Chissà cosa avrebbe pensato e scritto Jane Austen se ai suoi tempi ci fosse stata la televisione.

Me la immagino seduta su un comodo divano con accanto un buon libro e il telecomando, letteralmente dipendente dalle fiction e dalle serie di Netflix o Sky.

Sicuramente avrebbe aperto un blog per analizzare e criticare tutto ciò che questo strano elettrodomestico trasmette ogni giorno da più di 60 anni.

E quando la TV l’avrebbe annoiata, se ne sarebbe andata al cinema, senza però abbondonare l’interesse per tutto ciò che la circonda e per la sua grande passione, ossia ballare.

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Questa sera andrà in onda su RAI 1 un nuovo episodio del Commissario Montalbano dal titolo Amore.

Sta volta il commissario (Luca Zingaretti) dovrà indagare sulla scomparsa di una bellissima ragazza di nome Michela Prestia. La ragazza ha alle spalle un passato difficile, passato che non le ha impedito di trovare la sua piccola porzione di felicità. Proprio per questo Montalbano pensa che la ragazza sia stata vittima di un omicidio. In suo aiuto per scoprire questo mistero arriveranno una bizzarra coppia di attori di teatro e la paziente Livia (Sonia Bergamasco) di cui Montalbano si scoprirà quanto mai geloso.

Ho letto il primo romanzo di Andrea Camilleri a quindici anni, il suo nome appariva fra l’elenco delle letture estive a cui la mia prof di italiano sottoponeva me e la mia classe durante le vacanze. Il libro era IL BIRRAIO DI PRESTON, una commedia degli equivoci alla siciliana. Un libro che mi colpì molto non solo per la storia, divertentissima, ma anche per la lingua, era il primo libro che leggevo dove appariva un larghissimo uso del dialetto siciliano. Incuriosita e fragrandomene della lista della prof andai in libreria e comprai IL LADRO DI MERENDINE, fu amore assoluto.

Il successo della serie su IL COMMISSARIO MONTALBANO e dei romanzi da cui è tratta deriva dalla sapiente arte del raccontare di Andrea Camilleri.

Per racconto si intende (cito testualmente il dizionario della lingua italiana) l’esposizione orale o scritta di fatti veri o immaginari nel loro svolgimento temporale. Ma con Camilleri si va al di là del racconto. Lo scrittore siciliano riesce a catapultarti nella vicenda che narra, tanto che hai la sensazione di essere seduta sulla verandina della casa di Marinella a sorseggiare il caffè con il commissario. Quest’ultimo poi incarna tutto ciò che un eroe narrativo dovrebbe incarnare, ma allo stesso tempo è anche uno di noi e come noi ha le sue insicurezze e le sue fragilità e come noi sbaglia pagando le conseguenze dei suoi errori. Tutto ciò fa di Salvo Montalbano l’uomo che tutte noi donne vorremmo accanto, ma è anche l’uomo a cui tutti i maschi vorrebbero assomigliare.

Attraverso i romanzi che raccontano le avventure del commissario di Vigata, Andrea Camilleri omaggia la sua terra, la Sicilia. Da siciliana vi posso dire che Camilleri descrive la vera Sicilia, una terra fatta da piccoli e grandi uomini, da donne straordinarie, gente che tutte le mattine si sveglia e cerca di fare il suo dovere, gente che vive con fatalismo i piccoli o grandi drammi della vita, gente che ama godersi la vita, gente che è cullata dalle onde del mare e baciata dai raggi del sole. Non amo quelle serie televisive come Rosy Abbate, Palermo Oggi Squadra Antimafia o L’onore e il Rispetto dove la Sicilia è associata solo alla criminalità organizzata, certo la mafia esiste ed è il cancro della mia terra, ma vi assicuro che la criminalità siciliana è molto diversa da come è rappresentata da queste fiction.

Avete un romanzo di Camilleri che preferite ad altri? Quali sono i vostri scrittori siciliani preferiti da cui hanno tratto film altrettanto belli?

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Ieri sera è andata in onda la prima puntata della mini fiction che racconta la vita del grande Fabrizio De Andrè. Gli ascolti sono stati altissimi, sbaragliando la concorrenza di canale cinque, la fiction sul cantautore genovese, si posiziona terza per auditel dopo Montalbano e Don Matteo.

Conoscevo le sue canzoni perché la mia professoressa di letteratura italiana del liceo le aveva inserite come programma didattico, ma poco conoscevo della sua vita perché crescendo mi ero interessata ad altri artisti.

