quest’ultima non fa altro che peggiorare lo stato psichico di Ellen. Una famiglia dove una madre narcisista, lesbica e con tendenze depressive e un padre totalmente assente delegano ad una matrigna chiacchierona e invadente di trovare una soluzione al problema della figlia.

Soluzione al problema che porta il nome di dottor. Becam (Keanu Reeves). Questi gestisce una clinica/casa famiglia dove con metodi anti convenzionali e alternativi cerca di guarire i ragazzi affetti da disturbi alimentari. Qui Ellen incontra Luc, un ex ballerino, grazie all’affetto e all’amicizia del ragazzo Ellen inizia a capire che deve combattere questo oscuro male che la sta portando inesorabilmente alla morte. Ellen toccherà l’abisso più profondo ma riuscirà a trovare quel coraggio che la indurrà a credere in sé stessa e ad affrontare le cose brutte della vita e di conseguenza le cose belle.

Film molto interessante perché pone l’attenzione su un problema come quello dell’anoressia ma in particolare sui disturbi alimentari in generale di cui non si parla più. In realtà le cifre di ragazze e ragazzi che si ammalano di questi disturbi sono sempre più in aumento. Ragazzi deviati dall’idea che tutti dobbiamo essere magri, perché magro è sinonimo di felicità, ragazzi infelici che cercano di catturare l’attenzione rifiutando il cibo, ragazzi con poca fiducia in sé stessi che per non affrontare la vita si annullano nell’ossessivo calcolo delle calorie.

Il film è stato fortemente criticato dagli addetti ai lavori, molti psichiatri ritengono infatti che il tema dell’anoressia sia stato trattato in maniera glamour. Personalmente non sono d’accordo in quanto, utilizzando le parole della stessa Collins che ha sofferto di disturbi alimentari, il film ti dimostra che l’anoressia ti scava dentro e ti conduce all’autodistruzione. Ma come ogni malattia psichiatrica tutto dipende da te e se vuoi ne puoi uscirne.

fino all'osso

 

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TALENT SHOW

Ha vinto Lorenzo Licitra, come siciliana sono contenta che l’undicesima edizione di   X FACTOR l’abbia vinta un mio conterraneo, ma detto fra noi, i miei preferiti erano i Maneskin. Se avessi immaginato un under vincitore il mio pensiero sarebbe andato ad Enrico Nigiotti. La vittoria di Lorenzo mi fa pensare a quanto questo paese sia proiettato al passato e non al futuro. Il ragazzo di Ragusa è bravo ma il suo background lirico lo fa sembrare un po’ troppo vecchio nel suo modo di cantare.

La band romana invece ieri sera ha letteralmente incendiato il forum di Assago e Damiano il front man del gruppo con indosso quelle ali nere mi ha ricordato Brandon Lee nel corvo, anche se la sera in cui si è esibito nelle pole dance con i tacchi resterà negli archivi di Sky. Certo il merito delle coreografie e dei quadri che fanno da cornice alle esibizioni va all’estro creativo di Luca Tommasini, ma anche le scelte dei giudici non sono state da meno. Manuel Agnelli con i gruppi si è proprio realizzato, Mara Maionchi ha vinto e credo sia stata la prima volta da quando è giudice, forse la stella di Fedez si è oscurata ma ci penserà la Ferragni a consolarlo, mi è dispiaciuto solo per Levante, mi piace molto come artista, ma con Rita ha preso una bella cantonata. Molto belle anche le esibizioni dei tre ospiti James Arthur, Tiziano Ferro e Ed Sheeran. Ho avuto l’impressione che quest’anno il talent abbia ritrovato la qualità nei concorrenti e nei giudici che nelle scorse edizioni era venuta meno. Lo share è stato altissimo tanto da essere l’edizione del talent più vista.

