Per noi siciliani il cibo è il collante delle relazioni affettive. E’ nostra abitudine scambiarci opinioni o semplicemente raccontarci le nostre vite quasi sempre attorno ad una tavola imbandita. Se un parente o un amico è ammalato siamo soliti andare a fargli visita portando in dono del cibo, la stessa cosa avviene durante i lutti, abbiamo l’impressione che l’abbondanza di vivande possa colmare la perdita della persona cara.  Le delusioni d’amore si curano con succulenti pietanze ipercaloriche e se hai un problema occorre mangiarci sopra per trovare una soluzione. Per non parlare del pranzo della domenica meglio ancora se dalla nonna, una vera e propria istituzione perché è l’unico momento della settimana in cui tutta la famiglia si riunisce e quando dico tutta la famiglia sono compresi anche i cugini di terzo grado, e solitamente iniziamo già il martedì a pensare cosa cucinare la domenica. Insomma il cibo in Sicilia è una costante, è l’elemento che scandisce le nostre giornate e alle volte le nostre vite. Ma il cibo in Sicilia è anche storia, cultura e tradizione. E quando si parla di cibo come storia non si può non pensare allo Street Food.

Street Food che è stato il protagonista del festival che si è tenuto a Messina lo scorso fine settimana. Dove le nostre tradizioni enogastronomiche sono state al centro di un palcoscenico che ha visto Piazza Cairoli tornare ai vecchi sfarzi di un tempo quando era il centro nevralgico dell’economia cittadina.

Città che ha risposto con entusiasmo all’iniziativa comunale curata da Confconmercio. Nei trenta stand dislocati lungo la piazza era possibile visitare attraverso l’olfatto, la vista e soprattutto il gusto tutto ciò che di buono c’è in terra di trinacria. Arancini, pidoni, focacce, il cuoppo di pesce fritto, stighiole (budelle di agnello avvolte in un cipollotto e arrostite sulla griglia), taiuni (testicoli di toro serviti anch’essi alla griglia), ghiotta di pesce stocco, le braciolettine e il panino con la cotoletta di pesce spada, tutto rigorosamente made in Messina.

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Le foto che vedete qui sono state realizzate dalla sottoscritta col cellulare di mia sorella.

E dalla provincia sono arrivati il pane caldo e i formaggi affumicati dal borgo Montalbano Elicona per non parlare dell’eccellenze slow food dal parco dei Nebrodi. Andando fuori dai confini messinesi c’erano i palermitani con il loro panino con la meusa e i catanesi  e il loro pistacchio di Bronte. Ma per non farci mancare niente erano presenti anche la regione Abruzzo con i suoi arrosticini e la Campania con la pizza fritta. Ma i re della manifestazione è stato lui, il mio preferito, il cannolo

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Cannolo, che ho scoperto da poco, deliziava i palati già ai tempi degli antichi romani. Il tutto è stato accompagnato dall’esibizioni musicali delle band locali come i Malantisa, i Big Mimma e i Fuori Orario. Tanti anche gli show cooking e uno straordinario intrattenimento per i più piccoli. E’ stata poi consegnata una targa a ricordo alla memoria dello storico rosticciere messinese Pietro Nunnari, per aver contribuito con il suo mitico arancino a promuovere il nome della città di Messina in tutto il modo.

Una festa per le famiglie che è divenuta una festa per un’intera città, una città che si è ritrovata attorno ad un buon bicchiere di birra e ai profumi che fanno parte della sua storia e dei suoi ricordi, che sanno di pranzi della domenica, di giochi di bambini sul sagrato della cattedrale normanna, di fiere campionarie, di feste da ballo sulla spiaggia, di processioni e vecchi riti religiosi, in una cartolina in bianco e nero che ci ricorda com’era Messina e come potrebbe ancora essere.

 

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