Chissà cosa avrebbe pensato e scritto Jane Austen se ai suoi tempi ci fosse stata la televisione.

Me la immagino seduta su un comodo divano con accanto un buon libro e il telecomando, letteralmente dipendente dalle fiction e dalle serie di Netflix o Sky.

Sicuramente avrebbe aperto un blog per analizzare e criticare tutto ciò che questo strano elettrodomestico trasmette ogni giorno da più di 60 anni.

E quando la TV l’avrebbe annoiata, se ne sarebbe andata al cinema, senza però abbandonare l’interesse per tutto ciò che la circonda e per la sua grande passione, ossia ballare.

In questo blog si parlerà di serie tv, film, televisione e cinema, con una piccola finestra sulla città di Messina. Il tutto condito con un pò di romanticismo alla Jane Austen.

ajeet-mestry-429216

 

NOTA:

Buona parte del materiale fotografico presente su questo blog è reperito da internet pertanto valutato di dominio pubblico. Se eventuali titolari di diritti d’autore avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non dovranno fare altro che segnalarlo commentando l’articolo contenente l’immagine che verrà rimossa.

Fanno eccezione le foto che trovate nella categoria CITY in quanto sono foto realizzate dalla sottoscritta.

I FALSI AMICI

sejaneaustenavesseavutolatv

amici-17-anticipazioni-e-tutte-le-novita-della-nuova-edizione_1520175

Nella grammatica italiana ma anche in quella inglese con il termine di falsi amici si intendono quelle parole di una lingua, che pur presentando un’assomiglianza da un punto di vista morfologico o fonetico con i termini di un’altra lingua, assumono significati totalmente diversi. Questa cosa mi è tornata in mente ieri sera quando ho visto la terza puntata di AMICI, il talent show ideato e condotto da Maria De Filippi. Talent show che apparentemente assomiglia a quello delle scorse edizioni ma che in realtà è totalmente l’opposto.

Quelle che dovevano essere le grandi novità di questa diciassettesima edizione che avrebbero dovuto catturare il pubblico si sono rivelate dei meccanismi diabolici, perché solo una mente diabolica poteva concepire il sistema delle tre fasi e un sistema di votazioni che manda a casa i più bravi spesso senza neanche esibirsi. Un sistema di voto che come ha fatto notare il sito di Rolling Stone ricorda la nuova legge elettorale il Rosatellum, che ha mandato in panne il governo italiano.

Luca Tommasini sembra quasi annoiato da tutto il carrozzone e si inventa queste prove proibitive, che poi che avranno di proibitivo ancora non se capito. Preferivo di gran lunga i quadri di Peparini. Per non parlare del ritorno della commissione dei professori il cui potere è stato quello di riportare al centro della scena le polemiche. Sono dell’idea che se un ballerino o un cantante non è all’altezza del talent non dovrebbe essere scelto per il serale. Invece ho la sensazione che alcuni ragazzi siano stati scelti solo per dare luce alla frustrazione di alcuni docenti. A mio avviso viene dato poco spazio allo spettacolo e al talento dei ragazzi in gara e vi è un’eccessiva sovrapposizione delle polemiche, della storia privata dei ragazzi sullo stile di C’E’ POSTA, e della disputa Celentano/Parisi/Ventura.

Altra genialata per acquisire consensi dal pubblico è data dalla presenza delle vecchie e nuove glorie del calcio quali Totti e Maradona. Con tutto il rispetto ma io rivoglio Patrick Dempsey e Matthew Macconaughey.

Se alla fine il pubblico è catturato, è solo grazie alla trappola della mancanza di pubblicità. Infatti il primo blocco di trasmissione va avanti per quasi un’ora senza neanche un’interruzione. Tutto ciò solo per vincere la battaglia degli ascolti con RAI 1, dove BALLANDO CON LE STELLE è riuscito a vincere la partita per ben due sabati. Che poi anche lì era partita la polemica sulla coppia dei due uomini Ciacci/Todaro.

Ma davvero credono che il pubblico da casa voglia tutto questo? La società italiana si è così incivilizzata a voler la rissa sempre e comunque? Perché l’offerta di questa televisione è sempre più trash? Perché non si riesce ad andare oltre ad Amici, e vi giuro che a me come programma piaceva fino all’anno scorso, oltre al Grande Fratello o all’Isola dei Famosi?

Ai posteri l’ardua sentenza. E poi si stupiscono perché Netflix abbia così successo.

VIKINGS

sejaneaustenavesseavutolatv

Saccheggi, guerre fratricide, lotte di religione, tradimenti, vendette, congiure per assicurarsi il potere e il trono. Una violenza inaudita. L’istinto di sopravvivenza, la voglia di conoscere cosa c’è al di là dei fiordi, il desiderio di scoprire nuove terre per realizzare una vita migliore, il desiderio di conquistare il mondo. Tutto questo è VIKINGS, serie televisiva canadese arrivata ormai alla quinta stagione. Serie a carattere storico ideata e interamente scritta da Michael Hirst.