La definizione di principe libero gli calza alla perfezione in quanto ha vissuto in piena libertà tutta la sua vita, a cominciare da quando poco più che ventenne capì che la musica era la sua strada, andando contro il volere dei suoi genitori che lo volevano avvocato. Ma la sua è stata una sorta di rivolta personale a quelli che erano i dettami della società, rivolta che ha trasformato in musica creando un qualcosa che mancava nel panorama artistico di quegli anni, anzi nel panorama artistico italiano perché un altro artista come lui non si è più visto. Dori Ghezzi, sua moglie, all’anteprima ha detto: Attraverso la libertà si riesce a dare importanza alla parola, che è più forte di qualunque arma. E in effetti le parole di De Andrè sono un inno alla libertà.

Fabrizio De Andrè è stato un poeta moderno e un cantautore di rara bravura. Attraverso i suoi versi è riuscito a cantare la quotidianità della vita, dando voce agli ultimi. I protagonisti della sua canzoni erano prostitute e operai, gente umile e poveri diavoli che a causa di una sorte avversa andavano a finire sulle pagine della cronaca nera. Ma come molti artisti, Fabrizio era anche una persona molto fragile e insicura, insicurezza che spesso lo faceva rifugiare dietro ad una bottiglia di whisky.

L’interpretazione di Luca Marinelli che veste i panni di De Andrè è stata eccezionale. Hai la sensazione di vedere di nuovo il cantautore genovese. Una trasformazione che ha interessato soprattutto la voce. È Marinelli a cantare e la somiglianza con l’originale è fortissima. L’attore romano, classe 1984, si era fatto conoscere al grande pubblico come Mattia ne LA SOLITUDINE DEI NUMERI PRIMI, ha lavorato poi con Paolo Virzì e nel 2015 ha vinto il David di Donatello come miglior attore non protagonista per JEEG ROBOT.

Nel cast troviamo fra gli altri Ennio Fantastichini nel ruolo del padre di Fabrizio, Valentina Bellè è Dori Ghezzy, seconda moglie di De Andrè e suo grande amore e Elena Radonicich che interpreta Puny Rignon la prima moglie e mamma di Cristiano. Tutti diretti dal regista Luca Facchini.

Questa sera alle 21.25 andrà in onda la seconda e ultima parte. Se fra di voi c’è qualcuno che non conosce De Andrè, ma ho qualche dubbio, consiglio la fiction, ma soprattutto andate su youtube e ascoltate tutta la sua produzione.

La mia canzone preferita è il Pescatore, la vostra qual è?

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SANREMO 2018

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LE DIECI COSE CHE HO AMATO DELL’ULTIMA EDIZIONE DEL FESTIVAL DI SANREMO E LE DIECI COSE CHE NON HO APPREZZATO.

Ieri sera si è conclusa la 68° edizione del festival di Sanremo, festival che, diciamola tutta, sta al paese Italia come una festa padronale o una sagra sta a un borgo medievale. L’ho aspetti tutto l’anno, ti chiedi chi sarà a presentarlo, chi saranno gli stilisti scelti dalla prima donna, chi saranno i cantanti che parteciperanno, pensi che forse ci sarà qualcosa di nuovo. E invece niente, il copione è sempre lo stesso, proprio come una sagra viene celebrata la storia e la tradizione della musica italiana. Storia e tradizione che quest’anno l’hanno fatta da padrona se si pensa all’età media dei partecipanti. Ma lo guardi lo stesso, perché il giorno dopo saresti tagliato fuori dalle discussioni al bar, in ufficio, sul tram o a scuola. Come qualsiasi festa di paese se non ci vai sei macchiato a vita dai tuoi compaesani.

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Questa foto è stata scaricata dal sito Corriere.it

Qui di seguito vi elenco le dieci cose che non ho apprezzato di questa edizione e le dieci cose che mi sono piaciute.

LE 10 COSE CHE NON HO APPREZZATO SONO:

1 I vestiti di Michelle Hunziker, da fashion victim quale sono li ho trovati orribili, fatta eccezione per re Giorgio la prima sera.

2 La scelta di molti dei cantanti in gara, troppo vecchi, a dimostrazione della mia teoria che l’Italia è un paese proiettato al passato non al futuro. Un paese dove gli anziani fanno fatica a lasciare il passo ai giovani, anche nel mondo della musica.

3 Le gag comiche dei tre presentatori sono stati imbarazzanti, per non parlare delle interviste alle canzoni fatte con la Leosini e la Sciarelli, terribili.

4 Il caso di plagio che ha visto al centro delle polemiche la canzone di Metal e Moro. A mio avviso la produzione del festival ha trattato la cosa con superficialità in quanto potevano accertare le cose prima che la chermes avesse inizio.