La ricerca di nuovi talenti musicali è ormai una costante della televisione italiana. La prima fu Santa Maria De Filippi che con Amici diete vita ad un fenomeno culturale e televisivo mai visto. Poi fu la volta di X FACTOR che fu così vincente come format da essere mandato in onda in quasi tutti i paesi, per non parlare del fatto che tutti gli altri talent creati in anni successivi si basano tutti sul programma creato da Simon Cowell. Poi è stata la volta di The Voice e programmi come Ti lascio una canzone e Io Canto dove dei bambini scimmiottavano gli adulti, ma da uno di questi programmi è venuto fuori il terzetto del Volo il cui successo è planetario. Tre ragazzi che cantano il vecchio repertorio della lirica e musica leggera italiana, e qui torna la mia teoria che l’Italia è troppo radicata nel suo passato anche nella musica.

E voi cosa ne pensate? Con in testa il ritornello della canzone dei Maneskin Follow me, Follow me now, vi auguro un buon fine settimana e un divertente shopping natalizio.

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ASSASSINIO SULL’ORIENTE EXPRESS

Quando la regina dei gialli Agatha Christie incontra uno dei migliori registi inglesi Kenneth Branagh viene fuori un film che non ti aspetti.

Credo che tutti conosciamo la storia dell’assassinio sull’oriente express, uno dei capolavori dell’autrice inglese che lo scrisse nella sua camera d’albergo durante un suo soggiorno a Istanbul nel lontano 1934. Non tutti però avrebbero dato alla vicenda la chiave di lettura che ne ha dato Branagh. A mio parere è riuscito a cogliere quelle sfumature sul concetto di vendetta e giustizia che la stessa Christie ha voluto evidenziare nel romanzo.

Protagonista della vicenda è Hercule Poirot (interpretato da Kenneth Branagh), bizzarro detective belga, che concluso un caso di furto a Gerusalemme programma una vacanza a Istanbul. A causa di un contrattempo il povero ispettore è costretto a rientrare prima del previsto a Londra, fortuna vuole che grazie ad una vecchia conoscenza riesca a trovare posto su una carrozza di prima classe dell’oriente express. Qui Poirot fa la conoscenza dei suoi compagni di viaggio: la missionaria Pilar Estravados (interpretata da Penelope Cruz), lo strano professore austriaco Gerhard Hardman (interpretato da William Dafoe), la principessa russa Natalia Dragomiroff (Judi Dench), il misterioso uomo d’affari americano Samuel Ratchett (Johnny Depp), Hector Macqueen assistente di Rachett, Mr Beddoes (Derek Jacobi) il maggiordomo di Rachett, il dottor Arbuthnot affascinante medico di colore, Caroline Hubbard (Michelle Pfeiffer) vedova intraprendente, l’istitutrice Mary Debenham (Daisy Ridley che ritroveremo nei panni di Rey nella nuova saga di Guerre Stellari), la contessa Helena Andrenyi col marito Rudolph, il venditore di automobili Beniamino Marques, Olivia Colman cameriera personale della principessa e Pierre Michel controllore a bordo dell’oriente express. Durante una notte Mr Ratchett viene assassinato con 12 pugnalate, contemporaneamente una valanga blocca la corsa dell’oriente express e Poirot ne approfitta per indagare e scoprire chi è l’assassino di Rachett. Quest’ultimo in realtà si chiamava John Cassetti e molti anni prima era stato coinvolto in un brutto caso di cronaca nera dove una bambina era stata uccisa. A poco a poco Poirot scoprirà che tutti i passeggeri della carrozza sono collegati alla morte della bambina.

Chi è l’assassino? Come ogni libro di Agatha Christie è la persona più improbabile. Film fatto bene, interpretato bene, scenografie e costumi perfetti. Film da vedere assolutamente se non conoscete la storia e poi era dei tempi di Harry Potter che non si vedeva una concentrazione di vecchie e nuove glorie del cinema tutte insieme.

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JOAN DIDION E IL NEW JOURNALISM

L’altra sera su Netflix ho scovato un documentario che racconta la vita e le opere di Joan Didion. Molto si domanderanno chi è. Joan Didion è una delle più autorevoli firme del giornalismo americano non che una straordinaria scrittrice.

Nel docu-film prodotto da Netflix e diretto da Griffin Dune, nipote di Joan, dal titolo JOAN DIDION IL CENTRO NON REGGERA’, viene fatto un ritratto della donna che la consacra al pubblico dei suoi estimatori e spinge chi non la conosce a leggere almeno uno dei suoi romanzi.