Nelle prime tre stagioni abbiamo conosciuto Ragnar Lodbrok (interpretato dall’attore australiano Travis Fimmel), un contadino, che senza volerlo grazie alla sua astuzia e alle sue doti di guerriero diventa re di Kattegat, regno vichingo. Ragnar diventa subito una leggenda anche perché si considera erede di Odino, padre degli dei. Ragnar ha un fratello Rollo (interpretato dall’attore inglese Clive Standen), che vive una sorta di sindrome di inferiorità nei confronti del fratello. Lo scontro fra i due sarà inevitabile. Ragnar, oltre ad essere uno straordinario guerriero, è anche un bravissimo marinaio con una forte curiosità. Curiosità e brama di ricchezze che lo condurranno a saccheggiare le coste dell’Inghilterra. In una di queste scorribande, con al fianco il fratello Rollo e l’amico d’infanzia Floki (interpretato dall’attore svedese Gustaf Skarsgard) abile costruttore di navi, Ragnar incontra un monaco cristiano Athelstan, uomo di cui il vichingo resta affascinato in quanto si incuriosisce su questa strana religione che venera un solo Dio il cui il figlio è morto crocifisso. Successivamente, a causa della morte della figlia, Ragnar attraverserà una profonda crisi esistenziale e mistica. Molto importanti nella sua vita saranno anche le donne, la prima moglie Lagherta (interpretata dall’attrice canadese Katheryn Winnick), una guerriera che dà a Ragnar due figli Bjorn e Gyda, e la seconda moglie la principessa Aslaug (interpretata dall’attrice australiana Alyssa Sutherland) che darà alla luce quattro figli maschi Hvitserk, Ubbe, Sigurd e Ivar. Quest’ultimo nasce con gli arti inferiori deformi. L’Inghilterra sarà sempre un chiodo fisso per Ragnar e farà di tutto per conquistarla, qui però deve fare i conti con l’astuto re Ecbert e ben presto anche la città di Parigi entrerà a far parte delle mire espansionistiche degli uomini del nord o normanni, nome datogli proprio dai parigini. Nella quarta stagione, i cinque figli di Ragnar cercano di portare avanti l’eredità paterna. Bjorn la corazza (interpretato dall’attore canadese Alexander Ludwing) si spinge fino al Mediterraneo facendo la conoscenza di un’altra civiltà monoteista, gli Arabi. Ivar detto il senza ossa (interpretato dall’attore danese Alex Hogh Andersen), insieme agli altri tre fratelli, prova a vendicare il padre e a riconquistare l’Inghilterra. Ben presto però i dissidi fra i quattro porteranno allo scontro. Questo è in sintesi quello che succede, è impossibile raccontare tutti gli avvenimenti e i personaggi che si susseguono, per questo, vi suggerisco, se non l’avete ancora fatto di guardare tutte le puntate precedenti su Netflix o RAIPLAY.

Andiamo alla quinta stagione in onda tutti i lunedì su RAI 4, Ivar non sodisfatto del saccheggio di York, decide di riconquistare Kattegat, in mano da tempo a Lagertha, la cosa però non trova d’accordo i suoi fratelli. Una terribile guerra fratricida ci aspetta. Chi dei figli di Ragnar avrà la meglio sull’altro? New entry della quinta stagione è l’attore irlandese Jonathan Rhys Meyers che non ha bisogno di presentazioni. Meyers veste i panni del vescovo Heahmund, un vescovo che ha una visione tutta sua del cristianesimo.

Devo fare i complimenti allo sceneggiatore, in quanto ha fatto un buon lavoro di ricerca storica, infatti buona parte di quello che viene raccontato corrisponde a realtà. Certo la storia reale in alcuni casi è stata unita al racconto mitologico. Ad esempio non sappiamo se Ragnar sia realmente esistito, le sue gesta si trovano in quello che gli studiosi hanno definito come ciclo vichingo, ciclo in cui si parla anche di Odino, di Thor e del regno di Asgard. Cosa diversa invece per personaggi come Rollo, che nella realtà si chiamava Rollone e fu il primo duca di Normandia e nonno di Guglielmo il Conquistatore e Ruggero d’Altavilla. Anche Ivar senza ossa è realmente esistito, fu il capo della spedizione vichinga proveniente dalla Danimarca che saccheggiò e distrusse la città di York. Lo stesso vale per Floki che nella realtà fu colui che scoprì e colonizzò l’Islanda. Altra cosa molto importante che sottolinea la serie è il ruolo che le donne occupavano presso la società vichinga. Erano donne che in molte occasioni erano considerate al pari di un uomo. Donne a cui ero concesso di impugnare la spada e di combattere.

Una serie che racconta abilmente la storia vera e mitologica di quello che è stato il popolo più violento d’Europa. Un popolo che, soprattutto in Inghilterra ha gettato le basi per quello che sarebbe stato uno dei regni più importanti della storia, per non parlare poi della lingua. Quasi il 70% delle parole inglesi deriva dalla lingua parlata dagli antichi vichinghi. E poi da loro discendono i Normanni le cui traccia sono ancora visibili nell’Italia meridionale. Insomma un popolo che ha determinata la storia di una buona parte d’Europa.

