Pubblicato in: serie tv

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Tredici sono i motivi che inducono Hanna Baker al suicidio. Questo e molto altro è al centro delle vicende raccontate nella serie più discussa degli ultimi mesi e mandata in onda su Netflix.

Il Drama è tratto dall’omonimo romanzo di Jay Asher ed è stato prodotto dalla popstar Selena Gomez. Oltre al suicidio, TREDICI MOTIVI PER, tratta il tema del bullismo e della violenza sessuale in una maniera molto cruda e diretta, ma allo stesso tempo è la parabola discendente di una giovane vita che non riesce a chiedere aiuto.

L’intento dei produttori della serie è stato quello di essere una sorta di monito per gli adolescenti di oggi sempre più oggetto di bullismo o cyber bullismo.

Hanna è una ragazza di diciassette anni che cerca di ambientarsi in una nuova città e scuola. E’ fragile e insicura, cerca l’approvazione del prossimo e soprattutto cerca di far parte del gruppo, fondamentale è quello che gli altri pensano di lei e quando tutto questo crolla entra in una spirale di depressione che la conduce al gesto estremo. Ma prima di questo decide di incidere su ogni lato di sette audio cassette i tredici motivi che l’hanno indotta ad uccidersi, chiude le cassette in una scatola e fa in modo che dopo la sua morte le cassette arrivino ai responsabili del suo gesto, perché ogni motivo corrisponde in realtà ad una persona che con il suo comportamento ha ferito Hanna. Tra questi c’è anche Clay Jensen, miglior amico di Hanna, che non riesce a capire perché anche lui sia responsabile della tragedia. L’ascolto delle cassette è qualcosa di devastante, capisce che la sua unica colpa è stata quella di essersi innamorato di Hanna e di non aver avuto il coraggio di dirglielo, ma non ha avuto neanche il coraggio di ascoltare il grido d’aiuto della ragazza. Colpa questa di cui si macchia anche Mr. Porter, psicologo della scuola e unico adulto a cui Hanna accredita delle responsabilità e tredicesimo motivo.

Ascoltando i nastri insieme a Clay conosciamo anche gli altri protagonisti della storia, quelli che Hanna considera i responsabili della sua fine. Iniziamo da Jessica e Alex, in un primo momento ottimi amici di Hanna, poi iniziano ad isolarla, la prima perché pensa che Hanna abbia messo in giro falsità sul suo conto, il secondo perché ha la felice idea di fare una lista su le più belle ragazze della scuola definendo Hanna il più bel culo. La cosa manda Hanna in totale paranoia. Poi c’è Justin, il primo ha innescare la serie di sfortunati eventi che porteranno Hanna alla tragica decisione, posta sui social una foto un po’ osè di Hanna mentre scende da uno scivolo mettendo in giro la voce che sia una facile. Ma Justin fa anche parte di quel branco di bulli che spadroneggia a scuola e di cui Hanna resta vittima: Marcus, apparentemente un bravo ragazzo, presidente del comitato studentesco, ridicolizza Hanna in maniera violenta. Zac, si fa gioco di Hanna prima facendo il carino, poi boicottandola in un progetto scolastico e distruggendo la sua autostima. Ma il peggiore di tutti è Bryce, capo del branco è il tipico ragazzo viziato di buona famiglia che come passatempo ha quello di violentare le ragazze.

Fra gli “aguzzini” di Hanna anche Tyler e Ryan. Il primo fotografo dilettante è ossessionato da Hanna e rende pubbliche alcune sue foto private, il secondo è il direttore del giornalino scolastico e pubblica una poesia molto intima scritta da Hanna a sua insaputa. E poi ci sono le ragazze Courtney e Shary. Entrambe incarnano lo stereotipo della ragazza perfetta, solo che la prima è gay, l’altra è corresponsabile di un incidente stradale che ha portato alla morte di un ragazzo. Hanna ha la sfortuna di rendersi conto attraverso un gioco dell’omosessualità di Courtney, pagando a caro prezzo la cosa. Inoltre sarà in macchina con Shary al momento dell’incidente e la cosa creerà in lei un senso di colpa devastante.

E poi c’è Tony, il primo a ricevere le cassette, è l’unico a cui Hanna non dà colpe, ma anzi deve onorare la sua memoria custodendo i suoi segreti. Alla fine però in accordo con Clay decide di consegnare le tredici tracce audio ai genitori di Hanna.

E’ quasi impossibile provare empatia per Hanna, lei colpevolizza gli altri senza considerare che la prima vittima di sé stessa è proprio lei. E’ una Drama queen, come dice lo stesso Tony, non riesce a fregarsene di quello che la gente dice di lei, di ogni piccola cosa ne fa un dramma, in fondo fa di tutto per essere al centro dell’attenzione, e forse anche il gesto del suicidio e l’invio delle cassette va inserito in quest’ottica. Ma l’altra grande colpa di Hanna è il non denunciare i fatti gravi di cui è testimone, suo malgrado, e poi vittima. E’ vero che è invisibile, tutti la ignorano, ma lei non chiede neanche aiuto, soprattutto ai suoi genitori.

Molti critici hanno bocciato la serie, definendola troppo forte per i contenuti trattati e debole da un punto di vista narrativo perché troppo lenta. Tutti difetti che condivido, ma che non dovrebbero impedire di vederla, soprattutto agli under 30 come me.

13 MOTIVI PER potrebbe aiutare a colmare la differenza generazionale che c’è tra i miei coetanei e gli adolescenti di oggi. Quando io frequentavo il liceo i social non c’erano e internet era cosa di pochi adepti dell’informatica, le prese in giro, gli insulti restavano all’interno delle mura scolastiche. Oggi grazie ai social le vittime di bullismo sono perseguitate 24 ore su 24, la cosa spesso provoca nella loro mente reazioni devastanti, reazioni che noi trentenni difficilmente riusciamo a capire in una società dove alle ragazze è richiesto di essere carine e perfette sempre, e ai ragazzi è concesso di prendere tutto senza alcun rispetto per il prossimo.

 

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