5 Non ho amato gli eccessivi intermezzi pubblicitari che hanno rallentato ancora di più lo svolgimento della gara. Ma non sarebbe Sanremo se su quel palco tutto non fosse lento come un bradipo.

6 Baglioni nei panni del conduttore no, meglio come cantante.

7 Facchinetti e Fogli, i peggiori come cantanti.

8 L’esibizione di Michelle sulle note della canzone QUELLO CHE LE DONNE NON DICONO per sensibilizzare sulla questione dei femminicidi e della violenza sulle donne. L’ho trovata come una strumentalizzazione alle polemiche su Doppia Difesa, anche perché la sensibilizzazione non si fa cantando una canzoncina sul palco dell’Ariston, si fa andando nelle scuole ad educare al rispetto.

9 La giuria degli esperti, a parte Giovanni Allevi unico musicista accreditato, gli altri che centravano, andavano bene per i David di Donatello.

10 Il vincitore delle nuove proposte.

LE 10 COSE CHE HO AMATO SONO:

1 Pierfrancesco Favino, una vera scoperta, bello e bravo. Ma soprattutto commovente nel suo monologo sui migranti, sulla loro disperazione che li porta ad affrontare deserto, mare e poi l’intolleranza europea.

2 La scelta dei comici: Fiorello mattatore della prima serata, Virginia Raffaele fantastica, ma anche Crozza, Frassica e il mago Forrester non sono stati da meno. Hanno dato un tocco di vita ad un festival un po’ noioso.

3 I duetti della quarta serata. I migliori quello di Noemi e Paola Turci, Stato Sociale e il coro dell’Antoniano di Bologna, Diodato e Roy Paci con Ghemon, Barbarossa con la Foglietta e Cristicchi che sta a Fabrizio Moro e Ermal Metal come la nutella sta col pane.

4 Premio Lucio Dalla per le nuove proposte ad Alice Caioli, mia concittadina.

5 I duetti fra Baglioni e i grandi della musica italiana. Anche se qualcuno non era al massimo della sua forma fisica vedi il Volo e la Nannini.

6 La canzone di Max Gazzè, la leggenda di Cristalda e Pizzomunno diventata una splendida ballata d’amore, la mia preferita.

7 Luca Barbarossa. Il ragazzo della via Margutta è diventato adulto e con la sua canzone racconta il tempo che passa, di come cambiano i sentimenti e di come l’amore a un certo punto è fatto di piccoli gesti di quotidianità.

8 Michelle Hunziker che non amo, ma che in questa situazione ha dimostrato una grande professionalità e presenza scenica. Un tempo c’era un conduttore uomo e due belle donne accanto. Quest’anno abbiamo avuto una bella donna a condurre con accanto due valletti di cui uno molto bello.

9 Ermal Meta e Fabrizio Moro che con la loro NON MI AVETE FATTO NIENTE vincono la 68°edizione del festival. Vittoria meritata al di là delle polemiche. Lo Stato Sociale al secondo posto, la loro canzone ho paura che ci tormenterà per tutta l’estate. Brava anche Annalisa in terza posizione.

10 Laura Pausini, grande artista, ha sfidato il freddo per poter cantare in mezzo alla gente fuori dall’Ariston e poi la sua interpretazione di Avrai con Baglioni va be……. che ve lo dico a fare.

E voi avete visto il festival? Cosa ne pensate? Avreste voluto che vincesse qualcun altro? Qual era il vostro podio ideale?

 

 

La stampa dev’essere al servizio dei governati, non dei governanti. Con queste parole la corte suprema degli Stati Uniti d’America sancì nel 1971 il diritto alla libertà di stampa e permise la pubblicazione dei Pentagon Papers.

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La locandina è stata scaricata dal sito di Mymovie.it

THE POST, il nuovo film di Steven Spielberg, racconta come l’editrice del WASHINGTON POST Katharine Graham (Meryl Streep) e il suo direttore Ben Bradlee (Tom Hanks) sfidarono il governo americano e decisero di pubblicare i Pentagon Papers, un’inchiesta che svelava un gigantesco insabbiamento sul Vietnam in cui era coinvolto il governo, il quale fu sempre consapevole che la guerra non sarebbe mai stata vinta.

La pellicola è fantastica, è un thriller giornalistico, è il racconto di una redazione pronta a sfidare il governo pur di rispettare il primo dovere che un giornalista ha: quello di raccontare la verità. È un film che ci proietta nel vecchio mondo dell’editoria prima che arrivasse il computer e il digitale. È una dichiarazione d’amore che Spielberg fa al mondo del giornalismo.