1505317144_vikings

 

questo-nostroamore-80

Li avevamo lasciati a Natale del 1970. Ognuno con una scelta importante da fare. Alla fine Teresa ha trovato il coraggio di portare avanti la sua quarta gravidanza. Benedetta ha capito che il grande amore della sua vita è Bernardo. Quest’ultimo ha accettato un figlio non suo solo per amore di Benedetta. E poi ci sono Anna e Vittorio, torneranno insieme oppure no. Lo scopriremo nel terzo capitolo della fortunata serie di RAI 1, QUESTO NOSTRO AMORE 80, di cui ieri sera è andata in onda la seconda puntata (la prima è andata in onda domenica 1 aprile)

Ritroviamo le famiglie Costa/Ferraris e Strano a distanza di 10 anni, nel 1981, 10 anni in cui quasi tutto è cambiato. Cambiamento dovuto soprattutto al nuovo contesto storico in cui ci troviamo. Si sono conclusi gli anni di piombo e l’intero paese ha una voglia matta di rinascere, di iniziare una nuova vita, piena di speranze e di prospettive nuove. Gli anni 80 saranno per il nostro paese, un periodo in cui gli italiani avranno l’illusione di un secondo boom economico, anni in cui forte sarà la rivoluzione nei costumi, nella musica e nella società in generale. Anni in cui soprattutto le donne prenderanno piena coscienza del loro potenziale ed entreranno a pieno diretto nella vita politica, economica e sociale del paese. Sono gli anni della televisione privata, sono gli anni di un Italia ormai lontana anni luce.

Tutto questo influenzerà le vite dei componenti delle famiglie Costa/Ferraris e Strano. Benedetta (Aurora Ruffino) e Bernardo (Dario Aita) sono riusciti a realizzare il progetto del ragazzo ossia avviare un’azienda agricola, un piccolo paradiso in cui la giovane coppia è riuscita a creare una famiglia fuori dai ritmi e dai rumori della grande città. Benedetta così intraprendente e combattiva per la propria indipendenza e libertà sembra essersi adatta al semplice ruolo di moglie e madre, ma l’incontro con un famoso fotografo riaccende in lei la passione per la fotografia. Le sue sorelle sono diventate due piccole donne, Marina (Elena Ferrantini) si è laureata in Archeologia e Clara (Neva Leoni) sta finendo il liceo. Anche i fratelli Strano sono cresciuti, Fortunato (Daniele Vita) si è laureato e adesso insegna all’università, Domenico (Umberto Vita) fa l’animatore sulle navi da crociera e Ciccio (Vittorio Magazzù) va ancora a scuola, ultima la sorella Rosa (India Dassie) nata nel 1971 è affetta da sindrome di Down. Salvatore (Nicola Rignanese) è in pensione, ma mal si adatta a questa nuova situazione, anche perché sua moglie Teresa (Manuela Ventura) è sempre più una donna in carriera. Anna (Anna Valle) e Vittorio (Neri Marcorè) si sono definitivamente lasciati. La rottura è stata provocata dalla gravidanza di Emanuela (Diane Fleri) donna con cui Vittorio aveva avuto una relazione. L’uomo per dimenticare Anna decide di trasferirsi in Inghilterra, ma l’amore verso la donna è così forte che decide di far ritorno in Italia per ricomporre la sua famiglia. Anna nel frattempo si è rifatta una vita e non accetta più la presenza di Vittorio. Come andrà a finire lo scopriremo soltanto ogni martedì su RAI 1 alle 21.25.

Questo Nostro Amore 80 è la perfetta fiction da servizio pubblico. Una serie scritta bene, recitata bene, senza troppo fronzoli, che ti racconta la storia di due famiglie nelle quali molte famiglie di oggi possono ritrovarsi. La nuova regista Isabella Leoni, che ha sostituito Luca Ribuoli, direttore delle prime due serie, ha dato particolare importanza ai personaggi femminili, ponendoli a traino di tutta la narrazione.

Notevole, come già nelle serie precedenti, la colonna sonora. Oltre alle canzoni del tempo, abbiamo due inediti: DUE SOLITUDINI, scritto da Pacifico e cantata da Neri Marcorè e TIME di L’Aura.

Voi cosa ne pensata, avete visto la fiction?

 

QUANDO L’ANIMA INCONTRA LA SCIENZA. Non amo i film di fantascienza, ma ho scelto di vedere ANNIENTAMENTO perché Natalie Portman è una delle mie attrici preferite e volevo capire come l’attrice americana di origine israeliana si sarebbe confrontata con un genere del tutto nuovo per lei.

ANNIENTAMENTO è un film scritto e diretto da Alex Garland, tratto dall’omonimo romanzo di Jeff Vandermeer. Oltre alla Portman nel cast troviamo Oscar Isaac, Jennifer Jason Leigh, Gina Rodriguez, Tessa Thompson e Tuva Novotny. Distribuzione Netflix.

Protagonista Lena (Natalie Portman) biologa di una certa fama, ha perso da un anno il marito Kane (Oscar Isaac), tenente dell’esercito. Il lutto l’ha annientata, schiacciata dai sensi di colpa per quel matrimonio in crisi da tempo e finito nei peggiori dei modi, smarrita dalla perdita di quella quotidianità che scandiva la sua esistenza.

