LA PORTA ROSSA

Devo essere sincera, quando due mesi fa, passavano i trailer pubblicitari della PORTA ROSSA ero un po’ scettica. Credevo che fosse una sorta di rivisitazione italiana del film Ghost quello con Demi Moore e la buonanima di Patrick Swayze. Invece mi sono dovuta ricredere.

La RAI, dopo molti anni, è riuscita a confezionare una fiction televisiva nuova e soprattutto avvincente. Merito del talento di Carlo Lucarelli che insieme a Giampiero Rossi ha ideato e scritto la serie. Protagonista un fantasma, Leonardo Cagliostro (e già il nome rimanda a qualcosa di esoterico) giovane commissario di polizia che viene ucciso durante un’azione in solitaria, ma, anziché attraversare la porta rossa che conduce all’aldilà, decide di restare nel mondo terreno per scoprire chi lo ha ucciso e chi vuole uccidere sua moglie. Cagliostro ha infatti una visione di quello che accadrà alla moglie il giorno di Natale e vuole a tutti i costi salvarla. Sua moglie è Anna Mayer, magistrato, che dopo un momento di disperazione dovuto alla morte del marito di cui era molto innamorata, inizia ad indagare anche lei sulla morte del commissario. La donna realizza che il marito non era proprio uno stinco di santo e nascondeva svariati segreti tra cui un’amante. Tutto ciò la porta a pensare di non dare alla luce il figlio che aspetta da Cagliostro.

Ben presto si scopre che chi ha ucciso Cagliostro è un altro poliziotto, sicuramente colluso con chi sta spacciando in città un nuova e letale droga sintetica la RED GHOST, spaccio su cui Cagliostro stava indagando.

Si scopre che tutti i membri della squadra mobile di cui Cagliostro era a capo hanno qualcosa da nascondere. C’è l’ispettore Valerio Lorenzi, fervente cattolico e marito devoto, con vizietti che non ti aspetti, c’è l’enigmatica sovraintendente Stella Mariani e l’ispettore Diego Paoletto invidioso di Cagliostro e infine c’è lui il vice questore Stefano Rambelli, miglior amico di Cagliostro, ma con un passato e una famiglia alquanto burrascosi. A questi si aggiungono il procuratore capo Antonio Piras, segretamente innamorato di Anna, ma che odia Cagliostro e Elvio, padre di Anna, che non ha mai accettato il matrimonio della figlia. Entrambi hanno degli scheletri nell’armadio e come gli altri possono essere gli assassini di Cagliostro.

Ad aiutare il nostro fantasma nelle indagini c’è Vanessa, una giovane medium, è l’unica a vedere Cagliostro, ma con in suoi sedici anni è spesso distratta dai suoi affari amorosi che la conducono ora dal rampollo dell’alta borghesia Raffaele Gherardi ora al timido Filip. Ma anche Vanessa ha qualcosa da nascondere che riguarda le sue origini e soprattutto sua madre che lei crede morta, ma che in realtà è viva. E infine c’è Jonas, altro fantasma, dalla vita terrena misteriosa aiuterà Cagliostro ad abituarsi alla sua nuova condizione.

Altra protagonista della serie è la città di Trieste, bella ed elegante, è uno scenario perfetto per questo noir dalle tinte esoteriche. Noir che ha tenuto migliaia di italiani incollati al teleschermo, grazie ad una sceneggiatura ben scritta e con un finale che ha dell’incredibile, perché come ogni libro giallo che si rispetti l’assassino è sempre colui che non ti aspetti.

Tra gli interpreti ritroviamo Lino Guanciale, attore del momento delle fiction italiane, nei panni di Leonardo Cagliostro, Gabriella Pession in quelli di Anna e Ettore Bassi come il procuratore capo Antonio Piras. Tutti diretti dal regista Carmine Elia.

Per chi se la fosse persa consiglio di rivederla su RAI PLAY.