Ma è anche la storia di una donna, che non solo sfida il governo, ma va oltre le convenzioni sociali dell’epoca. Katharine era stata educata a stare al suo posto, il padre aveva lasciato a suo marito la guida dell’azienda di famiglia, perché era impensabile che una donna potesse gestire degli affari finanziari. Ma una volta morto il marito Katherine decide di diventare presidente della casa editrice. È molto insicura, non riesce mai ad esprimere le proprie opinioni nei consigli di amministrazione, c’è sempre un uomo che riesce a sopraffarla. Ma a poco a poco riesce ad acquisire una forte sicurezza in sé stessa e basandosi del proprio intuito femminile dà l’ordine di pubblicare i Pentagon Papers contro il volere di tutto il consiglio d’amministrazione. Magistrale l’interpretazione di Meryl Streep che fa sua la crescita interiore di questo personaggio, una donna che all’inizio è insicura e impacciata ma che alla fine è padrona della situazione e in grado di scegliere per sé e per gli altri.

Tom Hanks veste i panni di un giornalista ossessionato dalla concorrenza, pronto a tutto pur di far diventare il Post un quotidiano d’importanza nazionale è un uomo che capisce quando fare un passo indietro, un uomo che con un’indagine certosina fa in modo che un suo redattore riesca a scovare Daniel Eilsber, l’uomo che lavorava al ministero della difesa e che aveva fotocopiato il documento top-secret del Pentagono.

Il film si inserisce in un contesto attuale, perché mai come adesso la libertà di stampa in occidente è minacciata, da un lato da governi molto autoritari e dall’altro dal web dove sempre più spesso si rincorrono le fake news che destabilizzano la credibilità della stampa. Un film che va visto assolutamente, e voi lo avete visto? Cosa ne pensate?

September 10th, 1955, New York City

September 10th, 1955, New York City

Era alta più di un metro e ottanta, era goffa e per niente aggraziata. Si manteneva facendo la tata presso ricche famiglie borghesi, ma la sua vera passione era la fotografia. Vivian Maier (1926- 2009) ha fotografato di tutto per le vie di New York, Chicago e Los Angeles; immortalando in ogni scatto la quotidianità della vita.

Per i critici odierni è considerata la madre della street- photography e la sua storia ha dell’incredibile: fino al 2007 nessuno conosceva il talento di questa incredibile artista perché Vivian non era solita sviluppare i suoi rullini, inoltre era gelosissima dei suoi lavori tanto da non mostrarli a nessuno. Fino a quando John Maloof, scrittore e giornalista americano, mentre cercava materiale fotografico per illustrare un libro sulla storia di Chicago, si imbatté nella tata/fotografa. L’uomo si aggiudicò ad una battuta d’asta per meno di 400 dollari un baule pieno di fotografie in bianco e nero, pellicole non sviluppate, stampe e filmini. In quel baule c’era tutto il lavoro di Vivian che ormai anziana e poverissima fu costretta a mettere tutti i suoi beni all’asta. La donna morì poco dopo e Maloof non fece in tempo a farla sapere che aveva le sue foto e che era disposto ad organizzare delle mostre per farla conoscere in tutto il mondo.

Tra queste c’è la mostra curata da Anne Morin e Alessandra Mauro che sta facendo il giro del nostro paese e dal 27 ottobre dello scorso anno è arrivata a Catania. Presso la fondazione Puglisi Cosentino in via Vittorio Emanuele II, trovate 120 scatti che Vivian Maier realizzò tra gli anni Cinquanta e Sessanta e anche alcune deliziose immagini a colori di una quarantina di anni fa, insieme a brevi video e filmati in super 8.

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Con la sua Rolleiflex appesa al collo, sostituita poi da una Leica, Vivian ha catturato nelle sue foto la vita a New York e a Chicago. Con uno sguardo attento e curioso è riuscita ha ritrarre quelle imperfezioni e quei particolari che rendono unico un viso, un tramonto, la facciata di un edificio, un bambino o un anziano; in poche parole ha catturato la vita che le scorreva davanti agli occhi per strada. Immagini potenti, di una folgorante bellezza che rivelano tutto il talento di questa grande fotografa.

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Qui trovate alcune delle foto esposte a Catania presso la fondazione Puglisi Cosentino

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Tutte le foto esposte a Catania fanno parte della collezione VIVIAN MAIER/MALOOF COLLECTION, COURTESY HOWARD GREENBER GALLERY, NEW YORK.

Presso la fondazione catanese è stato realizzato inoltre un percorso per i più piccoli dove viene spiegato loro cosa fosse un rullino e una pellicola.