Improvvisamente il suo amato Kane, ritenuto morto, torna a casa. Ma il tenente non sta bene e durante il trasporto in ospedale i due coniugi vengono rapiti da forze governative. Lena scopre così cosa è successo al marito ma cosa più importante scopre l’esistenza dell’AREA X. Zona misteriosa, in continua espansione e dotata di inquietanti misteri. A capo del gruppo di forze governative che deve sciogliere il mistero su questo strano caso c’è la dottoressa Ventress (Jennifer Jason Leight) psicologa. La donna ha inviato diverse squadre di militari per capire cosa accadesse dentro l’AREA X, ma nessuno di loro è tornato indietro fatta eccezione di Kane, adesso però l’uomo è gravemente malato di una malattia sconosciuta. La Ventress sta preparando una nuova squadra, sta volta formata da scienziate e propone a Lena di farne parte. La donna accetta perché vuole a tutti i costi salvare la vita del marito.

Insieme a Lena si introducono nell’AREA X Anya Thorensen (Gina Rodriguez) paramedico, Cass Sheppard (Tuva Novotny) geologa e Josie Radek (Tessa Thompson) fisico, a capo della spedizione la dottoressa Ventress. Il viaggio che le cinque donne intraprendono è terrificante. Lena scopre ben presto che la missione è una missione suicida e che le sue compagne, tutte volontarie, sono donne che come lei sono state annientate da qualcosa, chi da un lutto, chi da un trauma, chi da un cancro. La forza oscura che domina l’AREA X ha il potere di alterare il DNA di ogni cosa e in alcuni casi altera lo stato d’animo delle protagoniste che riescono a dar pace ai loro tormenti interiori. Anche Lena alla fine dovrà fare i conti con sé stessa, dovrà mettere a nudo le proprie paure per poter trovare un nuovo equilibrio.

La scienza o meglio una nuova lettura della legge di Darwin sta alla base di tutta la narrazione. Si parla della materia di cui siamo fatti, di cellule, di DNA, di tutte le trasformazioni possibili e impossibili. Ma soprattutto si parla di come tutto quello che ci circonda può cambiare, può adattarsi ed evolversi per non essere sopraffatto.

Ma questi mutamenti fisici sono in realtà una metafora per descrivere i mutamenti psicologici. Lena è una donna annientata, ma riesce ad adattarsi al cambiamento. Lei e Kane rappresentano la possibilità di rigenerarsi in qualcosa di nuovo, fuggendo dalla tendenza del genere umano ad autodistruggersi.

Morire per poi rinascere, toccare il fondo per poi capire che occorre non farsi annientare da tutte le prove a cui la vita ti sottopone.

È un film, forte, potente e molto particolare, rivolto forse ad un pubblico di nicchia e agli amanti del genere fantasy. L’interpretazione della Portman è eccezionale. Le scenografie molto belle tanto che a tratti hai la sensazione di essere all’interno di uno di quei vetrini che si mettono al telescopio. Geniale poi l’idea di utilizzare i mutamenti genetici come parabola dei mutamenti dell’animo umani. Come avete potuto capire mi sono dovuta ricredere sui film di fantascienza e voi? Cosa ne pensate?

annientamento

STRANGER THINGS

sejaneaustenavesseavutolatv

Devo essere sincera, ho iniziato a guardare Stranger Things con un po’ di scetticismo, pensavo che fosse la solita serie stupida per ragazzini, invece mi sono dovuta ricredere e non vedo l’ora di vedere la terza stagione.

A dire la verità nessuno aveva scommesso sulla serie scritta e diretta da Matt e Ross Duffer. I due accreditati come The Duffer Brother hanno faticato non poco per trovare qualcuno che distribuisse la loro serie, alla fine Netlix ha dato loro fiducia, incassando un successo clamoroso, successo che ha fatto di Stranger Things la serie più vista sulla piattaforma.

Stranger Things si compone di due stagioni e vede come protagonisti quattro ragazzini di dodici anni che devono affrontare un’entità aliena. Ma iniziamo con ordine. Siamo ad Hawkins, cittadina immaginaria dello stato dell’Indiana, anno domini 1983. Mike Wheelers (Finn Wolfhard) è un dodicenne con uno spiccato senso della fantasia, appassionato di materie scientifiche e fumetti, è solito trascorrere i pomeriggi con i suoi migliori amici, con i quali condivide giochi e interessi. Lucas Sinclar (Caleb Mclaughlin) è sicuramente il miglior amico di Mike, ragazzino molto coraggioso non si tira mai indietro quando c’è da aiutare un amico. Dustin Henderson (Gaten Materazzo) è il più simpatico del gruppo, un po’ sovrappeso e con la zeppola, è colui che funge da equilibrio quando le due forti personalità di Mike e Lucas si scontrano. E infine c’è Will Byers (Noah Schnapp) il più sensibile, dotato di una forte creatività che manifesta nell’arte del disegno. Una notte Will scompare, rapito da una forza aliena. Joyce Byers, madre di Will, interpretata da una straordinaria Winona Ryder, non si darà per vinta e farà di tutto per riportare Will a casa. In questo sarà aiutata dal capo della polizia Jim Hopper (David Harbour), uomo un po’ burbero ma con un forte senso della giustizia. Mike e i suoi amici saranno i primi a capire che Will è stato rapito da un mostro alieno da loro ribattezzato Demogorgone, mostro che detiene il ragazzo in un luogo che Dustin chiama il sottosopra, una realtà ultra parallele alla nostra. Durante le loro ricerche i tre ragazzini si imbattono in una strana bambina con i capelli rasati di nome Undici.

