COME ERAVAMO

Con l’ultima fiction RAI DI PADRE IN FIGLIA facciamo un tuffo nel passato. Dopo Trieste e Matera, è Bassano del Grappa in provincia di Padova a far da cornice alle vicende della famiglia Franza.

Siamo fine anni cinquanta, Giovanni Franza (Alessio Boni) è un uomo burbero e dispotico, dopo essere emigrato con i genitori in Brasile ritorna a Bassano del Grappa col sogno di aprire una distilleria tutta sua. Sposa Franca (Stefania Rocca) dalla quale ha due figlie Maria Teresa e Elena, ma l’uomo desidera ardentemente un figlio maschio. Questo figlio di nome Antonio arriva nel 1958 insieme ad una sorella gemella Sofia. Giovanni, però non si cura molto della sua progenie femminile, anche perché nella sua mente e in quella della società dell’epoca le donne rivestivano il solo e unico ruolo di mogli e madri.

Giovanni diventa ben presto un padre padrone al quale la moglie Franca non riesce a contrapporsi. L’unica che riesce a tenergli testa è la primogenita Maria Teresa (Cristiana Capotondi). Siamo nel 1968, anno della contestazione giovanile, Maria Teresa ottenuto il diploma decide di iscriversi all’università per frequentare il corso di studi in chimica, col sogno di poter affiancare il padre nella gestione della distilleria. Ma Giovanni è di un altro parere, l’unico erede della distilleria è il figlio Antonio e non accetta la decisione della figlia. Maria Teresa decide di andare per la sua strada, lascia Bassano per trasferirsi a Padova e frequenta l’università.

Elena (Matilde Gioli) a soli 17 anni si ritrova incinta ed è costretta a sposare il papà del suo bambino, lasciando la scuola e abbandonando i suoi sogni. Antonio e Sofia, come tutti i gemelli sono molto uniti, Antonio timido e fragile si sostiene alla sorella in tutto e per tutto.

Nel 1973 Maria Teresa si laurea in Chimica col massimo dei voti, in questi ultimi anni, oltre agli studi, la ragazza si è appassionate a temi come la legge sul divorzio, l’aborto, la libertà sessuale e a suo malgrado diventa protagonista di quell’emancipazione femminile che ha visto le donne italiane lottare per i propri diritti nella seconda metà degli anni settanta. Con la sua bella laurea in tasca, Maria Teresa ritorna dal padre che le offre un misero impiego da segretaria, Maria Teresa rifiuta e stanca della mancanza di fiducia che il padre ha nei suoi confronti solo perché è donna, decide di andare a lavorare per la concorrenza. Qui rivede Riccardo, il figlio dell’ex socio in affari del padre, ragazzo di cui Maria Teresa è sempre stata segretamente innamorata. Giovanni decide di introdurre nell’azienda di famiglia il figlio Antonio, e lo separa violentemente dalla sorella gemella Sofia, che verrà chiusa in collegio. Elena aspetta il secondo figlio e si rende conto che il ruolo di moglie e di madre la va stretto. Anche Franca in questi anni cerca di farsi spazio e di ottenere il suo pezzetto di felicità grazie ad un dolce ricordo che viene dal passato.

Passano gli anni, siamo nel 1978, Maria Teresa è un chimico affermato e nella sua vita riappare Giuseppe, un operaio pugliese, conosciuto negli anni universitari con il quale aveva avuto una breve relazione. Contemporaneamente anche Riccardo si accorge di lei e le dichiara il suo amore. Elena esasperata dal rapporto con il marito che non ama più e soffocata dal ruolo di madre perfetta, decide di prendere in mano la sua vita e di scappare il più lontano possibile alla ricerca della felicità. In perenne fuga è anche Sofia, che vive come una punk randagia, cerca nelle droghe quell’affetto che la sua famiglia le ha sempre negato e poi c’è Antonio che fragile e disperato, pur di far breccia nel cuore del padre, manda in banca rotta la distilleria di famiglia.

Antonio porrà fine ai suoi problemi con un gesto estremo. Gesto che in qualche modo riunirà le sue sorelle e farà capire a Giovanni tutti gli errori commessi con i figli. L’insegna GIOVANNI FRANZA E FIGLIO sopra il portone della distilleria verrà sostituita con quella di SORELLE FRANZA, comportando una piccola ma grande rivoluzione che condurrà tre donne alla guida di un’azienda.

Filo conduttore della fiction è l’emancipazione femminile. A me è piaciuta molto e non solo perché il soggetto e la sceneggiatura portano la firma di Cristina Comencini, il cast è composto da un gruppo di attori eccellenti, diretti da un altro altrettanto bravo Riccardo Milani. Mi è piaciuta perché è un piccolo romanzo storico, un piccolo romanzo che ti racconta com’era l’Italia degli anni 70 e in particolar modo com’erano le nostre nonne e le nostre madri, perché senza di loro forse non saremo libere. Perché dietro la storia della famiglia Franza, può esserci la storia della nostra famiglia e poi c’è una colonna sonora incredibile che va da Caterina Caselli a Vasco Rossi passando per Patty Bravo, Venditti e Guccini.

 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...