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Vivian Maier ha stravolto il concetto di fotografia in maniera silenziosa, tata on the road ha scritto attraverso le sue foto il racconto di un America che stava cambiando sia dal punto di vista culturale che sociale.

Affrettatevi perché la mostra a Catania sarà aperta fino al 18 febbraio. Mi piacerebbe conoscere la vostra opinione su questa artista, chi di voi ha visto la mostra? Cosa pensate di queste foto e che mi dite della fotografia? Siete tipi da selfi o vi piace realizzare foto un po’ più professionali magari con l’ausilio di una buona macchina fotografica?

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LE IDEE NON SI SPEZZANO MAI.

Emanuela era una ragazza come tante, piena di vita e di sogni da realizzare. Nata in un paesino vicino Cagliari, dopo il diploma magistrale accompagna la sorella per un concorso in Polizia ma viene scelta lei. Arruolatasi all’età di 20 anni, compie il suo percorso alla scuola allievi di Trieste e poi viene trasferita direttamente a Palermo.

Ad Emanuela piace quel mestiere che le è caduto addosso quasi per caso, le piace Palermo che gira in lungo e largo sulla sua vecchia Fiat Panda rossa targata Cagliari, giri nei quali spesso e volentieri è accompagnata dai colleghi con i quali ha costruito profondi legami d’amicizia. Primo fra tutti Antonio Montinaro, capo scorta del giudice Giovanni Falcone. Ed è proprio dopo la strage di Capaci dove perdono la vita il giudice e Antonio, che Emanuela sarà trasferita alla sezione scorte. Trasferimento che la ragazza accetta volentieri perché in qualche modo vuole onorare la morte di Montinaro e degli altri colleghi morti a Capaci. Emanuela verrà assegnata alla scorta del giudice Paolo Borsellino e nel soleggiato pomeriggio del 19 luglio 1992 verrà uccisa da un auto bomba insieme al giudice e ai quattro colleghi della scorta: Agostino Catalano, Eddie Walter Cosina, Vincenzo Limuli e Claudio Traina. Emanuela aveva soltanto 24 anni ed è stata il primo poliziotto donna a morire in servizio.

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Le foto di questo post sono state scaricate dal sito Tvzap. 

Questa la storia narrata dal film LA SCORTA DI BORSELLINO- EMANUELA LOI andato in onda ieri sera su Canale Cinque. Un film che ci ha regalato uno splendido ritratto di questa giovane donna che con coraggio non si è sottratta al suo dovere. Nei panni di Emanuela c’era la bravissima Greta Scarao, Riccardo Scamarcio ha prestato il volto ad Antonio Montinaro e Ivana Lotito vestiva i panni di Claudia Loi, sorella di Emanuela.

LA SCORTA DI BORSELLINO- EMANUELA LOI è il terzo film della serie LIBERI SOGNATORI, prodotta da Taodue per Mediaset. Serie che racconta quattro grandi storie italiane di impegno civile. Storie di uomini e donne, cittadini, giornalisti e forze dell’ordine che grazie alle loro battaglie hanno reso il nostro paese migliore, pagando con la vita i loro ideali di verità e giustizia. Quattro sceneggiature molto fedeli alla realtà, in quanto la produzione ha voluto che fossero i parenti di questi piccoli grandi eroi a scriverle a quattro mani con gli sceneggiatori. Le storie raccontano i ricordi di Pina Grassi, Giulio Francese, Claudia Loi e Viviana Matrangola.

La serie LIBERI SOGNATORI è iniziata domenica 12 gennaio con il film LIBERO GRASSI- A TESTA ALTA. Libero Grassi (Giorgio Tirabassi) fu il primo imprenditore palermitano a rifiutarsi di pagare il pizzo. La sua fu una campagna contro la mafia ma anche contro l’omertosa società civile siciliana che lo isolò. La mafia decise di ucciderlo nel 1991 come monito a chi osava sfidare il loro potere. Se da un lato la società lo lasciò da solo, la sua famiglia nelle persone di sua moglie Pina (nel film interpretata da Michela Cescon) e sua figlia Alice (Diane Fleri) si è battuta per il varo della legge anti-racket 172 e all’istituzione di un fondo di solidarietà per le vittime di estorsione. Inoltre a Palermo sull’esempio di Libero Grassi nacque l’associazione ADDIO PIZZO.