Undici (Millie Bobby Brown) è scappata da un misterioso laboratorio di ricerca, dove si praticavano strani esperimenti. Undici, infatti è dotata di poteri telecinetici, ed è legata in qualche modo anche al Demogorgone. Insieme a Will è stata rapita anche Barbara Holland, la migliore amica di Nancy Wheeler (Natalia Dyer), sorella maggiore di Mike. Nancy si unirà alle ricerche insieme al suo fidanzato Steve Harrington (Joe Keery) e a Jonathan Byers (Charlie Heston) fratello di Will. Come andrà a finire?

Non ve lo dico perché vi consiglio di vedere la serie, vi dico però che nella seconda stagione il Demogorgone ritorna per vendicarsi, inoltre scopriremo la vera identità di Undici e faremo luce sul suo passato. Ci saranno anche due nuovi personaggi Max Mayfield, una ragazzina dai capelli rossi imbattibile ai videogiochi e il suo fratellastro Billy Hargrove, ragazzo dalla personalità un po’ disturbata. E Joyce sarà più scatenata che mai nel difendere la sua prole.

Perché mi è piaciuta, innanzitutto perché è scritta bene, la sceneggiatura è ben fatta e ti tiene letteralmente incollata al teleschermo. È ambientata nei favolosi anni ottanta: capelli cotonati, spalline extra large e musicassette la fanno da padrone, per non parlare della colonna sonora che spazia dai Clash a David Bowie, dai Police a Cyndi Lauper.

È una serie che vuole omaggiare film cult degli anni ottanta come ET, ALIAS e STAND BY ME, ma soprattutto ti racconta di un mondo senza internet e cellulari, dove i ragazzini erano soliti trascorrere i pomeriggi all’aria aperta, inventando giochi e immaginando fantastiche avventure. Un mondo dove contavano gli amici veri e non quelli virtuali.

L’amicizia è la chiave di lettura di tutta la serie, l’amicizia quella vera quella di quando sei ragazzino e che da adulto non avrai più. Ma Strange Things può essere anche una metafora di come combattere le nostre paure o i nostri demoni interiori.

Chi di voi l’ha vista? Vi è piaciuta oppure no. Scrivetemelo nei commenti. Buon lunedì.

Stranger_Things_logo_d0df3352c63aea47c0b4c910acdc07ba

Venerdì sera sono stata a teatro a vedere DUE, la commedia scritta e diretta da Luca Miniero (regista di BENVENUTI AL SUD e NON C’E’ PIU’ RELIGIONE) e interpretata da Chiara Francini e Raul Bova. La presenza di quest’ultimo ha spinto buona parte delle mie concittadine a indossare i loro abiti migliori ed a tirar fuori dagli armadi le pellicce, senza curarsi che fuori c’erano 22 gradi. Sembrava di stare al ballo di Cenerentola, come se quel immaginario principe azzurro, che presto sarebbe apparso sul palcoscenico, avesse scelto la sua lei fra le ragazze del pubblico.

DSC05338

Le foto di questo post sono state realizzate da Se Jane Austen avesse avuto la tv

Alle 21.10 circa si apre il sipario e facciamo la conoscenza di Paola (Chiara Francini) e Marco (Raul Bova) una coppia di giovani fidanzati intenti a costruire un letto in quella che sarà la loro nuova casa una volta sposati. I due si confrontano sulla paura del matrimonio e sul cambiamento che la cosa comporterà al loro rapporto. Paola, come tutte le donne, è speranzosa e piena di buoni propositi, prendendo la cosa con molta serietà. Marco, come tutti gli uomini, è molto più immaturo e prende le cose con molta più leggerezza. I due cercano di esorcizzare la paura analizzando i pregi e i difetti l’uno dell’altro e immaginando il loro matrimonio e il loro rapporto di coppia fra 20 anni. Cercano di dare delle risposte ai loro numerosi interrogativi. Alla fine capiscono che l’unica cosa che conta è essere sé stessi, liberi dalle convenzioni che la società ti impone, liberi di amarsi, liberi di essere solo loro due.

Una commedia carina, dove si ride e si riflette su quello che dovrebbe essere il matrimonio. Commedia che delude le aspettative. I vari dialoghi sono intervallati da intermezzi musicali dove i due protagonisti si cimentano come ballerini. Dialoghi che a lungo a dare risultano un po’ noiosetti. Chiara è un leone da palcoscenico, salta, balla, ride e recita bene. Istrionica, brillante e ironica, è il pilastro di tutta la narrazione. Se non ci fosse stata lei, la commedia sarebbe risultata molto più noiosa.

Raul era alla sua prima esperienza teatrale, impacciato come ballerino, lo posso descrivere usando una frase detta da una mia cara amica che mi ha accompagnato a vedere lo spettacolo: Raul è fatto per farsi guardare. Insomma la sua interpretazione non convince molto.

In generale è una commedia senza lode e senza infamia, perfetta se si vuole passare un’ora e mezza tranquilla in compagnia delle proprie amiche.