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QUANDO I SOGNI TI FANNO VOLARE

Los Angeles, la città dei sogni, il luogo dove ogni desiderio si trasforma in realtà, è la cornice di LA LA LAND, il film-musical scritto e diretto da Damien Chazell e interpretato da Ryan Gosling e Emma Stone. La pellicola che ha fatto indigestione di premi all’ultima edizione dei Golden Globe, non è riuscita ad accaparrarsi le 13 statuette per le quali era candidata agli Oscar, ma solo 6 tra cui miglior regia, miglior attrice protagonista e miglior colonna sonora. Non mi ha stupito il fatto che la pellicola non sia stata premiata come miglior film. Le aspettative, prima della sua visione, da parte mia erano tante, aspettative che in parte sono state deluse. Bravi la Stone (oscar meritato) e Gosling, ma la storia, forse, è un po’ debole.

LA LA LAND racconta la storia d’amore fra Mia (Emma Stone) e Sebastian (Ryan Gosling) e il desiderio da parte di entrambi di realizzare il proprio sogno, che per Mia è quello di diventare un’attrice e per Seb quello di aprire un locale dove si suona solo musica jazz. Al momento però lei fa la cameriera in un bar della Warner Bros (la casa di produzione cinematografica) e lui fa il pianista in un ristorante. Dopo una serie di primi incontri-scontri, i due capiscono di essere fatti l’uno per l’altra. Si dichiarano all’interno dell’osservatorio Griffith e lo fanno ballando, cantando e fluttuando fra le stelle di Hollywood. Da questo momento decidono di stare insieme e di sostenersi a vicenda nel realizzare il proprio sogno. Seb accetta la proposta di un ex compagno di liceo Keith (John Legend) che gli propone di diventare il pianista nel suo nuovo gruppo The Messengers. Il contratto permette a Seb non solo di guadagnare il necessario per l’apertura del suo locale, ma gli concede anche quella stabilità economica che serva a Mia per concentrarsi sulla sua carriera di attrice. La ragazza, infatti, sta lavorando ad un suo spettacolo teatrale per autoproporsi agli addetti ai casting. A questo punto iniziano le incomprensioni fra i due. Alla fine Mia diventa un’attrice importante del panorama americano mentre Sebastian apre il suo pub-jazz ma ………………. Ma non è tutto scontato nella vita, non si può avere tutto, a qualcosa si deve pur rinunciare.

Ciò che mi ha deluso in questo film non è solo la fine che lascia un po’ di amore in bocca o la storia che risulta un po’ debole, mi delude soprattutto l’aspetto tecnico del musical. Il film vuole essere un omaggio ai film di Fred Astaire e Ginger Rogers, ma non regge il confronto. A mio avviso ci sono troppe poche canzoni, e a parte il motivo d’amore che suona Seb al pianoforte, le altre non sono neanche canzoni che ti entrano in testa o che ti vien voglia di cantare. Bello è il messaggio del film: se credi in qualcosa, se insegui un sogno con tutto te stesso, prima o poi quel sogno si avvera. Mia e Sebastian non fanno altro che cercare il loro posto nel mondo, ricercano la felicità, tema, questo molto caro agli americani sul quale hanno fondato gran parte della loro storia. Tema che non è bastato a vincere l’oscar.

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Se Jane Austen avesse avuto la Tv

Questo è l’estratto dell’articolo.

Chissà cosa avrebbe pensato e scritto Jane Austen se ai suoi tempi ci fosse stata la televisione.

Me la immagino seduta su un comodo divano con accanto un buon libro e il telecomando, letteralmente dipendente dalle fiction e dalle serie di Netflix o Sky.

Sicuramente avrebbe aperto un blog per analizzare e criticare tutto ciò che questo strano elettrodomestico trasmette ogni giorno da più di 60 anni.

E quando la TV l’avrebbe annoiata, se ne sarebbe andata al cinema, senza però abbandonare l’interesse per tutto ciò che la circonda e per la sua grande passione, ossia ballare.

In questo blog si parlerà di serie tv, film, televisione e cinema, con una piccola finestra sulla città di Messina. Il tutto condito con un pò di romanticismo alla Jane Austen.

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