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Il secondo film DELITTO DI MAFIA- MARIO FRANCESE, ci porta nella Palermo degli anni 70 dove con coraggio, un giovane giornalista del Giornale di Sicilia Mario Francese (Claudio Gioè nel film) denuncia le operazioni dei corleonesi per impossessarsi degli appalti pubblici siciliani. L’omicidio di Francese sarà dimenticato per più di 20 anni, sarà poi grazie a suo figlio Giuseppe (Marco Bocci nel film) che il caso verrà riaperto e i colpevoli condannati. Francese aveva raccontato in una lunga e lucidissima inchiesta giornalistica, l’avidità dei corleonesi, gli appalti di Riina e Provenzano per la diga Garcia e i traffici criminali, il reticolato di amicizie e di compiacenze politiche. Anche Francese come Libero Grassi e Giovanni Falcone venne isolato e in qualche modo tradito dalla redazione in cui lavorava, i cui editori si scoprirono collusi con Cosa Nostra.

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Domenica prossima andrà in onda il quarto film RENATA FONTE- UNA DONNA CONTRO TUTTI. Storia di un assessore che sfidò la mafia e l’abusivismo edilizio.

Questa sera andrà in onda su RAI 1 la terza puntata della nuova stagione di Don Matteo, serie che dopo 11 anni riesce ancora a superare il 32% di share di ascolti.

Numerosi critici si chiedono il perché il pubblico non si sia ancora stancato delle avventure del parroco in bicicletta, che con il suo fiuto per le indagini aiuta i Carabinieri ad assicurare gli assassini alla giustizia.

Questo successo è dato, a mio parere, dal fatto che la serie presenta una combinazione di elementi che la rendono vincente di fronte al grande pubblico: primo fra tutti la presenza di Terence Hill (Don Matteo), attore che ormai fa parte della storia cinematografica del nostro paese e che rappresenta una garanzia. Altra presenza importante è quella di Nino Frassica (Maresciallo Cecchini), che nella prima serie è stata una vera scoperta, oggi è il perno su cui si basa buona parte della sceneggiatura e degli sketch comici nei quali trova come spalla Nathalie Guetta (Natalina la perpetua) e Francesco Scali (Pippo il sacrestano), presenti fin dalla prima stagione. Accanto ai casi di omicidio che Carabinieri e parroco vanno a risolvere c’è anche l’elemento commedia dato dagli equivoci creati il più delle volte dal maresciallo Cecchini e la storia d’amore che vede come protagonista il capitano dei Carabinieri di turno.

Naturalmente in ogni serie c’è stata una novità, rappresentata il più delle volte dal’arrivo di un nuovo personaggio, quest’anno è toccato a Maria Chiara Giannetta che interpreta il nuovo capitano dei Carabinieri Anna Olivieri, il cui cuore sarà diviso fra due uomini, ma dovrà fare i conti anche con Cecchini che diffida di un capitano donna. Negli anni la produzione è stata molto arguta nel scegliere come interpreti attori idoli degli adolescenti. Il primo caso è stato quello di Andrès Gil che interpretava Tomàs Martinez, un ragazzo affidato a Don Matteo dal tribunale dei minori, Gil all’epoca era famoso perché protagonista di una serie argentina molto amata dai ragazzini IL MONDO DI PATTY ed era reduce dalla vittoria dell’ottava edizione di BALLANDO CON LE STELLE. La stessa cosa è stata fatta quest’anno con Federico Russo ingaggiato per interpretare Sebastiano, un ragazzo che entrerà a far parte del gruppo della canonica. Russo è famoso per essere stato il piccolo Mimmo dei CESARONI e uno dei protagonisti della serie Disney ALEX&CO, molto amata dagli adolescenti.

Ma la cosa che da 11 anni rimane uguale e che forse è alla base del successo della serie è la struttura narrativa di ogni singolo episodio. Si inizia con un fatto misterioso che avviene in paese, il giorno dopo i Carabinieri ritrovano sempre un cadavere o una  persona in fin di vita. Le persone coinvolte nella vicenda sono sempre amiche di Don Matteo. I Carabinieri arrestano un colpevole, ma Don Matteo non crede alla sua colpevolezza, allora il parroco dà delle dritte al Maresciallo Cecchini per trovare il vero colpevole. Mentre a Don Matteo viene in mente un particolare, i Carabinieri trovano la prova che incastra il vero colpevole. Quest’ultimo confessa tutto a Don Matteo, dopo di che arrivano i Carabinieri e lo arrestano. Schema narrativo che nella sua semplicità ha reso Don Matteo una delle fiction più amate dal pubblico italiano.

Montiamo in bicicletta, anzi montate, perché io non sono capace, e pedalate su e giù per l’Umbria con colui che un tempo era chiamato Trinità.