DSC05336

Mosaico che si trova davanti l’ingresso del teatro Vittorio Emanuele di Messina

 

Oggi festa della donna vorrei riproporre sul blog uno dei miei primi post dove ho recensito una serie televisiva, che a mio avviso, onora la donna in qualità di lavoratrice, madre, amica, moglie, sorella e membro della società i cui diritti dovrebbero essere pari ai suoi doveri. In un periodo in cui forte è l’odio verso noi donne, basti pensare al terribile episodio di Cisterna di Latina della settimana scorsa, occorre riflettere sull’idea che la donna non è il mostro della società moderna, ma bensì il baluardo, il pilastro su cui si regge ogni singola società ricca o povera che sia. Personalmente trovo ipocrita l’atteggiamento dei nostri tempi che osanna la donna l’8 marzo ma che poi la deride, la umilia e la massacra per tutto il resto dell’anno.

CALL THE MIDWIFE- L’AMORE E LA VITA, è una serie prodotta e realizzata dalla BBC e racconta la vita di un gruppo di levatrici nella Londra di fine anni 50. In Italia le prime due serie sono andate in onda su rete quattro, le altre tre sono disponibili su Netflix.

Protagonista delle prime tre serie è la giovane Jenny Lee, che appena diplomata alla scuola per infermiere, viene assegnata alla Nonnatus House in qualità di levatrice. La Nonnatus House si trovava nel quartiere di Pop Lar che insieme ai Docklands rappresentava gli East End di Londra.

Gli East End, alla fine degli anni 50 erano la zona più povera e degradata della capitale inglese, zona che venne poi demolita per far posto alla City.

La Nonnatus House era una sorta di progenitore degli odierni consultori ginecologici ma era anche un convento, infatti le infermiere laiche erano affiancate da un gruppo di suore cattoliche nella difficile ma emozionante attività d’ostetricia.

Jenny è una ragazza introversa e assai particolare, proveniente dal ceto medio, avrà qualche problema ad adattarsi ai ritmi e al degrado di Pop Lar. Sarà aiutata dalle sue colleghe Beatrix e Cynthia. La prima appare frivola e molto volitiva, ma col trascorrere delle serie maturerà diventando un punto di riferimento per tutte le donne del quartiere. Cynthia attraverserà una profonda crisi esistenziale che la condurrà a diventare suor Mary Cynthia. Al trio si aggiungerà la giunonica Camilla, appartenente ad una famiglia molto benestante che non accetta la sua scelta lavorativa, porterà una ventata di divertimento nella religiosa Nonnatus House.

Il gruppo delle suore che popola la Nonnatus è quanto mai variegato. Suor Julienne è la madre superiora, guida spirituale del convento e dell’attività d’ostetricia. Suor Evangelina, ex membro della resistenza britannica durante la guerra, è energica e autoritaria, difficilmente accetta le novità dettate dalle nuove scoperte mediche, come ad esempio il latte in polvere. Suor Bernadette è fra le levatrici una delle migliori, ma come Cynthia attraverserà una profonda crisi che la condurrà ad una drastica decisione. Al gruppo si aggiungerà Suor Winifred e per ultima ma non meno importante Suor Monica Joan che con i suoi 90 anni è la più svampita ed eccentrica di tutto il convento.

Pedalando su e giù per le vie del quartiere Jenny e le altre non dovranno fare i conti solo col degrado e la miseria, ma anche con tutta una serie di situazioni che vedono come protagoniste le donne.

Molte di queste donne vengono sfruttate, violentate o semplicemente emarginate dalla società solo perché DONNE!

Dietro tanto degrado ed emarginazione si manifesta lo spettacolo più bello di cui solo le donne sono le indiscusse protagoniste: la nascita di una nuova vita. La maternità però non è l’unico tema trattato, si parla di aborto, di bio testamento, di vaccinazioni e di parità di diritti fra uomini e donne. Tutti temi fortemente attuali. Ma la vera chiave di lettura della fiction è la solidarietà femminile, è la storia dell’amicizia fra un gruppo di donne che fanno squadra per il bene della collettività.

Ben presto al gruppo di giovani levatrici se ne aggiungono delle altre, Barbara Gilbert, figlia di un pastore protestante si contenderà con Trixi il bel padre Tom; Patsy Mouth, sopravvissuta da ragazzina ai campi di concentramento giapponesi, deve vivere nell’ombra per poter nascondere la sua omosessualità; infine Phyllis Crane, donna matura, diventerà un punto di riferimento per le giovani colleghe sia nel lavoro che nella vita. Da non dimenticare il dott. Turner, medico della mutua, è il pilatro portante di tutto il quartiere, vedovo e con un figlio adolescente incrocerà il suo destino con quello di Suor Bernadette.

La serie è tratta dalle memorie di Jennifer Worth ed è scritta così bene da farti emozionare ad ogni singola puntata. Buona parte di ciò che è raccontato corrisponde ad episodi realmente accaduti. Ti racconta di un mondo che non c’è più, di una figura, quella della levatrice che ha lasciato il passo alle moderne ostetriche, una figura che in un mondo che sapeva ancora di guerra e di miseria ti rassicurava e ti aiutava in uno dei momenti più difficili ma allo stesso tempo straordinari nella vita di una donna, quello di mettere al mondo tuo figlio.

 

P.S.

Sempre sul blog potete trovare la recensione di un’ altra serie che onora l’8 marzo, il titolo del post è QUANDO LE DONNE DIVENTANO PROTAGONISTE DELLA STORIA.

 

 

Call-the-Midwife-e1500054014655

 

“Tutte le famiglie felici sono simili fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo”.