Nata a Sacramento in California il 5 dicembre del 1934, dimostra fin da bambina un profondo interesse per la scrittura. Nel 1956 si laurea in lettere all’università di Berkeley, vince un concorso di saggistica sponsorizzato dalla rivista di moda Vogue che le offre un lavoro, si trasferisce così a New York. Il periodo newyorkese è molto intenso, in soli due anni viene promossa da copywriter a redattrice, scrive il suo primo romanzo e conosce l’uomo che diventerà suo marito, John Gregory Dunne, anche lui giornalista.

La loro unione durerà più di 40anni, unione che li vede vincenti soprattutto sul lavoro. L’uno correggeva l’articolo dell’altro, mai invidie o gelosie, la stessa Joan in un’intervista dice che poteva sposare solo uno scrittore perché soltanto un uomo che faceva il suo stesso mestiere avrebbe potuto capirla e sopportarla.

Ben presto però New York va stretta ad entrambi, così decidono di trasferirsi a Los Angeles. Qui adotteranno una bambina Quintana e qui Joan inizia la sua attività come freelance per importanti testate come LIFE, THE NEW YORKER e TIME. In questi articoli Joan dà una visione molto personale degli avvenimenti di cui è testimone. La sua tecnica narrativa rompe gli schemi con il giornalismo tradizionale tanto da farla diventare una degli esponenti di spicco del new journalism.

Per new journalism si intende un nuovo tipo di giornalismo che si afferma in America intorno agli anni 70, giornalismo che non si ferma al semplice racconto di cronaca ma si arricchisce del punto di vista del cronista. Assistiamo alla fusione fra la letteratura e il giornalismo, la cronaca diventa romanzo e in alcuni casi romanzo- reportage, basti pensare ai reportage di guerra di Oriana Fallaci o al bellissimo A sangue freddo di Truman Capote.

Per quanto riguarda Joan Didion siamo di fronte ai dei diari personali, ogni avvenimento quale la guerra in Vietnam, la contestazione giovanile, l’incontro con Jim Morrison ragazzo che definisce adorabile ma che le faceva venire un gran ma di testa, il movimento femminista, l’intervista a Georgia O’Keeffe o a George Manson e ai membri della sua setta o il caso Watergate sono trattati attraverso le sue sensazioni,  i suoi sentimenti e i suoi personalissimi ricordi dove sono soprattutto i piccoli dettagli della vita quotidiana a prendere il sopravvento. La scrittrice rifiuta il giornalismo convenzionale, preferisce avere un approccio soggettivo rispetto alla storia. Il suo stile si fa unico e inconfondibile. Questi saggi e articoli furono raccolti in due libri VERSO BETLEMME e THE WHITE ALBUM. In quest’ultimo scrive “Immaginavo che la mia vita fosse semplice e dolce, e a volte lo era, ma succedevano cose strane in giro per la città. C’erano voci. C’erano storie. Tutto era innominabile ma niente era immaginabile. Questo flirt mistico con l’idea del peccato- questa sensazione che fosse possibile spingersi troppo oltre e che molti lo stessero facendo- ci riguardava molto, nel 1968 e 1969 a Los Angeles.

Donna stilosissima è ricordata da tutti come la reporter che alle marce hippy portava sempre i foulard di Hermès e grandi occhiali scuri come Jackie Kennedy.

Nel 2005 muore suo marito e poco dopo morirà anche l’adorata Quintana. L’ANNO DEL PENSIERO MAGICO, suo capolavoro, parla di questo lutto, parla della morte e di come si sopravvive a questa.

Morte e vita, due concetti presenti anche nelle ultime opere Blue Nights e Prendila Così, concetti che analizza sempre in contrapposizione al suo io.

Joan è un’icona del giornalismo e della letteratura americana va assolutamente letta per capire determinati processi sociali e culturali americani o semplicemente per guardare avvenimenti della storia recente attraverso gli occhi di una giornalista che inciampava quasi per caso nelle persone e negli scioperi degli operai e che tutte le mattine doveva fare colazione con noccioline e coca cola.

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