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Era il 29 luglio 1983 quando un’autobomba veniva fatta esplodere in via Federico Pipitone, uccidendo il giudice Rocco Chinnici, la sua scorta e il portiere del palazzo in cui abitava.

Questo l’antecedente di quello che sarà raccontato questa sera su RAI 1 nel film per la tv E’COSI’ LIEVE IL TUO BACIO SULLA FRONTE, tratto dall’omonimo libro scritto da Caterina Chinnici, figlia del giudice ucciso 34 anni fa da Cosa Nostra. Il film prodotto da Luca Barbareschi per la regia di Michele Soavi racconta, attraverso i ricordi della figlia Caterina, la vita del giudice Chinnici dal 1952 fino all’attentato in cui trovò la morte. Chinnici fu l’ideatore del “pool antimafia” e per primo capì la collusione che c’era fra Cosa Nostra e alcuni rappresentanti delle istituzioni, mise inoltre in cantiere le indagini dei più importanti processi per mafia degli anni 80: primo fra tutti il processo dei 162, da cui ebbe vita il maxi-processo del 1986 a cui lavorarono Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, amici e colleghi di Chinnici.

Caterina Chinnici ha detto “Mio padre ha cambiato la cultura giudiziaria e l’attività delle indagini inventando il lavoro di gruppo, allora i magistrati per formazione lavoravano da soli. A lui si deve la legge sul sequestro e la confisca dei beni per attività illecite e il controllo dei movimenti sospetti nelle banche. Solo per questo il suo sacrificio non è stato vano. E la cosa più importante è che andava nelle scuole per formare nuove coscienze.

Rocco Chinnici avrà il volto di Sergio Castellitto, mentre Caterina è interpretata da Cristiana Dell’Anna (famosa al pubblico per aver vestito i panni di Patrizia di Gomorra), Manuela Ventura è Tina moglie del giudice, mentre la figlia minore Elvira è interpretata dalla messinese Virginia Latella.

Il film, oltre all’immagine pubblica del giudice Chinnici, ci racconta anche il suo io più privato, rappresentato da una figura paterna attenta e presente. Un padre che si confrontava con la figlia che come lui aveva deciso di diventare un magistrato e di operare in una Palermo schiacciata dal potere di Cosa Nostra.

Luca Barbareschi ha detto “È Così Lieve Il Tuo Bacio Sulla Fronte parla anche del rapporto tra un padre e una figlia che insieme conducono una doppia battaglia, quella professionale in nome della giustizia, e quella privata, in cui entrambi cercano di mantenere la normalità di fronte a un pericolo incombente.”

Film assolutamente da vedere perché anche se racconta una triste pagina della storia siciliana, ci fa anche conoscere la vita di un uomo che non definirei un eroe, ma semplicemente un uomo che con coraggio ha svolto fino alla fine il suo dovere come rappresentante della magistratura di questo paese.

L’appuntamento è quindi per questa sera su RAI 1 alle 21.20 circa.

 

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La foto è stata scaricata dal sito di IO DONNA del Corriere della Sera

 

immWinston Churchill è stato senza ombra di dubbio uno dei migliori politici che la Gran Bretagna possa vantare, soprattutto perché si è ritrovato ad affrontare la minaccia nazista.

Nel nuovo film di Joe Wright, già regista di Espiazione e Anna Karenina, dal titolo L’ORA PIU’ BUIA si racconta come in seguito alle dimissioni di Neville Chamberlain, Churchill abbia avuto dal re Giorgio VI l’incarico di costituire un nuovo governo.

L’incarico non sarà dei più semplici in quanto l’armata nazista di Hitler ha ormai invaso buona parte dell’Europa e l’Inghilterra non ha i mezzi per contrastare l’esercito tedesco, esercito che minaccia l’invasione dell’isola. Le truppe inglesi sono bloccate sulla costa francese precisamente a Dunkirk e bisogna trovare un modo per riportarle a casa sane e salve (questo episodio ha ispirato anche l’ultimo film di Christopher Nolan che vi consiglio di vedere). A Churchill l’ingrata decisione di o intavolare dei trattati di pace alle condizioni del nemico o resistere e combattere in nome della libertà inglese. Una scelta difficile dovuta anche alla mancanza di fiducia che il parlamento e il re hanno nei confronti del primo ministro, per non parlare dell’opposizione del partito dei conservatori di cui lo stesso Churchill faceva parte, guidata da Chamberlain e il Visconte Halifax.