Lev Tolstoj

L’incipit di Anna Karenina mi è venuto in mente ieri sera dopo aver visto il nuovo film di Gabriele Muccino, A CASA TUTTI BENE. Il regista romano con questo film torna a quello che è il suo tema preferito, ossia il dramma della sua generazione: uomini adulti che non accettano l’idea di crescere, di assumersi delle responsabilità, alla ricerca disperata di un equilibrio e di quel qualcosa chiamato felicità.

Al centro della vicenda troviamo la famiglia Ristuccia. Alba (Stefania Sandrelli) e Pietro (Ivano Marescotti) sono una coppia di pensionati che ha deciso di trasferirsi su un’isola. In occasione delle nozze d’oro, organizzano un pranzo al quale partecipano figli e nipoti. La coppia ha tre figli: Carlo (Pierfrancesco Favino), Sara (Sabrina Impacciatore) e Paolo (Stefano Accorsi). I primi due gestiscono brillantemente il ristorante di famiglia, la stessa cosa però non si può dire delle loro rispettive famiglie.

Carlo si divide fra due famiglie. Se da un lato la prima moglie Elettra (Valeria Solarino) appare comprensiva e amichevole, la seconda moglie Ginevra (Carolina Crescentini), donna insicura e paranoica, è fonte di guai. Anche Sara, la perfettina della famiglia fa finta di non vedere i continui tradimenti del marito Diego (Giampaolo Morelli). E poi c’è Paolo, l’eterno Peter Pan o l’artista di famiglia dipende da quale prospettiva lo si guardi, che a 42 anni deve ancora capire cosa fare della sua vita.

A loro si aggiungono altri parenti: zia Maria (Sandra Milo) e i suoi due figli Sandro (Massimo Ghini) con la moglie Beatrice (Claudia Gerini) e Riccardo (Gianmarco Tognazzi) con la compagna Luana (Giulia Michelini), su questi personaggi non vi dico niente perché sono le interpretazioni più belle e solo per questo vi consiglio di andare a vedere il film.

Dicevamo che tutti si ritrovano per festeggiare le nozze d’oro di Alba e Pietro. A causa del maltempo però, nessuno può lasciare l’isola e la convivenza forzata porta inevitabilmente al confronto tra i vari membri della famiglia, a volte allegri, a volte drammatici, riaccendendo invidie e gelosie, facendo riemergere paure e questioni mai risolte.

Il film non è né bello e né brutto, Muccino ci ha voluto dare la sua personale visione della famiglia moderna, la trama è un po’ scontata e come sempre accade ormai da un po’ di tempo con i film di Muccino quello che fa la differenza è il cast.

Un cast di primordine che va con la personalizzazione dei personaggi a riempire gli spazzi vuoti di una sceneggiatura non proprio brillante. Come sempre maggiore attenzione è stata riservata ai personaggi maschili, mentre per la prima volta le donne non sono state inserite sotto quella dimensione misogina tipica di Muccino. Sono donne vere, donne forti, donne con insicurezze e fragilità, donne del nostro tempo.

Se L’ULTIMO BACIO raccontava la paura dei trentenni di diventare adulti, A CASA TUTTI BENE parla della paura dei cinquantenni ad avere sprecato la propria esistenza non avendo vissuto realmente la vita. Una generazione che si sente fallita paragonandosi ai propri genitori che sono riusciti a realizzare i propri sogni o semplicemente qualcosa di bello come una famiglia, un qualcosa da cui si scappa sempre ma che alla fine ti risucchia come una calamita.

A casa tutti bene

IL CANDIDATO VA ALLE ELEZIONI.

Ci siamo, il conto alla rovescia è ormai iniziato, domenica si vota e forse dalle urne uscirà il nuovo governo.

Gli ultimi mesi per noi poveri cittadini sono stati abbastanza impegnativi. In ogni tg e trasmissione televisiva, tutti i candidati dei vari partiti, hanno sfilato come in un grande carnevale elogiando il proprio programma e insultando adeguatamente i propri avversari. Di tutte queste trasmissioni la più carina è senza ombra di dubbio IL CANDIDATO VA ALLE ELEZIONI di Pif.

Con la formula ormai collaudata del TESTIMONE, Pierfrancesco Diliberto in arte Pif ha incontrato tutti gli esponenti delle forze politiche. Telecamera alla mano, il giovane regista siciliano ha seguito i protagonisti nei loro comitati elettorali, durante i comizi e nel loro lavoro quotidiano cercando di andare oltre le solite campagne elettorali. Quello che ne viene fuori è una simpatica analisi sul lato umano dei singoli candidati. Nella puntata andata in onda martedì scorso abbiamo fatto la conoscenza dell’onorevole Luigi Di Maio candidato alla presidenza del consiglio per il Movimento Cinque Stelle. Personaggio difficile da intervistare che non ha ceduto alle domande irriverenti di Pif che lo ha sopranominato “L’uomo che non suda”. Seconda protagonista è stata Giorgia Meloni, già intervistata da Pif otto anni fa. La leader di Fratelli d’Italia confida a Pif la sua paura d’invecchiare e il timore che per questo il suo compagno, più giovane di lei, la possa lasciare. La Meloni spera inoltre che Berlusconi venga colpito da una folgorazione e la scelga come nuovo premier se il centro destra dovesse vincere. L’ultimo incontro è stato con Pietro Grasso, candidato alla presidenza per Liberi e Uguali e cavallo di Troia di coloro che dovevano essere rottamati dal rottamatore. L’ex presidente del Senato appare un po’ impacciato ma si rilassa quando Pif gli chiede di raccontare tutte le volte in cui ha scansato gli attentati di Cosa Nostra e gli aneddoti che riguardano la sua amicizia con Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Questa sera alle 21.15 su TV8 Pif ci racconterà il suo incontro con Matteo Renzi, Emma Bonino, Matteo Salvini e altri candidati di altre forze politiche. Attraverso domande che tutti noi vorremmo fare a questi illustri esponenti delle istituzioni Pif cerca di dare un ordine alla confusione che imperversa nelle mente di ognuno di noi e di dare risposta ad una domanda, per chi voto?