Nella sua ora più buia Winston Churchill dovrà decidere se vivere o morire, se arrendersi o combattere. E in questo sarà aiutato da sua moglie Clementine, dalla sua giovane assistente Elizabeth Layton e dal re. Quest’ultimo suggerisce a Churchill di chiedere consiglio al popolo, così in una piovosa mattina di fine maggio Churchill prenderà per la prima volta nella sua vita la metropolitana e qui capirà cosa fare.

Devo essere onesta, sono stata un po’ delusa. Dal trailer mi ero immaginata un film d’azione che raccontava la resistenza inglese durante la seconda guerra mondiale, invece mi sono ritrovata difronte ad un film politico che racconta tutti i problemi attraversati da Churchill prima di ottenere la fiducia del parlamento. Un film con pochissima azione e tantissimi dialoghi. Eccezionale l’interpretazione di Gary Oldman nei panni di primo ministro, interpretazione che gli è valsa già la statuetta dei Golden Globes come miglior attore protagonista, interpretazione che profuma anche di Oscar. A suo fianco Kristin Scott Thomas nei panni di Clementine e Lily James (volto noto di Downton Abbey e di Cenerentola) in quelli di Elizabeth, mentre sua maestà re Giorgio VI ha il volto di Ben Mendelsohn.

Il film comunque racconta una pagina importante della storia del 900 e forse ci regala un Churchill più umano, un Churchill pieno di dubbi e paure. Ottimo film per gli studenti dell’ultimo anno delle superiori o per chi deve affrontare l’esame di storia contemporanea all’università.

 

 

Ieri sera su RAI 3 per il ciclo David D’oro è andato in onda il film LA MAFIA UCCIDE SOLO D’ESTATE, opera prima di Pierfrancesco Diliberto in arte Pif. Film che con una sottile e delicata ironia racconta la sanguinosa stagione criminale di Cosa Nostra a Palermo. Racconto che avviene attraverso i ricordi di un bambino Arturo Giammarresi.

La vita di Arturo, fin dal suo concepimento, si è sempre incrociata con la mafia, ma anche con gli uomini delle istituzioni che hanno cercato di fermare questo fenomeno criminale.

Il piccolo Arturo si innamora di una sua compagna di scuola Flora Guarneri e non sa come dichiararsi alla bambina: illuminante sarà la visione in televisione di un’intervista al Maurizio Costanzo al presidente del consiglio Giulio Andreotti, che rivela di essersi dichiarato alla moglie in un cimitero. Da questo momento Andreotti diventa l’idolo di Arturo, tanto che il ragazzino si traveste dal politico in occasione di una festa di carnevale. Flora abita nello stesso stabile del giudice Rocco Chinnici che spesso darà consigli al piccolo Arturo sui suoi problemi di cuore, lo stesso farà il capo della squadra mobile Boris Giuliano che farà conoscere ad Arturo anche l’iris, un buonissimo dolce di ricotta della tradizione siciliana. Arturo conoscerà anche il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa grazie ad un concorso scolastico, ma sarà costretto anche ad assistere alla morte di queste persone. Morti alle quali l’onorevole Andreotti non sa dare una spiegazione e nel giovane Arturo viene meno la stima al leader della Democrazia Cristiana. Flora si trasferisce in Svizzera e trascorreranno quasi 10 anni prima che possa rivedere Arturo. Quest’ultimo riesce a coronare il suo sogno di bambino ossia diventare un giornalista e mentre lavora per un emittente locale rivede Flora (interpretata da Cristiana Capotondi) divenuta assistente personale dell’onorevole Salvo Lima. Finalmente Arturo (interpretato dallo stesso Pif) riesce a dichiarare il suo amore, ma il diverso punto di vista della ragazza sul fenomeno mafioso divide nuovamente i due ragazzi. I due si ritroveranno solo dopo le stragi di Capaci e di Via D’Amelio, stragi che sveglieranno un’intera generazione di siciliani che inizieranno a ribellarsi a Cosa Nostra.

Il film è un piccolo gioiellino in quanto Pif è riuscito a raccontare una tragica pagina della storia palermitana in modo molto semplice e ironico utilizzando una tecnica che ricorda molto la trasmissione di Mtv, IL TESTIMONE, che ha fatto conoscere e apprezzare al grande pubblico il giovane regista palermitano. Il film però è anche un omaggio agli uomini dello Stato che hanno sacrificato la loro vita per fermare e arginare il fenomeno mafioso.

Uomini e donne, non solo delle istituzioni, ma anche comuni cittadini che hanno avuto il coraggio di ribellarsi. Tutte figure che nei prossimi giorni saranno al centro delle vicende raccontate dalle nuove fiction RAI e MEDIASET e di cui vi parlerò.