Confusione generata da una campagna elettorale urlata, fatta di promesse fantascientifiche, strumentalizzazioni di episodi di cronaca nera, populismi e dal ever green ponte sullo stretto (ponte che un po’ ha rotto e ve lo dico da messinese). Se poi pensi a quello che hanno combinato negli ultimi cinque anni e va be…… Per non parlare della nuova legge elettorale il rosatellum bis, qualcuno di voi ha capito come funziona? Io ho capito che il 37% dei seggi (232 alla Camera e 116 al Senato) sarà assegnato con un sistema maggioritario, il 61% dei seggi (386 alla Camera e 193 al Senato) sono ripartiti proporzionalmente. In poche parole un gran casino che non garantirà a nessuno la maggioranza per poter governare.

Scelta complicata che come ha detto lo stesso Pif è come quando vai al ristorante e ti presentano un menù così ricco e variopinto che proprio non riesci a scegliere.

Non vi chiedo se seguite la politica vi esorto solo ad andare domenica a votare. E anche se siete confusi fatevi guidare dal vostro istinto perché l’unica arma che abbiamo per far sentire la nostra voce è chiusa dentro la cabina elettorale.

pif_il_testimone

Questa sera andrà in onda su RAI 1 un nuovo episodio del Commissario Montalbano dal titolo Amore.

Sta volta il commissario (Luca Zingaretti) dovrà indagare sulla scomparsa di una bellissima ragazza di nome Michela Prestia. La ragazza ha alle spalle un passato difficile, passato che non le ha impedito di trovare la sua piccola porzione di felicità. Proprio per questo Montalbano pensa che la ragazza sia stata vittima di un omicidio. In suo aiuto per scoprire questo mistero arriveranno una bizzarra coppia di attori di teatro e la paziente Livia (Sonia Bergamasco) di cui Montalbano si scoprirà quanto mai geloso.

Ho letto il primo romanzo di Andrea Camilleri a quindici anni, il suo nome appariva fra l’elenco delle letture estive a cui la mia prof di italiano sottoponeva me e la mia classe durante le vacanze. Il libro era IL BIRRAIO DI PRESTON, una commedia degli equivoci alla siciliana. Un libro che mi colpì molto non solo per la storia, divertentissima, ma anche per la lingua, era il primo libro che leggevo dove appariva un larghissimo uso del dialetto siciliano. Incuriosita e fragrandomene della lista della prof andai in libreria e comprai IL LADRO DI MERENDINE, fu amore assoluto.

Il successo della serie su IL COMMISSARIO MONTALBANO e dei romanzi da cui è tratta deriva dalla sapiente arte del raccontare di Andrea Camilleri.

Per racconto si intende (cito testualmente il dizionario della lingua italiana) l’esposizione orale o scritta di fatti veri o immaginari nel loro svolgimento temporale. Ma con Camilleri si va al di là del racconto. Lo scrittore siciliano riesce a catapultarti nella vicenda che narra, tanto che hai la sensazione di essere seduta sulla verandina della casa di Marinella a sorseggiare il caffè con il commissario. Quest’ultimo poi incarna tutto ciò che un eroe narrativo dovrebbe incarnare, ma allo stesso tempo è anche uno di noi e come noi ha le sue insicurezze e le sue fragilità e come noi sbaglia pagando le conseguenze dei suoi errori. Tutto ciò fa di Salvo Montalbano l’uomo che tutte noi donne vorremmo accanto, ma è anche l’uomo a cui tutti i maschi vorrebbero assomigliare.

Attraverso i romanzi che raccontano le avventure del commissario di Vigata, Andrea Camilleri omaggia la sua terra, la Sicilia. Da siciliana vi posso dire che Camilleri descrive la vera Sicilia, una terra fatta da piccoli e grandi uomini, da donne straordinarie, gente che tutte le mattine si sveglia e cerca di fare il suo dovere, gente che vive con fatalismo i piccoli o grandi drammi della vita, gente che ama godersi la vita, gente che è cullata dalle onde del mare e baciata dai raggi del sole. Non amo quelle serie televisive come Rosy Abbate, Palermo Oggi Squadra Antimafia o L’onore e il Rispetto dove la Sicilia è associata solo alla criminalità organizzata, certo la mafia esiste ed è il cancro della mia terra, ma vi assicuro che la criminalità siciliana è molto diversa da come è rappresentata da queste fiction.

Avete un romanzo di Camilleri che preferite ad altri? Quali sono i vostri scrittori siciliani preferiti da cui hanno tratto film altrettanto belli?

montalbano-5